Archivio per la categoria ‘Persone’

31 anni!

Ottobre 24, 2009

Salve a tutti, eccomi tornato a Oslo!

Sono stato in Italia qualche giorno in occasione del mio compleanno il 22 Ottobre e di qualche altra ricorrenza familiare. I giorni di vacanza devo dire sono stati un pochino sfortunati, bruttissimo tempo (tranne il giorno in cui sono andato via!), non sono riuscito a incontrare tutte le persone che avrei voluto e non sono riuscito a fare tutto quello che avrei voluto.

Nonostante questo, ho un sacco di ringraziamenti da fare! Innanzitutto la mia famiglia che forse non saluto abbastanza qui sul blog. Grazie, è sempre bello tornare a casa.

Ringrazio l’indistruttibile Core di [SC.BO] (Jim, CarMazzi & Kru) per il supporto morale e la presenza nonostante i tantissimi impegni. Rimarrà memorabile il doppio 1 di CarMas a Talisman :D . Kru a proposito ho già letto il libro che mi hai regalato, è molto bello :D . Saluto anche quella sciagurata della Contessina Bidoni Mazzanti Vien Dal Mare che a causa di un inconsulto attacco di emicrania è stata la grande assente di giovedi scorso.

Saluto anche il numero innumerevole di persone che mi ha fatto gli auguri di compleanno, è la prima volta da tanto tempo. E’ bello ricevere tutto questo affetto e devo dire che, con un certo stupore, ho ricevuto *moltissimi* auguri dalla Norvegia. E’ una soddisfazione essere stimati, così come è una soddisfazione sapere di essere rispettati, di fare un buon lavoro, di essere rispettati per i propri meriti e null’altro.

Ma mettiamo da parte le sdolcinatezze per qualche momento e…

…TRAC COLPO A TRADIMENTO VI BECCATE IL POST POLITICO!

Ebbene si, è lui o non è lui? E’ proprio lui, CLEMERDO STRIKES BACK. Clemerdo Merdella e la sua cricca di amici, sintesi perfetta del clientelarismo all’italiana e di tutte le logiche sbagliate che vigono in Italia, è stato beccato ancora una volta con le mani nella torta. Questa volta avrebbe raccomandato l’assunzione di personale all’agenzia per il trattamento dei rifiuti della Campania.

Due le considerazioni a riguardo, e non sono esclusivamente dedicate a Clemerdo. Innanzitutto, una piccola osservazione: ma non si era detto che la pressochè totalità dello smaltimento dei rifiuti in Campania era in mano al crimine organizzato? Casualmente Clemerdo e i suoi amiconi “lavorano” proprio nel settore!

Questa osservazione la possiamo anche smontare dicendo che il clientelarismo è talmente radicato che alla fine poco importa il settore, è un mangia-mangia alla ‘ndo cojo cojo (questo è stile signori). Va bene, ammettiamo pure che il settore di competenza dell’agenzia sia poco importante, magari lo è.

Ciò che invece mi ha lasciato stupito è la dabbenaggine dei coinvolti. A quanto pare la prova più importante è un file Word che contiene il nome dell’assunto (in barba totale ai requisiti) e il nome di colui che lo ha raccomandato. Tutto questo è in chiaro, senza nessun tipo di codice o astuzia per mascherare le informazioni.

Ho solo due spiegazioni per questa sfrontatezza: o sei un completo sprovveduto oppure sei convinto della tua impunità (o meglio, visti i tempi, impunibilità). La prima opzione è sempre possibile. D’altra parte non è che avessero messi in piedi chissà che piano criminoso: “Io raccomando X, io ti assumo X, ci facciamo dei regali”. Non ci vuole un genio per attuarlo, quindi è possibile che abbiamo a che fare semplicemente con un sempliciotto disonesto.

Ciò che tuttavia mi spaventa è lo spettro della seconda possibilità, ovvero che ormai siamo arrivati al punto in cui ci si può macchiare con scioltezza dei reati più vergognosi con la tranquillità di essere impunibili a causa di regole strampalate o di un sistema così marcio che la chance di essere beccati in mezzo a così tanti criminali è minuscola.

Spero che si sia trattato solo di un cretino.

Saluti speciali a Truffa Airlines e alle sue regole del piffero: oggi avevo tutti bagagli fuori peso di brutto e non vi ho pagato una lira. Pan per focaccia, truffatori.

Il ritorno del freezer

Ottobre 3, 2009

Salve a tutti!

Come avrete forse visto sui siti specializzati come Gamasutra (mia madre quando ha saputo che il sito di riferimento della industry era Gamasutra ha storto il naso, pensava fosse un sito porno, lol), Funcom ha cassaintegrato il 20% della propria forza lavoro: un sostanziale numero di persone dal quartier generale qui a Oslo.

Non fornirò numeri nè alcunchè che non sia stato ufficialmente dichiarato dal nostro amministratore delegato, tuttavia voglio fornirvi un punto di vista umano di ciò che è successo.

Innanzitutto, tranquillizzo tutti gli amici, i conoscenti e i lettori, ho ancora un lavoro, sono profondamente rispettato e nessuno si è sognato anche solo lontanamente di congelarmi in cassa integrazione, segno che tutto l’impegno e gli sforzi di questi mesi sono valsi qualcosa.

Ricordo poi che nonostante quello che hanno riportato le agenzie, non abbiamo licenziato nessuno che non fosse in condizione di essere cassaintegrato secondo la legge norvegese. Ho già fatto un post su come funziona il congelamento del posto di lavoro qui in norvegia quando l’anno scorso ridimensionammo il reparto QA. La stragrande maggioranza dei colpiti dal provvedimento era nelle condizioni di ricevere supporto dallo stato norvegese, quindi è stata una forma di sospensione del lavoro molto morbida, almeno economicamente parlando.

Dal punto di vista umano invece è stato, ammetto, faticosissimo.

Andiamo con ordine. La settimana scorsa c’erano state alcune discussioni abbastanza accese tra il mio team e il team in cui lavora Targazzo. I miei gregari si lamentavano di non essere considerati abbastanza e di essere ostracizzati in tutte le discussioni di design. Targazzo e soci invece ci ritenevano troppo invadenti. Una classica questione a doppia faccia in cui la ragione sta da qualche parte in mezzo alle due posizioni. Non mi addentro troppo nella questione, non importa.

Giovedi scorso grandi discussioni con Targazzo e uno dei miei, abbiamo speso molto tempo per cercare di decifrare un documento di Targazzo scritto in teoria in inglese. Era veramente incomprensibile, ostrogoto. Momenti di tensione, qualche incomprensione, poi fortunatamente è intervenuto Giorgione e ha aiutato moltissimo. Io mi sono permesso di osservare che se per leggere un documento servono tre persone in aggiunta a chi l’ha scritto, ci sono dei problemi di capacità comunicativa molto pesanti.

