Scrum, ira e LEGO

Salve a tutti,

non sto scrivendo da un po’ di tempo più che altro perchè non sto spendendo molto tempo al computer, cosa che può apparire alquanto sorprendente per qualcuno che con i computer si guadagna da vivere.

Oggi condivido con voi una storiella esilarante che ho già raccontato a molti: è talmente bella che non posso fare a meno di conviderla con voi.

Prima del racconto devo però fare una piccola introduzione tecnica. Sono stato inviato a Los Angeles per qualche giorno all’IGDA Leadership Forum, una conferenza globale della game industry dedicata ai manager. Non mi addentro troppo nei particolari, Google è pieno di articoli sull’evento e non è ciò di cui voglio parlare oggi.

Nel contesto del Leadership Forum il (per noi) leggendario Clinton Keith, luminare di Scrum, teneva un corso di due giorni per ottenere la certificazione da ScrumMaster professionista al quale la gloriosa megaditta mi ha mandato.

Non voglio addentrarmi in maniera profonda in che cosa sia Scrum, mi limito a una piccola infarinatura per comprendere l’annedoto e per cultura generale. Sarò ben lieto di parlare maggiormente di Scrum nel caso in cui l’argomento interessasse a qualcuno. Come al solito lasciate un commento, rispondo a tutti.

Scrum è un metodo di lavoro primariamente rivolto allo sviluppo del software. Partendo dal presupposto che sia poco utile pianificare un intero progetto su distanze temporali molto grandi poichè nessuno è capace di fare stime accurate sul lungo termine e i requisiti tendono a modificarsi nel corso del tempo, Scrum propone un modello di pianificazione basato su piccole sequenze chiamate Sprint.

Uno Sprint, tipicamente lungo due settimane (ma mai più di quattro), è un periodo di tempo in cui un Team promette a un individuo chiamato Product Owner che porterà a termine una certa parte di lavoro. E’ un sistema basato sulla fiducia, il Team fa una promessa e ci si aspetta che la mantenga facendo ogni ragionevole sforzo. In cambio, il Product Owner promette di non cambiare il lavoro promesso per lo Sprint. Il Product Owner ha diritto di cambiare tutte le priorità che vuole e tutto il lavoro che vuole in qualsiasi momento ECCETTO per ciò che è stato promesso durante uno Sprint. La persona che si accerta che il Product Owner non si “allarghi troppo” e che il Team rispetti le promesse è lo ScrumMaster.

Questa descrizione di Scrum è fortemente restrittiva nonchè incompleta, vi prego di tenerlo in mente, tuttavia è sufficiente per capire cosa è successo durante il corso.

Al corso eravamo in ventuno, sei di queste persone venivano da una compagnia Molto Importante (diciamo una ditta così importante che fa un gioco giocato da più di dieci milioni di persone al mese, indovinate un po’ quale sia). Questi sei personaggi non solo si presentano in ritardo, non hanno una targhetta col nome e soprattutto non spiccicano mezza parola: eccetto Franco (nomi falsi, al solito).

Franco è un pezzo grosso, è produttore globale dell’arte per un grosso titolo che sta per uscire tra poco. Per non svelare quale sia questo gioco, lo chiameremo casualmente Inferno Trimestrale. Il nome è OVVIAMENTE a caso.

L’esercizio finale del corso è una simulazione Scrum della durata di un’ora. Veniamo divisi in tre gruppi, ogni gruppo deve scegliere un Product Owner e uno ScrumMaster: tutte gli altri faranno semplicemente parte del Team.

Io mi offro di fare il Product Owner, dato che normalmente sono ScrumMaster nel mio lavoro quotidiano. Un mio collega si offre di fare lo ScrumMaster. Nessuno obietta alcunchè quindi siamo pronti. Nel Team c’è proprio Franco che aveva avuto un atteggiamento piuttosto scettico verso questa metodologia di lavoro, ma ormai era contento che il corso stesse quasi per finire.

