Benvenuti in Itaran!

Ormai la kermesse del Future Film Festival è finita e dopo devo dire lunghe vacanze sono tornato alla normalità norvegese. Come ci si può aspettare dalla Scandinavia in questi giorni nevica allegramente, una neve bellissima e bianchissima ma alquanto deludente, a causa della temperatura estremamente bassa (allegri -10 e peggio, cari amici) la neve non “lega” col risultato che se si prova a fare a palle di neve si fallisce miseramente, si resta in mano con una manciata di polvere nevosa. Sono rimasto parecchio deluso stamattina quando alla fermata dell’autobus non sono riuscito a fare neanche una palla.

Apro un inciso che mi è venuto in mente proprio ora scrivendo. Ogni mattina prendo lo stesso autobus da svariati mesi, otto, forse dieci. E lo prendo quasi sempre allo stesso orario, ovviamente questo significa che le persone che vedo sono sempre le stesse. Non ci siamo mai scambiati una mezza parola, manco un buon giorno, nella migliore tradizione norvegese, almeno finchè ieri non sono andati in crisi tutti i trasporti urbani a causa della neve e finalmente abbiamo scambiato due chiacchiere. Solo il bisogno più assoluto, quello di sapere se l’autobus è passato, smuove un norvegese dal suo separazionismo culturale.

Ma veniamo all’argomento di oggi, ovvero l’Itaran, una magica fusione tra l’Italia e l’Iran. Ebbene, io non so molto dell’Iran, so che è un paese piuttosto grande, in Asia, nel cosiddetto Medio Oriente, l’attuale presidente (la grafia non me la ricordo, perciò userò il nome che gli affibbio convenzionalmente, ovvero Ajajijejad) sta radunando attorno a sè i maggiori negazionisti dell’Olocausto e in generale il maggior numero possibile di revisionisti antisionisti del mondo.

Fortunatamente adesso conosco qualcuno che invece l’Iran lo conosce bene, si tratta di Giuseppa (al solito il nome è stupidizzato), neoassunta nella magnifica megaditta. Giuseppa è una ragazza minuta, si presenta come “mezza americana mezza iraniana”, parla poco, sembra molto concentrata sul suo lavoro. Lavora già da qualche settimana, ma nonostante sieda dietro di me non credo di averci parlato più di una volta o due.

Stamattina, durante il consueto club delle minchiate mattutine in cui passo in rassegna stampa le principali notizie norvegesi, il mio caro amico Contezio (questo è un finissimo gioco di parole in norvegese che non potete capire, fate finta di capire e ridete!) mi chiede notizie riguardo la già strabloggata questione di Eluana.

Scrivo la mia opinione qui così mi smarco questa questione che per quanto mi riguarda è equiparabile a Cogne: ci ha rotto la minchia. Per me la questione è molto molto semplice. Esiste un completo e totale vuoto normativo sul testamento biologico e sull’eutanasia. La suprema corte dell’ordinamento italiana ha emesso una sentenza, inappellabile e definitiva. Questa sentenza, in un ordinamento democratico, va rispettata. Non va calpestata da un pazzo e farneticante bigotto dittatore, in virtù di quel poco di dignità pararepubblica che ci è rimasta. Eluana però ci lascia una eredità, ovvero la possibilità di avere un’altra ennesima legge, fatta malissimo, scritta da imbecilli (come quella sulla procreazione assistita, chissà se se la ricorda ancora qualcuno, com’era pure lo slogan anti-referendario? “Paghiamo i politici, ci devono pensare loro che sono competenti”) e approvata in fretta e furia. Senza contare gli ennesimi sforzi di S.B. di trasformare ulteriormente l’Italia in una dittatura. A margine, a titolo del tutto personale, sono abbastanza contrario all’eutanasia, o meglio, sono favorevole affinchè si possa scegliere ma che in caso di mancanza di volontà chiara sia negata. Il caso specifico della Englaro è un po’ un pastrocchio, è una volontà espressa desunta dai fatti, mah, affidabilità discutibile.

Torniamo alle stupidaggini divertenti. Spiegando come ormai di democratico non abbiamo più granchè dato che abbiamo un esecutivo che pretende di fare tutto ciò che vuole e strepita se non si fa come dice lui, siamo passati a parlare dell’elettorato di un governo del genere. Io ho fatto notare che data l’alfabetizzazione in costante calo in Italia, non mi stupisco per niente che un paio di tette in TV ti facciano guadagnare voti. Alchè ho chiesto a Giuseppa se Ajajijejad è stato regolarmente eletto e a quel punto la timida americoniana ci svela vita, morte e miracoli dell’Iran!

E che cosa ho scoperto? Che l’Iran è come l’Italia!

“Sai in Italia, l’alfabetizzazione sta calando!” “Ehi, anche in Iran!”

“Sai, in Italia, il presidente del consiglio è un ignorante.” “No, in Iran no, è professore di ingegneria civile, però non ha mai fatto niente nella sua vita.” “Ehi ma anche in Italia è così! Se non fai niente diventi professore universitario!”

“Sai quando lavoravo nella mia vecchia compagnia, in Calabria, pur con un tasso di disoccupazione molto alto, trovare uno che spalasse due metri di terra era sempre un problema incredibile.” “Anche in Iran! In Iran tra l’altro l’occupazione principale è stare a casa a sorseggiare il tè, è molto bello!”

“Ci sono molti italiani in Iran?” “Oh si ci sono molti affaristi italiani” “Dev’essere perchè si trovano bene, ci sarà una realtà bella criminosa anche lì da voi, per combinare qualsiasi cosa devi pagare qualcuno?” “Certo!”

“Questa già la so, ma com’è la chiesa in Iran?” “Chiaramente invadentissima! Ajajijejad è stato mandato al potere dalla teocrazia per dimostrare che quando l’Iran viene lasciato in mano a un laico, si ottiene solo un pazzo squinternato.” “Bello. Noi invece abbiamo una chiesa che assolutamente non fa politica eh. Assolutamente no, proprio zero, non si permettono.” [risate in tutto l’open space]

“Che lingua parlate in Iran?” “Il farsi che è una lingua arabica ma non è proprio uguale, anche graficamente è abbastanza diversa, tra l’altro abbiamo dei suoni che in arabo non ci sono, ad esempio il farsi ha la p, mentre l’arabo ha solo la b.” “Ad esempio?” “Ad esempio non so, arancia, portual” “Portual? MA DAI! E’ come in calabrese!”

OK, è deciso. Italia e Iran. Gemelli separati dalla nascita.

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2 Risposte to “Benvenuti in Itaran!”

  1. Giovanni Says:

    italia e iran! una faccia una razza.

    non stupisce la somiglianza tra calabrese e farsi che nonostante l’alfabeto preso in prestito dall’arabo è una lingua indoeuropea che con l’arabo non ha niente a che fare. Si parla dei discendenti dei persiani, alla fine. Per questo forse ci assomigliamo. Noi abbiamo la congregazione per la dottrina della fede (o come si dice) e loro il consiglio dei guardiani della rivoluzione (o come si dice). Il Presidente Schifani, però è unico. E non dico l’Iran, ma tutta l’Asia uno come Gasparri se lo sogna.

    galeotta fu (sarà) la scrivania adiacente…?

  2. Contessina Says:

    E, ma noi abbiamo il gelato! Quindi siamo culturalmente superiori. E ho detto tutto!

    Ps.:grazie per il riassunto. L’ho molto gradito! 😀

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