Lotta di CLASSE

Salve a tutti,

Apro l’articolo premettendo immediatamente che non tratteremo di reminiscenze tardostaliniste, ma bensì delle manifestazioni che stanno agitando il Quebec da circa ottanta giorni. Mi dicono che è giunta voce perfino in Italia di questa questione, perciò parliamone pure.

Intanto i fatti: il governo locale ha deciso di innalzare le tasse scolastiche per frequentare il CEGEP e l’università. Bisognerebbe aprire un capitolo a parte per capire bene cosa è il CEGEP, per il momento accontentatevi di sapere che è un istituto professionale che viene frequentato dopo le superiori. Alla fine del CEGEP tipicamente sei in grado di fare un lavoro con un buon grado di preparazione oppure sei pronto per l’università. La reazione degli studenti a questi aumenti è stata esplosiva: si tratta infatti di un aumento del 75% spalmato su un totale di cinque anni, senz’altro un aumento consistente.

Questa situazione è un brutto pasticcio fin da subito. Innanzitutto, come può un governo pensare che imporre un aumento improvviso del 75% sia una buona idea? E’ evidente che nessuno lo avrebbe digerito senza colpo ferire. L’argomentazione che si sente più spesso a tal riguardo è che le tasse scolastiche non si sono mosse per anni e anni (sono tuttora le più basse del Canada, però con una popolazione studentesca che è pari a quella dell’Ontario dove sono il triplo) e che quindi era ora che fossero adeguate. L’approccio è senz’altro politicamente ed economicamente legittimo: nonostante tuttavia ben comprenda le motivazioni, non posso fare altro che pensare che sia una mossa disperata frutto di una politica scolastica poco lungimirante.

Perchè si sono ridotti in questo stato? Perchè per anni e anni le tasse non sono cambiate di una virgola, causando in ultimo la necessità di un aumento enorme, chiaramente d’emergenza perchè la finanziaria di quest’anno è scarsa? La colpa di certo non ce l’hanno gli studenti che si ritrovano a subire le scelte governative, mi pare sia un caso eclatante di guai autoprocurati.

Sembrerebbe quindi una situazione piuttosto monolaterale in cui l’indignazione collettiva è più che meritata. Il merito c’è, ma ciò che gli studenti stanno mettendo in piedi non è purtroppo esente da colpe. Da circa ottanta giorni ci sono manifestazioni pressochè tutti i giorni di studenti che “scioperano”, ci sono le scuole bloccate a singhiozzo (poichè il regolarmento provinciale proibisce che ci sia lezione se non ci sono le dovute condizioni di sicurezza) nonchè svariate strade importanti della città.

Visto che ho messo sciopero tra virgolette, infilo di soppiatto nel blog un mio vecchio cavallo di battaglia ovvero l’annosa questione se uno studente possa fare sciopero oppure no. Qui in Quebec mi confermano che esiste una cosa che si chiama “sciopero politico” ma poichè non ne esiste una definizione precisa della Corte Suprema, è un oggetto giuridico del tutto indistinto e quindi di fatto indisciplinato. E’ più plausibile insomma che quando si parla di sciopero lo si faccia in realtà con abuso di terminologia: si tratta di manifestazioni completamente legittime ma di certo non di scioperi poichè gli studenti non lavorano per gli istituti che frequentano. Immagino che l’abuso venga primariamente dalle modalità di manifestazione: interruzione di servizi, creare disagi e contrattempi, contestazione delle forze dell’ordine e dell'”establishment”.

Proprio su questo punto mi sembra che gli studenti si stiano comportando in maniera politicamente mediocre. E’ da ottanta giorni che manifestano, ma la gran parte dei disagi provocati, se non tutti, sono quelli alla città e, come qualcuno ha detto, “a tutte quelle persone che dovrebbero pagare le tasse scolastiche al posto loro”. All’inizio erano una cosa simpatica e c’era una certa solidarietà. Dopo ottanta giorni, cominciano semplicemente a essere un fastidio. D’altra parte, perchè un poveraccio a cui una manifestazione di studenti blocca il ponte per andare al lavoro dovrebbe appoggiarli? Qualcuno si indignerà contro il governo lestofante che vessa i poveri studenti, qualcun altro imprecherà e manderà i sopracitati a quel paese.

