Archivio per la categoria ‘Norvegia’

Il ritorno del freezer

Ottobre 3, 2009

Salve a tutti!

Come avrete forse visto sui siti specializzati come Gamasutra (mia madre quando ha saputo che il sito di riferimento della industry era Gamasutra ha storto il naso, pensava fosse un sito porno, lol), Funcom ha cassaintegrato il 20% della propria forza lavoro: un sostanziale numero di persone dal quartier generale qui a Oslo.

Non fornirò numeri nè alcunchè che non sia stato ufficialmente dichiarato dal nostro amministratore delegato, tuttavia voglio fornirvi un punto di vista umano di ciò che è successo.

Innanzitutto, tranquillizzo tutti gli amici, i conoscenti e i lettori, ho ancora un lavoro, sono profondamente rispettato e nessuno si è sognato anche solo lontanamente di congelarmi in cassa integrazione, segno che tutto l’impegno e gli sforzi di questi mesi sono valsi qualcosa.

Ricordo poi che nonostante quello che hanno riportato le agenzie, non abbiamo licenziato nessuno che non fosse in condizione di essere cassaintegrato secondo la legge norvegese. Ho già fatto un post su come funziona il congelamento del posto di lavoro qui in norvegia quando l’anno scorso ridimensionammo il reparto QA. La stragrande maggioranza dei colpiti dal provvedimento era nelle condizioni di ricevere supporto dallo stato norvegese, quindi è stata una forma di sospensione del lavoro molto morbida, almeno economicamente parlando.

Dal punto di vista umano invece è stato, ammetto, faticosissimo.

Andiamo con ordine. La settimana scorsa c’erano state alcune discussioni abbastanza accese tra il mio team e il team in cui lavora Targazzo. I miei gregari si lamentavano di non essere considerati abbastanza e di essere ostracizzati in tutte le discussioni di design. Targazzo e soci invece ci ritenevano troppo invadenti. Una classica questione a doppia faccia in cui la ragione sta da qualche parte in mezzo alle due posizioni. Non mi addentro troppo nella questione, non importa.

Giovedi scorso grandi discussioni con Targazzo e uno dei miei, abbiamo speso molto tempo per cercare di decifrare un documento di Targazzo scritto in teoria in inglese. Era veramente incomprensibile, ostrogoto. Momenti di tensione, qualche incomprensione, poi fortunatamente è intervenuto Giorgione e ha aiutato moltissimo. Io mi sono permesso di osservare che se per leggere un documento servono tre persone in aggiunta a chi l’ha scritto, ci sono dei problemi di capacità comunicativa molto pesanti.

Venerdi ricevo notizia che io sarei stato poco professionale nei confronti di Targazzo, con attacchi di tipo personale. Mi dà molto fastidio quando si mette in dubbio la mia professionalità perchè sono sicuro di non avere mancato di rispetto a nessuno, perciò ho passato l’intero weekend a pensare: “Sono stato poco professionale? Sono stato offensivo?”. Mi sono veramente scervellato e non sono riuscito a trovare una risposta.

Lunedi mi avevano promesso un incontro chiarificatore tra tutte le parti in causa. Ero pienamente pronto a scusarmi con Targazzo: sono certo di non avergli mai mancato di rispetto. Sono stato senz’altro critico nei confronti dei suoi documenti incomprensibili ma mai in maniera personale. Se però lui riteneva di essere stato offeso, alla fine questo è sufficiente per avere diritto a delle scuse, sono sicuro che ci siano state delle incomprensioni. Lunedi quindi mi aspettavo una serie di incontri chiarificatori. Nonostante i miei ripetuti solleciti, questi incontri vengono misteriosamente ritardati da Giorgione con motivazioni criptiche e poco chiare.

Non ci faccio troppo caso, almeno finchè non mi butta lì un “Fidati, le cose cambieranno”. Non avevo la più pallida idea di che cosa intendesse. Pensavo che avrebbe cominciato a intervenire più spesso nelle vicende tra team, o qualcosa del genere.

Martedi è doomsday. Arrivo in ufficio e i Produttori passano parola a tutti noi manager di medio livello di assicurarsi assolutamente che tutti quanti siano presenti alla riunione delle dieci. Il CEO gira nervosamente per i piani dell’edificio, non devono essere buone notizie, perchè se lo fossero ce l’avrebbero detto. Alle dieci ci raduniamo nella sala principale, non c’è solo il team di Conan, c’è tutta la compagnia eccetto Secret World (che ha un’area propria).

I minuti passano, siamo tutti lì riuniti, si capisce che c’è qualcosa di brutto nell’aria, ma non si capisce che cosa. Io mi aspettavo l’annuncio di qualche licenziamento, ma una cosa minuscola. O magari qualche ritardo in Secret World (non è certo la fine del mondo… non abbiamo annunciato quando lo rilasciamo, dopo tutto).

Il CEO arriva con circa dieci minuti di ritardo, visibilmente commosso. Comincia a parlare, ma è troppo commosso e prende un minuto per calmarsi. Quando finalmente prende coraggio annuncia le scioccanti novità: il consiglio d’amministrazione ha deciso che bisogna assolutamente diminuire i costi, e la sede di Oslo costa molti soldi. In conseguenza di ciò, hanno deciso di mandare un certo numero di persone in cassa integrazione (ove applicabile, altrimenti tristemente licenziamento).

Subito dopo il meeting mattutino è cominciata una attesa straziante (non per noi manager, fortunatamente). A turno tutti quanti sono stati chiamati per una breve chiacchierata col relativo Produttore per sapere del proprio destino. I primi sono stati tutti i manager e io sono stato chiamato intorno alle dieci e mezza. Non ero molto preoccupato, ma non si sa mai, il nervosismo in tutta la compagnia si tagliava col coltello da tanto era solido e concreto.

Nel Corridoio dell’Apocalisse ho incontrato uno dei programmatori che devo dire mi ha detto una cosa che mi ha fatto piacere: “Se ti mandano via, c’è qualcosa di seriamente sbagliato in questa compagnia!”. Per intenderci questo signore è un norvegese goth grande e grosso, che arriva in ufficio completamente coperto di cerotti perchè il giorno prima ha fatto scherma medioevale e si è massacrato. L’ho ringraziato per l’affetto e sono entrato nella Stanzina dell’Apocalisse dove mi è stato comunicato che mi confermavano in ruolo ma che perdevo un membro del team, Dario Minchiazzuni.

