Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte

Salve a tutti,

Mi sono arrivate davvero tante domande in seguito al popolare articolo di confronto tra Norvegia e Canada, perciò ne scrivo un altro in cui tratterò dei temi che non ho affrontato la volta scorsa.

Questa volta il formato dell’articolo sarà differente in quanto voglio rispondere a domande specifiche ricevute da voi lettori. Ho deciso di condensare infatti le richieste di chiarimenti in generiche domande che spero permettano di ben identificare le informazioni che alcuni stavano cercando.

Prima di cominciare ripeto, come farò ad infinitum, la solita introduzione. Tutto quello che leggete è frutto di esperienze personali che come tali sono totalmente soggettive. Non c’è alcuna pretesa o garanzia di essere precisi ed esatti in tutte le affermazioni, così come non c’è alcuna volontà di diffondere un qualche generico Sacro Verbo. Se siete in un momento della vostra vita in cui siete alla ricerca di una nuova terra in cui vivere, vi incoraggio a farvi una vostra opinione: non prendete per oro colato la prima sciocchezza (e qui ne troverete tante, come noto) che leggete su un blog.

Detto questo, via alle domande!

Domanda: Come funziona il sistema dei monopoli?

Risposta: Sia in Norvegia che in Canada l’alcool è sotto controllo statale, anche se in maniera piuttosto diversa. Per quanto riguarda la Norvegia, l’alcool è sottoposto a tasse molto ingenti come disincentivo verso l’alcolismo, problema sociale di cui gli stati scandinavi soffrono particolarmente. Al supermercato potrete trovare una varietà di alcolici a bassissima gradazione (circa 3%), ma se volete qualcosa di più forte dovrete andare ai monopoli di stato, ovvero il Vinmonopolet (in Svezia giusto per riferimento si chiama Systembolaget invece). Lì potrete, a prezzi estremi, comprare alcool di qualità da ogni ragionevole parte del mondo. Gustare del buon vino è un passatempo estremamente caro in Norvegia, motivo per cui sono prodotte in grandi quantità le “ice beer”. No, non si tratta di gustose birre artigianali che hanno il ghiaccio come componente o che lo usano come parte del processo di produzione: sono birre scadenti per stessa ammissione di chi le produce ma che vanno gustate estremamente fredde (ghiacciate, appunto) per annullare il sapore e sbronzarsi comunque. Su tutti gli alcolici si paga il vuoto a rendere (il famoso Pant di cui ho già parlato) e in genere vale la pena riscuoterlo.

In Canada invece l’alcool è regolamentato ma non tanto quanto in Norvegia, tuttavia premetto che conosco con precisione solo la situazione del Québec. Non sono al corrente di come funzioni nelle altre province. Al supermercato potrete trovare una selezione di alcolici dai prezzi accettabili ad eccezione della birra che è sempre particolarmente economica, almeno per quanto riguarda le marche commerciali. Se volete una selezione più ampia e dei prezzi migliori dovrete invece recarvi al SAQ, i monopoli canadesi, dove troverete spesso ciò che cercavate ma a un prezzo direttamente proporzionale alla quantità di alcool. Il vuoto a rendere è talvolta incluso ma essendo il reso di soli cinque centesimi per pezzo, non vale assolutamente la pena tenere da parte i vuoti.

Domanda: Come si socializza?

Ho ricevuto molte domande sulla sfera sociale quotidiana e proverò a rispondere meglio che posso. La premessa sulla soggettività di tutto ciò che scrivo è estremamente importante in questo caso, non posso certo dirvi io come vivere la vostra vita.

In Norvegia per quanto ho visto uno dei modi migliori di socializzare consiste nel partecipare a una bevuta collettiva in un qualsiasi bar o pub della città in cui vi trovate. I norvegesi sono cortesi e riservati, non amano in generale lanciarsi in rischiose e imbarazzanti avventure sociali… tranne quando bevono. Qualche drink infatti scioglierà anche il norvegese più adamantino e loro, conoscendo questa caratteristica, si trovano a proprio agio proprio in questi frangenti. Offrite qualche drink in un locale e vi riempirete di amici. In questo tipo di esperienza è fortemente raccomandato o girare con qualcuno che parla norvegese o preferibilmente parlarlo, perchè se non lo fate la vostra capacità di inserirvi nel tessuto sociale sarà molto limitata.

Il Canada è molto più complicato, perchè è un pot pourri di razze e tradizioni. In aggiunta a questo, siamo in Nord America dove occasioni mondane come grandi feste pubbliche (sia in parchi che in locali) sono assai comuni e sono usate per socializzare. Perfino andare allo stadio è in realtà una scusa per conoscere persone, complice anche la enorme quantità di pause durante l’evento sportivo. Differentemente quindi dalla Norvegia dove, con fortissima banalizzazione, si potrebbe quasi dire che pagare un drink a qualcuno ti dà una buona chance di farci due chiacchiere, in Canada la situazione è talmente variegata da richiedere una operazione di categorizzazione che probabilmente non sarebbe neanche utile. Preferisco riassumere invece in maniera molto più semplice: in Canada avrete la possibilità di partecipare a una grande varietà di occasioni in cui socializzare fa parte dell’intento. Ne consegue che una maggiore esposizione a questi eventi (siano essi concerti, bar, feste, parchi, stadi, ristoranti, club, teatri) vi favorirà statisticamente.

Domanda: E’ facile trovare un partner?

Altra domanda frequente sulla sfera sociale riguarda i partner. Per rispondere tocca fare alcune generalizzazioni alquanto brutali, non me ne vogliate.

