La Scientifica Inquisizione

Salve a tutti!

Come promesso, oggi parliamo della discussa sentenza del tribunale di L’Aquila che condanna a sei anni di reclusione, nonchè perpetua interdizione dai pubblici uffici, alcuni componenti della Commissione Grandi Rischi.

Ciò che vorrei commentare oggi è la reazione sensazionalistica e spropositata che si può leggere sui siti di notizie di praticamente qualsiasi Paese. La notizia infatti è così presentata, anche qui in Canada: “In Italia vengono condannati alla galera alcuni scienziati perchè non sono stati capaci di prevedere un terremoto”, sottintendo ovviamente che il nostro è un Paese di oscurantisti e idioti che condanna alla forcaun gruppo di sismologi per non avere predetto l’impredicibile.

Finchè questa fastasiosa interpretazione fosse stata presentata solo dalla stampa estera, avrei potuto accettarlo. Grazie ad anni di ridicoli exploit di S.B. e dei suoi mediocrissimi colleghi, non sono sorpreso che la nostra reputazione internazionale sia scadente.

Ciò che però mi infastidisce davvero è che questo tipo di interpretazione è stata ampiamente presentata anche dalle testate nazionali, relegando versioni più corrette solo a pochi e specifici blog.

Lo chiarisco subito: gli imputati non sono stati condannati perchè non sono stati capaci di prevedere l’impredicibile, nè il processo è stato in alcun modo vertente sulla predicibilità dell’impredicibile. Ne consegue quindi innanzitutto che tutti quei fiumi di parole scritti sui malvagi giudici che si sostituiscono alla scienza costituiscono un’analisi superficiale, sciocca ed errata.

Legittima è la domanda: ma se non hanno parlato del terremoto, allora questo processo su cosa verteva? Ebbene, la parola chiave del dibattimento è stata “comunicazione”.

La parte lesa infatti, i rappresentanti delle vittime, si appella a un principio semplicissimo, quello della responsabilità del pubblico ufficiale verso il cittadino. Agli imputati vengono chieste due cose: contribuire, con la loro competenza professionale assolutamente indiscussa, alla prevenzione e alla gestione delle emergenze e comunicare alla popolazione eventuali rischi.

La questione in diritto quindi non prende neanche in considerazione l’assurda pretesa di punire qualcuno perchè non ha eseguito un’azione impossibile (prevedere l’impredicibile), bensì di valutare se il comportamento del pubblico ufficiale sia stato negligente. Un semplice parallelo tristemente più quotidiano: si tratta dello stesso tipo di valutazione che viene effettuato nei casi di Malasanità in cui magari l’operato stretto dei medici è stato adeguato (quindi la competenza professionale in quanto tale non viene messa in discussione), ma a causa di procedure inefficienti o tardive sono stati causati dei danni.

Vediamo dunque il caso di specie: gli imputati vengono condannati per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Una prima interpretazione goffa di questo verdetto (di cui ancora tra l’altro non si conoscono le motivazioni, ma parlerò di questo successivamente) porta alla conclusione sensazionalistica di cui abbiamo già parlato.

Se seguiamo però la vicenda opportunamente, si scopre la reale complessità del problema: agli imputati viene contestata l’assoluta mancanza di informazione verso la popolazione, condita con un atteggiamento facilone e quasi scherzoso (non so se vi ricordate il “bicchiere di vino”). E’ chiaro che non si può evacuare una intera regione a ogni sciame sismico, la zona infatti è molto sismica e secondo i dati storici, meno del 5% degli sciami sismici sfocia in un terremoto di qualche entità. E’ altrettanto rispettabile l’opinione che sostiene che se non c’erano indicatori di allarme, la Commissione ha ritenuto di non condividere alcuna informazione col pubblico.

E’ qui però che si raggiunge il nodo centrale dell’intero processo. La parte lesa, anch’essa confermando la validità della scienza sismologica e non volendo neanche entrare nel merito della predizione statistica dei terremoti, ha lamentato che, non avendo la Commissione ritenuto opportuno di condividere con la popolazione la loro analisi, minimizzando il rischio (che pure era maggiore di zero effettivamente, lo sciame c’era) e comportandosi sostanzialmente in maniera irresponsabile, gli imputati hanno causato direttamente la morte delle vittime poichè non hanno fornito gli elementi per giudicare opportunamente la situazione.

Questo è il reale punto accolto dalla corte, che nulla ha a che fare con quella ridicola caccia alla strega che i giornali stanno dipingendo. Fin qui personalmente tutto mi è limpido, ma ciò che non quadra secondo il mio modestissimo parere è il fondamento giuridico sul quale si basa la condanna.

Il nostro ordinamento giuridico si basa infatti su un principio molto semplice: l’imputato è condannato se si è dimostrata la colpa oltre ogni ragionevole dubbio. La colpa è inoltre definita come un’azione (o inazione) che ha causato direttamente un danno.

Vediamo la prima parte, il ragionevole dubbio. Accolta la teoria della parte lesa, si sostiene quindi che la mancanza di comunicazione abbia causato una sorta di interferenza nel senso critico delle vittime che hanno quindi deciso, invece di lasciare la città, di rimanere a casa, con le tristi conseguenze del caso (le condoglianze più sentite a tutti i colpiti, abbiamo avuto il nostro terremoto anche noi in Emilia). Sono personalmente molto scettico riguardo la possibilità di dimostrare in maniera limpida e “oltre ogni ragionevole dubbio” che il signor Mario Rossi, se avesse sentito un messaggio alla radio descrivente la remota possibilità (dico remota perchè così era considerata) di un sisma, avrebbe modificato il proprio comportamento. Forse si, o magari no, chi può dirlo? Posso essere daccordo sul fatto che possa essere stata negligente la condotta di chi ha minimizzato con faciloneria, non è così che si comunica con la popolazione, ma tra qui e stabilire un nesso di causalità tra il mancato annuncio e la morte di qualcuno c’è un mare enorme.

Seconda parte, l’azione o inazione che ha causato il danno. Qual è la relazione esatta tra la mancata comunicazione e l’omicidio? E’ stato l’invito a bersi un bicchiere di vino, oppure cosa? Tutti gli imputati sono condannati alla stessa pena per gli stessi reati, sono quindi tutti quanti equamente responsabili nella vicenda. In che modo precisamente? Non mi sembra per nulla chiaro non solo il preciso nesso ma anche come sia possibile che il ruolo di tutti sia del tutto paritario. Giuridicamente, è una tesi incredibilmente debole.

Insomma, siamo di fronte a un altro bel drammone italiano, di quelli di Ustichiana memoria, praticamente, al momento non si può fare altro che attendere le motivazioni della sentenza, che chiariranno quanto meno le tesi giuridiche accolte dal giudice, ma di sicuro la vicenda non si chiude qui. Le basi della condanna mi sembrano alquanto labili perciò aspettiamoci senz’altro un appello e probabilmente alla fine si arriverà in Cassazione. Il circo mediatico continuerà a trasformare il tutto in una bolgia variopinta di titoli polemici inneggianti all’Inquisizione.

Infine, grazie a questo pasticcio, il Paese subirà un grave danno. Se voi foste un accademico, di qualsivoglia natura e professionalità, visti i precedenti, accettereste di fare parte di un organo governativo? Ho il sospetto di no.

Saluti di oggi a tutti i terremotati, di ogni terra e di ogni luogo.

 

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