Ci tengo a precisare, io di tutto questo non sapevo nulla. Non posso nascondere che professionalmente mi faccia piacere non avere più a che fare con una persona così odiosa e spiacevole come Mr. Minchiazzuni, tuttavia umanamente non auguro veramente a nessuno di perdere il posto di lavoro. Come dice Giorgione, vorremmo tutti essere filantropi e pagare stipendi alle persone per non fare niente. Purtroppo non si può fare.

La comunicazione del Fato è stata devo dire irreprensibile. Entro l’ora di pranzo tutti quanti erano a conoscenza del loro destino. I problemi per noi manager sono cominciati ora.

Qualcuno ovviamente ha reagito male (v. Dario che ha minacciato di denunciare la compagnia), altri invece l’hanno presa davvero bene, arrivando persino a dire che era la spinta di cui avevano bisogno per cercarsi un nuovo lavoro.

Martedi, Mercoledi e Giovedi sono stati giorni difficili. Mentre comunque lavoravo alla delicatissima creazione del personaggio per aggiungere la nuova razza all’interno del gioco, ho passato gran parte del tempo a dare conforto alle persone, ad ascoltare sfoghi, a cercare di dare spiegazione e soprattutto, a MENTIRE.

Ebbene si. Di Secret World non so niente, ma in Conan abbiamo perso alcune persone con una etica di lavoro molto discutibile che da tempo ricevevano commenti molto negativi sul loro lavoro senza alcuna speranza di miglioramento. In situazioni come queste, devi essere solidale con tutti, anche con quelli che magari stimi di meno.

In questo scenario, ho fatto qualcosa di vero e sentito che già avevo pianificato di fare: scusarmi con Targazzo. Mercoledi è passato dall’ufficio per radunare la sua roba e andarsene per l’ultima volta. L’ho rincorso mentre usciva dall’ufficio e gli ho spiegato che se pensava che gli avessi mancato di rispetto mi scusavo, i problemi erano di comunicazione e non certo personali. Ci siamo stretti la mano, ci siamo augurati buona fortuna e mi sono sentito molto meglio.

Ora la tempesta è un po’ passata, ma è devastante camminare per i corridoi della società, ora siamo tutti sparsi tra più piani ma c’è un vuoto quasi spettrale. Abbiamo consolidato la struttura questo Venerdi ma non stavo bene quindi non so se ci siamo già tutti radunati in un piano solo. Fatto sta che questo brutto pasticcio avrà senz’altro ripercussioni sul morale che sentiremo ancora per molti giorni.

Saluti di oggi a Giorgione, perchè lui mi capisce.

E Forza Norvegia… che siamo grandissimiii

Settembre 17, 2009

Salve a tutti,

la citazione del titolo è dall’inno di una certa associazione criminosa di stampo mafioso per la sovversione dell’ordine democratico che ben tutti conosciamo. Rimanendo in tema, su suggerimento del buon Dandachan, oggi parliamo delle elezioni che si sono appena tenute in Norvegia.

Mi è stato chiesto spesso come funziona la campagna elettorale qui in norvegia. Ebbene non vi so rispondere più di tanto, poichè non guardo la televisione locale (non la ricevo neanche… eppure la pago… lasciamo perdere, v. post dell’anno scorso), tuttavia mi sono fatto una idea abbastanza solida di come funziona la questione anche grazie al contributo della mia amica Giannella che proprio ieri mi ha spiegato un po’ di cose.

Innanzitutto, in Norvegia c’è una certa alternanza. E’ un paese noto per la sua impronta socialdemocratica, ma in realtà è stato governato un po’ da tutte le correnti politiche. Il governo uscente, appena riconfermato, è costituito da una coalizione di centro sinistra guidata dal partito laburista (che ha tra l’altro una imponente seppure orrenda sede nella deliziosa piazza di Youngstorget in centro a Oslo): rimarrà al potere altri quattro anni, durata della legislatura norvegese.

Si opponevano alla coalizione di centro sinistra due coalizioni distinte di destra, l’oltranzista FRP e un’altra coalizione su cui non ho raccolto molte informazioni perchè a quanto ho capito l’antagonista principale era l’FRP.

L’FRP è un partito fantastico, di quelli di cui vale la pena parlare. Innanzitutto, loro corrono da soli. Sono duri e puri, loro si battono per una Norvegia ricca e libera, indipendente dall’europa e soprattutto svuotata di tutti questi fastidiosissimi pidocchi stranieri che vengono a mangiare nel succulento piatto scandinavo. Succulento, ci tengo a precisare, lo dicono loro. Sono degli scienziati politicamente diciamo quanto Bertinotti: a queste elezioni hanno annunciato all’ultimo secondo che tutto sommato si potevano anche alleare col resto delle destre per cercare di fare quadrato contro i laburisti. Troppo tardi, l’hanno annunciato all’ultimo secondo col risultato che la bassissima affluenza alle urne li ha completamente esclusi dal gioco: i laburisti hanno vinto di pochissimo, solo OTTANTA seggi di scarto. Altro che vittoria di Pirro con due senatori a vita infartati di differenza.

Ma qual è il fattore che rende l’FRP ridicolo ma in fondo anche molto triste? Il fatto che siano il frutto del più becero populismo che ormai ben conosciamo? Il fatto che il suddetto populismo li porta a promettere di continuo “se vinceremo, toglieremo tutte le tasse alle aziende così la Norvegia sarà competitiva con tutto il mondo”? Il fatto che sostanzialmente siano degli xenofobi? Il fatto che con tutte queste similitudini sostanzialmente sono il Partito della Mafia + Lega Cerebrolesi?

No! La parte migliore e allo stesso tempo peggiore è che… prendono più del 20% dei voti!

Socialdemocratici si, ma quando si tratta di soldi la testa cambia eh?

Per quanto riguarda la campagna elettorale, non ne sono molto. L’unica cosa che ho visto sono i tantissimi gazebo, ovunque, con signori, devo dire estremamente educati e rigorosamente non invasivi, che offrivano simboli dei partiti e opuscoli dei programmi.