Venerdi ricevo notizia che io sarei stato poco professionale nei confronti di Targazzo, con attacchi di tipo personale. Mi dà molto fastidio quando si mette in dubbio la mia professionalità perchè sono sicuro di non avere mancato di rispetto a nessuno, perciò ho passato l’intero weekend a pensare: “Sono stato poco professionale? Sono stato offensivo?”. Mi sono veramente scervellato e non sono riuscito a trovare una risposta.

Lunedi mi avevano promesso un incontro chiarificatore tra tutte le parti in causa. Ero pienamente pronto a scusarmi con Targazzo: sono certo di non avergli mai mancato di rispetto. Sono stato senz’altro critico nei confronti dei suoi documenti incomprensibili ma mai in maniera personale. Se però lui riteneva di essere stato offeso, alla fine questo è sufficiente per avere diritto a delle scuse, sono sicuro che ci siano state delle incomprensioni. Lunedi quindi mi aspettavo una serie di incontri chiarificatori. Nonostante i miei ripetuti solleciti, questi incontri vengono misteriosamente ritardati da Giorgione con motivazioni criptiche e poco chiare.

Non ci faccio troppo caso, almeno finchè non mi butta lì un “Fidati, le cose cambieranno”. Non avevo la più pallida idea di che cosa intendesse. Pensavo che avrebbe cominciato a intervenire più spesso nelle vicende tra team, o qualcosa del genere.

Martedi è doomsday. Arrivo in ufficio e i Produttori passano parola a tutti noi manager di medio livello di assicurarsi assolutamente che tutti quanti siano presenti alla riunione delle dieci. Il CEO gira nervosamente per i piani dell’edificio, non devono essere buone notizie, perchè se lo fossero ce l’avrebbero detto. Alle dieci ci raduniamo nella sala principale, non c’è solo il team di Conan, c’è tutta la compagnia eccetto Secret World (che ha un’area propria).

I minuti passano, siamo tutti lì riuniti, si capisce che c’è qualcosa di brutto nell’aria, ma non si capisce che cosa. Io mi aspettavo l’annuncio di qualche licenziamento, ma una cosa minuscola. O magari qualche ritardo in Secret World (non è certo la fine del mondo… non abbiamo annunciato quando lo rilasciamo, dopo tutto).

Il CEO arriva con circa dieci minuti di ritardo, visibilmente commosso. Comincia a parlare, ma è troppo commosso e prende un minuto per calmarsi. Quando finalmente prende coraggio annuncia le scioccanti novità: il consiglio d’amministrazione ha deciso che bisogna assolutamente diminuire i costi, e la sede di Oslo costa molti soldi. In conseguenza di ciò, hanno deciso di mandare un certo numero di persone in cassa integrazione (ove applicabile, altrimenti tristemente licenziamento).

Subito dopo il meeting mattutino è cominciata una attesa straziante (non per noi manager, fortunatamente). A turno tutti quanti sono stati chiamati per una breve chiacchierata col relativo Produttore per sapere del proprio destino. I primi sono stati tutti i manager e io sono stato chiamato intorno alle dieci e mezza. Non ero molto preoccupato, ma non si sa mai, il nervosismo in tutta la compagnia si tagliava col coltello da tanto era solido e concreto.

Nel Corridoio dell’Apocalisse ho incontrato uno dei programmatori che devo dire mi ha detto una cosa che mi ha fatto piacere: “Se ti mandano via, c’è qualcosa di seriamente sbagliato in questa compagnia!”. Per intenderci questo signore è un norvegese goth grande e grosso, che arriva in ufficio completamente coperto di cerotti perchè il giorno prima ha fatto scherma medioevale e si è massacrato. L’ho ringraziato per l’affetto e sono entrato nella Stanzina dell’Apocalisse dove mi è stato comunicato che mi confermavano in ruolo ma che perdevo un membro del team, Dario Minchiazzuni.

Ci tengo a precisare, io di tutto questo non sapevo nulla. Non posso nascondere che professionalmente mi faccia piacere non avere più a che fare con una persona così odiosa e spiacevole come Mr. Minchiazzuni, tuttavia umanamente non auguro veramente a nessuno di perdere il posto di lavoro. Come dice Giorgione, vorremmo tutti essere filantropi e pagare stipendi alle persone per non fare niente. Purtroppo non si può fare.

La comunicazione del Fato è stata devo dire irreprensibile. Entro l’ora di pranzo tutti quanti erano a conoscenza del loro destino. I problemi per noi manager sono cominciati ora.

Qualcuno ovviamente ha reagito male (v. Dario che ha minacciato di denunciare la compagnia), altri invece l’hanno presa davvero bene, arrivando persino a dire che era la spinta di cui avevano bisogno per cercarsi un nuovo lavoro.

Martedi, Mercoledi e Giovedi sono stati giorni difficili. Mentre comunque lavoravo alla delicatissima creazione del personaggio per aggiungere la nuova razza all’interno del gioco, ho passato gran parte del tempo a dare conforto alle persone, ad ascoltare sfoghi, a cercare di dare spiegazione e soprattutto, a MENTIRE.

Ebbene si. Di Secret World non so niente, ma in Conan abbiamo perso alcune persone con una etica di lavoro molto discutibile che da tempo ricevevano commenti molto negativi sul loro lavoro senza alcuna speranza di miglioramento. In situazioni come queste, devi essere solidale con tutti, anche con quelli che magari stimi di meno.

In questo scenario, ho fatto qualcosa di vero e sentito che già avevo pianificato di fare: scusarmi con Targazzo. Mercoledi è passato dall’ufficio per radunare la sua roba e andarsene per l’ultima volta. L’ho rincorso mentre usciva dall’ufficio e gli ho spiegato che se pensava che gli avessi mancato di rispetto mi scusavo, i problemi erano di comunicazione e non certo personali. Ci siamo stretti la mano, ci siamo augurati buona fortuna e mi sono sentito molto meglio.

Ora la tempesta è un po’ passata, ma è devastante camminare per i corridoi della società, ora siamo tutti sparsi tra più piani ma c’è un vuoto quasi spettrale. Abbiamo consolidato la struttura questo Venerdi ma non stavo bene quindi non so se ci siamo già tutti radunati in un piano solo. Fatto sta che questo brutto pasticcio avrà senz’altro ripercussioni sul morale che sentiremo ancora per molti giorni.

Saluti di oggi a Giorgione, perchè lui mi capisce.

Dario il Genio

Agosto 22, 2009

Salve a tutti!

