Parlè-vu Chebbeccuà?

Salve a tutti,

Oggi parliamo un po’ della lingua locale del Quebec, ovvero il Québécois. Faccio una fondamentale premessa, prima di affrontare l’argomento: la mia conoscenza del francese non è in alcun modo paragonabile a quella dell’inglese. Mentre parlo la seconda lingua in assoluta scioltezza al punto che difficilmente mi viene chiesto “Ma sei italiano?” (anzi, tipicamente qua in Canada mi chiedono se sono inglese), la prima l’ho studiata molto di meno, perciò è evidente a tutti che non è una lingua che padroneggio (al punto che talvolta l’interlocutore passa all’inglese). Ne consegue che mentre potrei scrivere un sacco di accurate osservazioni riguardo l’inglese, sul francese mi limito a commenti che senz’altro risulteranno superficiali o grossolani ai francofoni più abili.

Detto questo, vediamo un po’ che differenze ho riscontrato tra il Québécois e il francese diciamo “standard” (che d’ora in poi chiamerò francese e basta). Innanzitutto, una cosa salta all’occhio subito: mentre il francese si è leggermente “imbastardito” usando termini stranieri, il Québécois è più duro e puro: cerca infatti di usare espressioni francesi ove possibile. Ad esempio, in francese si può dire le weekend per riferirsi al fine settimana, ma in Québécois, nonostante tutti ti capiscano comunque, propriamente si parla di la fin de la semaine. Non è una regola assoluta questa, perchè colloquialmente in realtà i locali usano molte parole in prestito dall’inglese, come condo per riferirsi al condominio o le boss per riferirsi al capo (propriamente sarebbe chef), ma in generale è una differenza importante.

Un’altra differenza veramente marcata è quella tra i suoni. Un suono francese che credo tutti conoscano, anche se non parlano la lingua, è -in-, che si pronuncia con una a soffocatissima seguita da una n molto nasale. E’ un suono mozzo che senz’altro chiunque ha sentito almeno una volta, anche solo di sfuggita. Ebbene questo suono, che secondo me è esemplare della lingua francese, in Québécois sparisce e diventa un buffissimo -éein-, ovvero una e squillante, seguita da una i soffocata e una n nasale. Non è più un suono mozzo ma una sequenza ben definita piuttosto fragorosa che diventa quindi una caratteristica della lingua così come -in- lo è per il francese. Non solo, ma essendo così fragorosa, “inquina” la pronuncia anche di altre parole, perciò ça va bien? che in francese è un piuttosto pacato /sa va bìan?/ (la a praticamente non si sente), in Québécois diventa uno sgargiante /sa va biàinn?/ che suona molto più sguaiato. E’ piuttosto buffo.

Un altro suono che diventa molto più sguaiato in Québécois è proprio il suono -oi-, ovvero /uà/. E’ un fenomeno fonetico talmente evidente che gli stessi locali quando si prendono in giro citano tipicamente quello. Il dittongo -oi- è piuttosto frequente in francese (è nella stessa parola Québécois) e la pronuncia qui è la stessa, solo che la a è molto più aperta dell’equivalente europeo. Oltre a questo avviene lo stesso fenomeno di inquinamento dei suoni di cui già ho parlato, quando vi rispondono ouais (una versione colloquiale di oui che si usa anche in Francia), aspettatevi una cosa simile a /uaè/. Anche questo è un suono piuttosto sguaiato.

Per finire la rassegna di suoni peculiari, abbiamo la z. Il Québécois ha un modo un po’ particolare di eseguire la liaison, ovvero il collegamento fonetico tra due parole. Per coloro che sono a digiuno di francese, faccio un esempio semplicissimo giusto per capire di che cosa sto parlando. Prendiamo il verbo essere, seconda persona plurale, vous êtes. Stando alla fonetica standard del francese, la s a fine parola non si pronuncia, quindi vous si legge /vù/ e êtes si legge /ét/ (la e non si legge perchè non è accentata, ma non infogniamoci in discussioni complicate, fidatevi). Immaginate tuttavia di parlare questa lingua, dovete dire vous êtes ed ecco che vi annodate: /vù ét/ infatti è uno iato e come tutti sappiamo gli iati nelle lingue romanze non suonano molto bene (non so se ci siano lingue in cui funzionano bene, per la verità).