Ultimo ma non ultimo, le reazioni dellaggente. Devo dire qui a Oslo non ho visto molte persone contente. Anzi a essere onesto in ufficio ho visto parecchie persone molto scontente riguardo la sconfitta dell’FRP. Anche la mia amica Giannella la pensa allo stesso modo (che fa abbastanza ridere, lei è pure mezza cinese, di norvegese non ha assolutamente nulla).

Mi pare naturale fare una ipotesi, non è che l’FRP lo votano tutti quelli che stanno a Oslo ma in realtà a governare il paese è il resto della landa semidesolata (e immensa)?

Saluti di oggi alla simpatica Giannella con la sua racchettina da volano.

La mutua norvegese

Settembre 11, 2009

Salve a tutti!

Come al solito non riesco a trovare molto tempo per aggiornare il blog, ma così va la vita. Inizio il post con del volgarissimo spam, abbiamo annunciato l’espansione di Age of Conan: Rise of the Godslayer, che è il progetto a cui sto lavorando ora. Siamo molto felici di poter finalmente parlare (seppur molto limitatamente) del progetto, perciò ecco qui il collegamento al sito ufficiale: http://www.riseofthegodslayer.com/.

Veniamo all’argomento di oggi, la mutua. La settimana scorsa sono stato bloccato da un torcicollo estremamente doloroso. Mi sono svegliato mercoledi completamente bloccato, un male che veramente non avevo mai sentito. Purtroppo per me, avevo una riunione veramente molto importante, perciò sono andato comunque in ufficio… per dieci minuti. Dopo che praticamente tutti mi hanno detto “Senti, ma che cosa vieni in ufficio bloccato così, la riunione durerà tutto il giorno, manda uno dei tuoi sottoposti al tuo posto e vai a casa.” sono andato a casa.

Devo dire che ho apprezzato, stavo veramente vedendo le stelle (fantastico andare in ufficio in autobus… ogni dissesto stradale te lo senti sul collo). Sono tornato a casa dopo avere fatto un po’ di spesa (rigidissimo, le cassiere di ICA che ormai mi conoscono si sono messe a ridere, ciao Helga) e siccome il mio medico ha l’ambulatorio proprio accanto a casa ci sono andato. Una visita costa solo 100 NOK, mi sembra un costo affrontabile, magari può fare qualcosa per me.

Al solito al centro medico di Ullern la mattina c’è fila, la zona è prettamente residenziale perciò molti anziani mattinieri vanno lì per i controlli, specie ora che c’è la paranoia per l’influenza suina. Breve inciso su questo, uno dei consigli del ministero della sanità norvegese è non coprirsi la bocca con la mano quando si tossisce o starnutisce, ma di farlo nell’interno del gomito. Risultati abbastanza ridicoli devo dire.

Devo aspettare circa quaranta minuti per essere visitato dalla mia dottoressa della mutua (“fastleger” ovvero “medico collegato”, se il mio norvegese non mi tradisce). Mi diagnostica in pochi minuti un torcicollo dell’apocalisse: scopro che in norvegese, inglese, francese e altre lingue si chiama Torticollis… divertente! Mi dà tre giorni di malattia e mi scrive due ricette, una per un analgesico e uno per un miorilassante. Mi avverte che il miorilassante è a base di diazepam quindi di non fare nulla che richieda attenzione.

La ricetta medica norvegese ti viene in consegnata sotto forma di… una serie di scontrini. Ebbene si, degli scontrini firmati dal medico che indicano il farmaco, il tipo di farmaco e il dosaggio. E’ abbastanza curioso, di fatto ti danno questi foglietti con su scritto “COSO PER I MUSCOLI – bla bla bla – 2 al giorno” “COSO SE TI FA MALE – bla bla bla – 3 al giorno”.

Vado in farmacia e porgo le mie ricette. La farmacista parla solo norvegese, io ho un male bestia perciò ci sorridiamo, uso il mio OTTIMO norvegese per chiedere le medicine e attendo. La farmacista procede a trovare i farmaci, ma la prima cosa che fa è tenersi le ricette. Io già mi sono scordato il dosaggio dei farmaci perciò sono pronto a obiettare, finchè non vedo che l’uso locale è quello di stampare una etichetta che contiene solo la parte relativa alle informazioni del farmaco e appiccicarla sulla scatola.

Comodo! Me ne torno a casa con due confezioni di farmaci opportunamente marcate in modo da non dimenticarsi il dosaggio e che cosa fanno. Come dire, a prova di scemo.

Parlando un po’ di costi, la visita medica mi è costata 172 NOK, numero alquanto strano che riesco solo a scomporre in 100 + 36 + 36 (le due ricette, suppongo). I farmaci mi sono costati circa 150 NOK, quindi in generale con 300 NOK, ovvero una miseria ho sistemato tutta la faccenda. Non converto i prezzi in euro perchè credo che non abbia senso, fidatevi se vi dico che sono davvero pochi, pochi soldi.

Momento curioso del periodo malattia, mi hanno fermato i controllori sull’autobus per l’abbonamento mensile scaduto. Credo proprio di essermi dimenticato di timbrare quello nuovo, anche se è strano… Ad ogni modo il controllore devo dire è stato molto comprensivo, specie perchè avevo il mensile nuovo già nel portafogli, ha capito che è stato un errore in assoluta buona fede e mi ha solo dato un avvertimento, il che significa che vieni “schedato” come se avessi preso una multa, ovvero la prossima volta non possono chiudere un occhio, o almeno così mi ha detto.

Saluti di oggi alle cassiere di ICA compresa la sgnaccherona bionda e ai solerti soldati della Ruter#.

Timidezza tutta scandinava

Agosto 26, 2009

Salve a tutti, oggi ripesco un episodio successo anni fa che mi è ricapitato di recente in maniera simile, solo che l’episodio “antico” è più rappresentativo.

Svariati anni fa (ormai… otto?) stavo attraversando la scandinavia in treno con degli amici. Quell’anno avevo con me un mazzo di carte di The Great Dalmuthi (utilizzato però nella nostra variante The Great Baldazzi) con cui ci siamo divertiti un sacco. Perchè Great Baldazzi sia divertente però, è necessario trovare un numero sufficiente di persone.