Ho un *fantastico* nuovo membro nella mia squadra, Dario Minchiazzuni (i nomi sono mascherati, come al solito), genio della pirlata! E’ eccezionale!

Ci tengo a precisare subito che non è un incompetente, è normale, senza infamia nè lode. Ciò che lo caratteriza invece è una arroganza oltre ogni immaginabile confine e soprattutto una serie di comportamenti di pregevolissima caratura morale. In una settimana ho già una pagina piena di note disciplinari su questo tizio, tanto per intenderci.

Vediamo alcuni dei suoi eccezionali exploit!

Mi viene comunicato che dalla “prossima settimana” Dario sarà nel mio team. Quindi lunedi arrivo in ufficio, annuncio al resto del team che avremo un nuovo membro e lo aspettiamo con una certa trepidazione, ritardando anche i meeting mattutini. Ero stato informato che questo signore non è tra i più mattinieri, ma finchè non arriva tardi ovviamente è tutto lecito.

Aspettiamo… aspettiamo… aspettiamo ancora… Non si fa vedere. Scopro dopo che c’è stato un piccolo disguido di comunicazione, Lunedi era ancora in ferie. Poco male, allora arriverà Martedi, no?

Bè… no. Martedi lo aspettiamo trepidanti ma i sorrisini sarcastici cominiciano a emergere qui e lì specie perchè non si fa vedere neanche Martedi! Stavolta non ci sono scuse, nessuno sa niente, per sentito dire in ufficio mi vengono a dire in via indiretta che forse ha avvisato il suo ex manager che rimaneva a casa perchè era rientrato tardi dalle ferie. Legittimo, ma forse si sarebbe dovuto prendere la briga di chiedere prima.

Mercoledi finalmente il signorino si presenta e di fronte a una cortese rimostranza da parte mia riguardo la scorrettezza procedurale nell’avvisare qualcun altro in ufficio e non il suo manager (cioè il sottoscritto), risponde tutto seccato che non capisce come mai i manager non abbiano una panoramica dei piani ferie centralizzata. Per il momento lascio perdere, ma più avanti nella giornata mi prendo lo scrupolo di controllare col suo ex manager se effettivamente quel Martedi ha avvisato lui.

Ebbene, magia delle magie… no! A questo punto mi sento in dovere di andare a fondo nella facenda, trovo il sig. Minchiazzuni in giro per l’edificio (è un perditempo incredibile), lo trascino a forza in una sala riunioni e gli chiedo molto direttamente: “Hai avvisato qualcuno che non venivi Martedi?”.

A questa domanda, è sbiancato, ha balbettato un po’ e poi ha risposto… “Ehm uhm no.”. Okay, è tutto quello che dovevo sapere, sostanzialmente Martedi il signorino ha saltato il lavoro. Pare tra l’altro che non sia stato l’unico, poichè era in gruppo con altra gente della munifica megaditta. Solo che qualcuno ha avvisato, altri sono semplicemente rimasti a casa. Bravi, complimenti.

Le grandi imprese di Dario non sono finite qui! Giovedi mi delizia con solo un’ora e mezza di pausa pranzo (la normativa norvegese prevede 30 minuti. Siamo un po’ flessibili ma tra 30 minuti e 90 minuti…), cosa che non posso di certo ignorare. Quando torna al suo posto gli chiedo (sapendo già la risposta) che fine aveva fatto.

Mi risponde candidamente (almeno ha capito che balle non me ne deve dire, se no finisce male) che è stato da Santino. Gli dico con limpida fermezza che è inaccettabile prendersi un’ora e mezza di pausa pranzo se non avvisi, senza urlare nè insultare ma è evidentemente che non sono contento. Chi lo sarebbe d’altra parte?

La sua reazione mostra una eccezionale maturità professionale. Prima, mi rinfaccia di aver preso un’ora di pausa pranzo ieri (non mi risulta, ma vabbè). Dopodichè si alza, con una faccia tutta tirata come se stesse per piangere, e va nell’ufficio del manager generale per l’espansione, il buon Gino Gentiloni, un uomo di grande bontà che ha rare abilità nel gestire il personale (in senso buono).

Ovviamente perde un’altra mezz’ora per esporre le sue rimostranze al buon Gino. Quando ha finito, è il mio turno di parlare col capo. Il buon Gino mi spiega che il sig. Minchiazzuni è andato a lamentarsi dicendo che io ce l’ho con lui e sto facendo di tutto per rendergli la vita difficile.

Gino è un uomo intelligente e gli ha dato l’unica risposta possibile: “Nessuno ce l’ha con te. Ma se non segui le regole, ti prendi degli schiaffi, specie in quel team.”.

Le regole sono regole, vanno seguite se no è il caos.

Facezie a parte, come commentare questi comportamenti? Usando le parole stesse del buon Gino, in norvegia si trova una diffusa bassa etica lavorativa. Non si tratta di impiegati in malafede o incapaci, semplicemente non sono interessati al lavoro in quanto tale, è solo una cosa che devi fare tutti i giorni per avere poi dei soldi ogni mese. Gino (che è norvegese) ha definito questo atteggiamento così: “E’ purtroppo abbastanza comune trovare persone che considerano il lavoro una sorta di asilo nido per adulti. Ci vai, ci stai otto ore e poi vai a casa, quel che sia sia.”.

Devo dire che mi sembra strano che sia così, dato che la stragrande maggioranza delle aziende norvegesi è piccola (0-1 dipendenti), ma forse questo ha avuto come conseguenza la mancanza di una cultura corporativa? Personalmente non so rispondere, ma mi sembra interessante parlarne.

Saluti di oggi al Galantuomo di Ashes, a Xio e a Giorgione che è appena tornato dalla Germania.

Son soddisfazioni!

Luglio 26, 2009

Salve a tutti!

Dopo una pausa di tre settimane torno in Norvegia. Non mi sto a dilungare su quanto mi siano seccate le ferie imposte in questo luglio, tuttavia ringrazio mia sorella che ha avuto la pensata bellissima di andare a Londra una settimana. Ho avuto la possibilità di vedere Avenue Q al Gielgud Theatre e il nuovo Harry Potter al BFI IMAX del South Bank, perciò non mi è andata così male.

Parlerò di queste cose in un post successivo, oggi invece voglio condividere un po’ di lamentele su uno dei miei argomenti preferiti. No, oggi non parlo della Repubblichetta Neofascistella d’Italietta. Oggi ci facciamo due risate con Truffa Airlines.

