Burocrazia aceroidale

Salve a tutti!

E’ passata la prima settimana qui in Canada, sono successe un po’ di cose ma vorrei innanzitutto parlare un po’ delle prime operazioni burocratiche necessarie per sistemarsi qui. Come è successo ad Oslo, il primo giorno dopo l’arrivo mi hanno portato a registrarmi presso i vari uffici governativi.

Ricordo brevemente come funziona in Norvegia: il neo-arrivato va al centro servizi per gli immigrati (che mi dicono ora essersi trasferito verso l’Opera, prima era a Toyen vicino al museo Munch) e in un unico ufficio richiede il permesso di residenza alla polizia, il codice fiscale e la cartella delle tasse. Il tempo richiesto a seconda delle varie esperienze è tra i 30 minuti e le 2 ore. Non è necessario cambiare ufficio e da quel momento in poi tutte le comunicazioni e i cambiamenti possono essere eseguiti online tramite strumenti come www.minside.no (“My Page”).

Vediamo un po’ come va in Canada invece. Innanzitutto, il permesso di residenza. Questo è emesso dalla polizia di frontiera che svolge tutte le pratiche al momento dell’ingresso in Canada. Ne consegue che se siete già sul suolo canadese con un visto NON turistico, non dovete fare più niente quantomeno fino al successivo rinnovo del permesso (è consigliato di cominciare le pratiche in anticipo). In questo caso quindi, direi che la Canada e la Norvegia sono approssimativamente in parità, le procedure sono semplici in entrambi i paesi. Il rinnovo è più facile in Norvegia, ma solo per i cittadini UE.

Veniamo alle questioni fiscali. In Canada non c’è il codice fiscale come lo conosciamo noi, c’è invece il numero dell’assicurazione sociale statale, ovvero il SIN. Immagino non volessero chiamarlo come qello americano che si chiama invece SSN, ma la sostanza è quella. Il SIN lo si ottiene andando in un grande ufficione, si prende un numero e si aspetta di essere ricevuti in una cabina privata, molto intima, in cui uno dei tanti solerti impiegati ti spiega che per nessuna ragione al mondo, mai e in nessun caso, bisogna dare il proprio SIN a qualcuno.

“Non c’è la foto sulla tessera che ha il tuo SIN”, mi spiega la signora con cui ho parlato io, “quindi chiunque abbia il tuo numero può usarlo.”

Chiediamoci quindi, come può essere usato il SIN altrui? Ebbene, il SIN non va dato assolutamente a nessuno tranne alle banche per l’accesso al credito (dai mutui alle carte di credito) e allo stato per l’apertura di società. Ne consegue che se qualcuno ti frega il SIN sostanzialmente può fare un po’ di nefandezze che poi risulteranno sulla TUA storia creditizia. Una prospettiva piuttosto poco piacevole, devo dire.

Per ottenere il SIN ci sono voluti circa 15 minuti, il più è stato arrivare all’ufficio, in pieno centro a Montreal. Ci siamo andati a piedi perchè l’ufficio è molto in centro, ma dopo il viaggio faticosissimo non è stata proprio una passeggiata. Poco male comunque.

Ottenuto il SIN, il solerte neoarrivato si reca quindi all’ufficio della direzione regionale sanitaria, un ufficio triste e marrone, pieno di bugigattoli bassissimi, come tanti cubetti, in cui annoiati impiegati non fanno altro che pratiche sanitarie tutto il giorno. Non dev’essere un bel lavoro.

Aspetto pazientemente il mio turno e scopro che ci vorranno circa tre mesi affinchè mi venga effettivamente erogata la copertura sanitaria a cui ho diritto come residente del Quebec! La mia assistente mi spiega che è una cosa abbastanza normale e che quindi la compagnia mi coprirà con una assicurazione privata finchè quella statale non mi copre. Comodo! Il collega americano che è con me otterrà l’assicurazione in soli due mesi a causa di alcuni accordi tra gli USA e il Canada che gli facilitano le cose.

Fatta la pratica per l’assicurazione sanitaria, mi scattano una foto (che bisogna obbligatoriamente farsi fare per otto dollari, non c’è modo di portare le proprie, che io pur avevo!) e mi mandano a casa.

Tempo totale SIN + assicurazione sanitaria: circa 2 ore e mezza, gran parte del tempo dovuto a trasferimenti per la città e al fatto che eravamo in due a dover fare le pratiche. Senz’altro più scomodo della Norvegia, ma parliamo di minuzie.

Il giorno successivo mi hanno portato alla Royal Bank of Canada per l’apertura di un conto in banca. Il mio simpatico agente è italo canadese (di terza generazione, quindi non spiccica mezza parola) e mi spiega un po’ come funzionano le cose qui in Canada. Nonostante abbia passato alla fine più di due ore in banca perchè tutto sommato a me andare in banca piace e quindi mi viene la chiacchiera, l’apertura vera e propria del conto è stata molto rapida. Anche qui come in Norvegia non esistono i costi di gestione del conto e l’apertura è del tutto gratuita (altro che concessione governativa italiana). E’ ovviamente disponibile un sito internet per l’e-banking completamente in inglese, ma d’altra parte la RBC opera a livello canadese e americano, non può permettersi di avere il sito monolingua in francese.

Purtroppo, differentemente da quanto succede in Norvegia, in Canada non fanno le carte VISA ad addebito diretto, ovvero carte che possono essere usate indifferentemente su Internet (perchè sono comunque VISA) e nei negozi ma che si comportano come il PagoBancomat (che appunto addebita direttamente la spesa). Questa per me è una cosa eccezionale del sistema bancario norvegese e mi mancherà.

Per l’emissione di una carta di credito è necessaria una lettera di referenze dalla propria banca, poichè l’unica storia creditizia ammessa in canada è quella canadese o americana. Se non l’avete, è necessaria una lettera di referenze in cui la banca attesta che siete un buon cliente da tot anni.

Andiamo un po’ a concludere. In un paio di giorni ho sistemato tutte le impellenze burocratiche, ho una assicurazione sanitaria, ho l’equivalente del nostro codice fiscale (anche se ha usi diversi), ho il permesso di lavoro e di residenza e ho un conto in banca con tanto di Bancomat. In Norvegia c’è voluto lo stesso tempo, anche se ho dovuto girare di meno (Oslo è anche più piccola) e le procedure sono più snelle, anche perchè molte sono smaltibili online.

Per ora, la burocrazia vichinga vince su quella aceroidale di un discreto margine :).

Saluti di oggi ad Aya e ai deliziosi J-DOG che come tutti sappiamo sono il cibo nazionale del Giappone!

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2 Risposte to “Burocrazia aceroidale”

  1. Daisuke Ido Says:

    >deliziosi J-DOG

    Desidera? 😀

  2. Roberto Ma.urizzi Says:

    Io invece dopo DUE mesi sono ancora qui con un tourist visa… principalmente grazie alla impreparazione strategica di chi doveva sistemare le carte dell’azienda.
    Per fortuna che per i cittadini della ‘vecchia’ UE, USA e qualche altro stato moderno non ci sono troppi problemi a muoversi con visto turistico, ma ovviamente non si può avere un conto in banca, non si può convertire la patente (e la nostra è accettata circa) e puoi solo prenderti un telefono cellulare con numero “da pachistano” ^__^;
    Spero di poter risolvere prima che scada il visto turistico, ma non ci conto molto visto l’andazzo.

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