Un americano che però è canadese che però è norvegese

Apro il post di oggi con un annuncio. Ho trovato casa nel quartiere di Majorstua, una zona molto bellina della città a nord ovest del Sentrum (se non capite cosa vuol dire siete itaGliani con la G maiuscola), tranquilla e piena di negozi. Tra l’altro la casa è vicina alla fermata del 20 che mi porta dritto in ufficio a Skøyen quindi meglio di così non si può.

Posto questo, oggi vi parlo un po’ del caravanserraglio multiculturale in cui mi trovo. Nella compagnia lavorano circa 250 persone di molte nazionalità diverse. Oltre agli ovvi norvegesi e altrettanto ovvi svedesi, abbiamo veramente di tutto: australiani, indiani, francesi, portoghesi, turchi, cinesi, russi, rumeni, americani, neozelandesi e adesso pare che accettino pure gli italiani. Non pensavo.

 I miei colleghi di gruppo sono entrambi inglesi e devo dire che mentre il mio “trainer” è un trippone che passa il tempo a fumare e bere una quantità di cocacola mostruosa (pensavo che nessuno al mondo ne bevesse più di mia sorella ma evidentemente serviva il trippone inglese per batterla), il capogruppo è un tizio strambo ma tranquillo. Si veste con uno stile post-fusion-gothic-cyber-dark che sembra uscire dai più folli anime (FF7AC in primis) di ultima generazione, ma mi sta aiutando davvero molto e ha una pazienza monumentale. Oltre a questo mi paga il pranzo tutti i giorni finchè la bellona della reception (bella sì, bellissima eh, però è del tutto inutile, ci sta mettendo 10 giorni per stampare un diavolo di dannatissimo tesserino della sala mensa e la foto me l’hanno fatta 9 giorni fa!) non muove le chiappe e fa quello che deve fare.

Ma veniamo ai miei spettacolari compagni di appartamento. Le mie figurine mi danno credito per un francese vissuto per sette anni in scozia che è il primo a dire che i francesi sono razzisti, un neo zelandese RISERVATISSIMO con un devastante accento inglese che trasforma tutte le “e” in “i” (es. lui si chiama Ben ma dice Bin) e, magia delle magie, l’ultimo arrivato, Ole, una persona davvero eccezionale.

Ole è americano però in realtà è canadese però in realtà è norvegese. E’ americano perchè noi pensavamo che lo fosse, d’altra parte uno che si presenta in casa con gli stivali alla texana probabilmente è americano. Poi ci ha detto che è canadese, nonostante non esibisca i classici tratti canadesi come ad esempio l’ “Eh” a fine frase o il tipico “Abutt”. Infine ci ha steso dicendoci che suo padre è norvegese e che è venuto a lavorare in norvegia per un po’ in modo da riallacciare i rapporti con la sorella che negli ultimi 17 anni ha visto 3 volte. Divertente eh? Per i più curiosi, il finto canadese è proprio canadese, ha le camicie a quadrettoni e ha fatto il boscaiolo per svariati anni. Quindi E’ canadese. Niente sconti.

Spendo una ultima parola per il neozelandese perchè se la merita. E’ l’uomo più calmo e simpatico del mondo, un pacioccone. Però se gli dai in mano un gioco cambia completamente personalità. Diventa una bestia, cattivissimo. E’ uno di quelli che prova sempre ad andare contro la storia come è stata scritta, un vero ribelle! Dr. Jekyll e Mr. Kiwi o qualcosa del genere, direi.

Chiudo coi saluti di oggi al più grande game designer italiano, ciao Piero.

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