Mia sorella mi ha salvato le vacanze proponendomi di andare a Londra, tuttavia ci siamo mossi COSI’ tardi che sono stato purtroppo costretto a prenotare con Truffa Airlines. All’andata succede un fatto misterioso, peso la valigia a casa, 14,9 Kg, all’aeroporto una impiegata Truffa Airlines marca 16,4 Kg. Non ho mai visto discrepanze così grandi rispetto alla pesata casalinga. Con fare tutto italiano, l’impiegata si vanta del fatto che lei fa passare sui voli Truffa almeno 1-1,5 Kg di più. Io ho già capito che questo significherà che quando torniamo sarà un casino.

Purtroppo ho ragione troppo spesso. Il rientro da London Stanstead (comodissimo, alle 7.10 di mattina) comincia male. Ci sono dieci banchi per il check-in assegnati alla Truffa Airlines, i disgraziati che hanno scelto di farsi truffare si sono distribuiti in maniera più o meno uniforme. A un certo punto arriva un impiegato Truffa e comincia a sbraitare di “MUOVERSI DI LA’!”. Tutti si guardano interrogativi, non è chiarissimo dove sia il “là”. Questo fa segno alla nostra destra, dove c’è una massa informe di persone. Senza pormi troppe domande viste le 5 del mattino, mi sposto in un’altra fila del check-in dove faccio anche conoscenza con una signora inglese che va a Perugia davvero molto simpatica.

Al banco del checkin ovviamente la valigia segna un astronomico 18.5 Kg (che onestamente non mi spiego, prendi tre chili solo di roba sporca? Ma per favore). La scortesissima impiegata di Truffa Airlines mi rende edotto della onestissima tariffa: QUARANTACINQUE STERLINE. Seccato oltre ogni immaginabile possibilità, vado a pagare e finisco il checkin. Al controllo di sicurezza c’è una fila enorme e interminabile. Fortunatamente mi ritrovo in fila con la signora di Perugia e faccio due chiacchiere con lei, mentre attorno a me certi “soliti soggetti” fanno scenate con pianti e urla isteriche quando viene detto loro che i liquidi vanno messi nelle buste trasparenti. Non apro questa parentesi per motivi di decoro.

Passo il controllo di sicurezza veramente all’ultimo secondo, il volo è già dato in Final Call (Chiamata finale) al gate. Quando scopro che bisogna pure prendere una monorotaia per arrivare al gate dal terminal principale, mi prende lo sconforto. Fortunatamente, la Truffa Airlines usa la già nota truffa degli orari, espandendoli del 197484325% per poi dire di essere arrivata in anticipo, perciò quando arrivo il gate non è neanche aperto.

Per la prima volta vedo un gate organizzato come Truffa Airlines li vorrebbe: due code, precise, per i Priority (il primo servizio a pagamento autoemesso, truffa pura) e per i truffati normali. Il volo fortunatamente va tutto bene, stanno tutti dormendo quindi ci graziano dal solito carosello di cretinate truffa tipo la lotteria, le carte telefoniche o il pessimo cibo.

Mi è venuto in mente or ora però che alla partenza per Londra abbiamo accumulato in ritardo mostruoso alla partenza, perchè non quadrava il numero di carte d’imbarco registrate sull’aereo. Quasi un’ora per capire che c’era uno scienziatone inglese che aveva stampato le carte d’imbarco fronte retro. Quando ha fatto il volo d’andata gli hanno strappato la carta d’imbarco quindi indovinate un po’ dov’era quella di ritorno? Un’ora per accorgersi di questo. D’altra parte quando ti prendi personale inesperto, economico e poco professionale, queste sono cose che ti creano ritardi di ogni tipo.

Ma veniamo al cappello finale. Ieri sono tornato qui a Oslo, arrivo in aeroporto alle 14.20. Il volo è alle 16.35. C’è un fiume di persone immenso ai due banchi chekin della Truffa Airlines. In circa un’ora, la fila si è mossa di *venti* persone. Venti. Forse ventuno? Per miracolo riesco a fare il checkin e mi reco al gate. Il gate apre e cominciamo a salire sull’aereo. C’è qualcosa che non quadra immediatamente. La Truffa Airlines usa dei Boeing 737-800 Tight Refit per aviazione civile che imbarcano approssimativamente 168 passeggeri. Considerata la fila immensa al checkin, non mi sembrava proprio che fossimo 170 persone.

Salgo a bordo, l’aereo non è molto pieno. Dietro a me una bambina di genitori anglo-norvegesi mi tira calci tutto il tempo. Alla decima volta mi scappa un “E che c…!”. La mamma capisce che la bambina ha leggermente strarotto la minchia e la calma. Inciso sulle mamme norvegesi: la tipica mamma norvegese tiene i bambini in uno stato di incuria e maleducazione totale. Andate in un giardino qualsiasi, passeggiate per strada o andate in un qualsiasi ristorante dove ci sia un bambino e ve ne accorgerete, provare per credere.

Nel frattempo, il comandante dell’aereo comincia a insultare l’aeroporto di Bologna sull’interfono, annunciando a tutto l’aereo che evidentemente a Bologna non hanno capito come funzionano i voli Truffa Airlines e in genere come funzionano tutti i voli, perchè non si può avere il checkin ancora aperto mentre l’aereo sta imbarcando. Nonostante sia assolutamente scandaloso che in un’ora sia stato eseguito il check in a venti persone, trovo di una professionalità bassissima annunci di questo tipo. Scarichiamo pure il barile su chi non c’è, certo ovviamente non menzioniamo che Truffa Airlines ha una sola persona di personale a terra per assistere circa 450 persone (c’erano tre voli Truffa Airlines in partenza). Moltissime persone ancora non capiscono che se non devono lasciare bagagli e hanno fatto il checkin online, possono andare direttamente al gate. Se nessuno glielo dice, si mettono in fila e creano solo dei ritardi.

Con un ritardo mostruoso l’aereo viene finalmente caricato (tralascio altri disservizi, tipo l’equipaggio che non sa di chi è una bicicletta e ci fa perdere altri quindici minuti per capire di chi è per poi lasciarla a Bologna) e il comandante ci delizia con altre perle di grande professionalità condita da del buon vecchio razzismo settentrionale. In inglese, si scusa con tutti a nome di Truffa Airlines e dell’Aeroporto di Bologna per il ritardo. In italiano si scusa a nome di Truffa Airlines ma si lancia poi in una serie di commenti inappropriati sull’Aeroporto di Bologna, arrivando perfino a dire, testuali parole, “Mi avevano detto che Bologna è uno degli aeroporti migliori d’europa, se il livello è questo siamo messi proprio male. Giuro, l’aeroporto di Trapani e di Bari sono messi molto, molto meglio.”.

