Archivio per Febbraio 2009

Incredibilmente… ancora Buon Natale!

Febbraio 23, 2009

Non c’è niente da fare, questo Natale mi perseguita. Sabato ero tranquillo tranquillo a casa a giocare a Dawn of War II (a tal proposito: stupendo, chiaramente ho preso la Steel Edition riservata per la scandinavia) quando mi chiama Giorgione l’Australiano.

Giorgione è il capo creativo del progetto su cui sto lavorando adesso di cui purtroppo non vi posso parlare. Ciò che importa è che con Giorgione vado molto daccordo, è un tipo simpatico ed espansivo, è facilissimo lavorarci perchè è una persona aperta e comprensiva, inoltre mi rispetta molto poichè ho provato con i fatti che non sono un parolaio ma uno che lavora (tra l’altro bene).

Mi chiama dunque il buon Giorgione e mi offre di andare a pranzare il giorno seguente dai genitori di sua moglie (norvegese) in un paesino a quaranta minuti da Oslo… a gustare il pasto tipico di Natale, il Pinnekjøtt. Chiaramente ho accettato, una domenica “a casa” la passo volentieri. Inoltre stando ad alcuni norvegesi il sopracitato piatto è una cosa davvero tipica per quanto riguarda la cottura di carne alla norvegese, quindi va provata.

Certo, ormai l’esperienza insegna che dei consigli culinari provenienti da nazioni non qualficate (v. gli hamburger di Ermenegildo et al. per i lettori di vecchia data del blog) bisogna diffidare, tuttavia rifiutare per motivi strettamente culinari mi sembrava brutto. Ho anche fatto una semplice considerazione, in Italia senz’altro sarei stato costretto a ingozzarmi di qualsiasi schifezza disgustosa inneggiando alle strepitose capacità culinaria della padrona di casa. Qua in Norvegia queste cose non si fanno, anzi se ti lanci in sperticate lodi risultati imbarazzante e quindi finisci con l’intimidire la tavola. Non sia mai! Ehi, io con Giorgione ci lavoro tutti i giorni, siamo vicini di scrivania, progettiamo insieme tutti i giorni (lui ha le idee, io le raffino e le implemento), mica posso fargli fare una figuraccia con i suoceri!

Arriva finalmente la domenica, io stavo giocando a DoW2 aspettando l’ora di pranzo. Giorgione mi manda un SMS dicendo che la CENA sarà alle 17, quindi partenza da Oslo alle 15.30. Qui ho realizzato che la mia comprensione al telefono è proprio MOLTO scadente (già certe volte non capisco in italiano, figuriamoci inglese biascicato attraverso un cellulare), ma ormai l’ora di pranzo era passata, perciò ho semplicemente aspettato le 15. Scoprirò poi che l’idea è stata ottima.

In macchina siamo in 5, Giorgione, sua moglie Abresia (questa è l’ultima volta che metto la parentesi per dire che i nomi me li invento, mi sa), la loro amica Ariella, il sottoscritto e Romino il Francesino, il collega francese con cui ho convissuto appena sono arrivato in Norvegia. Il viaggio è breve e alle 5 precise arriviamo a Sperdutensund, un paesino di duemila anime completamente innevato.

La casa dei genitori di Abresia è molto carina, completamente in legno, con annesso studio di fisioterapia del papà. Vivono lì anche le sue due sorelle minori, entrambe assai discretazze devo dire. Il salotto-cucina-sala da pranzo è finissimo, con caminetto, collezione di divani tutti rigorosamente diversi ed enorme biciclettona da ginnastica. La tavola è spartana ma fine (sul serio, stavolta).

L’odore è fortissimo, di carne salata. In una pentola un paciugo macilento di quella che sembra zucca bolle schizzando da tutte le parti. Lo so già dove va a finire questo banchetto natalizio.

 Apriamo una parentesi sul Pinnekjøtt. E’ una roba un po’ strana, lo vedi in vendita un po’ ovunque nei supermercati, tutto l’anno. A parte kjøtt che vuol dire “a pezzi” o “macinato”, non ho mai indagato su cosa sia il pinne, ma comunque questa cosa non è altra che una collezione di pezzi di pecora, quasi tutti con osso, che vengono essiccati sotto sale. Quando lo si vuole cucinare, si lascia la carne in acqua per 24 ore a idratarsi, poi la si cucina a bagnomaria in una casseruola. Tutte le parti grasse della pecora si sono però ormai disidratate, quindi diventano dure e possono essere facilmente tagliate via mentre si mangia la carne, che invece assume una consistenza estremamente sfilacciata e un sapore intenso (di sale).

E’ finalmente ora di augurarsi DI NUOVO Buon Natale e comincia il ricco pasto. La carnazza di pecora salatissima si mangia con un purè arancione che non è di zucca come pensavo (alè!) ma di patata, carota e barbabietola o rapa rossa, non ho ben capito. L’entusiasmo per avere evitato la zucca chiaramente è svanito immediatamente. Si accompagna il tutto con una patata bollita (sbucciata, alleluiah) e la marmellata non dolce, quella da carne per intenderci.

Per dirla come va detta, la carne non era niente di che (Giorgione diceva che era perfettamente cotta, quindi immagino che il piatto non mi entusiasmi), la patata era ottima, il purè era immangiabile e la marmellata semplicemente era qualcosa di sbagliato da mettere nel piatto. Tra l’altro quest’ultima non se la sono mangiata neanche i norvegesi, quindi non mi sono sentito unico al tavolo.

Dopo il suntuoso pasto, sono arrivati i dolci, qui c’è stato un ampio riscatto. Gelatone enorme alla vaniglia, fatto in casa, con delle bacche arancioni mai viste ma molto buone perchè solo leggermente dolci. Torta di cioccolata con la panna montata. Biscottini da caffè al marzapane molto delicato. Omettini di gelatina. Una tipica cialda australiana con un nome impronunciabile ma buonissima. Evvai!

Se questo pranzo/cena fosse stato in Italia, credo che mi avrebbero offerto tutti i piatti a turno tra le dodici e le sedici volte, mi avrebbero chiesto se mi piaceva molto o moltissimo, se ne volevo ancora oppure molto di più e cose del genere. Niente di tutto questo è successo. Queste persone non erano affatto interessate a ingozzarmi, erano molto più contente di sentirci parlare di stupidaggini più o meno tutto il tempo.

Come ho detto ad Abresia, è stata una serata passata “in famiglia”, è stato davvero molto bello. Il cibo alla fine si sa che non è il forte della Norvegia. Ma almeno non ti ossessionano insistendo fino alla morte come succede spesso e volentieri da noi. Certo forse sono molto meno calorosi, però non si fanno un sacco di sciocchi problemi.

Saluti speciali a Giorgione per il bellissimo weekend domestico.

Buon Natale a tutti!

Febbraio 20, 2009

Salve a tutti, un Buon Natale a tutti!

Come, Buon Natale, direte voi? E’ semplice, in uno sforzo di riduzione del costo, abbiamo posposto il party aziendale di natale al 13 Febbraio. Certo, non è proprio il massimo della natalizietà (mi si passi il neologismo), però in questi tempi di ristrettezze economiche, paesi poverissimi come la Norvegia devono tirare la cinghia. Non vorrete mica che il fondo pensionistico più grande del mondo venga in qualche modo intaccato dal cenone di Natale, vero?

Tralasciando l’umorismo economico, parliamo un po’ della festa. Qualche giorno prima del ricco festino tutta la compagnia riceve una email dall’ufficio personale con il LUSSUOSO menu e il dress code: formale. Il menu è appetitosissimo, come primo un intingolo di anatra e gamberi con maionese alla caienna. La portata principale sarà un filetto di pecora (però rigorosamente dell’ovest norvegese, non scherziamo) con patate bollite condite con salsa di menta. Per dessert, un gelato alle bacche condito con un sorbetto… con delle altre bacche e una cialda piena di crema… fatta con un terzo tipo di bacche.

Quindi abbiamo una serata formale, che i norvegesi so trasformeranno in una colossale ubriacatura, con un menu da voltastomaco. Il luogo quantomeno è rispettabilissimo, è il Grand Hotel sulla strada principale della città, l’albergo più bello, importante e costoso di tutti.

