Oslopocalypse

Salve a tutti,

Se non sapete di che cosa parliamo oggi, vuol dire che non avete visto le novità delle ultime ventiquattro ore. Riassumo per gli struzzi e chi vive vuori dal mondo: ieri intorno alle tre del pomeriggio è esploso un ordigno nel pieno centro di Oslo, causando sette morti e decine di feriti. Un paio di ore più tardi un sedicente poliziotto si reca all’isola Utoya, dove è in corso un raduno estivo dei giovani del partito cristiano-democratico, aprendo il fuoco in maniera indiscriminata. Più di novanta i morti. Tutto senza contare i feriti gravissimi che potrebbero peggiorare.

Quando ho ricevuto queste notizie era una mattina davvero tranquillissima qui a Montreal, la calura estiva era piuttosto soffocante perciò eravamo tutti asserragliati in ufficio dove un buon impianto di aria condizionata permette di mantenere delle condizioni particolarmente comfortevoli. L’amministratore del database, il sempre simpatico e alla mano Franchino (nome al solito posticcio, chi segue il blog lo sa), mi chiama per avere una discussione tecnica, ma per prima cosa su Skype mi manda un link a un blog che parla dell’esplosione di una bomba a Oslo.

Mi affretto a controllare subito che cosa dicono i quotidiani norvegesi, come VG e Aftenposten. Nonostante non parli granchè il norvegese, lo leggo abbastanza decentemente e comunque c’è sempre la possibilità di chiedere a Google. Le prime informazioni sono alquanto confuse, come normale. L’aggiornamento è frequente per circa mezz’ora, poi le redazioni dei principali quotidiani vengono evacuate perchè sono in pieno centro proprio nella zona dell’esplosione, perciò il flusso rallenta molto. Fortunatamente il servizio nazionale, la NRK, segue da vicino tutto quello che succede e ci tiene informati.

L’atmosfera in ufficio è veramente cupa, gran parte del personale è in vacanza, ma ci sono molti norvegesi ancora qui e loro di certo non sprizzano felicità.

Non proseguo con la cronaca dei fatti perchè ci sono decine di siti di news che vi possono dettagliare per filo e per segno tutta la cronologia degli eventi. Mi voglio soffermare invece su un aspetto differente, ovvero l’identificazione della matrice dell’atto.

Subito dopo l’esplosione, molti opinionisti norvegesi si sono lanciati immediatamente nelle teorie qaediste, associando l’attentato principalmente a due eventi specifici: la ripubblicazione delle famose vignette danesi su Aftenposten e il decreto di espulsione che andrà a colpire Mullah Krekar, un mullah curdo accusato di avere provato a sbarazzarsi fisicamente dei propri avversari politici.

A causa di questa prima valutazione, anche se devo dire che la polizia correttamente non è si assolutamente lasciata prendere da facili allarmismi, molte news internazionali hanno cominciato a parlare di attentato di matrice islamica, teorizzando motivi per cui la Norvegia potrebbe essere stata un bersaglio. Avviene addirittura un fatto che io trovo personalmente davvero interessante, sul forum online di un gruppo islamico fondamentalista compare un “proclama” che si attribuisce la responsabilità dell’attentato. Lo stesso messaggio resta sul forum solo pochi minuti, viene cancellato poco dopo e sostituito da un altro comunicato in cui si denuncia la totale estraneità al fatto. Questa per quanto mi riguarda è un forte indicatore del fatto che questi proclami spesso “ci marcino sopra”. Succede un putiferio? “Associamoci dicendo che siamo stati noi, così ci temeranno di più!” Questo è terrorismo, signori.

La verità “fortunatamente” verrà a galla alcune ore dopo. Il pazzo criminale che ha compiuto il massacro, lo stesso falso poliziotto che ha ucciso più di novanta giovani, è probabilmente tal Anders Behrin Breivik, un fondamentalista cristiano anti-islamico (per sua stessa definizione).

Lo choc è fortissimo, incredibile, non possiamo dare la colpa a qualche disgraziato medio-orientale che ci sta antipatico!