Un applauso alla completa e totale mancanza di professionalità, condita da del sano razzismo, veramente complimenti. Ovviamente sul sito di Truffa Airlines manca qualsiasi contatto per segnalare episodi di nessuna professionalità degli equipaggi, ma questo non dovrebbe stupire dato che lo standard della compagnia è proprio questo.

Il volo è rumoroso, pieno di bambini norvegesi che ovviamente vengono tenuti allo stato brado secondo solito. Io non ho mai visto nessun paese della Terra dove se un bambino fa un casino indiavolato i genitori non gli tirano due sberle per insegnargli l’educazione. E non sto certo dicendo di ammazzarli di botte, ma un ceffone certe volte ci vuole, santi numi!

Vicini a Sandefjord, la bambina e il fratellino cominciano a urlare di continuo dietro al mio sedile, in maniera sistematica, vanno avanti per più di cinque minuti nella indifferenza totale del genitore che evidentemente pensa che tutto questo sia normale e civile. Stizzito, mi giro e gli mollo uno “Shut up, already!” che non significa nulla di più di “E state zitti!”. Non è in alcun modo volgare.

Il padre ha un accesso d’ira e con gli occhi iniettati di sangue comincia a urlarmi contro “COME TI PERMETTI DI PARLARE AI MIEI BUONISSIMI BAMBINI COSI’, ADESSO TI SCUSI SUBITO”. Con calma olimpica gli rispondo “Se si è offeso, spiacente, capita.”. Questo qui rincara la dose con un patetico “ADESSO TI SCUSI”, tra un po’ aveva un infarto credo. Alla mia banalissima risposta “No.” si è inalberato ancora di più, “APPENA SCENDIAMO DALL’AEREO TI SCUSI”.

Gli ho risposto con grande classe: “I won’t.”, ovvero “Non lo farò.”, mentre quelli attorno a me mi guardavano con ammirazione. Evidentemente ho detto a questo signore (se signore si può chiamare) quello che tutti volevano dirgli.

Con tutta la tranquillità del mondo me ne sono sceso dall’aereo a Torp (ovviamente sotto la pioggia), mentre questo qui dava in escandescenze con tutti quelli attorno, molto divertente. Spero di avergli rovinato le vacanze.

Per coronare un ritorno abbastanza schifoso, l’autista pakistano del Torpekspressen ha saltato la mia fermata e mi ha costretto a fare mezzo centro di Oslo a piedi, in salita e con la valigia. Non sono rimasto molto contento. Alle 23 sono arrivato a casa piuttosto esausto.

Basta per oggi, magari domani recensisco Harry Potter e i Baci Perugina. Saluti di oggi a mia sorella che finalmente si è laureata, a Fanz per una certa impresa che sa lui, i tanti italiani simpatici sul volo di ieri, specie la coppia italiana che ha truffato Truffa Airlines ed è riuscita a non pagarli, Jim, Carmazzi e il Governatore Marley che mi sono venuti a prendere all’aeroporto e per finire la Contessina Bidonazzi Vien dal Mare :D .

Indipendence Day!

Luglio 3, 2009

Salve a tutti!

Domani è il quattro luglio, giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti nonchè primo giorno di ferie per il sottoscritto. Purtroppo per me, mi sono state imposte queste orrende vacanze a luglio, periodo sfigatissimo che non mi ha permesso di organizzare alcunchè.

Per mia fortuna mia sorella è stata molto sensibile e ha avanzato una idea smozzicata di andare a Londra… Chiaramente non me lo sono fatto ripetere due volte perciò dal 13 al 21 sarò lì.

Ritornerò qui a Oslo il 25, probabilmente con qualche nuova stupidaggine da scrivere :D .

Saluti speciali a Giorgione e alle multe ridicole che prende :D .

Russ & Targazzo

Maggio 14, 2009

Salve a tutti!

Oggi parliamo un po’ di cose stupide. Innanzitutto vi segnalo una curiosa usanza norvegese, i “pantaloni rossi”.

Spieghiamo un po’ meglio che cos’è questa roba. Chiunque girasse per le strade della norvegia in questo periodo incontrerebbe ovunque giovani con delle strane braghe rosse (okay qualcuno le ha blu e forse tre in tutta la norvegia le hanno nere) che girano in gruppi o che si infilano su strani autobus dai vetri oscurati marcati in maniera strana, come ad esempio il misterioso “Plan 2″.

Ebbene, questi giovani fanno parte del Russ. Il Russ è una dimostrazione di maturità (vabbè…) che i giovani norvegesi fanno immediatamente prima dell’esame di maturità delle superiori. Il colore delle braghe che portano ha una relazione con il corso universitario che hanno scelto. Originariamente mi dicevano colleghi norvegesi che il Russ è nato come affermazione di maturità da parte dei giovani, stava a significare la presa di coscienza politica della gioventù, qualcosa per dire “Sono maturo ora, posso scegliere una università, posso iscrivermi a un partito politico.”

Ovviamente una dimostrazione di maturità alla norvegese non può fare altro che trasformarsi in una colossale sbevazzata continua. I ragazzi del Russ li trovi ovunque, girano su questi autobus o per le strade per giorni interi, ubriacandosi e riposandosi sui sopracitati mezzi. E’ una festa che dura settimane e che francamente mi lascia basito. Non ho fatto questo gran bell’esame di maturità ma prima dell’esame col cavolo che mi permettevo di oziare per giorni! E’ una cosa davvero fuori di testa. In compenso però il Russ un aspetto positivo ce l’ha, commentato da Giorgione proprio oggi: “Almeno sai che tutte le ragazze in Russ sono legali”. SCORE!

L’altro argomento di oggi è uno sfogo personale. C’è un membro del team in cui sono in questo momento che chiameremo Targazzo. Targazzo è un grosso norvegese, sembra un vichingo rossiccio. Ha una camminata sgangherata, da cavernicolo, una intelligenza limitata, una arroganza illimitata e un atteggiamento da schiaffi.

Quest’uomo “lavora” con noi da molti anni e in tutti questi anni è stato completamente incapace, pur essendo stato manager, di maturare qualsivoglia intuito riguardo i costi. Qualsiasi cosa progetti deve essere completamente riprogettata perchè tutte le sue idee (tutte per nulla originali e basate completamente sugli aspetti visuali e non sulle meccaniche) sono oltre che totalmente ordinarie, costosissime.

Ultimamente ho avuto più di qualche screzio con lui dovuto alla sua totale incompetenza e alla sua completa incapacità di comunicare le sue idee. Qualcuno sostiene che ogni tanto qualche buona proposta ce l’abbia. Io ormai credo di essere accecato dal disprezzo e non vedo in lui nulla di buono se non l’ennesimo pessimo designer norvegese assunto solo per favoritismo e completamente incompetente, senza contare la sua pessima etica professionale.

