To serve and protect

Salve a tutti, questo post stavo per scriverlo alle 5 del mattino, ma sono riuscito circa a dormire fino ad ora.

Alle quattro di notte la cerebrolesa padrona di casa brasiliana ha pensato bene di avere una festa. Si, una festa, alle quattro di notte. Aveva invitato una serie di suoi amici brasiliani e hanno cominciato a fare un chiasso indiavolato, parlando, urlando, sghignazzando e simili.

Ho lanciato un urlaccio condito con svariati epiteti italiani per significare il fatto che mi avessero svegliato: hanno interrotto i loro casini per non più di 5 secondi prima di tornare a fregarsene completamente.

In preda alla rabbia ho preso il telefono, ho aspettato un po’ per avere la lucidità di parlare e ho chiamato, perchè trovo inconcepibile che uno possa pensare che alle 4 di notte vada bene fare un chiasso così. Di fronte alle mie non pacate ma ferme rimostranze, mi sono sentito rispondere che lei “ha diritto ogni tanto a fare una festa” e che quindi non la smette.

A quel punto visto non la cooperatività della sopracitata deficiente, non ho potuto fare altro che passare alle minacce dirette: o la smettete subito, o chiamo la polizia, ne ho avuto abbastanza. In uno slancio di ulteriore imbecillità mi sono ovviamente sentito rispondere che potevo fare quello che mi pare ma che lei comunque non avrebbe smesso.

Sono piuttosto convinto che la risposta sia stata dettata un po’ dalla rabbia (mettiamoci nei suoi panni: tu sei un imbecille che di vita civile evidentemente non sa nulla, quel rompiscatole del piano di sotto ti chiama per rovinarti la festa, non ti girano?) un po’ dalla fasulla convinzione che fosse un bluff semplicemente per rinforzare il concetto.

Cara mia, hai chiamato il bluff sbagliato e quindi ora paghi. E’ finita che le ho sbattuto il telefono in faccia augurandole la buona notte, ho aspettato qualche secondo e vincendo la mia naturale avversione per le telefonate (credo di averla presa da mio padre) ho composto l’unico numero presente automaticamente in tutte le rubriche norvegesi: Politi.

Mi risponde il centralino del pronto intervento dopo pochi secondi dove una poliziotta che fa da “filtro” ascolta il mio problema, che ho posto con grandissima chiarezza e civiltà: “La mia vicina di casa sta facendo un baccano indiavolato, l’ho chiamata e lei ha detto che si rifiuta di smettere perchè è un suo diritto fare una festa alle 4 di notte.”. La poliziotta mi mette subito di buon umore perchè la sua risposta è un secco “Ma non direi proprio che è un suo diritto.” e mi spiega che per questa cosa mi deve passare il comando centrale di Oslo perchè è dà lì che governano le pattuglie.

Le ho chiesto per puro scrupolo come vengono gestiti gli schiamazzi qui a Oslo ed ecco la risposta, testuale: “Innanzitutto le parliamo oppure le mandiamo una macchina, per vedere se continua a non cooperare. Se non coopera, le tagliamo la corrente.”

Lascio a voi i commenti :D.

La gentile poliziotta mi informa che purtroppo c’è una discreta coda per il comando centrale ma a me non importa, a questo punto voglio giustizia, aspetterò.

Non so bene quanto ho aspettato in attesa che qualcuno mi rispondesse dal comando di Oslo, forse venti minuti, forse di più, non saprei dire. Mi risponde un poliziotto che bofonchia che parla un po’ di inglese. Non abbiamo avuto alcun problema a capirci, ho detto a lui esattamente le stesse cose che ho detto alla sua collega e la sua prima reazione è stata quella di farsi dare il numero di telefono: “Adesso la chiamo e vediamo. Se non collabora le mando una macchina sotto casa e poi vediamo.”. Completamente stordito dalla notte rovinata mi trascino verso il pc e trovo il numero di telefono, il poliziotto devo dire deve attendere un po’ ma gentilmente aspetta senza irritarsi.

La telefonata finisce, ringrazio per l’assistenza e il poliziotto mi rassicura dicendo che non c’è problema e non c’è nulla di cui preoccuparsi, ci pensano loro.

Dopo un paio di minuti, sento la cretina sbraitare al telefono con qualcuno in norvegese, mi sa che il poliziotto bofonchiante sta facendo il lavoro che le mie tasse pagano: sento un gran fuggi fuggi… e arriva la quiete all’alba delle cinque.

Ormai la notte è guastata e non credo di essere riuscito a dormire più di un paio d’ore extra (complice mia madre che mi ha chiamato alle 8, pare che l’abbia inavvertitamente chiamata alle 4, si è preoccupata e quindi via di telefonata mattutina…), ma non importa è un altro giorno.

A commento di tutto questo io resto allibito di fronte a quella che penso sia una differenza culturale. La demente viene dal Brasile, paese di cui so poco nulla ma da quanto mi dice suo marito, ogni volta che lui va lì è sempre così, ovvero la gente è abituata a fare il baccano più incredibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non facciamo una generalizzazione, diciamo pure che lei e la sua famiglia sia abituata a tutto questo. Ma dopo anni che sei in Norvegia, non ti sei resa conto che qui non funziona così? Mi sono sentito dire che lei vuole farsi la sua vita e non gliene frega niente di me, benissimo la cosa è vicendevole e ci mancherebbe, ma non è assolutamente ovvio che tu non sei sola sulla Terra ma ci sono gli altri attorno a te? Non è, per usare un termine illuministico, naturale pensare che tutto ciò che fai, ogni diritto che ritieni di avere, termina dove comincia quello altrui? E’ un concetto automatico solo per noi europei? Io credo di no.

Saluti di oggi al distretto centrale della polizia di Oslo per avermi aiutato a riaffermare la civiltà.

PS: Non so se l’ho detto ma il 15 gennaio ho dato la disdetta dell’affitto. Il 15 aprile lascio questa pessima casa, avrei dovuto farlo molto tempo fa.

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4 Risposte to “To serve and protect”

  1. Cesare Molin Says:

    se tu facessi le stesse legittime domande qui, una bella e nutrita folla di minchioni ti assalirebbe dandoti dello xenofobo leghista e blaterando slogan di integrazione di culture.

    Per una volta, mi pare di capire, la Norvegia è messa meglio

  2. osloninja Says:

    Non credo, sai.

  3. Fabio Says:

    Abito in un provincia del nord-est.
    Cose di questo tipo ne accadono quotidianamente e mi tocca dare ragione a Cesare.
    Spesso la gente non si ribella neanche e tiene la testa bassa anche in virtù del fatto che, normalmente, quella gente lì è quio in modo illegale o sono malavitosi.
    Sto facendo i salti mortali carpiati per riuscire ad espatriare anche io in norvegia.
    Da quello che ho visto le altre volte, lì, certe cose non succedono e il “sistema” funziona.
    Qui è un continuo combattere quotidiano con tutto.

  4. osloninja Says:

    Interessante, i nordestini sono schierati omogeneamente :D.

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