Nonostante la mia iniziale reticenza a partecipare, dopo un paio di giorni è arrivata in e-mail la lista dei partecipanti: praticamente TUTTA la compagnia tranne veramente una decina di persone. Mi sembrava davvero di fare una malafigura a non andare, specie ora che sono Lead, perciò ho fatto un po’ di moine a Jo che con il suo sorrisone british mi ha detto che lei tanto i Lead li aveva già tutti contati e che quindi non c’era nessun problema. Grande Jo.

Venerdi è il giorno del grande party di Natale, finiamo di lavorare una volta tanto intorno alle 17 (raramente mi capita, devo dire, di uscire puntuale dall’ufficio), passo da casa per cambiarmi e mi avvio verso il centro. Il primo problema da affrontare è quello del guardaroba, qua in Norvegia figuriamoci se mi sono portato una giacca, qua si cominciano come gli zoticoni anche in banca, sicuramente non sarà un problema, maglione e via.

Raggiungo il centro con grande puntualità e scorgo fuori dall’albergo alcuni colleghi intenti a fumare, molti sono in giacca, quasi nessuno ha la cravatta. Su questo apro una breve parentesi. Come mi dirà Giorgione l’Australiano più tardi, tutti i norvegesi hanno nell’armadio una giacca per la festa di natale, è una cosa tradizionale, è l’unico momento in cui la usano. Ciò su cui però mi piace soffermarmi, è la capacità tutta norvegese di essere pacchianissimi anche vendendosi “eleganti”. Avete presente quelle orribili giacche economiche da cantante scalcinato da matrimonio? Quella con tutte le cuciture in vista? Non credo di averne mai viste così tante, insieme a giacche gessate che non sfigurerebbero in un film sulla mafia in america. Imperdibile.

Fuori dall’albergo incontro Spilla (solito cover up dei nomi), la nostra capo traduttrice franco-alsaziana, una ragazza di beltà non proprio imbattibile ma di una simpatia e una affabilità veramente eccezionale. Purtroppo la neo aggiunta americo-iraniana quella sera era ammalata, quindi niente risate italo-iraniane. Di comune accordo poichè conosciamo i norvegesi, decidiamo di farci compagnia a vicenda.

L’albergo è sontuoso, di grande raffinatezza, interni in legno, poltrone imbottite, specchi, lampadari, tappeti, siamo in un posto di classe. C’è un qualcosa di nordeuropeo nello stile generale del luogo, in puro stile cosiddetto Gustaviano, senz’altro è molto piacevole. Lasciamo gli ingombranti giacconi nel guardaroba sotto lo sguardo divertito dello staff che probabilmente si aspetta gente realmente elegante e non un gruppo di nerd con giacche spaventose oppure francesi vestite come Amelie. Personalmente il mio maglione non sfigura affatto.

Ci accomodiamo nella zona salotto antistante l’enorme sala da banchetto che abbiamo noleggiato. Ci viene servita dell’acqua gialla frizzante leggermente dolce passata per Champagne (inserire risate del team francese qui) mentre ci accomodiamo in questa serie di salottini devo dire deliziosi. Dipinti dei vari Re di Norvegia ci osservano severi… ma va là, sto soltando usando una frase fatta, i ritratti dei Re ci sono, ma sono dei Re norvegesi, quindi a loro non interessa guardarti in maniera severa, stanno senz’altro pensando a qual è il locale più economico dove ubriacarsi, in modo da poterlo tassare per benino.

Non facciamo in tempo a metterci comodi che veniamo chiamati nella grande sala delle feste. Una enorme mandria di bufali si precipita nella sala, affamata come non mai. L’atmosfera era francamente surreale, non ho mai visto così tante persone fuori posto nella mia vita. Nella sala sono distribuiti numerosi tavoli circolari: è indispensabile, per passare una buona serata, finire in un tavolo con una buona compagnia. Io e Spilla, insieme a Tommsaeo l’Olandese, Giorgione l’Australiano e Romino il Francesino, decidiamo di prendere un tavolo d’angolo e lo battezziamo immediatamente: sarà il Tavolo Stupido. Siamo i più lontani di tutti dai tavoli dei manager, possiamo fare i cretini quanto vogliamo, siamo in un angolo dopo tutto!

Poichè però fare i cretini è un’arte, tengo a precisare che non ci siamo macchiati da nessun eccesso, semplicemente ci piaceva commentare liberamente tutto quello che sentivamo. Mai scelta fu più accurata.

La serata vera e propria comincia con il discorso del Mega Presidente Totale Spaziale. Purtroppo non posso entrare molto nello specifico per questioni corporative, tuttavia vi posso dire questo: che cosa succede quando paragoni i successi e i fallimenti della tua compagnia a quando tu da giovane frequentavi delle gang violente di giamaicani o giovani miliardari annoiati che ti proponevano cocaina e prostitute?

Ve lo dico io che cosa succede, si CONGELA la sala. Avete presente quei momenti molto imbarazzanti quando si finisce un discorso e non vola più una mosca ma si sente solo qualcuno che accenna qualche finto colpo di tosse giusto per riempire il vuoto? Sto parlando di QUEI momenti. Immagino ce lo ricorderemo sempre.

Arriva alfine il suntuoso pasto, facciamo una rapidissima recensione. L’antipasto di anatra e gamberi, nonostante l’accoppiata coraggiosa, era molto buono. Il primo, un filetto di agnello leggermente scottato (come chi mi conosce bene sa, io mi rifiuto di mangiare carne cruda, tuttavia la fame era mostruosa, non potevo stare a digiuno), era buono ma veramente ordinario. Il dessert era decisamente una schifezza, una collezione di Randomberries dal sapore discutibile che diventavano accettabili solo facendo un enorme mischione.

Verdetto finale firmato da me e Spilla: per gli standard norvegesi un ottimo pasto. Per gli standard non norvegesi, un risultato piuttosto mediocre per quello che in teoria è uno dei ristoranti migliori di tutta la città.

Dopo cena arriva il Cognac e si aprono le danze (a cui non partecipo, rigorosamente). Il problema del dopocena è che si avvera ciò che io e la mia simpatica compagna temporanea avevamo preventivato: la ciuccheria più totale e generalizzata. Nulla ha fermato la mandria di bisonti alcolisti, neppure le birre pessime a 50 NOK e i cocktail a 100 NOK. Il party è cominciato alle 19.00 precise, abbiamo finito di mangiare alle 20.00 circa. Alle 22.00, c’erano SOLO due persone non ubriache in tutto il gruppo, io e Spilla.

Non posso dire che sia stata una serata sgradevole, gli ubriachi marci erano concentrati tutti nella zona del ballo, mentre io e Spilla siamo rimasti appartati gran parte del tempo nel salottino facendoci una marea di risate alle spalle dei norvegesi (fatevi raccontare da me medesimo come funziona il telefono erotico norvegese, risate imperdibili). Devo dire che se non ci fosse stata lei (e io per lei, mi ha detto poi), credo che mi sarei fatto un po’ due scatole così. Invece è stata una bella serata.

Buon Natale a tutti! :D

Commento l’ultimo misterioso messaggio del blog. Ci sono certe persone che scambiano il mio essere cortese o amichevole per chissà che cosa e sulla base o di malignità o di chissà quali strani calcoli poi cominciano a dire stupidaggini. Fossi in voi, eviterei. Chi doveva capire, ha capito.

Il Ninja sa.

Febbraio 13, 2009

Ehi Signorina. Tu, proprio tu, lo sai che sto parlando con te. So cosa dici. Tremila chilometri non sono sufficienti a distanziare le cazzate che dici, eccheggiano fin qua ad Oslo. Fossi in te mi tapperei la bocca e cambierei registro.

Benvenuti in Itaran!

Febbraio 11, 2009

Ormai la kermesse del Future Film Festival è finita e dopo devo dire lunghe vacanze sono tornato alla normalità norvegese. Come ci si può aspettare dalla Scandinavia in questi giorni nevica allegramente, una neve bellissima e bianchissima ma alquanto deludente, a causa della temperatura estremamente bassa (allegri -10 e peggio, cari amici) la neve non “lega” col risultato che se si prova a fare a palle di neve si fallisce miseramente, si resta in mano con una manciata di polvere nevosa. Sono rimasto parecchio deluso stamattina quando alla fermata dell’autobus non sono riuscito a fare neanche una palla.