Prima dell’inizio della simulazione, Clinton chiama tutti i PO (Product Owner) fuori dalla classe per spiegarci il VERO obiettivo dell’esercizio: dimostrare che Scrum non è una panacea per tutti i mali. Come tutti i metodi, è solo e soltanto un metodo, la sua mera applicazione non porta alcun vantaggio specifico se non c’è intelligenza dietro. Conseguenza di questo obiettivo è la presentazione della lista degli obiettivi segreti del PO.

Vediamoli insieme. Innanzitutto, il Team riceve una busta piena di LEGO e un insieme di cartoncini su cui è scritto il lavoro da compiere. E’ proibito toccare i LEGO se non si è all’interno di uno Sprint. Ogni Sprint dura esattamente cinque minuti ma la fase di pianificazione non ha alcun limite. L’esercizio termina o allo scadere del limite dei sessanta minuti o quando tutto il lavoro è stato completato. Tutto questo è perfettamente noto anche al Team.

Ciò che non è chiaro al Team però, è che il PO ha alcune informazioni addizionali. Prima di tutto, le richieste sui cartoncini sono talora vaghe e irragionevoli. Ad esempio il lavoro più importante da compiere è costruire sei edifici da un piano, peccato che non ci siano abbastanza mattoncini per costruirli! Oppure, è richiesta la costruzione di un garage per una macchinina LEGO, ma tale lavoro ha una priorità maggiore della costruzione dei veicoli. Poichè i mattoncini provengono da set tutti diversi, il problema delle dimensioni è molto concreto perciò procedere con la costruzione del garage prima di avere le macchine equivale a cercarsi dei guai.

Gli ordini segreti del PO sono quindi attendersi un sacco di errori dal Team ma, esattamente come nella realtà, non fare di fatto nulla per aiutare il Team a meno di non essere esplicitamente interpellati. Il Team decide autonomamente di dividere tutti i LEGO per sapere cosa c’è nella busta senza chiedertelo? Rifiuta tutto il lavoro fatto per avere fatto qualcosa che tu non hai chiesto. Il Team fa domande vaghe? Rispondi in maniera altrettanto vaga o tautologica.

Clinton riassume il tutto nel modo più semplice e devastante possibile: “Fate del vostro peggio!”.

Ho pensato: “Okay, se posso fare del mio peggio credo che questo team non riuscirà a combinare molto.”.

Vediamo come è andata.

Porgo al Team la busta con i LEGO e avendo deciso di giocare il PO che non sa neanche di che cosa sta parlando (non succede mai vero che i manager non abbiano idea di che cosa stanno parlando), leggo distrattamente i cartoncini con il lavoro da fare. Decido poi di gironzolare distrattamente per la stanza a meno di non essere esplicitamente interpellato. Il piano è perfetto, perchè il Team e lo ScrumMaster si mettono subito a discutere su che cosa fare, ignorandomi pressochè completamente (il che è un fallimento fin dall’inizio, Scrum prevede che il PO sia coinvolto nella fase di pianificazione il più possibile!).

Mi metto a parlare con Clinton, mi prendo un caffè, mi bevo un succo di frutta, controllo la posta, mando un messaggio agli amici in Canada, faccio onestamente di tutto tranne che prestare attenzione a quello che sta facendo il Team.

Nel Team però c’è qualcuno che Scrum lo conosce bene: Enrico. Enrico lavora per la EA, una delle più grandi società di software del mondo (non solo di giochi, di software in generale, sono colossali), e ha usato Scrum per più di cinque anni. Lui si fa fautore di alcune domande purtroppo piuttosto vaghe a cui mi sento in dovere di rispondere in maniera vaghissima.

“Senti, non siamo sicurissimi delle proporzioni, a vedere la busta sembra che i pezzi non siano tutti uguali.”

“Ma si ma si, fate pure che poi vediamo.”

“Oh, okay.”

Mi sono stupito che buttare lì due parole a caso sia stato a sufficiente. Ad ogni modo, passano venticinque minuti (sui sessanta a disposizione): il Team ha finalmente deciso che cosa vuole fare.

Stanno per commettere uno degli errori mortali, ovvero cominciare lo Sprint senza coinvolgermi, ma Enrico salva tutto. Ecco quindi che mi presentano il loro piano.