Personalmente la prima cosa che mi sono chiesto quando tutto questo è successo è se tutto questo caos fosse causato da fonti interne o esterne. L’opinione degli esperti norvegesi sembrava propendere cautamente per la fonte esterna finchè non si è arrivati all’arresto di Breivik che ha di fatto semplificato il tutto: estremismo di destra.

Ora che il massacratore ha ammesso le sue colpe i giornali stanno sviscerando la sua vita in ogni modo possibile, scoprendo così che fa parte di una loggia massonica, che è uno che sbarca il lunario grazie alla previdenza sociale norvegese, che ha una fattoria a centocinquanta chilometri da oslo dove con sei tonnellate di diserbante ha confezionato ordigni esplosivi, che fa parte degli ambienti di destra estrema radicale, che ama la musica classica e i videogiochi, che…

…Ehi, aspetta.

…Ama la musica classica e i videogiochi, in particolare World of Warcraft e Call of Duty. Spero, davvero, con tutto il mio cuore, che non andremo a rivivere le atmosfere forcaiole degli anni Novanta causate dai delitti efferati avvenuti in Germania ad opera di giovani squilibrati “che giocano a CounterStrike”. Al-Qaeda uccide cento persone? Gli arabi sono terroristi. Un pazzo criminale a cui piacciono i videogiochi uccide cento persone? I videogiocatori sono potenzialmente degli squilibrati mentali. L’errore di generalizzazione è esattamente identico, con forse l’unica differenza che quando dici “gli arabi” ti riferisci a un ceppo razziale e quindi “facile da identificare”, motivo per cui l’equazione mentale risulta ancora più semplice.

Mi auguro davvero che la società collettivamente sia maturata almeno un po’, rifuggendo quindi da facili e pericolose uguaglianze che provocano uno scontro culturale dannoso e nefasto.

Un plauso alla capacità di reazione eccezionale della Norvegia che ha dato prova di sapere gestire una emergenza in maniera fulminea, efficiente, precisa. Un saluto affettuoso a tutti gli amici, norvegesi e non, colpiti da questo dramma.

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12 Risposte to “Oslopocalypse”

  1. Cesare Molin Says:

    ho pensato subito a te quando il servizio del tiggì ha sottolineato in un passaggio incidentale ma pure enfatico, che il personaggio amava i giochi violenti.

  2. GodHouse Says:

    Come sempre, la realtà sopravanza la fantasia

  3. Miss Fletcher Says:

    Ciao, anch’io ho pensato subito a te, perchè ti leggo da tanto tempo e ho seguito le tue avventure prima in Norvegia ed ora in Canada. Mi hanno molto impressionato le immagini di Oslo, una città che conosco, non bene come te, e che ricordo come un’oasi di pace e tranquillità.
    Leggerti è sempre un piacere, a prestissimo!

  4. Silvia Says:

    La Norvegia mi ha sempre incuriosito ma non ho mai avuto modo di visitarla.
    C’è una cosa però che mi lascia perplessa e molto critica. Forse tu che hai abitato là puoi spiegarmi.
    Dici che la risposta all’emergenza è stata fulminea. Non mi pare l’aggettivo esatto visto che la polizia ha impiegato un’ora e mezza ad arrivare sull’isola. Non avevano un elicottero, sono dovuti andare per terra e poi cercare una barca.
    Questo fatto si ricollega a quello successo circa 3 anni fa durante i mondiali di sci: uno sciatore, Lanzinger, si è infortunato. Non c’era un elicottero per trasportarlo per cui è stato perso tempo per trovare un elicottero privato. Alla fine dopo varie operazioni gli hanno amputato la gamba. Incredibile che ad una manifestazione sportiva a livello mondiale e con un forte rischio di infortuni e anche di morte non ci fosse un servizio di soccorso per trasportare i feriti.
    In entrambe le situazioni se cose del genere fossero successe in Italia ci saremmo sotterrati vivi ad insulti nei riguardi della nostra atavica mancanza di efficienza.
    Insomma la domanda è: com’è possibile che in Norvegia siano così disorganizzati? o semplicemente non amano gli elicotteri???