Apro un inciso che mi è venuto in mente proprio ora scrivendo. Ogni mattina prendo lo stesso autobus da svariati mesi, otto, forse dieci. E lo prendo quasi sempre allo stesso orario, ovviamente questo significa che le persone che vedo sono sempre le stesse. Non ci siamo mai scambiati una mezza parola, manco un buon giorno, nella migliore tradizione norvegese, almeno finchè ieri non sono andati in crisi tutti i trasporti urbani a causa della neve e finalmente abbiamo scambiato due chiacchiere. Solo il bisogno più assoluto, quello di sapere se l’autobus è passato, smuove un norvegese dal suo separazionismo culturale.

Ma veniamo all’argomento di oggi, ovvero l’Itaran, una magica fusione tra l’Italia e l’Iran. Ebbene, io non so molto dell’Iran, so che è un paese piuttosto grande, in Asia, nel cosiddetto Medio Oriente, l’attuale presidente (la grafia non me la ricordo, perciò userò il nome che gli affibbio convenzionalmente, ovvero Ajajijejad) sta radunando attorno a sè i maggiori negazionisti dell’Olocausto e in generale il maggior numero possibile di revisionisti antisionisti del mondo.

Fortunatamente adesso conosco qualcuno che invece l’Iran lo conosce bene, si tratta di Giuseppa (al solito il nome è stupidizzato), neoassunta nella magnifica megaditta. Giuseppa è una ragazza minuta, si presenta come “mezza americana mezza iraniana”, parla poco, sembra molto concentrata sul suo lavoro. Lavora già da qualche settimana, ma nonostante sieda dietro di me non credo di averci parlato più di una volta o due.

Stamattina, durante il consueto club delle minchiate mattutine in cui passo in rassegna stampa le principali notizie norvegesi, il mio caro amico Contezio (questo è un finissimo gioco di parole in norvegese che non potete capire, fate finta di capire e ridete!) mi chiede notizie riguardo la già strabloggata questione di Eluana.

Scrivo la mia opinione qui così mi smarco questa questione che per quanto mi riguarda è equiparabile a Cogne: ci ha rotto la minchia. Per me la questione è molto molto semplice. Esiste un completo e totale vuoto normativo sul testamento biologico e sull’eutanasia. La suprema corte dell’ordinamento italiana ha emesso una sentenza, inappellabile e definitiva. Questa sentenza, in un ordinamento democratico, va rispettata. Non va calpestata da un pazzo e farneticante bigotto dittatore, in virtù di quel poco di dignità pararepubblica che ci è rimasta. Eluana però ci lascia una eredità, ovvero la possibilità di avere un’altra ennesima legge, fatta malissimo, scritta da imbecilli (come quella sulla procreazione assistita, chissà se se la ricorda ancora qualcuno, com’era pure lo slogan anti-referendario? “Paghiamo i politici, ci devono pensare loro che sono competenti”) e approvata in fretta e furia. Senza contare gli ennesimi sforzi di S.B. di trasformare ulteriormente l’Italia in una dittatura. A margine, a titolo del tutto personale, sono abbastanza contrario all’eutanasia, o meglio, sono favorevole affinchè si possa scegliere ma che in caso di mancanza di volontà chiara sia negata. Il caso specifico della Englaro è un po’ un pastrocchio, è una volontà espressa desunta dai fatti, mah, affidabilità discutibile.

Torniamo alle stupidaggini divertenti. Spiegando come ormai di democratico non abbiamo più granchè dato che abbiamo un esecutivo che pretende di fare tutto ciò che vuole e strepita se non si fa come dice lui, siamo passati a parlare dell’elettorato di un governo del genere. Io ho fatto notare che data l’alfabetizzazione in costante calo in Italia, non mi stupisco per niente che un paio di tette in TV ti facciano guadagnare voti. Alchè ho chiesto a Giuseppa se Ajajijejad è stato regolarmente eletto e a quel punto la timida americoniana ci svela vita, morte e miracoli dell’Iran!

E che cosa ho scoperto? Che l’Iran è come l’Italia!

“Sai in Italia, l’alfabetizzazione sta calando!” “Ehi, anche in Iran!”

“Sai, in Italia, il presidente del consiglio è un ignorante.” “No, in Iran no, è professore di ingegneria civile, però non ha mai fatto niente nella sua vita.” “Ehi ma anche in Italia è così! Se non fai niente diventi professore universitario!”

“Sai quando lavoravo nella mia vecchia compagnia, in Calabria, pur con un tasso di disoccupazione molto alto, trovare uno che spalasse due metri di terra era sempre un problema incredibile.” “Anche in Iran! In Iran tra l’altro l’occupazione principale è stare a casa a sorseggiare il tè, è molto bello!”

“Ci sono molti italiani in Iran?” “Oh si ci sono molti affaristi italiani” “Dev’essere perchè si trovano bene, ci sarà una realtà bella criminosa anche lì da voi, per combinare qualsiasi cosa devi pagare qualcuno?” “Certo!”

“Questa già la so, ma com’è la chiesa in Iran?” “Chiaramente invadentissima! Ajajijejad è stato mandato al potere dalla teocrazia per dimostrare che quando l’Iran viene lasciato in mano a un laico, si ottiene solo un pazzo squinternato.” “Bello. Noi invece abbiamo una chiesa che assolutamente non fa politica eh. Assolutamente no, proprio zero, non si permettono.” [risate in tutto l'open space]

“Che lingua parlate in Iran?” “Il farsi che è una lingua arabica ma non è proprio uguale, anche graficamente è abbastanza diversa, tra l’altro abbiamo dei suoni che in arabo non ci sono, ad esempio il farsi ha la p, mentre l’arabo ha solo la b.” “Ad esempio?” “Ad esempio non so, arancia, portual” “Portual? MA DAI! E’ come in calabrese!”

OK, è deciso. Italia e Iran. Gemelli separati dalla nascita.

Future Film Festival 2009: Il report!

Febbraio 7, 2009

E’ lui o non è lui? E’ proprio lui! Il magnifico report annuale tradizionalissimo sul Future Film Festival! so già che qualcuno osserverà, “Ma come tradizionale, l’anno scorso non c’era!”.

Ebbene purtroppo è vero non c’era, ma l’anno scorso mi ero appena trasferito in Norvegia e non potevo certo dire al mio datore di lavoro che volevo 7 giorni di ferie appena arrivato.

E’ stata in generale una buona edizione del festival: il consueto gruppo di rompipalle ipercriticoni che molestano tutti i direttori del festival (Ciao Giulietta ti amiamo tutti in realtà <3) si è al solito riunito per sua stessa natura e senza alcun bisogno di coordinamento, sono cose che fanno piacere.

Inserirò qualche commentino qui e lì, ma senza ulteriore indugio parliamo del Festival! Per chi non lo sapesse il Future Film Festival (FFF) è un festival cinematografico dedicato all’animazione e in generale alle produzioni con effetti speciali. L’edizione 2009 si è tenuta dal 27 gennaio all’1 Febbraio a Bologna. Io in quel periodo sarei dovuto essere nella esilarante e simpatica Oslo, tuttavia grazie alla quantità infinita di ferie accumulate nel 2008 sono riuscito a tornare in Italia apposta per il Festival.

Si, a questo punto mi immagino che qualcuno obietti perchè mi prendo un aereo per andare a vedere i cartoni animati, tuttavia la risposta è semplice. E’ un Festival che seguo da anni, con passione e piacere. Ci sono state belle edizioni e brutte edizioni, ma è sempre stato un grande happening sociale. Lo “zoccolo duro” dei partecipanti è rimasto sostanzialmente quello (ciao Alessia °°/ benvenuta nello Shogunato), sono cambiate un po’ di cose alla direzione del festival ma tra i partecipanti ci sono quelle cinquanta facce che magari non si conoscono perfettamente ma che alla fine si ritrovano sempre lì in quelle sale. Non è magico? Per me, si.

Veniamo alla consueta disamina dei giorni, con una nota di avviso. Nel 2007 qualcuno mi contestò un atteggiamento aggressivo nella selezione delle visioni, ovvero scrissi alcune brevi note basate su visioni parziali e questo portò a conclusioni che qualcuno trovò discutibili. Mi pare una osservazione legittima. A causa della distribuzione geografica delle sale di quest’anno e grazie ai miei poteri di Shogun (v. sotto), questa modalità di visione “vedo tutto anche se è solo un pezzo” era impossibile. Ne consegue quindi che tutto ciò di cui parlo, salvo dove diversamente specificato a causa di botte di sonno (v. Martin Fierro), l’ho visto dall’inizio alla fine anche se era osceno.