Ma ecco che il francese viene in soccorso dello spedito oratore con la liaison ovvero il collegamento fonetico tra due parole. Quando si esegue la liaison (ci sono delle regole, ma in realtà nel francese moderno non le segue quasi più nessuno e si va come fa più comodo), la s a fine parola si può pronunciare, trasformandola in una z molto, molto dolce. Ecco quindi che vous êtes si pronuncia /vùsèt/, suono molto più dolce e più semplice da pronunciare.

In Québécois la liaison si esegue in maniera un po’ strana, spesso provoca infatti o il raddoppiamento del soggetto (es. vous vous êtes) o l’aggiunta di suoni z dolci spurii che non si capisce esattamente a che parola siano collegati. Su questo fenomeno non ho molti esempi perchè è tipico di persone che vengono dalla riva nord oltre Montreal, ovvero il limite oltre il quale comincia il profondo Nord, ovverosia dove i locali hanno un accento talmente intenso che anche se parlate francese non avrete molte chance di capire cosa vi stanno dicendo (loro ovviamente capiranno tutto).

Ho avuto però proprio oggi la possibilità di sperimentare sulla mia pelle la bizzarra liaison con le z. Ho passato la mattina a cercare un barbiere dal prezzo onesto ragionevolmente vicino casa. Il meno caro, cinese, mi chiedeva solo TRENTA dollari per farmi i capelli con la macchinetta. Considerato che di capelli praticamente non ne ho e che un barbiere competente mi rasa in, non saprei, cinque minuti, mi è sembrato un latrocinio. Sono andato quindi al barbiere per studenti dell’università Concordia, che si trova nel metrò a Guy-Concordia. Ci sono già stato e mi era sembrato abbastanza onesto. Inoltre è un posto primariamente per studenti, troppo non costerà.

Arrivato al barbiere il posto è vuoto, d’altra parte alle dieci del mattino di sabato all’università non c’è proprio nessuno. Mi accoglie una signora a cui chiedo un taglio, mi fa accomodare subito e poi per rompere il ghiaccio mi chiede: iz iz ztil znouin’ àutzàd?

Me lo sono dovuto far ripetere tre volte, non capivo che razza di lingua parlasse. Non sono un mostro in francese, ma le conversazioni ordinarie riesco tranquillamente a sostenerle, uso l’inglese di norma solo perchè sono pigro (riservo il francese ai tassisti che tipicamente parlano solo quello). Ebbene, la domanda de-québécuizzata era “Is it still snowing outside?” ovvero “Sta ancora nevicando, fuori?”. Mi è venuta subito l’ispirazione per un post dopo questo evento.

Non finisce qui! A taglio finito, mi fa uaàz en rèins en rèdì! Anche questo me lo sono fatto ripetere tre volte, vi giuro che mi sono sentito scemo. Ecco quello che intendeva: “Wash and rinse and ready!”, come dire “Adesso basta una lavata, una sciacquata e sei pronto”.

Ahhh, le Québécois.

Saluti di oggi al prode Molìn per la rapida risposta al mio lentissimo post e soprattutto allo Shogun Paolino per avere tenuto alto l’onore della bandiera :).

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Una Risposta to “Parlè-vu Chebbeccuà?”

  1. Fabio Says:

    Oramai dopo un buon numero di viaggi, sono giunto alla conclusione che il Francese e’ un’opinione, e i francesi si svegliano la mattina decidendo che varianti introdurre durante la giornata, cosi’, per non annoiarsi 😀

    “an” che diventa “EIN” succede anche all’interno della stessa Francia. A parigi l’espressione “main a main” si pronuncia “mà a mà”, mentre a Tolosa diventa uno sguaiatissimo “mEin a mEin”. “Oui” -> “Ouais” a Parigi e’ un piccolissimo “oué”, con una e talmente stretta da suonare quasi muta, mentre sempre a Tolosa, e nel sud in generale, si apre da far invidia alla peggior parodia Barese…

    Inutile dire che i Toulousains si vantano di parlare un francese molto piu’ “puro” e meno “dialettale” dei cugini Parigini, vero?

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