L’economia delle mance

Salve a tutti,

Oggi ne approfitto per parlare un po’ di un aspetto caratteristico del nord america, ovvero l’economia basata sulle mance. Partiamo dal principio di base che crea la differenza tra l’Europa occidentale e l’America settentrionale: le professioni che emettono un servizio vengono pagate in maniera molto diversa, inoltre in tutti i costi non è mai incluso il servizio (il “coperto” insomma, ma qui non si parla solo di ristoranti).

Ne consegue che una persona che lavora in un ristorante, che fa il facchino, che vi fa le pulizie a casa, tanto per fare degli esempi miscellanei, percepisce un compenso di base alquanto basse che per forza di cose deve essere “integrato” dalle mance. I sostenitori, tipicamente americani, di questo modello di servizio dicono che l’economia basata sulle mance è ottima perchè causa elevati livelli di servizio: se non lavori bene non riceverai una buona mancia, creando una sorta di selezione naturale tra chi sa fare e chi no. Questo tipo di approccio è per noi europei piuttosto allucinante, va ben oltre il meritocratico, sconfinando nel vero e proprio ricatto verso il malcapitato di turno che non solo fa un lavoro probabilmente poco entusiasmante, ma è anche alla mercè della tua generosità per portare a casa la pagnotta.

Mi fermo qui sulle considerazioni filosofiche riguardo le mance, piuttosto vediamo un po’ che risvolti ha per il neoimmigrato.  Il primo scontro che si ha è con la differenza tra i prezzi dichiarati e quelli reali. La pressochè totalità delle merci e dei servizi viene elencata con prezzi al netto delle tasse, usando tutte le tecniche note sugli arrotondamenti psicologici, ecco quindi che abbiamo i vari florilegi di 9,99 $, 12,99 $ e simili. A questo prezzo, così semplice da leggere, vanno aggiunte le tasse federali e quelle regionali (che nel mio caso sono appunto quelle del Quebec) rendendo il prezzo del tutto incomprensibile e impredicibile, dato che l’addizione è progressiva: prima si aggiungono le tasse federali, poi a QUESTO totale si aggiungono quelle regionali. Non solo, se state comprando qualche cosa che richiede una mancia, la mancia va calcolata, in una misura del 10-15%, sul totale originale non tassato! Non è un errore ovviamente lasciare una mancia sul totale tassato, ma considerato che sono sempre quantità di soldi del tutto fluttuanti e vaporose, regalare dei soldi così tanto per farlo non mi sembra una cosa buona da fare.

Giusto per fare capire quanto sia strambo alla fine il sistema, sabato sono andato a bere una birra in un locale in cui sono già stato svariate volte. Prendo una birra grande come al solito e spendo 8,25 $ tasse incluse (è un locale caro ma ha musica dal vivo). Secondo le norme di cui sopra, 75 cent di mancia sarebbero senz’altro adeguati e infatti io tipicamente chiedo semplicemente “One back” (ovvero un solo dollaro di resto su una banconota da dieci), l’ho fatto sistematicamente per un mese. Ieri per qualche motivo, la cameriera mi ha fatto storie e mi ha detto che la mancia non era sufficiente e lei si aspettava un dollaro intero di mancia. Francamente di mettermi a fare questioni per un quarto di dollaro non ne avevo proprio voglia, perciò le ho lasciato questo benedetto dollaro, anche se i conti non mi tornavano per nulla.

E’ questo in ultimo che un po’ confonde e per quanto mi riguarda un po’ mi irrita. Se vuoi fare, mi si passi il termine, lo stronzo, puoi metterti a fare questioni con tutti e dare mance bassissime. Se invece sei uno che semplicemente si fa i fatti suoi, determinare ogni volta quale potrebbe essere una mancia inoffensiva e che non ti porti a una discussione col cameriere di turno è una seccatura mostruosa. Dato che tra l’altro ci sono anche i locali che si “aspettano” che tu lasci una mancia di un determinato valore, perchè non la aggiungono direttamente loro? Sarebbe molto più semplice leggere semplicemente un prezzo, invece di dover giocare al monopoli ogni volta. Ma qui sono abituati così, quindi adattiamoci e via.

Non ricordo se ne ho parlato, ma anche in Norvegia sta prendendo l’uso della mancia nei locali, come se i prezzi non fosserò già alti abbastanza. Trovo l’uso delle mance in Norvegia francamente ridicolo. Tralasciando il livello di servizio nei locali tipicamente non molto alto, un cameriere norvegese ha un regolarissimo stipendio che non richiede nessuna integrazione, non vedo quindi perchè pagare ancora di più un servizio che già stai pagando (a caro prezzo, tra l’altro). C’è di positivo che almeno non si aspettano di ricevere una mancia. Giusto per informazione, il tipico uso della mancia alla norvegese è l’arrotondamento al più vicino x50 o cifra tonda, andando un po’ a sensazione. Giusto per capirci, 317 verrebbe arrotondato facilmente a 340 o 350 e 1038 a 1100. Non c’è una regola precisa, fanno così per tenere i conti semplici.

Saluti di oggi a Noemi e al suo cane. Saluti affettuosi fintantochè tiene il cane a 200 metri da me. Saluti meno affettuosi se me lo porta vicino, ho un numero finito di antistaminici.

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5 Risposte to “L’economia delle mance”

  1. Marco Says:

    Ciao,
    sapresti togliermi una curiosita? E’ vero che i dati sulla disoccupazione in Norvegia (ufficialmente bassa) sono “taroccati”? Dato che non contano il mezzo milione di invalidi…
    Inoltre, e’ vero che il paese sta vivendo un enorme bolla speculativa immobiliare, simile a quella Irlandese degli anni 2000-2008?
    Grazie mille

    • osloninja Says:

      No, non mi sento di dire che siano taroccati, è un paese in cui lavorano davvero tutti, la disoccupazione c’è come ovunque ma è davvero marginale. Anzi, incoraggiano molto l’immigrazione (a patto che sia immigrazione che vuole diventare norvegese) per poter coprire il proprio potenziale che è più alto della forza lavoro che hanno.
      Riguardo la bolla speculativa immobiliare, non so se sia come quella Irlandese perchè non conosco bene la storia economica Irlandese, però secondo alcune analisi il rischio che la Norvegia corre è che si crei una economia di debito in stile americano. La famiglia media norvegese vive con un debito (nota bene, privato!) sulle spalle di circa 12,000 euro mi pare, tuttavia se attualizziamo questo valore in corone, stiamo parlando di 96,000 corone che per la Norvegia sono alla fin fine quattro soldi in croce. Non ricordo purtroppo dove ho trovato questi dati, ma per tirare le somme non credo che al momento soffrano di grandi problemi speculativi, poichè i prezzi sono troppo alti già ora da poter sperare in una bolla ulteriore.
      Mi sento però di dire che per la qualità degli alloggi norvegesi, i prezzi sono tipicamente allucinanti, ho visto villette catapecchiose fuori oslo da 90 mq vendute a più di 5 milioni di corone. Sono un sacco di soldi…

  2. socrates Says:

    Da noi si fa un gran parlare di trasparenza (disclosure): costi chiari, prezzi chiari…Dovrebbe trattarsi di un approccio anglosassone. Ma, allora? Predicano bene, ma razzolano male?

  3. osloninja Says:

    Non so come sia in Gran Bretagna, ma qui in America posso dirti che le “hidden fees” ovvero i costi nascosti sono in agguato ovunque. Ne parlerò a breve sul blog.

  4. Contessina Says:

    ..io vorrei + foto in questo blog. Basta immaginarci le vie della città e le cameriere. Fotografale! 😀

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