Ma veniamo all’ultimo evento, opportunamente cambiato per non infrangere nessun segreto. Giusto per farci capire. Allora, facciamo finta di non lavorare nella game industry, ma in una grande industria che fabbrica automobili. Allora Targazzo è uno che fa i progetti di alto livello delle macchine, cioè propone ad esempio di fare un nuovo modello di utilitaria, a 4 posti, che ha questa forma, con l’obiettivo di inserirsi nel mercato delle auto che consumano poco. Sempre in questo scenario, io sarei il direttore tecnico che determina di che pezzi ci sarà bisogno per fare questa nuova auto e in che ordine montarli.

Il progetto che ricevo da Targazzo per la macchina nuova è: “E’ tipo la Toyota Yaris con minime modifiche.”. Come si può notare, questo non è un progetto, è nulla. Non mi da nessuna informazione su come costruire la macchina, nè quali siano le sue caratteristiche. Insomma, non so un bel niente di nulla. Richiedo quindi, circa 12 volte, informazioni a Targazzo che oltre a essere un bugiardo patentato è anche un pigro cronico (non l’ho mai visto prendere meno di sessantacinque pause sigaretta al giorno).

Dopo ripetuti solleciti, arriva il “vero” design. Il vero design è “Allora è tipo la Toyota Yaris con minime modifiche, bisogna andare a prendere i progetti della Fabia (che ha fatto mesi fa tutto un altro team che non ha niente a che fare con questa fabbrica) e cambiare la linea di produzione XYZ per fare Z invece che G.”. A questo punto io comincio a inalberarmi. Questo non è un progetto, è un progetto di produzione di come si fa una macchina… di cui non si sa assolutamente niente.

Morale della favola questa idiozia dovuta alla sua totale incompetenza è andata avanti 3 settimane e mezzo finchè stamattina FINALMENTE non siamo riusciti ad avere uno stramaledettissimo design fatto per bene con le minchia di caratteristiche della macchina scritte.

La sua stupidità non si è limitata anche al momento del “chiarimento”, gli ho detto chiaro e tondo che quello che abbiamo ricevuto non era un design, non c’era nessuna informazione. La sua risposta è stata che lo aveva fatto “per aiutarci e farci risparmiare tempo”. Peccato che come poi ha scoperto (d’altra parte che cosa ne sa lui di come si fanno le macchine? un bel nulla) le linee di produzione della Fabia non sono compatibili con la Toyota Yaris (ma che strano eh, non l’avrei mai detto) e quindi il suo piano di copiare tutto “con minime modifiche” (chissà quali poi) è fallito.

Ho cercato di reiterare che il problema non è la volontà di far risparmiare tempo ai team, tuttavia questa mancanza di design di fatto ce ne ha fatto perdere un casino e che comunque, se pensa che ci sia una implementazione simile, è meglio partire dal design e poi eventualmente suggerire che ci potrebbe essere una soluzione già pronta disponibile da qualche parte.

La sua reazione da bambino imbecille è stata “Va bene allora la prossima volta me ne ben guardo dal dare suggerimenti non lo farò MAI più.”. A questa ennesima dimostrazione di infantile idiozia ho risposto con il vaffanculo velato di cui è fornito l’inglese: “Whatever.” ovvero “Quel che sia/Quel che è/Chi se ne frega”. E’ assolutamente educato. Trasmette a chiare lettere un messaggio: “Vaffanculo.”

Saluti di oggi a Giorgione che mi è stato di conforto e a Maddie.

Incredibilmente… ancora Buon Natale!

Febbraio 23, 2009

Non c’è niente da fare, questo Natale mi perseguita. Sabato ero tranquillo tranquillo a casa a giocare a Dawn of War II (a tal proposito: stupendo, chiaramente ho preso la Steel Edition riservata per la scandinavia) quando mi chiama Giorgione l’Australiano.

Giorgione è il capo creativo del progetto su cui sto lavorando adesso di cui purtroppo non vi posso parlare. Ciò che importa è che con Giorgione vado molto daccordo, è un tipo simpatico ed espansivo, è facilissimo lavorarci perchè è una persona aperta e comprensiva, inoltre mi rispetta molto poichè ho provato con i fatti che non sono un parolaio ma uno che lavora (tra l’altro bene).

Mi chiama dunque il buon Giorgione e mi offre di andare a pranzare il giorno seguente dai genitori di sua moglie (norvegese) in un paesino a quaranta minuti da Oslo… a gustare il pasto tipico di Natale, il Pinnekjøtt. Chiaramente ho accettato, una domenica “a casa” la passo volentieri. Inoltre stando ad alcuni norvegesi il sopracitato piatto è una cosa davvero tipica per quanto riguarda la cottura di carne alla norvegese, quindi va provata.

Certo, ormai l’esperienza insegna che dei consigli culinari provenienti da nazioni non qualficate (v. gli hamburger di Ermenegildo et al. per i lettori di vecchia data del blog) bisogna diffidare, tuttavia rifiutare per motivi strettamente culinari mi sembrava brutto. Ho anche fatto una semplice considerazione, in Italia senz’altro sarei stato costretto a ingozzarmi di qualsiasi schifezza disgustosa inneggiando alle strepitose capacità culinaria della padrona di casa. Qua in Norvegia queste cose non si fanno, anzi se ti lanci in sperticate lodi risultati imbarazzante e quindi finisci con l’intimidire la tavola. Non sia mai! Ehi, io con Giorgione ci lavoro tutti i giorni, siamo vicini di scrivania, progettiamo insieme tutti i giorni (lui ha le idee, io le raffino e le implemento), mica posso fargli fare una figuraccia con i suoceri!

Arriva finalmente la domenica, io stavo giocando a DoW2 aspettando l’ora di pranzo. Giorgione mi manda un SMS dicendo che la CENA sarà alle 17, quindi partenza da Oslo alle 15.30. Qui ho realizzato che la mia comprensione al telefono è proprio MOLTO scadente (già certe volte non capisco in italiano, figuriamoci inglese biascicato attraverso un cellulare), ma ormai l’ora di pranzo era passata, perciò ho semplicemente aspettato le 15. Scoprirò poi che l’idea è stata ottima.

In macchina siamo in 5, Giorgione, sua moglie Abresia (questa è l’ultima volta che metto la parentesi per dire che i nomi me li invento, mi sa), la loro amica Ariella, il sottoscritto e Romino il Francesino, il collega francese con cui ho convissuto appena sono arrivato in Norvegia. Il viaggio è breve e alle 5 precise arriviamo a Sperdutensund, un paesino di duemila anime completamente innevato.