Da qualche giorno si è aperto qualche spiraglio di negoziazione, ma qui gli studenti si sono fatti, mi si lasci dire, letteralmente infinocchiare da chi la politica la fa di professione. Il ministro dell’istruzione ha convocato a un tavolo di trattative le tre associazioni studentesche che stanno organizzando lo sciopero: due hanno aderito (ma sono marginali), la terza (CLASSE) ha tenuto un atteggiamento estremamente equivoco. Il ministro aveva posto come condizione per accedere alle trattative una netta dichiarazione di distacco dai disordini violenti. Non ce ne sono stati molti, ma ci sono stati alcuni atti vandalici sia all’interno di uffici governativi che in città che hanno provocato una certa indignazione. La CLASSE invece che condannare nettamente gli atti violenti, ha mantenuto un atteggiamento vago, limitandosi a dire che “tanto per le prossime quarantotto ore non abbiamo nulla in programma”.

Inevitabilmente durante le quarantotto ore di tregua c’è stata una manifestazione ed altrettanto inevitabilmente ci sono stati dei disordini violenti. Ovviamente a nulla è valso lo strepitio della CLASSE che lamentava il fatto che questi facinorosi non facessero parte della loro organizzazione: la frittata era fatta e quindi sono stati espulsi dal tavolo di trattative.

Dopo una serie di tira e molla per cercare di rientrare nelle trattative, in queste ore le associazioni e il ministro stanno discutendo, ma le posizioni mantenute dagli studenti finora mi sembrano francamente demenziali. Il governo sta proponendo di spalmare l’aumento su un periodo più lungo e di riformare l’accesso alle borse di studio in modo da rendere più facile il finanziamento di alunni meritevoli. Gli studenti stanno proponendo idee che onestamente mi lasciano esterefatto unite ad alcune più che meritevoli, vediamo alcune delle più incredibili: sospendiamo le spese di manutenzione delle università per quattro anni (no comment, un premio a chi ha proposto questa davvero), evitiamo di costruire nuovi campus (e gli studenti dove li mettiamo?), istituzione di una commissione esterna che vagli tutti gli investimenti universitari (si sa che aggiungere più burocrazia abbatte i costi), istituzione di una tassa sulle banche dello 0.7% su ogni cent (si sa che tassare le banche non ha assolutamente nessun impatto sui costi all’utente finale) che arrivi all’1.4% nel 2016.

Non riesco onestamente a predire con esattezza chi vincerà questo braccio di ferro, mi preme però osservare una cosa. Un applauso agli studenti per avere manifestato, come garantito in un paese democratico, e aver costretto il governo a riaprire le discussioni su un capitolo che da quasi tre mesi era considerato chiuso. Adesso sono al centro dell’attenzione, non è più necessario sfilare nudi in centro o trapanare il cranio a mezza città con le vuvuzela, devono trovare una espressione politica e sensata di ciò che vogliono. Proposte bislacche e onestamente assurde come quelle che ho appena citato non li porteranno da nessuna parte. Mi ricorda in un certo senso il problema endemico della sinistra italiana: molto brava a contestare di continuo ma quando si è trovata al potere è stata del tutto incapace di essere propositiva.

Criticare è molto facile, ma costruire? Vedremo.

Saluti di oggi a BC<3, DJ Roxy e a quell’emerita testa di m*a che ha inventato le vuvuzela.

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3 Risposte to “Lotta di CLASSE”

  1. Serena M. Marenco Says:

    Bhe, un pò rincuora pensare che la piaga dei dilettanti allo sbaraglio non è endemica del nostro paese. Gente che, probabilmente, si è sempre disinteressata delle politiche e della gestione del loro paese, fino a che non sono stati toccati i loro interessi particolari. Per carità, hanno tutte le ragioni. Quell’aumento è decisamente fuori misura ed è chiaro che lo si sarebbe dovuto introdurre in maniera minore e graduale negli anni precedenti, ma quando ti siedi ad un tavolo di concertazione devi avere le idee chiare di quello che vuoi ricevere e che puoi concedere, dal momento che si tratta sempre di raggiungere un compromesso accettabile per entrambe le parti.

    • osloninja Says:

      Non sono sicuro che sia una questione di dilettanti, più che altro noto quanto sia un fenomeno poco efficace. E’ riuscito correttamente a portare attenzione sul problema, ma sta fallendo, secondo la mia modestissima opinione, a formulare una proposta politica che abbia senso.