Preludio – Le leggi aeroportuali antiamericani

Il Festival cominciava Martedi 27. Con mia grandissima gioia quest’anno 6 giorni di festival anzichè 5, non stavo più nella pelle! Le cose si fanno subito divertenti all’aeroporto di Oslo, Sabato mattina all’imbarco per tornare in Italia vedo un gruppo di una decina di persone, tutte con passaporto americano, tenute in disparte. Sembra che gli stiano facendo tutte le storie possibili a causa di un contenitore per trasportare una chitarra che non è stato correttamente marcato come “autorizzato per il trasporto in cabina”. Nel frattempo noi saliamo tutti quanti su un prestigioso Boeing 737-400, gli americani invece si fanno rompere le scatole da assistenti KLM, sicurezza aeroportuale di Oslo Gardermoen e dalla polizia di frontiera norvegese.

Vi dirò, considerato quanto rompono immensamente le scatole gli americani coi loro controlli di frontiera, mi sono fatto proprio due risate. Non so se l’avete letto ma adesso per andare in america bisogna prima registrarsi su un sito web che ti autorizza a SALIRE su un aereo diretto verso l’america. Poi chiaramente puoi sempre essere rifiutato alla frontiera statunitense. Bellissimo!

Le storielline sugli americani in aeroporto però non sono finite. Ad Amsterdam all’imbarco per l’Italia quando si apre il gate ci mettiamo tutti in fila. In testa alla fila ci sono due asiatici americani che fanno qualcosa di strano: invece di porgere il biglietto al simpatico (leggasi, ENORME) inserviente KLM, uno dei due prova a infilare il boarding pass direttamente sotto il lettore ottico del codice a barre.

Il simpatico assistente KLM si inalbera immediatamente, riviviamo le sue parole!
“Ehi, che cosa fai? Se vuoi fare tu il mio lavoro allora posso anche andarmene a casa, tanto ci sei tu, no?”
“Mi faccia vedere il Passaporto.”
“Ah, americano? Ti ci voglio vedere a fare una cosa del genere negli Stati Uniti!”

Anche lì grandi risate :D .

Giorno 0 – Gli Accrediti

Lunedi pomeriggio mi reco nelle lussuose sale di Palazzo Re Enzo per il ritiro degli accrediti. Ho l’impressione di essere arrivato troppo presto (nonostante l’ufficio apra alle 16 ed erano le 18.30) perchè lo staff sta ancora montando tutto. Nonostante questo, io sono un Sostenitore, non un pirla qualunque, perciò dopo essersi lanciati a terra baciandomi le scarpe e offrendomi dieci vergini, mi consegnano ossequiosamente l’accredito… per poi telefonarmi mezz’ora dopo dicendo che si erano dimenticati di darmi una “bellissima” spilla fatta da un qualche artista strampalato coi LEGO(R) e un pacco enorme di gianduiotti Perugina.

Spendo due parole sui Sostenitori. Quest’anno hanno fatto un accredito speciale, quello per Sostenitori appunto, fatto apposta per rompiscatole come me. Tralasciando tutti i regalini dei partner che lasciano il tempo che trovano, il Sostenitore ha il potere speciale degli Shogun: Salta le File! Può rimanere in Sala per la proiezione seguente! (Certe volte) Giulietta (<- direttrice, la mettiamo in croce ogni anno, ma sempre con affetto) non può mandarti a quel paese!

Ma c’è di più. Chi si offriva come Sostenitore prima del 20 dicembre, finiva tra le pagine del catalogo ufficiale del festival. Come si fa a rinunciare a una cosa del genere?! Puoi fare quello che ti pare, finisci sul catalogo e salti tutte le file! Irrinunciabile a mio parere!

Giorno 1 – Martedi

- Conferenza Stampa di apertura del Festival
con Giulietta Fara, Oscar Kosulich (direttori del Festival), Bruno Bozzetto (spero di non dover dire chi è), Doug Sweetland (direttore dell’animazione alla Pixar)

Dopo avere recuperato i miei cioccolatini e un poster ufficiale del festival firmato dall’artista che lo ha disegnato apposta per noi Shogun, prendo contatto con il buon Luca della Casa, uno dei selezionatori del Festival. La prima mattinata è al solito lenta e soporifera, con una mezz’ora di ritardo sulla conferenza stampa. I contenuti sono talmente poco utili che decido di non farmi nessuna delle altre conferenze stampa per il resto del Festival. :D

- Incontro: Pixar Animation Studios: Making of Presto
con Doug Sweetland, autore e regista del corto Presto, della Pixar.

5/5 – In breve: Molto interessante, brioso e divertente.

Ammetto di non avere ancora visto Wall-E (lacuna che colmerò al più presto), tuttavia la regia mi dice che Presto era il corto che anticipava Wall-E nelle sale cinematografiche. Doug è un giovanotto all american che ci ha raccontato della incredibile fatica che è presentare una idea all’interno di Pixar in modo che sia abbastanza valida da essere realizzata.
All’ interno di Pixar esiste un comitato di cervelli noto come Brain Trust che valuta tutte le idee (ovvero i “pitch”, in gergo): prima di avere il via libera per fare Presto, Doug ha prodotto circa 11 pitch diversi, tutti sullo stesso tema, arrivando alla fine a un corto che con la sua idea originale non aveva poi granchè a che fare a parte la presenza di un mago e di un coniglio.
E’ stato molto interessante, grazie a una presentazione fatta davvero molto bene, capire le difficoltà che ha avuto a scrivere una storia che funzionasse. Gli animatori infatti lavorano primariamente ricevendo una direzione esterna e si muovono all’interno di vincoli che sono già stati definiti da qualcun altro. Quando ha provato a scrivere la storia “come lo farebbe un animatore” ha avuto incredibili difficoltà perchè il Brain Trust trovava sempre qualcosa da obiettare. Si è dovuto completamente liberare dal suo precedente modo di lavorare (di fatto, invertendolo) prima di riuscire a ottenerne l’approvazione.

I risultati dei suoi sforzi si trovano facilmente su Youtube cercando “Pixar Presto”.

- Incontro: Bruno Bozzetto & Maga Animation Studio: Presentazione di Psicovip

3/5 – In breve: Poca carica, molta emozione, serie carina, nulla più.

Bruno Bozzetto si occupa di animazione ormai da decenni. Grazie al Maga Animation Studio di Massimo Carrier Ragazzi ha resuscitato due personaggi del passato, Supervip e Minivip, per farne una serie di piccoli short animati in 3D. Per chi non conoscesse i personaggi, Supervip e Minivip sono due discendenti di una stirpe di superuomini solo che mentre Supervip è bello, forte, aitante, potente e soprattutto volante, Minivip è mediocre, debole, brutto e vola bassissimo. I due sono fratelli e questo crea non pochi problemi a Minivip che decide quindi in ogni episodio di andare da uno psicologo che ovviamente è pazzo furioso.

Tralasciando la conferenza di presentazione che non ha detto molto altro più di questo, sono stati presentati alcuni episodi della serie. Carini, qualche sorriso strappato, ma molte sceneggiature non sono poi granchè. Ottimo il doppiaggio, ma in generale è una serie che probabilmente non verrà ricordata come leggendaria. Il merito principale è quello di essere interamente italiana.

A tal proposito erano presenti in studio i realizzatori materiali degli episodi, ovvero il Maga Animation Studio. Molti sono saluti sul palco ma l’imbarazzo era evidentissimo, al punto che il loro contributo non è stato memorabile in alcun modo.

- Cocktail privato d’apertura del Future Film Festival

La sera a Palazzo Re Enzo si teneva il fantastico Cocktail di apertura del Festival, una bellissima occasione mondana in cui ho potuto sfoggiare i miei poteri di Shogun. All’ingresso il semprevalido Cesare, forte del suo accredito da Giornalista ha provato ad entrare. Purtroppo per lui il suo nome è stato giustamente cancellato dalle liste degli invitati poichè gli è piaciuto “L’Uovo” e viene respinto. Ma lo Shogun è lì per lui! Con un perentorio “Egli è con me!” gli viene steso il tappeto rosso e anche Cesare può godere del catering raffinatissimo del Cocktail.

Tralasciando le delicatezze alimentari, ammetto di prim’ordine, sono riuscito a fare quattro chiacchiere privatamente con Doug Sweetland. Abbiamo parlato di molte cose, tra cui l’animazione procedurale (ne ho parlato sul mio blog, per chi se lo ricorda) e le nuove frontiere dell’animazione con sistemi automatici per fare reagire personaggi alle espressioni di altri personaggi. E’ stato molto interessante specie perchè è una delle cose su cui sto lavorando in questo momento.