La casa dei genitori di Abresia è molto carina, completamente in legno, con annesso studio di fisioterapia del papà. Vivono lì anche le sue due sorelle minori, entrambe assai discretazze devo dire. Il salotto-cucina-sala da pranzo è finissimo, con caminetto, collezione di divani tutti rigorosamente diversi ed enorme biciclettona da ginnastica. La tavola è spartana ma fine (sul serio, stavolta).

L’odore è fortissimo, di carne salata. In una pentola un paciugo macilento di quella che sembra zucca bolle schizzando da tutte le parti. Lo so già dove va a finire questo banchetto natalizio.

 Apriamo una parentesi sul Pinnekjøtt. E’ una roba un po’ strana, lo vedi in vendita un po’ ovunque nei supermercati, tutto l’anno. A parte kjøtt che vuol dire “a pezzi” o “macinato”, non ho mai indagato su cosa sia il pinne, ma comunque questa cosa non è altra che una collezione di pezzi di pecora, quasi tutti con osso, che vengono essiccati sotto sale. Quando lo si vuole cucinare, si lascia la carne in acqua per 24 ore a idratarsi, poi la si cucina a bagnomaria in una casseruola. Tutte le parti grasse della pecora si sono però ormai disidratate, quindi diventano dure e possono essere facilmente tagliate via mentre si mangia la carne, che invece assume una consistenza estremamente sfilacciata e un sapore intenso (di sale).

E’ finalmente ora di augurarsi DI NUOVO Buon Natale e comincia il ricco pasto. La carnazza di pecora salatissima si mangia con un purè arancione che non è di zucca come pensavo (alè!) ma di patata, carota e barbabietola o rapa rossa, non ho ben capito. L’entusiasmo per avere evitato la zucca chiaramente è svanito immediatamente. Si accompagna il tutto con una patata bollita (sbucciata, alleluiah) e la marmellata non dolce, quella da carne per intenderci.

Per dirla come va detta, la carne non era niente di che (Giorgione diceva che era perfettamente cotta, quindi immagino che il piatto non mi entusiasmi), la patata era ottima, il purè era immangiabile e la marmellata semplicemente era qualcosa di sbagliato da mettere nel piatto. Tra l’altro quest’ultima non se la sono mangiata neanche i norvegesi, quindi non mi sono sentito unico al tavolo.

Dopo il suntuoso pasto, sono arrivati i dolci, qui c’è stato un ampio riscatto. Gelatone enorme alla vaniglia, fatto in casa, con delle bacche arancioni mai viste ma molto buone perchè solo leggermente dolci. Torta di cioccolata con la panna montata. Biscottini da caffè al marzapane molto delicato. Omettini di gelatina. Una tipica cialda australiana con un nome impronunciabile ma buonissima. Evvai!

Se questo pranzo/cena fosse stato in Italia, credo che mi avrebbero offerto tutti i piatti a turno tra le dodici e le sedici volte, mi avrebbero chiesto se mi piaceva molto o moltissimo, se ne volevo ancora oppure molto di più e cose del genere. Niente di tutto questo è successo. Queste persone non erano affatto interessate a ingozzarmi, erano molto più contente di sentirci parlare di stupidaggini più o meno tutto il tempo.

Come ho detto ad Abresia, è stata una serata passata “in famiglia”, è stato davvero molto bello. Il cibo alla fine si sa che non è il forte della Norvegia. Ma almeno non ti ossessionano insistendo fino alla morte come succede spesso e volentieri da noi. Certo forse sono molto meno calorosi, però non si fanno un sacco di sciocchi problemi.

Saluti speciali a Giorgione per il bellissimo weekend domestico.

Benvenuti in Itaran!

Febbraio 11, 2009

Ormai la kermesse del Future Film Festival è finita e dopo devo dire lunghe vacanze sono tornato alla normalità norvegese. Come ci si può aspettare dalla Scandinavia in questi giorni nevica allegramente, una neve bellissima e bianchissima ma alquanto deludente, a causa della temperatura estremamente bassa (allegri -10 e peggio, cari amici) la neve non “lega” col risultato che se si prova a fare a palle di neve si fallisce miseramente, si resta in mano con una manciata di polvere nevosa. Sono rimasto parecchio deluso stamattina quando alla fermata dell’autobus non sono riuscito a fare neanche una palla.

Apro un inciso che mi è venuto in mente proprio ora scrivendo. Ogni mattina prendo lo stesso autobus da svariati mesi, otto, forse dieci. E lo prendo quasi sempre allo stesso orario, ovviamente questo significa che le persone che vedo sono sempre le stesse. Non ci siamo mai scambiati una mezza parola, manco un buon giorno, nella migliore tradizione norvegese, almeno finchè ieri non sono andati in crisi tutti i trasporti urbani a causa della neve e finalmente abbiamo scambiato due chiacchiere. Solo il bisogno più assoluto, quello di sapere se l’autobus è passato, smuove un norvegese dal suo separazionismo culturale.

Ma veniamo all’argomento di oggi, ovvero l’Itaran, una magica fusione tra l’Italia e l’Iran. Ebbene, io non so molto dell’Iran, so che è un paese piuttosto grande, in Asia, nel cosiddetto Medio Oriente, l’attuale presidente (la grafia non me la ricordo, perciò userò il nome che gli affibbio convenzionalmente, ovvero Ajajijejad) sta radunando attorno a sè i maggiori negazionisti dell’Olocausto e in generale il maggior numero possibile di revisionisti antisionisti del mondo.

Fortunatamente adesso conosco qualcuno che invece l’Iran lo conosce bene, si tratta di Giuseppa (al solito il nome è stupidizzato), neoassunta nella magnifica megaditta. Giuseppa è una ragazza minuta, si presenta come “mezza americana mezza iraniana”, parla poco, sembra molto concentrata sul suo lavoro. Lavora già da qualche settimana, ma nonostante sieda dietro di me non credo di averci parlato più di una volta o due.

Stamattina, durante il consueto club delle minchiate mattutine in cui passo in rassegna stampa le principali notizie norvegesi, il mio caro amico Contezio (questo è un finissimo gioco di parole in norvegese che non potete capire, fate finta di capire e ridete!) mi chiede notizie riguardo la già strabloggata questione di Eluana.