I treni svedesi in genere non hanno gli scompartimenti, sono tutti aperti, perciò avevamo un nutrito gruppo di giovani svedesi vicino a noi. Abbiamo fatto conoscenza con qualcuno e abbiamo spiegato le regole del gioco, dopo poco ci siamo messi a giocare e ci siamo fatti tutti due risate.

Tutto normale, direte voi. Effettivamente si.

Quel che è meno normale, è che dopo un po’ sono venuti a sedersi altre due ragazze svedesi. Ormai avevamo accalappiato tutti i malcapitati dell’area perciò abbiamo coinvolto anche loro. E’ qui il fatto sconvolgente: abbiamo dovuto presentare gli svedesi a vicenda, nonostante parlassero tutti la stessa lingua, perchè altrimenti si guardavano imbarazzati senza dirsi nulla.

Forse avevano bisogno di un paio di birre per dirsi Ciao.

Saluti di oggi a C., per la fiducia.

Dario il Genio

Agosto 22, 2009

Salve a tutti!

Ho un *fantastico* nuovo membro nella mia squadra, Dario Minchiazzuni (i nomi sono mascherati, come al solito), genio della pirlata! E’ eccezionale!

Ci tengo a precisare subito che non è un incompetente, è normale, senza infamia nè lode. Ciò che lo caratteriza invece è una arroganza oltre ogni immaginabile confine e soprattutto una serie di comportamenti di pregevolissima caratura morale. In una settimana ho già una pagina piena di note disciplinari su questo tizio, tanto per intenderci.

Vediamo alcuni dei suoi eccezionali exploit!

Mi viene comunicato che dalla “prossima settimana” Dario sarà nel mio team. Quindi lunedi arrivo in ufficio, annuncio al resto del team che avremo un nuovo membro e lo aspettiamo con una certa trepidazione, ritardando anche i meeting mattutini. Ero stato informato che questo signore non è tra i più mattinieri, ma finchè non arriva tardi ovviamente è tutto lecito.

Aspettiamo… aspettiamo… aspettiamo ancora… Non si fa vedere. Scopro dopo che c’è stato un piccolo disguido di comunicazione, Lunedi era ancora in ferie. Poco male, allora arriverà Martedi, no?

Bè… no. Martedi lo aspettiamo trepidanti ma i sorrisini sarcastici cominiciano a emergere qui e lì specie perchè non si fa vedere neanche Martedi! Stavolta non ci sono scuse, nessuno sa niente, per sentito dire in ufficio mi vengono a dire in via indiretta che forse ha avvisato il suo ex manager che rimaneva a casa perchè era rientrato tardi dalle ferie. Legittimo, ma forse si sarebbe dovuto prendere la briga di chiedere prima.

Mercoledi finalmente il signorino si presenta e di fronte a una cortese rimostranza da parte mia riguardo la scorrettezza procedurale nell’avvisare qualcun altro in ufficio e non il suo manager (cioè il sottoscritto), risponde tutto seccato che non capisce come mai i manager non abbiano una panoramica dei piani ferie centralizzata. Per il momento lascio perdere, ma più avanti nella giornata mi prendo lo scrupolo di controllare col suo ex manager se effettivamente quel Martedi ha avvisato lui.

Ebbene, magia delle magie… no! A questo punto mi sento in dovere di andare a fondo nella facenda, trovo il sig. Minchiazzuni in giro per l’edificio (è un perditempo incredibile), lo trascino a forza in una sala riunioni e gli chiedo molto direttamente: “Hai avvisato qualcuno che non venivi Martedi?”.

A questa domanda, è sbiancato, ha balbettato un po’ e poi ha risposto… “Ehm uhm no.”. Okay, è tutto quello che dovevo sapere, sostanzialmente Martedi il signorino ha saltato il lavoro. Pare tra l’altro che non sia stato l’unico, poichè era in gruppo con altra gente della munifica megaditta. Solo che qualcuno ha avvisato, altri sono semplicemente rimasti a casa. Bravi, complimenti.

Le grandi imprese di Dario non sono finite qui! Giovedi mi delizia con solo un’ora e mezza di pausa pranzo (la normativa norvegese prevede 30 minuti. Siamo un po’ flessibili ma tra 30 minuti e 90 minuti…), cosa che non posso di certo ignorare. Quando torna al suo posto gli chiedo (sapendo già la risposta) che fine aveva fatto.

Mi risponde candidamente (almeno ha capito che balle non me ne deve dire, se no finisce male) che è stato da Santino. Gli dico con limpida fermezza che è inaccettabile prendersi un’ora e mezza di pausa pranzo se non avvisi, senza urlare nè insultare ma è evidentemente che non sono contento. Chi lo sarebbe d’altra parte?

La sua reazione mostra una eccezionale maturità professionale. Prima, mi rinfaccia di aver preso un’ora di pausa pranzo ieri (non mi risulta, ma vabbè). Dopodichè si alza, con una faccia tutta tirata come se stesse per piangere, e va nell’ufficio del manager generale per l’espansione, il buon Gino Gentiloni, un uomo di grande bontà che ha rare abilità nel gestire il personale (in senso buono).

Ovviamente perde un’altra mezz’ora per esporre le sue rimostranze al buon Gino. Quando ha finito, è il mio turno di parlare col capo. Il buon Gino mi spiega che il sig. Minchiazzuni è andato a lamentarsi dicendo che io ce l’ho con lui e sto facendo di tutto per rendergli la vita difficile.

Gino è un uomo intelligente e gli ha dato l’unica risposta possibile: “Nessuno ce l’ha con te. Ma se non segui le regole, ti prendi degli schiaffi, specie in quel team.”.

Le regole sono regole, vanno seguite se no è il caos.

Facezie a parte, come commentare questi comportamenti? Usando le parole stesse del buon Gino, in norvegia si trova una diffusa bassa etica lavorativa. Non si tratta di impiegati in malafede o incapaci, semplicemente non sono interessati al lavoro in quanto tale, è solo una cosa che devi fare tutti i giorni per avere poi dei soldi ogni mese. Gino (che è norvegese) ha definito questo atteggiamento così: “E’ purtroppo abbastanza comune trovare persone che considerano il lavoro una sorta di asilo nido per adulti. Ci vai, ci stai otto ore e poi vai a casa, quel che sia sia.”.