“Allora, noi pensavamo di dividere tutti i pezzi e di fare alcuni prototipi di macchinine.”

Io: “…e chi vi ha chisto di farlo? Io voglio i miei sei edifici di un piano.”

“Ma come?! Non sappiamo neanche se possiamo farli!”

“Ma cavoli sono solo dei mattoncini LEGO! Quanto sarà difficile fare sei edifici di un piano!”

Mentre questa discussione va avanti, Franco comincia a infastidirsi e fa commenti scherzosi tipo “adesso telefono al mio agente e cerco un altro lavoro, tutto questo è ridicolo”.

Troviamo un accordo, il Team può mettere a posto i pezzi e fare un prototipo di macchinina MA produrrà anche i sei edifici.

Finalmente parte il primo Sprint! Durante la review dello Sprint sostanzialmente respingo tutto il lavoro, nulla di quello che hanno fatto assomiglia a “quello che io definirei un edificio”.

Franco qui comincia a uscire dai gangheri in maniera leggendaria.

“Non ci hai neanche detto come è fatto un edificio!”

“Ma come vuoi che sia fatto un edificio! E’ un posto in cui vai, no? Siamo dentro un edificio ora!”

“Non è una definizione! Che ne so io di come intendi tu un edificio, ha porte? finestre?”

“Scusa, ma usa il buon senso, tu l’hai mai visto un edificio senza porte o finestre?”

“Quando io costruivo edificio li facevo senza perchè mi sentivo molto asociale!”

“Okay okay, rendiamo le cose facili. Un edificio dovrebbe avere una porta e una finestra. Va meglio?”

Franco si incavola ancora di più.

“DOVREBBE o DEVE?!”

“Va beeene, siccome vogliamo fare le cose precise, un edificio DEVE avere una porta e una finestra.”

Franco a questo punto si eccita perchè pensa di avermi colto in castagna.

“Ah-ha! E una porta e una finestra come sono fatte?”

“Va bene definiamo anche quelle! Allora, una porta è una apertura al livello del terreno. Per le finestre facciamo le cose facili, basta che sia una apertura.”

Franco ora ha l’orgoglio di chi ha sconfitto un leone ma ormai seccato si mette a giocherellare col cellulare, non tocca neanche più i LEGO. Mentre il Team esamina i pezzi, viene menzionato che ci sono solo due finestre LEGO. Con gesto magnanimo faccio sapere che non c’è problema, è sufficiente che le finestre siano semplici aperture se non c’è più disponibilità di mattoncini adatti.

Poco dopo Cincion, cinese nel Team, si chiede che cosa fare col tetto degli edifici. Ne approfitto immediatamente!

“ECCELLENTE IDEA! Aggiungiamolo ai requisiti, un edificio deve avere un tetto!”

Franco: “Noooo, stai zitto!!! Non dargli altre idee!!!” alchè si alza e comincia a girare per la stanza guardando cosa fanno gli altri Team.

Prima che lo Sprint cominci, cambio la priorità del lavoro: basta prototipi di macchinine (siccome il Team insisteva per lavorare sulle macchinine, ho deciso di ignorarle), la seconda cosa più importante è l’asilo nido, ovvero un edificio come gli altri che però ha attorno un recinto.

Comincia finalmente il secondo Sprint, è passata oltre mezz’ora dall’inizio dell’esercizio. Il Team completa cinque edifici e l’asilo nido. Quattro degli edifici mi soddisfano nonchè l’asilo nido, anche se mi mostro poco soddisfatto dei tetti. A causa dei mattoncini tutti spaiati di cui parlavo prima, i tetti molto spesso sono spioventi e questo mi sembra davvero alquanto brutto.

Uno del Team commenta: “Ma no, sono solo tetti come si usavano negli Anni ’60.”.

Come lasciarsi scappare una occasione così fantastica?

“Ragazzi ma questa è una idea ECCEZIONALE, facciamo l’intera città in stile Anni ’60, veicoli compresi!”

