La pianta ippodamica

Salve a tutti!

Oggi parliamo un po’ di urbanistica e lo facciamo prendendo come punto di riferimento Montreal. Questa festosa cittadina fondata nel 1615 dal pioniere francese Samuel de Champlain (in realtà abitata dal 1642, ma se volete un trattato di storia vi invito a leggere fonti più autorevoli del mio opuscolo turistico) è un eccellente esempio di struttura cittadina all’americana, ovvero sostanzialmente ippodamica.

Ippodamo di Mileto, architetto e urbanista greco, sosteneva che la città ideale dovesse avere isolati rettangolari, nessuna strada doveva mai piegare ad angoli diversi dal retto e la popolazione (indicando tra l’altro un massimo di diecimila anime) doveva essere divisa in quartieri assegnati agli artigiani, ai coltivatori e ai guerrieri. Le idee di Ippodamo furono messe in pratica nell’antichità ma di certo non ai nostri giorni, o quantomeno non in toto: il tessuto urbano rettangolare è ancora un tratto distintivo delle città dall’aspetto regolare.

Montreal occupa un’isola a forma di boomerang sul fiume San Lorenzo, divisa a metà dal Boulevard Saint Laurent, una strada lunghissima che taglia verticalmente l’isola in due, la parte orientale e quella occidentale. Nel miglior uso americano, se una strada è perpendicolare al viale cambia nome a seconda della parte dell’isola in cui si trova, ne consegue quindi che ogni strada principale che taglia orizzontalmente la città è in realtà sdoppiata nella sua parte West (o Ouest) e East (Est). Potete immaginare la quantità di pasticci che capitano qui con gli indirizzi, se vi mando a Montreal al 354 della Saint-Antoine, può essere due indirizzi diversi!

Il modo in cui i locali risolvono questo problema è tipicamente il CAP. Differentemente da quanto succede in Italia o in Norvegia, dove il CAP è tipicamente un quartiere o un pezzo di quartiere in cui viene consegnata la posta, qui è un codice estremamente specifico che identifica gli edifici a livello di isolato. Come dire, ogni volta che attraversi la strada, cambi il CAP.

Conseguenza di questo sistema di CAP ultrapreciso è ovviamente che ovviamente è difficile da memorizzare. Poichè utilizzare delle cifre provocherebbe molto rapidamente l’esaurimento di tutti i numeri facilmente memorizzabili, qui usano una combinazione di numeri e lettere. Ovviamente il sottoscritto si confonde sistematicamente tra il CAP dell’ufficio e quello di casa, creando pasticci non indifferenti quando si tratta di fare le verifiche della carta di credito, ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta quando parlerò dei servizi.

Proseguiamo coi punti di riferimento di Montreal, il centro vero e proprio (ovvero il Downtown o Centre-ville) si trova approssimativamente compreso tra il Boulevard Renè-Levesque e Vieux Montreal (Montreal vecchia) in un blocco di circa 15 isolati per 8 incroci, è piuttosto vasto. Fatta eccezione per Vieux Montreal dove si trova effettivamente qualche edificio storico incassato tra i grattacieli (come la chiesa di Notre Dame) e qualche posticcia chiesa dall’aspetto antico su Saint Catherine Ouest, non bisogna chiaramente aspettarsi un centro storico europeo, ma una sfilza di centri commerciali, palazzi di banche e governi e magnifici accessi al Resò.

Che cos’è il Resò vi chiederete voi? Ebbene, il Resò è una rete di circa 35 chilometri di gallerie sotterranee che coprono quasi tutto il centro città, permettono accesso semplice alla metropolitana e sono piene così di negozi, teatri, cinema, ristoranti e servizi. Quando l’inverno può essere davvero cattivo, ecco che l’uomo si ingegna e replica la propria città sottoterra, creando uno spazio ospitale e funzionale che permette di sopravvivere facilmente ai momenti più rigidi dell’anno. E’ davvero molto ingegnoso.

Vediamo l’ultimo punto importante della città, il motivo per cui si chiama Montreal, ovvero il Mont Royal, un monticello che sovrasta la città dalla zona ovest. Non è per niente imponente, ma è molto caratteristico e dalla sua sommità si può vedere un bellissimo panorama. Nota per i turisti che ci vogliono andare: salire a piedi può essere molto faticoso, ci sono un paio di autobus che vanno in cima se non ce la fate o non potete salire a piedi.

Direi che per ora è tutto per la presentazione urbanistica di Montreal, è una città semplice, costruita in maniera classica e in un posto dove c’è un sacco di spazio. Direi che l’occhio per le località giuste ce l’avevano i francesi già nel Seicento, anche se alla fin fine hanno fatto la scelta più tipica della storia dell’umanità: fonda la tua città su un fiume e vivrai prospero.

Saluti di oggi alla pasticceria franco-cinese che mi sforna le brioche calde tutte le mattine appena arrivo di fronte all’ufficio :D.

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2 Risposte to “La pianta ippodamica”

  1. CarMas Says:

    Io! Io! Mi prenoto per la scalata a Mont Royal! Inizio subito ad allenarmi!

  2. Demone Says:

    Mi dispiace Carmas, arriverai a Montreal e sarai piegato dalla piaga dell’aria condizionata :d

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