Devo dire che mi sembra strano che sia così, dato che la stragrande maggioranza delle aziende norvegesi è piccola (0-1 dipendenti), ma forse questo ha avuto come conseguenza la mancanza di una cultura corporativa? Personalmente non so rispondere, ma mi sembra interessante parlarne.

Saluti di oggi al Galantuomo di Ashes, a Xio e a Giorgione che è appena tornato dalla Germania.

C’era una volta l’America

Agosto 7, 2009

Salve a tutti!

Oggi parliamo di quanto è bello vivere in un paese sotto alcuni punti di vista estremamente civile. Di certo non per l’educazione degli infanti, ma sull’onestà c’è poco da dire.

Un breve antefatto. Molti anni fa sono stato a Boston per una riunione del Figarella Racing Team, tutti quanti a casa di Micheal Figarella che in quei giorni abitava lì nel New England. Ci siamo divertiti un mondo ovviamente ma non è questo ciò di cui voglio parlare. Lì a Boston ho comprato un cappellino da baseball (che cosa originale direte voi) di cotone dei Boston Red Socks. Difficile fare qualcosa di più americano.

Ebbene, quel cappello di ottimo cotone fabbricato in Wysconsin ce l’ho ancora. E’ ancora rosso con la sua bella visierina blu e la B di Boston sopra. Lo porto in giro da anni e vi dirò, ci tengo, ci sono affezionato.

Mia madre lo odia visceralmente e oggi i suoi desideri stavano per avverarsi! Stavo uscendo dall’ufficio per andare all’ipermercato di fronte per fare un po’ di spesa e intanto parlavo al telefono proprio con mia madre. Senza badare troppo ai dintorni ho fatto la spesa, sono andato alla cassa a pagare e poco dopo ho finito la telefonata.

Uscito dalla cassa mi sono guardato attorno, rovistandomi le tasche. Dov’è il mio cappello?

Come chi mi conosce sa, sono abitudinario, le cose le metto sempre negli stessi posti, non mi piace complicarmi la vita. Fruga qui, fruga lì… Questa tasca ha solo due tasche dannazione, dov’è finito?

Mi sono rifatto a piedi tutte le corsie del supermercato ormai deserto, ho chiesto ai cassieri che ormai mi conoscono se avevano visto il mio cappello ma nulla da fare, nessuno lo ha visto.

Dopo avere girato per circa dieci minuti all’interno del supermercato come un disperato, seriamente in pena per il mio storico cappellino, ho deciso di uscire e tornare verso l’ufficio. Magari l’ho lasciato sulla scrivania… improbabile ma potrebbe essere. Oppure magari mi è caduto da una tasca ed è per terra, magari sarà malconcio ma lo recupero. O magari me l’hanno rubato! Pensa un po’ sono l’unico pirla che riesce a subire due furti in Norvegia! Ma sarò scemo?!

Ebbene… Tornando a piedi verso l’ufficio noto qualcosa appoggiato sulla siepe appena fuori la nostra sede: il mio cappellino dei Boston Red Socks, educatamente poggiato lì, in attesa che il suo legittimo proprietario lo recuperi.

Chiunque sia stato, grazie. E’ solo uno sciocco cappello, ma ho alcuni oggetti a cui tengo.

Fatti una Culo!

Giugno 28, 2009

Salve a tutti, si vede proprio che non sono tagliato per fare il blogger. Non importa, non contavo di aprire il blog più popolare del pianeta, ma capisco che i lettori siano vogliosi di stupidaggini norvegesi, quindi è giusto soddisfarli.

Mentre in Italia il referendum casualmente fallisce grazie all’idiozia sistematica dei Radicali e al boicottaggio del regime neofacista, io qui mi godo un cospicuo rimborso delle tasse che mi ha assalito di sorpresa, rendendomi Giugno un mese eccezionale. A giugno infatti non si pagano le tasse e arrivano i rimborsi dell’anno precedente, rendendo questo mese quello della cuccagna.

E’ interessante il ritmo dell’anno fiscale norvegese, ecco come funziona. Le tasse si pagano a Marzo-Aprile, in questo periodo si presenta anche la cedola per i rimborsi e si presentano tutte le richieste di detrazione. Da metà Giugno il fisco (l’onnipresente Skattetaten) comincia a pagare i rimborsi, inoltre a Giugno non si pagano tasse e vengono pagati i giorni di ferie secondo alcuni conti di cui non mi sono molto interessato. A Dicembre infine tutte le tasse sono dimezzate.

Qualche precisazione sui rimborsi delle tasse: praticamente tutti hanno diritto a un qualche tipo di rimborso. Quello che succede infatti è che le tasse vengono imposte direttamente sullo stipendio e sono a percentuale pressochè fissa (alta per tutti!), tuttavia queste percentuali non tengono in considerazione del reddito minimo tassabile. Conseguenza di questo è che pur non avendo diritto a nessuna detrazione speciale, hai sempre diritto a un rimborso delle tasse, poichè alla fine dell’anno tu avrai pagato tasse sul tuo intero imponibile lordo a cui però poi il fisco deve detrarre il reddito minimo e ricalcolare l’imponibile.

Facciamo un esempio numerico giusto per capirci. Prendiamo uno stipendio casuale norvegese, diciamo 25,000 NOK al mese lorde, ovvero 300,000 NOK l’anno. Ogni mese tu ricevi la tua bella busta paga da 25,000 NOK con una detrazione alla fonte del 36% (28% se sei straniero per i primi due anni), ovvero 16,000 NOK (18,000 NOK se sei straniero). Ne consegue che alla fine dell’anno hai versato al fisco 94,500 NOK (ricordate che a giugno non ci sono tasse e a dicembre sono la metà) su 300,000 ovvero il 31,5%. Tuttavia, anche in Norvegia esiste il concetto del reddito minimo tassabile che quest’anno è 67,000 NOK, quindi questo valore deve essere sottratto dal tuo imponibile lordo, in questo caso 300,000 – 67,000 = 233,000 NOK. Il 31,5% di 233,000 è 73,395 NOK perciò il fisco ti calcola il rimborso sulla base dei 94,500 – 73,395 = 21,105 NOK di differenza. Ovviamente non te li ridà tutti (io quando ho visto il mio rimborso mi sono inalberato abbastanza, pensavo di avere diritto a molto di più…) ma solo una piccola parte, ma è già qualcosa.