- Il curioso caso di Benjamin Button, di David Fincher, USA, 2009 – Anteprima Italiana

5/5 – In breve: Ritmo perfetto, tutti i temi della vita in una sintesi commovente e delicata.

Ecco finalmente la prima proiezione del festival, l’anteprima italiana dell’ultimo film con Brad Pitt, il curioso caso di Benjamin Button. La storia è davvero particolare, il protagonista nasce vecchio e col passare del tempo ringiovanisce. Abbandonato dalla sua famiglia originale poichè lo trova rivoltante, viene accudito in un ospizio. Il film è dedicato all’intera vita di questo uomo davvero unico. Eccezionale (e bellissima) Cate Blanchett nel ruolo dell’amore della vita.
E’ difficile trovare qualche cosa che non vada in questo film, nonostante la lunghezza (166 minuti) il ritmo è perfetto, non c’è mai noia, è la storia di una vita che scorre al contrario ma scorre, dolcemente (o amaramente, a seconda).

Giorno 2 – Mercoledi

- Jigoku (Inferno), di Nobuo Nakagawa, Giappone, 1960

S.V. – Visionario, allucinante, orribile. Come l’Inferno appunto.

Da quest’anno ho deciso di non assegnare una valutazione ai film in retrospettiva perchè non ha molto senso. Jigoku fa parte del ciclo di film “horror” di Nobuo Nakagawa, regista giapponese che per gli anni ‘60 era un avanguardista visionario molto ricercato. In questo film si racconta come tutti gli uomini siano sostanzialmente peccatori e in quanto tali debbano morire e soffrire per l’eternità nei supplizi infernali. Tralasciando alcune scene tra il grottesco e l’ingenuo dovute probabilmente alla scarsità di mezzi, il protagonista viene coinvolto in una spirale di eventi che suo malgrado lo porteranno effettivamente all’Inferno. La trama non ha nulla che non sia già stato visto: medici corrotti che intascano il denaro governativo con cui assistere i loro malati, infermieri ubriaconi, prostitute della yakuza che vogliono vendicare un membro del clan, giovinette innocenti che incontrano la morte in circostanze “curiose”, supplizi infernali disgustosi (resi in maniera molto vivida, se ci ripenso ho ancora un po’ di ribrezzo). C’è però un messaggio morale, la giovane figlia del protagonista è ancora viva e innocente, ella non dovrebbe vagare per le lande infernali. Il padre dunque si imbarcherà in un percorso di redenzione attraverso atroci supplizi per salvarla e renderle l’innocenza.

Dopo avere visto Jigoku, decido di non seguire il resto della retrospettiva su Nakagawa, il cinema dove lo fanno è troppo lontano dagli altri, i film horror non sono la mia passione e diciamo che uno mi è bastato :) . Una citazione alla memoria di questo film: “Fermo! Non baciarla! E’ tua sorella!”.

- Incontro: Pixar Animation Studios: Burn-E
con Doug Sweetland

3/5 – Doug di Burn-E non sa nulla, un incontro utile solo per vedere Burn-E in un cinema.

Secondo incontro con la Pixar, questo devo dire davvero molto moscio. Doug Sweetland non sa più o meno niente di Burn-E, non ha partecipato alla creazione e non sa più o meno niente di come è stato realizzato. E’ stato più una chiacchierata sugli storyboard animati e su quanto lui abbia collaborato a Toy Story che altro. Burn-E è un corto tuttavia molto divertente, cercate su Youtube “Pixar Burn-E”.
Piccola soddisfazione personale: Doug uscendo è venuto a salutarmi.

- Storm Rider: Clash of Evils (Feng Yu Jue), Hong Kong-Cina, 2008

2/5 – In breve: Dei brutti disegni con degli effetti digitali colorati appiccicati sopra.

Ed ecco qua una delle schifezze del festival, Storm Rider, film di animazione cinese. Contrariamente alla tradizione canonica che consiste nel cercare di copiare i giapponesi, Storm Rider esibisce invece una pregevolissima estetica cinese, i protagonisti si danno botte da orbi ma lo fanno con un inconfondibile stile cinese che risulta familiare a chiunque abbia visto anche solo mezza scena wuxia.
La storia è abbastanza ridicola, Vento e Nuvola sono due fortissimi combattenti che si vogliono vendicare del Conquistatore, presidente della Associazione Internazionale Combattenti. Sapendo che lui è imbattibile, ne diventano allievi sconfiggendolo infine. Per sconfiggerlo però uno dei due deve usare il sangue di un demone e fa un patto con l’amico: se perde il controllo dovrà ucciderlo. Ovviamente Vento perde il controllo e Nuvola lo insegue per ucciderlo. A questa storia un po’ cialtrona (Associazione Internazionale combattenti??? Ma dai…) si aggiungono due trame, quella di un gruppo di ragazzini di strada che vogliono fuggire su una isola tropicale e quella dell’ultimo sopravvissuto di un clan che ha bisogno del sangue del demone per resuscitare la spada del potere supremo. Insomma l’originalità è proprio alle stelle.
Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte a un obrobrio. L’estetica dei combattimenti è cinese ed è ben fatta, unico motivo per cui non si becca un 1/5, ma un 2. Ma le animazioni sono veramente brutte, il character design è talmente confuso e ordinario che molti personaggi si assomigliano, rendendo capire chi sia presente in scena una operazione spesso molto complicata. I tratti sono rozzi, degni di produzioni per VHS di second’ordine (mi vengono in mente quelle videocassette che si trovano in edicola che imitano le storie Disney), su cui sono stati aggiunti effetti digitali colorati abbastanza ben fatti.
Assolutamente perdibile.

- Idiots & Angels, di Bill Plympton, USA, 2008

3/5 – In breve: Soporifero, qualche sorriso strappato. 80 minuti senza dialoghi è troppo.

Per chi non conoscesse Bill Plympton, si tratta di un animatore americano che autoproduce tutto ciò che fa. Si occupa di tutto, dal disegno, alla regia al montaggio, un vero autarchico. La storia è semplice, un rappresentante (non vi dico di cosa) è un habituè di un bar squallido. E’ una persona riprovevole, fa scherzi crudeli, è un cafone, voluttuoso, offensivo ed egoista. Un giorno però gli spuntano delle ali angeliche che lo costringono a non essere più malvagio come una volta e questo gli cambierà la vita, all’inizio in maniera tragica, successivamente in modi del tutto inaspettati.
Rendiamoci contro che ci troviamo di fronte a un’opera autarchica e in quanto tale difficilmente potrà essere particolarmente eccezionale dal punto di vista tecnico (anche se in realtà questo non è vero, v. sotto Sita sings the blues), però diciamo che in generale il tratto è il solito di Plympton. Toni soprattutto cupi, molto chiaroscuro.
Il problema principale di Idiots & Angels è che è LUNGO. 80 minuti, senza una sola riga di dialogo ma solo effetti sonori o musica sono troppo. La seconda parte del film non è male, è anche abbastanza divertente, ma all’inizio veramente è uno strazio. Il rischio di dormire confesso c’è stato ma ho resistito. In generale comunque, una redifinizione del concetto di noia.

- Appleseed: Ex Machina, di Shinji Aramaki, Giappone, 2007

3/5 – In breve: Pura estetica, trama molto debole rispetto al primo.

Sulla valutazione di questo film sono molto combattuto, personalmente mi è piaciuto moltissimo, però realizzo che l’ho apprezzato per le sue qualità estetiche.
Ad ogni modo, ci troviamo davanti al secondo film di Appleseed, prodotto da John Woo con design dei costumi di Miuccia Prada. L’influenza di entrambi questi personaggi è evidentissima, l’appagamento grafico è eccellente, con tanto di Landmate rosa per Deunan e corpetti in cuoio complicatissimi quasi sadomaso per le rappresentanti della Poseidon. Ciò che però non regge il confronto con il primo film è la trama, mentre nel primo ci troviamo a capire che cosa sia Olympus e perchè sia stata creata, qui siamo di fronte a una storiellina di virus trasmessi via cellulare che sembrano più una iniziativa pubblicitaria della telecom che una storia vera e propria.
Se si ignora la storia pretestuosa e piuttosto vacua, in Appleseed Ex Machina si spara TANTO, con tantissimo stile e con tantissimo appagamento per lo spettatore. Se la pura estetica è ciò che cercate, è un film imperdibile. In caso contrario, non è nulla di che, in confronto al primo è mediocre.