    • osloninja Says:

      Personalmente ritengo che la rapidità con cui si sono mossi nel bloccare il centro, bloccare le frontiere, ispezionare il traffico e dispiegare le forze a Oslo, unitamente all’intervento delle unità di emergenza, sia stato brillante.
      La questione della lentezza con cui la polizia ha raggiunto Utoya lascia effettivamente l’amaro in bocca, se fossero stati più rapidi probabilmente ci sarebbero state meno vittime. Va anche detto però che l’intera mobilitazione è avvenuta inizialmente a Oslo, le prime ipotesi erano di minaccia qaedista, nulla faceva pensare che sarebbe stato necessario un dispiegamento di forze in una piccola isola a 150 km da Oslo. Sono sicuro che ci sarà discussione su questi tempi di intervento e verrà fornita qualche spiegazione, ma diciamo che da un corpo di polizia normalmente disarmato, poco intrusivo, quasi raro, come quello norvegese, non hanno fatto nulla che personalmente trovi scandaloso. Poi ovviamente vallo a raccontare a un genitore che ha perso il figlio, che “normalmente non usiamo gli elicotteri, ci servono 20 minuti per approntarne uno”.

  5. socrates Says:

    Devo dire, con molta franchezza, che non riesco a comprendere cosa ci sia di affascinante in giochi violenti, come quello di cui ho visto qualche stralcio in Tv, che si svolge in un Aeroporto, dove devi uccidere più persone possibili.
    Mi direte che il coltello di per sè non è violento, ma è la mano che lo usa ad esserlo, così come l’energia atomica, ecc.
    In ogni caso, non riesco a capire come una sequenza di immagini ed azioni inumane possa essere rilassante o piacevole.
    Il gesto folle di Breivik non è certo stato generato dalla passione per i videogiochi, ma una mente malata come la sua avrà tratto alimento dalla realtà virtuale.
    Vorrei chiederti, al di là delle considerazioni che precedono, come è possibile che in una società civile, solidale ed organizzata come quella norvegese, possano coltivarsi progetti simili, senza che nessuno se ne possa accorgere. Un soggetto come questo non è sottoposto a particolari cure ed attenzioni o prevale su tutto l’individualismo? e se così fosse, come si concilia questo con la solidarietà che certo è un tratto distintivo di questo Paese?

    • osloninja Says:

      Non volevo realmente affrontare questa parte dell’argomento, ma dato che la domanda è esplicita, rispondo. La Norvegia sarà forse questa terra solidale, ma nasconde segreti alquanto inquietanti. Partiti di destra intransigente come l’FRP (avanzato notevolmente alle ultime elezioni), neo-nazionalisti, crescente insofferenza verso l’immigrazione specie “da certi paesi”, sono tutti fattori che creano un terreno fertile per questo tipo di pazzi scatenati. Questo maniaco omicida è purtroppo un figlio del suo paese.

    • osloninja Says:

      Faccio un commento addizionale sulla famosa scena dell’aeroporto, succede mi pare in uno degli ultimi Call of Duty. Giochi un agente infiltrato in una associazione criminale e vieni purtroppo selezionato per un essere uno degli attentatori all’aeroporto. Prima di giocare la scena, ti viene esplicitamente chiesto se la vuoi giocare o no perchè è molto cruenta.

  6. Elaine Says:

    Il TG1 non si è fatto attendere…

  7. poccino Says:

    Ciao x caso ho scoperto il tuo blog.Ho una domanda x te è spero che tu possa rispondermi o almeno chiarirmi le idee.Lavoro ad Oslo da circa 1 anno.Se un giorno vado via il mio fondo pensione va direttamente all’INPS italiano o li devo richiedere”ma dove?”?
    Ti ringrazio x eventuali risposte.

    • osloninja Says:

      Quando termina il tuo rapporto di lavoro in norvegia, hai la possibilità di mantenere il fondo pensione integrativo che quasi qualsiasi società ti offre o trasferirlo dove vuoi tu (ad esempio nel fondo INPS). Per quanto riguarda i contributi, puoi richiedere all’INPS il ricongiungimento (si chiama così) dei contributi versati all’estero. Informati presso la tua agenzia locale o presso il tuo commercialista.

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