Come festeggiare quindi il copioso Giugno? Ma è ovvio! Mi sono fatto una bella Culo, la birra più antica della norvegia!

La Birra Culo, ovvero la Aass (bellissimo gioco di parole per gli anglofoni) è una delle tante birre norvegesi, la fabbrica è a Drammen, circa quaranta minuti da Oslo. Il sapore della birra è al solito di una modestia e di una pochezza infinita quindi non vale la pena recensirla, è una modesta pils non troppo malvagia e nulla più.

Senz’altro vale la pena farsi due risate sul nome però. Tempo fa, quando si atterrava a Gardermoen, l’aeroporto principale di Oslo, venivi accolto da un enorme cartellone blu e oro: “For Gode Stunder…. AASS”.

Se non sai nulla di norvegese e magari sei un italiano faceto, ecco cosa puoi capire: “Per una bella stonata, BIRRA CULO”. Tralasciando il nome stupido della birra, non è che come slogan si discosti molto dalle usanze locali… alcolici scadenti… ubriacarsi di continuo… si direi che ci siamo.

Se magari sai un po’ di tedesco, puoi arrivare al significato: “Per un bel momento, BIRRA CULO”. Questo è effettivamente il significato corretto dello slogan, eccetto ovviamente per il nome della birra.

Quando imparerai il norvegese scoprirai che Aa è solo la vecchia scrittura della lettera å e quindi si legge “oa” (con la a spesso soffocata) e quindi purtroppo smette di fare ridere.

Ma dopo tutto… fatti una risata… fatti una Culo!

Saluti di oggi a Rebecca e ai suoi colorati occhialini stupidi :D .

Russ & Targazzo

Maggio 14, 2009

Salve a tutti!

Oggi parliamo un po’ di cose stupide. Innanzitutto vi segnalo una curiosa usanza norvegese, i “pantaloni rossi”.

Spieghiamo un po’ meglio che cos’è questa roba. Chiunque girasse per le strade della norvegia in questo periodo incontrerebbe ovunque giovani con delle strane braghe rosse (okay qualcuno le ha blu e forse tre in tutta la norvegia le hanno nere) che girano in gruppi o che si infilano su strani autobus dai vetri oscurati marcati in maniera strana, come ad esempio il misterioso “Plan 2″.

Ebbene, questi giovani fanno parte del Russ. Il Russ è una dimostrazione di maturità (vabbè…) che i giovani norvegesi fanno immediatamente prima dell’esame di maturità delle superiori. Il colore delle braghe che portano ha una relazione con il corso universitario che hanno scelto. Originariamente mi dicevano colleghi norvegesi che il Russ è nato come affermazione di maturità da parte dei giovani, stava a significare la presa di coscienza politica della gioventù, qualcosa per dire “Sono maturo ora, posso scegliere una università, posso iscrivermi a un partito politico.”

Ovviamente una dimostrazione di maturità alla norvegese non può fare altro che trasformarsi in una colossale sbevazzata continua. I ragazzi del Russ li trovi ovunque, girano su questi autobus o per le strade per giorni interi, ubriacandosi e riposandosi sui sopracitati mezzi. E’ una festa che dura settimane e che francamente mi lascia basito. Non ho fatto questo gran bell’esame di maturità ma prima dell’esame col cavolo che mi permettevo di oziare per giorni! E’ una cosa davvero fuori di testa. In compenso però il Russ un aspetto positivo ce l’ha, commentato da Giorgione proprio oggi: “Almeno sai che tutte le ragazze in Russ sono legali”. SCORE!

L’altro argomento di oggi è uno sfogo personale. C’è un membro del team in cui sono in questo momento che chiameremo Targazzo. Targazzo è un grosso norvegese, sembra un vichingo rossiccio. Ha una camminata sgangherata, da cavernicolo, una intelligenza limitata, una arroganza illimitata e un atteggiamento da schiaffi.

Quest’uomo “lavora” con noi da molti anni e in tutti questi anni è stato completamente incapace, pur essendo stato manager, di maturare qualsivoglia intuito riguardo i costi. Qualsiasi cosa progetti deve essere completamente riprogettata perchè tutte le sue idee (tutte per nulla originali e basate completamente sugli aspetti visuali e non sulle meccaniche) sono oltre che totalmente ordinarie, costosissime.

Ultimamente ho avuto più di qualche screzio con lui dovuto alla sua totale incompetenza e alla sua completa incapacità di comunicare le sue idee. Qualcuno sostiene che ogni tanto qualche buona proposta ce l’abbia. Io ormai credo di essere accecato dal disprezzo e non vedo in lui nulla di buono se non l’ennesimo pessimo designer norvegese assunto solo per favoritismo e completamente incompetente, senza contare la sua pessima etica professionale.

Ma veniamo all’ultimo evento, opportunamente cambiato per non infrangere nessun segreto. Giusto per farci capire. Allora, facciamo finta di non lavorare nella game industry, ma in una grande industria che fabbrica automobili. Allora Targazzo è uno che fa i progetti di alto livello delle macchine, cioè propone ad esempio di fare un nuovo modello di utilitaria, a 4 posti, che ha questa forma, con l’obiettivo di inserirsi nel mercato delle auto che consumano poco. Sempre in questo scenario, io sarei il direttore tecnico che determina di che pezzi ci sarà bisogno per fare questa nuova auto e in che ordine montarli.

Il progetto che ricevo da Targazzo per la macchina nuova è: “E’ tipo la Toyota Yaris con minime modifiche.”. Come si può notare, questo non è un progetto, è nulla. Non mi da nessuna informazione su come costruire la macchina, nè quali siano le sue caratteristiche. Insomma, non so un bel niente di nulla. Richiedo quindi, circa 12 volte, informazioni a Targazzo che oltre a essere un bugiardo patentato è anche un pigro cronico (non l’ho mai visto prendere meno di sessantacinque pause sigaretta al giorno).