Giorno 3 – Giovedi

- Pussy Soup (Neko Ramen), di Minoru Kawasaki, Giappone, 2008
Anteprima Europea

5/5* – In breve: la rivelazione del festival, nonsense e risate a non finire.

L’asterisco significa che il film è completamente nonsense, quindi è leggendario in un senso umoristico o se vogliamo trash.

Questo piccolo capolavoro di arte giapponese è un film live con l’intervento di gatti di pelouche. I protagonisti, padre e figlio, sono due gatti idol. Il primo è un leggendario gatto della pubblicità, il secondo è un mediocre che finisce licenziato. Non volendo diventare un gatto idol, il giovane gatto cerca di lavorare in vari ristoranti finchè non mette su un proprio locale, il “Ramen del Capo”. E’ un inetto anche in quello per la verità, ma le cose gli vanno abbastanza bene finchè non gli aprirà accanto il misterioso “Ramen dello Shogun”. Dopo avere scoperto che lo Shogun non è altro che il padre che ancora una volta gli pesta i piedi, i due gatti si sfidano in una lotta all’ultimo ramen in un programma di cucina sulla TV nazionale. Non vi guasto il finale, ma come si può intendere il nonsense regna sovrano, specie considerando che agli attori in carne ed ossa si affiancano appunto questi gatti di peluche estremamente ridicoli.
Risate pure e un finale esilarante :) .

- SOS! Tokyo Metro Explorers: NEXT (Shin SOS dai Tokyo tankentai), di Shinji Takagi, Giappone, 2007

4/5 – In breve: Breve, diritto al punto, simpatico e tecnicamente eccezionale

Lo sapevate che sotto a Tokyo si nascondono incredibili tesori? Che cosa fareste se trovaste una mappa che vi conduce a uno di questi? Ovviamente andreste a cercarli! E’ ciò che fa un gruppo di bambini che entra in possesso di una di queste mappe: nelle fogne di Tokyo troveranno di tutto, da intere comunità di disadattati che vivono sottoterra a ufficiali giapponesi pazzi che ricordano un certo film di Bud Spencer (e le similitudini non finiscono lì).
Il film è realizzato interamente in 3D in maniera egregia, la resa è similissima a quella di un’opera tradizionale, davvero impressionante. Il target è un pubblico giovane ovviamente, ma è una opera breve (40 minuti) e godibilissima per tutti.

- From Inside, di John Bergin, USA, 2008

0/5 – In breve: L’uovo 2. Inguardabile.

Eccoci! Ogni festival ha la sua schifezza, quest’anno è From Inside. Questa altra opera autarchica è di una oscenità pressochè illimitata. Innanzitutto non sono sicuro che si qualifichi come animazione, come l’Uovo appunto. L’unica cosa che si vede animata è questo treno 3D che sembra preso dagli esempi di AutoCad. Non c’è dialogo, c’è solo una narratrice che racconta i pensieri della protagonista… esattamente come nell’Uovo. Anzi, anche peggio, poichè tutte le frasi sono lapidarie, martellanti. La storia volge completamente attorno a un unico simbolismo: la tecnologia rende l’umanità meno umana.
Dura OTTANTA minuti. Ottanta. Uno strazio audiovisivo osceno, mal fatto e soprattutto concepito malissimo. Il messaggio non è di per sè sbagliato, ma si poteva essere infinitamente più efficaci, ugualmente scioccanti ma non tediosi in un corto di circa 5 minuti.
Fallimento totale, sotto ogni punto di vista, senza alcuna scusa. Mi spiace caro John Bergin, se è così che vuoi fare l’autore autarchico, è meglio se ti ritiri e vai a fare qualcos’altro.

- 20th Century Boys (20-seiki Shonen), di Yukihiko Tsutsumi, Giappone, 2008

4/5 – In breve: Concept bellissimo, ritmo non proprio perfetto, ma godibile.

Uno dei film più attesi del festival era questo 20th Century Boys, trasposizione cinematografica di un manga di Naoki Urasawa che purtroppo non ho letto. Gli esperti mi hanno confermato che l’aderenza col manga è molto buona, ma non la prendo in considerazione qui.
La storia è basata su un concetto gustoso e molto divertente. Cosa succederebbe se quando sei grande il piano dei megacattivi, che avevi ideato alle elementari, fosse messo in pratica da qualcuno? Ovvio, faresti quello che avevi pianificato da piccolo, ovvero lo sventeresti!
Questo è il succo di una storia originalissima e molto divertente in cui persone del tutto comuni si trovano a dover improvvisamente diventare eroi rivangando i lontanissimi ricordi dell’infanzia.
Il film è il primo di una trilogia che rappresenterà tutta la storia ed è caratterizzato da un bel ritmo fatto di eventi nel presente e flashback dell’infanzia. Quando l’azione comincia a farsi più intensa purtroppo, il ritmo cala in maniera bizzarra, al punto che le sequenze di azione risultano più lente di quelle narrative (il terzo quarto del film in particolare è quasi soporifero). Mi dicono che questo problema si avverte anche nel manga, tuttavia probabilmente a livello di regia si poteva fare qualcosa per ovviare al problema che evidentemente non è stato fatto.
Del tutto godibile comunque, anche se un paio di attori, tra cui il protagonista, mi sembra che non siano granchè nella loro parte, hanno sempre la stessa faccia.

Giorno 4 – Venerdi

- Star Wars: the Clone Wars, di Dave Filoni, USA, 2008

4/5 – In breve: Mi aspettavo la solita palla mostruosa, invece tanto divertimento e poche ciance.

Non sono un grande fan di Star Wars, anzi a dirla come va detta Star Wars ha un po’ rotto, la Lucas sfrutta il marchio in ogni possibile modo e secondo me sta saturando in maniera orrenda la capacità di assorbimento del pubblico. Mi meraviglio che ci siano ancora fan sfegatati della serie (ma d’altra parte io amo Star Trek quindi probabilmente dovrei chiudere il becco). Clone Wars è una serie di episodi animati in 3D prodotti da Cartoon Network per la distribuzione televisiva, abbiamo avuto lo speciale onore di assistere a una proiezione cinematografica di una trilogia di episodi che fanno parte della serie TV. Personalmente mi aspettavo di vedere la solita solfa trita e ritrita. Mi sono invece trovato davanti a un’opera piacevole, con personaggi carismatici e molti momenti divertenti. I puristi probabilmente lamenteranno che i droidi sono rappresentati in maniera troppo stupida, ma in TV credo che funzioni, si identificano subito i “cattivi” che le prenderanno in ogni episodio, innescando una associazione comica che, almeno per quanto ho potuto vedere, non è mai esagerata.
Se avete Cartoon Network, ve lo consiglio senza riserve.

- Sword of the Stranger (Stranger Muko Hadan), di Masahiro Ando, Giappone, 2007

5/5 – In breve: Samurai. Fatti come vanno fatti.

Prima di questo film ci dobbiamo sorbire i corti che verranno premiati dall’ENEL Digital Contest. Trattasi di operette di modesta caratura dedicate a slogan dell’ENEL. Trascurabili.

Il giappone ai giapponesi e la cina ai cinesi, così la penso io. I cinesi ci hanno portato il discutibile Storm Rider, espressione di una cina che cresce ma che è comunque ancora piuttosto lontana da certi standard ormai consolidati. Il giappone ci porta invece Sword of the Stranger, una storia di samurai con qualche piccolo elemento fantastico ma basata primariamente sull’azione.
La storia non è originalissima: un ragazzino viene ricercato dai malvagi cinesi perchè vogliono il suo sangue per creare l’elisir di lunga vita. Per sua fortuna incontra Senza Nome, un samurai la cui abilità è incredibile. Dopo qualche screzio il duo si consolida e grazie alla spada del samurai, potranno entrambi tornare alla loro vita dopo avere sconfitto gli invasori cinesi. Ci sono alcune sotto trame ma questa è l’essenza, nulla di clamoroso.
Ciò che però lascia davvero il segno è la qualità dell’animazione. In altre opere spesso le sequenze di azione sono o semplificate per risultare leggibili oppure risultano caotiche e poco chiare. C’è poco da dire, il film è d’azione, si combatte e si combatte tanto, ma ogni scena è chiarissima e limpida, godibile nella sua pienezza.
In sala era presente anche il regista, Masahiro Ando, di una cortesia e una gentilezza unica. Pare tra l’altro che si sia pagato il viaggio da solo perchè non gli pareva vero di essere in un concorso di cinema italiano, data la sua passione per Sergio Leone. Senza alcun dubbio questa passione lo ha influenzato in Sword of the Stranger, dove molti duelli hanno un sapore veramente western.