Si è letteralmente levato un coro di “Noooo, stai zitto, cosa hai dettoooo”, mentre Franco paonazzo sbottava con il “This is fucking bullshit” (qualcosa di simile a “Ma che c***o sono queste s*****ate”) che lo renderà immortale ai posteri.

Il Team si ricompone mentre Franco decide di non toccare più un mattoncino, gironzola per la stanza ripetendo la battuta sul telefonare all’agente, ma è chiaramente seccato dalle mie eccellenti capacità manageriali.

Sono passati quasi cinquanta minuti, il Team decide di dedicarsi al nuovo lavoro più importante di tutti (ricordate che il PO può cambiare tutte le priorità che vuole al di fuori di uno Sprint): la costruzione della chiesa.

La chiesa è un edificio come gli altri ma dev’essere di un solo colore e avere una croce in cima. Inoltre deve essere “leggermente più alto” degli altri edifici. Come al solito i requisiti sono precisissimi (ma nella realtà, quando mai lo sono?).

Stavolta lo Sprint sembra davvero facile e ormai il tempo sta per finire. Per rendere le cose più complicate, mi lamento del fatto che nonostante io abbia ascoltato tutti i loro noiosi lamenti riguardo la penuria di finestre LEGO (mai visto un progetto con poche risorse, eh?), non ne hanno usata nemmeno una nè negli edifici approvati nè nell’asilo. Nella chiesa preferirei che le usassero.

“Ma le finestre sono rosse e abbiamo abbastanza pezzi solo per fare una chiesa blu!”

“Non c’è problema, ragazzi! Le finestre sono talmente importanti che non c’è problema se sono di un colore diverso dal resto della chiesa.”

Contenti della mia grande flessibilità, comincia lo Sprint, siamo allo scoccare dei cinquanta minuti. Sembra davvero tutto molto facile, ma io ho l’asso nella manica: l’inevitabile cambio d’idea in mezzo allo Sprint.

C’è un solo modo che il PO ha di violare le regole di Scrum ovvero cambiare il lavoro in corso nello Sprint: il Reset. Quando arriva del lavoro che non è assolutamente possibile fare in un altro momento, un Team può eseguire un Reset in cui sostanzialmente si butta tutto quello che si sta facendo e si riparte dalle fase di pianificazione con le nuove priorità. E’ una operazione nella realtà costosissima e che non dovrebbe mai succedere, ma può occasionalmente accadere.

Dopo due minuti invado quindi lo spazio del Team per portare loro una notizia fantastica.

“Ragazzi, ho avuto una idea ECCEZIONALE! Ieri stavo parlando con dei tizi in Microsoft e ci siamo detti, ma non sarebbe fichissimo avere un ospedale nella nostra città fatta di LEGO? Voglio dire dovrebbe essere facile, no? Cavolo è come la chiesa, un solo colore, la porta, la finestra, e invece della croce bianca ci mette una croce rossa di sopra, quanto sarà difficile?”

Franco perde le staffe, si alza, ripete l’ennesimo “This is fucking bullshit!” ed esce dalla classe incavolato nero.

Ormai il tempo è quasi finito, ci mettiamo daccordo per la costruzione dell’ospedale: è un edificio come gli altri (ricordatevi i requisiti) però ha una “cavolo di croce rossa di sopra. Quanto sarà mai difficile?!”.

Lo Sprint comincia al cinquantasettesimo minuto, non c’è tempo materiale per completare lo Sprint, ma riescono a combinare qualcosa coi LEGO e a presentarmi l’ospedale: è la chiesa blu con una croce rossa di sopra.

“Ma… ragazzi, è mai possibile che non mi possa mai fidare di voi? Che cavolo avevamo detto che volevamo usare le finestre LEGO per la chiesa e le avete usate tutte e due per l’ospedale adesso! Ma che figura ci facciamo con Microsoft adesso?!”

Tra gesti di stizza nel Team coronati da vari “Ma non ci posso credere”, anche Cincion si incavola ed esce seccatissimo dalla classe.

Scadono i sessanta minuti e posso finalmente svelare il trucco a coloro che non sono fuggiti. Alla spiegazione che era tutta una finta ricevo reazioni esilaranti, ridono tutti “ahah mio dio ora che ci penso è stato bellissimo” “sembravi un manager che conosco” “cavolo anche io in ufficio ho gente così”. Quindi ci riappacifichiamo e ci godiamo qualche minuto di intervallo.