Dopo ripetuti solleciti, arriva il “vero” design. Il vero design è “Allora è tipo la Toyota Yaris con minime modifiche, bisogna andare a prendere i progetti della Fabia (che ha fatto mesi fa tutto un altro team che non ha niente a che fare con questa fabbrica) e cambiare la linea di produzione XYZ per fare Z invece che G.”. A questo punto io comincio a inalberarmi. Questo non è un progetto, è un progetto di produzione di come si fa una macchina… di cui non si sa assolutamente niente.

Morale della favola questa idiozia dovuta alla sua totale incompetenza è andata avanti 3 settimane e mezzo finchè stamattina FINALMENTE non siamo riusciti ad avere uno stramaledettissimo design fatto per bene con le minchia di caratteristiche della macchina scritte.

La sua stupidità non si è limitata anche al momento del “chiarimento”, gli ho detto chiaro e tondo che quello che abbiamo ricevuto non era un design, non c’era nessuna informazione. La sua risposta è stata che lo aveva fatto “per aiutarci e farci risparmiare tempo”. Peccato che come poi ha scoperto (d’altra parte che cosa ne sa lui di come si fanno le macchine? un bel nulla) le linee di produzione della Fabia non sono compatibili con la Toyota Yaris (ma che strano eh, non l’avrei mai detto) e quindi il suo piano di copiare tutto “con minime modifiche” (chissà quali poi) è fallito.

Ho cercato di reiterare che il problema non è la volontà di far risparmiare tempo ai team, tuttavia questa mancanza di design di fatto ce ne ha fatto perdere un casino e che comunque, se pensa che ci sia una implementazione simile, è meglio partire dal design e poi eventualmente suggerire che ci potrebbe essere una soluzione già pronta disponibile da qualche parte.

La sua reazione da bambino imbecille è stata “Va bene allora la prossima volta me ne ben guardo dal dare suggerimenti non lo farò MAI più.”. A questa ennesima dimostrazione di infantile idiozia ho risposto con il vaffanculo velato di cui è fornito l’inglese: “Whatever.” ovvero “Quel che sia/Quel che è/Chi se ne frega”. E’ assolutamente educato. Trasmette a chiare lettere un messaggio: “Vaffanculo.”

Saluti di oggi a Giorgione che mi è stato di conforto e a Maddie.

Sashimi alla norvegese

Maggio 2, 2009

Salve a tutti!

Parliamo un po’ di cucina oggi! Al prestigioso CC Vest, il centro commerciale più grande della Oslo urbana (credo che il Meridiana di Francavilla Fontana (BR) sia grande due volte, ma vabbè), è tempo di saldi! L’articolo di cui parliamo oggi è l’eccezionale filetto di salmone della SALMA, una pregiatissima ditta locale che si fregia di un ottimo sito, http://www.salma.no/ , in cui vantano tutte le virtù dei loro prodotti.

La SALMA di prodotti ne ha moltissimi, BEN due, il filetto di salmone e il controfiletto di salmone. Li vende freschi con garanzia di sigillo dal pescato alla fabbrica in meno di quattro ore. Il pesce te lo vendono in una graziosa confezione bianca in cui è ben visibile la polpa del pesce, in modo che i più esperti (o pignoli come me) possano decidere esattamente che pezzo prendere.

Oggi su ispirazione del sempre valido Fanz, ho deciso che a pranzo si mangiava Sashimi di salmone. Col filetto pregiatissimo di salmone in offerta, come rifiutare?

Facciamo un passo indietro con una doverosa premessa appena si comincia a parlare di sashimi. Se uno va in Giappone e chiede il sashimi di salmone si mettono abbastanza a ridere, è infatti probabilmente il pesce meno pregiato di tutti e non è neanche tanto comune in Sol Levante perchè il pubblico gastronomico preferisce altro. Detto questo, in Europa abbiamo i pesci che abbiamo e trovandomi in Norvegia se mi metto a ignorare pure il principale prodotto locale, finisco a mangiare carta e sabbia perchè non rimane niente a parte forse i pølse di cui non ricordo se ho già parlato.

Messi a tacere i vari puristi del sushi, andiamo a cominciare! (Questa è una citazione, chi la coglie vince un premio)

Non c’è bisogno di molto per fare del sashimi di salmone: serve della polpa di salmone q.b., salsa di soia salata preferibilmente di marca Kikkoman ed erbette delicate a scelta. Io personalmente scelgo il prezzemolo.

Per mia fortuna, ho sempre in casa il mio fido bottiglione da mezzo litro della Kikkoman (che è quasi finito, devo dire) e del prezzemolo, quindi la missione di oggi è trovare un ottimo pezzo di salmone. Il rischio del piatto è chiaramente completamente associato al salmone, se vi rifilano un salmone pessimo, non solo verrà uno schifo, ma sarà anche piuttosto pericoloso da mangiare.

Il salmone viene venduto in due tagli, il filetto o taglio di pancia e il controfiletto o taglio di schiena. Ci tengo a precisare che sono traduzioni dalle pescherie locali quindi si, realizzo che taglio di schiena non significa granchè. E’ solo per intenderci, cari i miei precisini.

Il filetto è il più difficile da scegliere ed è più indicato per i piatti cotti a causa delle molteplici irregolarità che presenta (causa sbudellamento del pesce). Se vi presentassero una fetta di sashimi di salmone trapuntata di chiazze rosso-bluastre, credo che vi fareste delle domande sulla freschezza del pesce. Io da ottimo selezionatore di cibo nei supermercati, mi guardo tutti i pacchi di filetto alla ricerca di quelli meno sberciati.

Oggi tuttavia ci serve del controfiletto, del tutto privo di imperfezioni, da tagliare a fette. Le caratteristiche di un ottimo controfiletto sono poche ma importanti. Innanzitutto il colore deve essere ben omogeneo, un arancione vivo ma non innaturale, che può eventualmente stemperare leggermente verso la coda. Poi, la polpa deve essere estremamente soda. Se vi ricordate come è fatta la polpa di salmone tagliata a filetto, è come se fosse costituita da tanti “piani”. Se i piani restano tutti insieme creando un insieme elastico, il pesce è molto fresco. Se al contrario la polpa tende a separarsi, il pesce non è più super fresco e, mentre potrebbe essere ancora okay per i piatti cotti, non me lo mangerei crudo.