- Painted Skin (Wa Pei), di Gordon Chan, Cina/Hong Kong/Singapore, 2008

3/5 – In breve: Non si può fare un colossal cinese senza Zhang Ziyi. Carino.

“Il film perfetto per le ore 23″ come qualcuno lo ha definito, Painted Skin è una versione wuxia dell’Otello e/o di Romeo e Giulietta. La storia sa davvero molto di tragedia shakespeariana. Una giovane donna viene trovata in un campo di banditi che vengono sterminati da onorevoli soldati. La donna viene quindi condotta in città e misteriosi omicidi cominciano ad avvenire. Nonostante la moglie del comandante sospetti che la giovane sia un demone, tutti in città amano la misteriosa donna. La moglie comincia a sospettare che il marito ami segretamente il demone, perciò imbastisce una serie di trame per cercare di capire se è così, senza mai darsi pace. Nel finale, accetterà un patto con il demone, poichè nessuno le crede, pur di rendere felice il marito che nell’epilogo confermerà invece il suo amore eterno per la propria moglie. Non vi guasto il finale, ma si discosta molto da Shakespeare :) .
A me personalmente è piaciuto molto, ci sono tutti i più grandi attori e attrici cinesi, MA Zhang Ziyi non c’è e quindi il film non può elevarsi sopra la media.
Un saluto particolare a Xiaoe (oddio spero di averlo scritto bene, mi pare fosse scritto così) che ci ha raccontato vita morte e miracoli di questo film.

Giorno 5 – Sabato

- Igor, di Tony Leondis, USA, 2008
Anteprima italiana

5/5 – In breve: Divertentissimo!

Catastrofe nel mondo di Malaria! Il sole è coperto permanentemente da malefiche nubi che hanno rovinato tutti i raccolti! Come fare per sopravvivere? Ecco come: costruire macchinari malvagi e minacciare il mondo di liberarli se non pagheranno! Lo strampalato reame di Malaria è quindi abitato da Scienziati Malvagi e dai loro Igor, ovvero gobbi servitori. L’Igor di questa storia serve un anziano scienziato squinternato. Dopo un peculiare “incidente”, Igor si trova a costruire il suo piccolo mostro ma qualche cosa andrà storto…
Non voglio addentrarmi troppo nella trama poichè senz’altro uscirà nei cinema, ma vale la pena vedere questo film in animazione 3D realizzato dallo studio francese Sparx in collaborazione con un ESERCITO di maestranze thailandesi.
Imperdibile la colonna sonora con una eccellente riedizione di Figaro :) .

- Celebrity Desktops, di Joe Tucker, UK, 2008

3/5 – In breve: Banale, ma divertente

Questa serie di short animati ci mostra che cosa farebbero alcune star molto famose come Mick Jagger o Tom Cruise col loro computer: primariamente userebbero Skype per fare telefonate ridicole! Gran parte dei corti sono banali e fanno satira su noti difetti delle star in oggetto, ma sono comunque alquanto gustosi se si cerca qualche risata. Realizzazione tecnica povera ma che funziona.

- South Park, Stagione 12, Pandemia 1 & 2, di Trey Parker e Matt Stone

3/5 – In breve: Solita solfa.

Lascio perdere la parte tecnica perchè ormai South Park è noto a tutti. In questi due episodi i bambini si trovano a dover affrontare la minaccia di enormi criceti giganti (impersonati da veri criceti!) che possono essere scacciati solo da mendicanti peruviani che suonano il flauto di Pan… si insomma avete capito è la solita collezione di cretinate strampalate di South Park, fortunatamente meno volgare e meno schifoso del solito, semplicemente nonsense. Se vi piace South Park, vi piacerà, se non vi piace, non vi dirà nulla e penserete: “La solita idiozia”.

- Genius Party. A.A.V.V., Giappone, 2007

2/5 – In breve: Un brutto, brutto, brutto esperimento.

Collezione di corti di registi famosi dello studio 4°C (quello di Mindgame per intenderci), Genius Party è un’opera veramente d’avanguardia. I corti sono completamente scollegati tra di loro e mentre alcuni hanno una storia, altri sono puro virtuosismo di durata spesso e volentieri non indifferente. Un esperimento coraggioso, a tratti molto gustoso e a tratti massacrantemente noioso (mi riferisco qui al corto di 20 minuti sul cristianesimo e il giappone che di corto non ha nulla ma di noia ne ha tanta). Stesso problema di From Inside, si potevano dire le stesse cose in meno tempo.
Consigliata la visione esclusivamente guardando un corto o due per volta e non come l’opera viene presentata, tutta d’un fiato.

- Genius Party Beyond, A.A.V.V., Giappone, 2008

2/5 – In breve: Nulla di differente dal primo.

Forse di poco migliore del primo, soffre di tutti i difetti di Genius Party. C’è poco altro da dire.

- 3D Day: Anteprima parziale di Monsters VS Aliens, di Rob Letterman e Conrad Bernon, USA, 2009.

5/5 – In breve: Se questa è la direzione dello stereoscopico… Wow.

Divertentissima anteprima di spezzoni selezionati da Monsters VS Aliens, in pieno 3D (con tanto di occhialini). Nonostante condivida moltissime scelte stilistiche de “Gli Incredibili”, Monsters VS Aliens sembra davvero molto promettente. La Terra viene invasa dagli alieni, chi dovrà salvarla? E’ semplice, i Mostri che il governo degli stati uniti nasconde da 40 anni!
Il film è studiato apposta per il 3D e la resa è eccezionale.

- Nightmare Before Christmas, di Tim Burton, USA, 2005
Versione 3D

3/5 – In breve: Il solito musical, in una versione cheat3D.

Non sono mai stato un grande appassionato di Nightmare Before Christmas e questa edizione 3D non è altro che l’arcinoto musical di Tim Burton con i fondali scollati e rimasterizzato in digitale per il cinema stereoscopico. Il fatto che il film non sia fatto per il 3D risulta evidentissimo, a parte la tridimensionalità di scarsissimo rilievo, il fastidio provocato da 90 minuti di visione finto-stereoscopica è stato notevole. All’uscita ho incontrato il mio vecchio professore di elettronica dell’università e anche lui conviene con me che la tecnologia degli occhiali deve ancora migliorare notevolmente, la fatica visiva è incredibile, quanto meno su tutti i prodotti che non sono stati studiati appositamente per il 3D. Monsters VS Aliens ad esempio è stato un piacere.
Per chi incredibilmente ancora non conoscesse la storia, ad Halloween Town si sono appena concluse le celebrazioni per Halloween. Jack, la stella della città, è però dubbioso e irrequieto, ha voglia di fare qualcosa di diverso. Scopre perciò che nelle profondità della foresta si trovano misteriose porte che conducono a luoghi di feste differenti. Scopre così il Natale ed elabora un piano per trasferirlo dal Polo Nord ad Halloween Town. Quasi tutto cantato, è stato un grande successo del 1994.

Giorno 6 – Domenica

- Sita Sings the Blues, di Nina Paley, USA, 2008
Anteprima Italiana

4/5 – In breve: Molto divertente, giusto un attimo troppo lungo.

Vincitore dell’ultima edizione del Festival di Annecy come miglior film d’animazione, Sita è una divertentissima rappresentazione dell’opera epica indiana Ramayana, con un tono primariamente scherzoso. La storia è narrata attraverso brani musicali degli anni Venti inframezzati da brevi narrazioni molto spiritose che tendono a esporre le contraddizioni delle molteplici tradizioni del Ramayana e dalla storia di una giovane donna che vede il suo matrimonio finire dopo che il marito si trasferisce per lavoro in India (alla fine del film si scopre che è la vita dell’autrice :D ).
Sita è un film molto divertente, ironico e piacevole, soffre giusto di una eccessiva lunghezza: forse si poteva gestire meglio il tempo, specie considerando che a circa metà del film compare un gigantesco tendone con scritto “Intermission” (Intervallo) e un timer di circa 3 minuti che ticchetta. Ebbene, nonostante in quel momento vengano mostrati diversi sketch divertenti, il caro spettatore si deve sorbire circa 3 minuti di timer su schermo cinematografico. Non sono sicuro sia stata una idea eccezionale.
Il pregio principale di Sita tuttavia è il fatto che è una produzione autarchica. Caro Plympton, caro sconosciuto di quella grandissima schifezza inguardabile di From Inside, imparate (oppure smettetela di affliggere il pubblico, a scelta).