Dopo qualche minuto ognuno torna a sedere e Clinton chiede: “Allora, che cosa avete imparato, come è andata?”

Dopo qualche minuto di esitazione Franco prende la parola, si alza e mi punta il dito contro: “You never fucking work with THAT guy!” (lett. “Non lavorate mai con quel c***o di tizio!”).

Scattano le risate (temo che ormai tutti gli altri sapessero che l’esercizio era sabotato) e la mia risposta laconica: “Cavolo non capisco veramente perchè si lamentino tanto, non mi hanno neanche invitato ai loro meeting di pianificazione”.

Altre risate con tanto di commento da un altro tavolo “O mio dio, sento quella frase TUTTO IL TEMPO nel mio ufficio!”.

La discussione va avanti, un altro tavolo illustra come loro siano riusciti a completare tutto il lavoro nel tempo prefissato approfittando di una ottima collaborazione con il loro PO.

Franco non può fare a meno di commentare: “That’s because you didn’t have fucking him as a PO!” (“Questo perchè non avevate quel c***o di tizio come PO!”).

Non posso fare a meno di rispondere: “Ehi, io avevo solo chiesto una cavolo di croce rossa, manco quella mi hanno fatto!”. Risate a secchi da tutte le parti.

Dopo qualche minuto il corso finisce: Franco raduna i suoi cinque scagnozzi e scatta via, paonazzo. Non lo vedremo più. Ovviamente la storia della croce rossa sarà uno degli argomenti più divertenti a cena.

Morale della storia: se qualcuno mi autorizza a dare il peggio, buona fortuna :D.

Saluti di oggi a tantissime persone, primo tra tutti il sig. Paponi che ha completato una gloriosa carriera al servizio del cittadino fondata sul lavoro e sull’onestà (attitudine che spero mi abbia trasmesso correttamente). Gli altri in ordine sparso: Fairtrade (tu mele, io fragole), Candybee (best Halloween EVER), S<3 (lol la chatte ecoliere), Mimistofele (grazie per l’invito) e Flaust (bzzzz), Clinton Keith della Clinton Keith Consulting per l’autografo con dedica sul libro di Agile Game Development (www.agilegamedevelopment.com), Asu per le molteplici discussioni notturne (per lei) su Facebook, Figarella Racing Team e Nick (smettila di rompere e rispondi semplicemente “Si”, grazie :D).

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8 Risposte to “Scrum, ira e LEGO”

  1. Daria Giovannoni Says:

    Fucking epic 😀

  2. Serena Marenco Says:

    Oh! Pur non sapendo per che azienda lavorassero quei tipi, ti adoro per averli demoliti XD Sarebbe stato da vedere XD (Ex giocatrice di questo gioco sconosciuto che ha imparato ad odiare questa azienda sconosciuta per la sua considerazione degli utenti :p )

  3. Mitch Says:

    Ora che sappiamo che il product manager di Diablo 3 alla Blizzard e’ un pallo gonfiato non ci resta che piangere 😀

    Cmq mi interessa sapere “quanto” Scrum fate dalle vostre parti. Io Scrum l’ho imparato qua http://www.youtube.com/watch?v=Q5k7a9YEoUI e c’e’ tutto quello che serve a noi 🙂

  4. Daisuke Ido Says:

    Sei davvero sicuro di volere che Franco di “Megaditta MOLTO Importante” faccia presumibilmente sapere in giro che sei uno stronzo buono a niente?

  5. CarMas Says:

    L’importante è che quello stesso tizio non lavori anche per il Secondo Mestiere della Stella… sennò povero il cuore dello sciame! 😛

  6. Cesare Molin Says:

    quindi se n’è andato senza neanche aver capito a che servisse il tutto?

    • osloninja Says:

      Pare che dopo gliel’abbiano spiegato, tant’è vero che il giorno dopo ci ha mandato una email con alcune beta keys di Diablo III :).

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