Scrivo la mia opinione qui così mi smarco questa questione che per quanto mi riguarda è equiparabile a Cogne: ci ha rotto la minchia. Per me la questione è molto molto semplice. Esiste un completo e totale vuoto normativo sul testamento biologico e sull’eutanasia. La suprema corte dell’ordinamento italiana ha emesso una sentenza, inappellabile e definitiva. Questa sentenza, in un ordinamento democratico, va rispettata. Non va calpestata da un pazzo e farneticante bigotto dittatore, in virtù di quel poco di dignità pararepubblica che ci è rimasta. Eluana però ci lascia una eredità, ovvero la possibilità di avere un’altra ennesima legge, fatta malissimo, scritta da imbecilli (come quella sulla procreazione assistita, chissà se se la ricorda ancora qualcuno, com’era pure lo slogan anti-referendario? “Paghiamo i politici, ci devono pensare loro che sono competenti”) e approvata in fretta e furia. Senza contare gli ennesimi sforzi di S.B. di trasformare ulteriormente l’Italia in una dittatura. A margine, a titolo del tutto personale, sono abbastanza contrario all’eutanasia, o meglio, sono favorevole affinchè si possa scegliere ma che in caso di mancanza di volontà chiara sia negata. Il caso specifico della Englaro è un po’ un pastrocchio, è una volontà espressa desunta dai fatti, mah, affidabilità discutibile.

Torniamo alle stupidaggini divertenti. Spiegando come ormai di democratico non abbiamo più granchè dato che abbiamo un esecutivo che pretende di fare tutto ciò che vuole e strepita se non si fa come dice lui, siamo passati a parlare dell’elettorato di un governo del genere. Io ho fatto notare che data l’alfabetizzazione in costante calo in Italia, non mi stupisco per niente che un paio di tette in TV ti facciano guadagnare voti. Alchè ho chiesto a Giuseppa se Ajajijejad è stato regolarmente eletto e a quel punto la timida americoniana ci svela vita, morte e miracoli dell’Iran!

E che cosa ho scoperto? Che l’Iran è come l’Italia!

“Sai in Italia, l’alfabetizzazione sta calando!” “Ehi, anche in Iran!”

“Sai, in Italia, il presidente del consiglio è un ignorante.” “No, in Iran no, è professore di ingegneria civile, però non ha mai fatto niente nella sua vita.” “Ehi ma anche in Italia è così! Se non fai niente diventi professore universitario!”

“Sai quando lavoravo nella mia vecchia compagnia, in Calabria, pur con un tasso di disoccupazione molto alto, trovare uno che spalasse due metri di terra era sempre un problema incredibile.” “Anche in Iran! In Iran tra l’altro l’occupazione principale è stare a casa a sorseggiare il tè, è molto bello!”

“Ci sono molti italiani in Iran?” “Oh si ci sono molti affaristi italiani” “Dev’essere perchè si trovano bene, ci sarà una realtà bella criminosa anche lì da voi, per combinare qualsiasi cosa devi pagare qualcuno?” “Certo!”

“Questa già la so, ma com’è la chiesa in Iran?” “Chiaramente invadentissima! Ajajijejad è stato mandato al potere dalla teocrazia per dimostrare che quando l’Iran viene lasciato in mano a un laico, si ottiene solo un pazzo squinternato.” “Bello. Noi invece abbiamo una chiesa che assolutamente non fa politica eh. Assolutamente no, proprio zero, non si permettono.” [risate in tutto l'open space]

“Che lingua parlate in Iran?” “Il farsi che è una lingua arabica ma non è proprio uguale, anche graficamente è abbastanza diversa, tra l’altro abbiamo dei suoni che in arabo non ci sono, ad esempio il farsi ha la p, mentre l’arabo ha solo la b.” “Ad esempio?” “Ad esempio non so, arancia, portual” “Portual? MA DAI! E’ come in calabrese!”

OK, è deciso. Italia e Iran. Gemelli separati dalla nascita.

Buon anno!

Gennaio 5, 2009

Eccomi di nuovo qui, pronto a scrivere nuove stupidaggini per tutto il 2009! Come di consueto non aggiorno granchè il blog quando sono in vacanza, ho dato solo una occhiata a eventuali commenti.

Sono state delle vacanze luuuunghissime, dal 5 dicembre al 4 gennaio, la mia munifica megaditta mi ha notificato che o le ferie non godute le prendevo ora, oppure le perdevo. Ne ho ovviamente approfittato, non stavo facendo granchè a fine novembre.

Non mi va di raccontare tutto quello che ho fatto, mi limito al solo highlight di capodanno, passato a Berlino alla Porta di Brandeburgo. I fuochi artificiali hanno illuminato la zona praticamente a giorno, perfetta conclusione dopo una cena in un coloratissimo e animato ristorante orientale dell’Europa Center al Ku’damm. Una bella serata.

Posto dall’ufficio quindi scrivo solo brevemente, alcune notiziole sulla Oslo profondamente invernale però ve le do. Il sole sorge intorno alle 10 in questo periodo e ci saluta verso le 15. Di conseguenza l’escursione termica media è piccolissima, di giorno quindi siamo sui -8, di notte sui -10. Qui nella parte ovest di Oslo il clima è molto secco perciò non è un gran problema, vi assicuro che pochi giorni fa in Baviera con -8° si moriva :D .

Saluti di oggi a casa, agli amici che ho salutato, a quelli che non ho salutato, a Claudia che è stata carinissima a chiamarmi, alla Figarella Racing per il NYE2008 Tour (powered by Lancia) e a tutti i lettori del blog che non mi conoscono personalmente. Non pensavo che ci fosse qualcun altro a cui interessasse questa roba :D .

Avere il papà gerarca è comodo, ma non risolve l’ignoranza…

Novembre 30, 2008

Non ho saputo resistere e quindi aggiorno il blog. Si è conclusa lietamente l’odissea di Renzo, il giovine bocciato a luglio alla maturità scientifica.

Dopo essere tornato a casa in lacrime, strepitando per l’iniquo trattamento della commissione d’esame, aveva provocato la dura reazione del padre gerarca. Probabilmente il ragazzo non si aspettava una mobilitazione così sviluppata ma dopo l’arrivo di, udite udite, ispettori del ministero littorio per la cultura di stato, il giovine ha potuto sostenere nuovamente l’esame.

Risultando nuovamente respinto. Sarò candido e sincero, se lo avessero promosso probabilmente starei scrivendo che le pressioni del gerarca hanno fatto breccia e la commissione ha chinato la testa di fronte al manganello (verde) e al ricino. Invece no, oggi scriviamo una pagina di storia scolastica ordinaria, quella di un somarello che nel 2007 si è visto respingere, nel 2008 allo stesso modo e, come in gran parte dei casi di zucconeria, ripetere l’esame all’infinito non aiuta a ottenere una promozione.

Un plauso al coraggio della commissione, se avete bisogno di un posto per dormire qui in Norvegia, ne ho un paio. Sbarrate le finestre e serrate le porte, in attesa delle squadracce verdi.