- Paco and the Magical Book (Paco to Mahou no Ehon), di Tetsuya Nakashima, Giappone, 2008
Anteprima Italiana

3/5 – In breve: Aspettative alte, in gran parte deluse. Una storiellina. Ottima tecnica digitale.

Dopo averci regalato Kamikaze Girls, Nakashima ci presenta questo Paco and the Magical Book. In una misteriosa clinica ospitata da quello che sembra il castello di Harry Potter in edizione ridotta, vive uno scontroso anziano, ormai malato, capo di un enorme impero economico. E’ scorbutico e scontroso, tratta male tutti e odia quando qualcuno si ricorda il suo nome. Incontra Paco, una bambina che legge un libro dedicato alla favola del Principe Ranocchio. All’inizio ovviamente la tratta malissimo ma come in tutte le storielline un po’ scontate, alla fine si intenerisce, specie dopo avere scoperto che Paco scorda tutto ogni volta che va a dormire. Felice di avere trovato qualcuno finalmente degno di ricordare il suo nome, il vecchio brontolone convince il resto dei malati a inscenare il Principe Ranocchio, per far felice la ragazzina.
Come si può ben vedere insomma la storia non ha nessuna velleità, è banalissima e già vista mille volte. Interessante giusto l’impiego ottimo della tecnica digitale, specie per migliorare moltissimo la resa dei colori e per le parti interamente digitali in cui il Principe Ranocchio vive la sua avventura. A parte questo, forse avevo aspettative alte ma non mi ha detto granchè. Non brutto, ma non lascia alcun motivo per essere ricordato.

- Angel on the Run (Titolo provvisorio), di Yoshinobu Yamakawa, Giappone, 2008
Anteprima Europea

4/5 – In breve: Sono praticamente l’unico a cui è piaciuto in sala. Una storia di affetto familiare e alcuni valori fondanti.

Tratto dal manga di Shinichi Hiromoto, questa produzione Madhouse è davvero delirante. Una giovane scolaretta, Rinne, viene travolta da un camion mentre cerca di salvare un gattino. Quando riprende coscienza, scopre di essere in un infernale Liceo in cui il preside è un enorme demone fan di Elvis (Hellvis). Scoprendo di non essere davvero morta ma di essere comunque all’inferno, decide di collaborare con l’affascinante capo dei rappresentanti degli studenti per tornare nel mondo dei vivi.
Personalmente mi è piaciuto moltissimo, Rinne vive questa angoscia dell’essere all’inferno pensando costantemente a volersi ricongiungere alla madre per cui prova un grandissimo affetto. Ci sono indubbiamente parti di dialogo molto lunghe su alcuni valori fondanti della vita come l’affetto familiare, l’invidia e molto altro, tuttavia l’ho trovato di grande valore morale.
L’opinione riscontrata in sala è purtroppo diversissima da questa, molti l’hanno trovato infinitamente tedioso, ripetitivo, interminabile e scontato, un vero strazio. Personalmente scrivo qui cosa ne penso io, ma mi sento di avvisare comunque che potrebbe esserci molto gusto personale, qui.

- Cerimonia di Premiazione del Future Film Festival 2009

Questa merita un punto a sè stante. Prima di farci vedere Desperaux (v. sotto), veniamo deliziati dall’assegnazione dei premi. Prima di tutto i premi dei corti assegnati dal pubblico. Al secondo posto “Berni’s Doll” (mi manca un pezzo del titolo ma qui a Oslo non ho il catalogo), 4/5, grottesche peripezie di un uomo che lavora alla catena di montaggio. Frustrato sessualmente, costruisce pezzo per pezzo la sua bambola sessuale, arrivando però a un triste epilogo. Fa ridere, ma lascia molto amaro in bocca. Al primo posto “The Facts in the Case of Mister Hollow” , 3/5, interessante, come costruire una intera storia usando semplicemente una fotografia. Tecnicamente molto bello, ma alla fin fine non dice granchè, è solo virtuosismo.

Il momento più eccelso della premiazione è stato però quello in cui la giuria ha fatto ingresso sul palco. Un siparietto che era stato chiaramente scritto per risultare divertente viene reso dalla recitazione agghiacciante uno degli sketch più imbarazzanti, inquietanti e sgradevoli della storia dello spettacolo. Vi giuro, ho provato imbarazzo per loro. A vincere il premio della giuria è il Professor Nieto Show, 5/5, una serie di corti divertentissimi su un professore di etologia che compie alcuni esperimenti “molto strani” sugli animali. Davvero esilarante.

- The Tale of Desperaux, di Sam Fell e Robert Stevenghen, UK-USA, 2008
Anteprima Italiana

4/5 – In breve: Ben realizzato, storia simpatica, meno divertente di Igor e trama un po’ debole.

Dopo Giù per il Tubo, Sam Fell ci riprova con Desperaux, altra opera digitale. Desperaux è un tenero topolino che di “topesco” non ha proprio niente. Non ha paura, non scappa, legge i libri invece di mangiarli, un vero disastro. E’ talmente non-topo che la sua comunità lo esilia nelle fogne dei violenti e barbarici ratti. Dopo avere incontrato un ratto che condivide con lui sentimenti più civili, entrambi si batteranno per alleviare le pene del Re che ha perso la moglie molti anni fa a causa di un ratto finito nella leggendaria Zuppa Reale, ormai bandita.
La realizzazione tecnica è eccellente, un po’ meno la storia che non ha granchè senso. Non mi addentro troppo in particolari per evitare spoiler, però senz’altro mi sembra meglio Igor. Non che le due storie siano granchè innovative, ma almeno quella di Igor è coerente con sè stessa, Desperaux a un certo punto prende una piega diciamo “difficilmente giustificabile”. Immagino però che il target di questi film non si preoccupi molto di questi dettagli.

- Film vincitore del festival: Martin Fierro, di Liliana Romero e Norman Ruiz, Argentina, 2007
Anteprima Europea

S.V. – In breve: un mattone CLAMOROSO. Soporifero.

Quasi a mezzanotte comincia la proiezione del film vincitore del festival, sono esausto da sei giorni di Festival e quasi altrettanti giorni di Italo (v. sotto). Sono riuscito a tenere vagamente gli occhi aperti per la prima metà, una noia mortale, poi ho ceduto. La storia è questa: Martin Fierro è un gaucho della pampa che viene arruolato a forza per difendere un forte. Scoprirà che la vita nell’esercito è dura e fatta di quotidiane violenze e ingiustizie. Martin non ci sta e decide quindi di combattere personalmente “il sistema” da dentro.
Lo stile grafico ricorda molto i film di Asterix (modernissimo quindi), l’animazione è mediocre e la storia, per quanto ho potuto vedere, davvero soporifera.

Epilogo

E’ finita! E’ finita! Anche per quest’anno è finita. Come al solito vi siete sorbiti un chilometrico report ma io sono un tradizionalista, se faccio il report lo faccio per bene.

Veniamo quindi alle note di chiusura, davvero poche ma sostanziali.

Prima di tutto, ringraziamenti al buon P. che mi ha autorizzato a tornare in Italia per i giorni del festival. Senza di lui avrei saltato quest’anno.

Un ringraziamento speciale a chi ha avuto l’idea dei Sostenitori perchè ci siamo ammazzati dalle risate con il potere degli Shogun. Saluti affettuosi agli amici di sempre, Paolo, Rob, Cesare e i tanti altri che si sono affiancati in questa edizione (alcuni per la prima volta, ciao Alessia sei una veterana anche tu lo sappiamo non ti puoi nascondere), fatta eccezione per I. Saluti anche ai vari direttori e responsabili del festival che si fanno mettere in croce ogni anno e un cenno particolare a certi vecchi compagni di scuola.

Nota di chiusura: Italo, ci hai rotto il cazzo con le tue birrèèèètte, con il tuo parlare continuo fortissimo nei cinema e con il tuo provarci con qualsiasi essere di sesso femminile. Starti accanto è IMBARAZZANTE, io mi darei una calmata.

E’ finita davvero! Studio libero!