Ho passato cinque minuti buoni a selezionare tagli di salmone per poi portarmi a casa 200 grammi di controfiletto di prima categoria all’esorbitante prezzo di 33 corone (meno di quattro euro).

Il momento della preparazione è alquanto semplice. Ho aperto la confezione di controfiletto e ho potuto appurare con grandissimo piacere che la polpa rimaneva tutta quanta insieme, elastica ma ben compatta: ottimo segno!

Dopodichè, ho preparato un pochino di soia e prezzemolo in un piattino mentre ho tagliato il controfiletto col magnifico coltello da sashimi che ci ha regalato la ditta due anni fa. Il coltello si è ovviamente comportato in maniera egregia. Le fette classiche sono spesse circa 5-8 millimetri, non sono proprio sottili.

A questo punto è il momento della degustazione, ovvero a una a una mi sono imbevuto le fettine di soia e me le sono mangiate alla faccia di tutti i norvegesi e del loro disprezzo innato per il pesce. Due minuti ed era finito tutto. Non male come primo tentativo!

Saluti di oggi a Fanz per l’ispirazione e a Yuna per la consulenza culinaria :) .

Tasse norvegesi

Aprile 26, 2009

Salve a tutti! Non ho scritto per qualche giorno dato che ho avuto ospiti ma oggi ho un po’ di tempo da spendere sul blog.

In questi giorni ogni buon contribuente norvegese ha ricevuto il modulo di conferma delle tasse, un documento di un paio di pagine che elenca tutte le voci fiscali che ti riguardano. Devo dire che al contrario dei modelli italiani, in cui sono elencate decine e decine di voci anche quando non sono applicabili, il modulo norvegese è particolarmente chiaro, di fatto c’è solo una tabella con tre colonne per ogni voce: “Contributi versati”, “Credito sul contributo” e “Totale”. In pratica ti viene riassunto, per l’anno precedente, quanto hai pagato, a che sconti automatici avevi diritto o che conguagli devi pagare e quanto risulta alla fine dei conti.

La caratteristica di questo modulo è che ti viene spedito a casa, tu come contribuente lo devi firmare e rispedire indietro, anche nel caso in cui sia già corretto e non ci sia nessuna correzione da fare.

Il nostro munifico ufficio personale si è offerto di aiutarci a riempire questo modulo e, udite udite, da quest’anno si può spedire tutto elettronicamente attraverso l’avanzatissimo (pur alquanto spartano!) sito del fisco norvegese, ovvero lo Skattetaten (http://www.skattetaten.no/). La procedura è davvero molto semplice, si entra nel sito tramite un sistema a codice che funziona tramite gli SMS, davvero molto chic!

Ho scoperto con piacevole sorpresa che non solo gli stranieri godono per i primi due anni di una piacevole riduzione del carico fiscale dal 36% al 28%, ma ottengono anche un rimborso delle tasse pari al 50% dei contributi versati! E’ fantastico!

Questa era la parte in cui tutto è bellissimo e magnifico. Adesso vi racconto un po’ cosa succede invece a Giorgione l’australiano, di cui ho già parlato più volte. Giorgione è sposato con una norvegese e vive qui ormai da svariati anni. Poco tempo fa gli è scaduto il visto perciò si è dovuto recare all’ufficio della polizia per il rinnovo. E’ piuttosto curioso, perchè Giorgione è qui da tempo, parla perfettamente il norvegese e nonostante questo deve andare ogni anno a farsi un nuovo visto. Ancora più curioso è il fatto che in un paese dove TUTTO è sotto controllo e tracciabile, per ottenere questo visto debba recarsi all’ufficio di polizia con una certificazione scritta della moglie che afferma di essere ancora sposata con Giorgione. Che sistema moderno!

Giorgione quindi si reca all’ufficio di polizia e dopo tanti anni finalmente chiede di avere il permesso di residenza permanente, quello insomma che a noi europei tirano dietro appena abbiamo un contratto permanente. Una simpatica impiegata cinese gli ha detto che deve fare un corso di 200 ore di norvegese convenzionato con lo stato per poter avere il permesso di residenza. Ovviamente tutta la conversazione avviene in norvegese stretto quindi la reazione di Giorgione è stata un australianissimo “What the fuck?” (=”ma che c…?”). Pare che questa sia la regola ora, se vuoi il permesso di residenza ora devi sapere il norvegese e lo devi imparare attraverso i corsi “ufficiali” che sono studiati per essere spalmati in tre anni.

Dei corsi ufficiali posso dire solo una cosa: tutti quelli che conosco che li frequentano parlano meno norvegese di me e hanno una pronuncia pietosa.

Le avventure di Giorgione non finiscono qui! Anche a lui è arrivato il modulo delle tasse ovviamente. Purtroppo per lui però, quando sono state spedite le cartelle delle tasse, il suo visto era scaduto quindi niente cartella. Questo significa che automaticamente, indipendentemente dalla situazione, Giorgione paga una aliquota fiscale pari al 50% finchè non si regolarizza. Quando quindi sono arrivati i moduli per i rimborsi fiscali, Giorgione ha pensato bene di sistemare la questione, ecco come è andata.

“Salve, dovrei richiedere una cartella delle tasse standard, mi avete mandato quella per gli irregolari.”

“Si, le è stata mandata quella perchè ci risultava che il suo visto era scaduto.”

“Okay, è vero. Però ora l’ho rinnovato e ho un visto valido.”

“Lo deve dimostrare.”

“Come sarebbe che lo devo dimostrare?”

“Certo, lei deve dimostrare di avere il visto.”

“Mi faccia capire, potevate controllare se NON avevo il visto, ma NON potete controllare se ce l’ho?”

“Lei deve dimostrare di avere il visto, quindi deve venire qui all’ufficio così possiamo vedere il visto sul passaporto.”

“…”

Non c’è stato verso, di fronte all’idiozia burocratica Giorgione si è arreso. Domani entra tardi al lavoro perchè deve andare alla Skattetaten a presentare il passaporto.

Saluti di oggi a Chicca, ti ho sognato interessata soltanto a pettegolare! Un sogno veramente strampalato, non me lo ricordo perfettamente ma mi sono ammazzato dalle risate :D .