  2. Serena M. Marenco Says:

    Si vede lo stesso in diversi movimenti “d’opposizione” (se pur più che leggittimi) come mipare abbia detto anche tu. Prendi ad esempio quelli italiani, alcuni dei quali, quando si sono trovati a dover scegliere se stare al governo in maniera propositiva, sembra che si siano trovati senza la terra sotto i piedi (nonostante da tempo parlassero di proposte e alternative). Al momento del dunque si è visto che, effettivamente, non avevano pronta ne una proposta ne un’alternativa credibile o efficacie. Qualche giorno fa stavo partecipando ad una discussione, riguardante le amministrative, e si è aggiunto un rappresentante del M5S. Fino a quel momento ero stata dispostissima a credere nella loro buona fede e buona volontà (per quanto li ritenessi un pochino ingenua), nel momento in cui ha iniziato ad esporre le (non sue, a quanto pare nessuno di loro ha opinioni proprie) opinioni del movimento, mi sono trovata davanti al vuoto cosmico. Per le prime ore ho quasi pensato di trovarmi davanti ad un bot. Hai presente no? Quelli di Irc. I suoi post erano tutti identici “Non è vero! Questo link spiega tutto” (link al sito di Grillo, ovviamente). dopo un giorno riusciamo finalmente ad ottenere da lui qualche frase articolata e, quando chiediamo quali siano le loro proposte per risolvere i problemi di sanità, istruzione, eccetera, salta fuori che no, a quelle piccolezze non hanno pensato. La cosa importante è solamente eliminare i privilegi dei politici, il resto andrà a posto da solo, dopo aver incenerito la casta. Un pò come i vostri studenti che mirano solamente all’abbassamento della tassa (per carità, hanno ragione) ma poi non tengono conto che le scuole vanno pulite e ritinteggiate, che se piove dal tetto si devono fare riparazioni, che si deve fare manutenzione agli impianti di riscaldamento. Ci si trova davanti a movimenti (intesi come gruppi di persone con un obiettivo comune) che ragionano per compartimenti stagni. Prendono in considerazione un solo problema senza accettare che ve ne possano essere altri collegati, altrettanto importanti. L’interesse particolare di una categoria appare loro più importante di qualunque altro problema. Quando parlavo di dilettanti allo sbaraglio intendevo che queste persone non hanno gli elementi necessari a poter affrontare un problema nella maniera più efficacie. Probabilmente non se ne sono mai preoccupati prima e, nel momento in cui questo si presenta, non riescono a vederlo molto in profondità. Mancano i fondi per le università, dove li prendiamo? E’ chiaro che, non avendo ben chiari i bilanci di un’amministrazione è difficile capire da dove sia possibile deviare delle risorse. Il punto è che quando un istituzione si ritrova in deficit è molto probabile che non sia nemmeno l’unica ad esserlo, e che quindi non vi sia possibilità di spostare risorse, che so, dai fondi per il trasporto pubblico (sparo a caso, dal momento che, spesso e volentieri, sono proprio quei fondi ad essere insufficienti. Ovviamente, non conosco la situazione in Canada). Quindi, il modo più efficacie per rifinanziare un servizio, consiste nell’aumentarne il costo per chi ne usufruisce. L’alternativa sarebbe inserire un’imposta di peso minore, ma diretta a tutti i cittadini (che so, da noi si va sulle accise dei carburanti o a ritoccare l’iva), la qual cosa farebbe imbufalire anche chi studente non lo è. A quel punto si che si vedrebbero degli scioperi veri. Può essere che vi siano anche dei costi da razionalizzare all’interno dell’istituzione (arrivare però a coprire l’aumento del 75% delle tasse scolastiche mi pare difficile, non conosco le cifre esatte ma parrebbe piuttosto consistente), però si dovrebbe procedere con un’analisi organica dei bilanci e delle previsioni di spesa per vedere dove sia possibile intervenire senza compromettere il servizio. Non è che ci si può alzare e dire “vendiamo i banchi e i computer!”
    Bon, se ho scritto delle cazzate ho a mia discolpa il fatto che sono le sei del mattino e non ho ancora fatto colazione, quindi non sono molto lucida :p

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