Per come la vedo io, il “problema” principale che avrete in Norvegia è quello della lingua. Se non parlate norvegese, dovrete trovare una persona che sia disposta ad avere una relazione in un’altra lingua, diciamo in inglese. Non c’è nulla di sbagliato o problematico in questo, ma vi troverete di fronte a una restrizione del campo dei partner probabili. E’ vero che praticamente tutti i norvegesi parlano inglese ma non tutti sono entusiasti di parlarlo sempre: voi vorreste parlare una lingua straniera a casa vostra? Ci tengo a precisare che conosco tante coppie miste ma le storie felici hanno invariabilmente visto “l’altro” imparare il norvegese e trasferirsi in Norvegia. Se questo non fa per voi, prevedo complicazioni.

In Canada invece non avrete tanto il problema della lingua (forse in Québec un po’) quanto quello della mutabilità dei rapporti. In Nord America in generale, ancora eseguendo una generalizzazione probabilmente grossolana, i rapporti sono spesso meno duraturi, pensate ad esempio alla normalità con cui parlano di divorzi e separazioni. Unitamente alla moltiplicazioni delle occasioni sociali di cui sopra e alla diversità culturale non vi sarà probabilmente difficile trovare un partner, la vostra sfida sarà piuttosto di mantenerlo. Quello è un problema che dipende solo da voi e dalla vostra personale storia. Aggiungo una nota per i più timidi, in Nord America sono molto diffusi i sistemi online (sia a pagamento che gratuitamente) che permettono di trovare partner con poco sforzo. Vi iscrivete al sito, mettete qualche foto, scrivete qualcosa di interessante nel vostro profilo e potrete entrare in contatto con persone che potenzialmente vi piacciono. E’ una sorta di agenzia matrimoniale fai-da-te ibridata con Facebook. Non ho esperienza diretta ma conosco qualche storia finita bene quindi immagino che il metodo possa funzionare.

Domanda: Come funziona il sistema canadese di incentivi all’immigrazione per specifiche professioni?

Questa domanda è legata solo al Canada per il semplice fatto che non conosco gli incentivi norvegesi. E’ possibile che esistano ma non ne so assolutamente nulla, quindi su questo vi posso fornire solo una risposta parziale.

Così come gli Stati Uniti, il Canada ogni anno si propone un tetto riguardante il numero dei migranti. Premettendo che il Québec ha il diritto di regolarmentare la propria immigrazione secondo criteri decisi esclusivamente a livello provinciale, in generale ogni parte del Canada può accogliere alcune migliaia di migranti ogni anno. In questo limite tipicamente non figurano i visti di ricongiungimento familiare, ma senz’altro quelli professionali. Esiste un gigantesco catalogo federale delle professioni, spesso pieno di definizioni antiquate o bizzarre che rende la categorizzazione spesso complicata o imprecisa (per intenderci, all’ingresso del Canada mi hanno chiesto se sapevo il Simula… un linguaggio inventato nel 1967 e non più usato, forse perchè l’hanno inventato in Norvegia? Mah!). Il catalogo viene utilizzato per incasellarvi in una specifica professione sotto la quale farete richiesta di accesso al visto. Ogni anno, quando vengono determinati i limiti, vengono anche determinati i bisogni nazionali in termini di categoria professionale ed è qui che potreste avere il vostro colpo di fortuna.

Quando fate richiesta di visto per lavorare infatti, il vostro profilo attraverserà una fase di analisi del mercato del lavoro da parte dell’ufficio immigrazione. Questa procedura è fastidiosa e lenta, in pratica il Canada vuole accertarsi che qualcuno abbia effettivamente bisogno di voi o che vi voglia assumere. E’ una tiritera che richiede un sacco di sciocchi documenti come prove originali della vostra laurea (la pergamena! il certificato per qualche motivo “non è sufficientemente credibile”) e lettere di lodi sperticate da parte del vostro datore di lavoro.

Oppure… il vostro profilo fa parte di una delle categorie professionali nella lista dei bisogni nazionali. In tal caso, non c’è nessun bisogno di verificare niente, la procedura sarà molto più spedita. Dovrete solo battervi con le decine di migliaia di altri potenziali migranti che hanno avuto la vostra stessa idea. Buona fortuna!

Domanda: Non sono più particolarmente giovane ma vorrei cambiare vita. Che chance ho?

Domanda difficilissima. In Italia siamo abituati a una strana parabola evolutiva dal punto di vista professionale in cui i più anziani evolvono sempre di più e guadagnano sempre più soldi. Ebbene, nel resto del mondo, non funziona così. In pressochè tutto il resto dell’universo, intorno ai cinquant’anni i guadagni cominciano a calare per il semplice fatto che non si può essere degli stacanovisti tutta la vita. Questo probabilmente vuol dire che noi ci godiamo la vita molto più di altre culture, ma è comunque una concezione diversa del lavoro.

Detto questo, in Norvegia ci sono enormi strutture sociali che si assicurano che tutti abbiano un adeguato sostentamento per la vita. In generale gli stipendi si trovano in una fascia alquanto ristretta: chi guadagna “poco” e chi guadagna “tanto” sono separati da pochi soldi. Un amministratore delegato guadagna dalle quattro alle cinque volte di un giovane laureato a stipendio minimo. Ne consegue che ricominciare una vita in Norvegia permette di sfruttare (in senso buono, per carità) questi meccanismi di copertura sociale e di condurre una buona vita.

In Canada invece siamo in Nord America, la terra delle opportunità e parimenti dell’ognuno fa per sè. Il Canada è meglio degli Stati Uniti da questo punto di vista, ma non aspettatevi un supporto in stile norvegese. Certo, se avete alle vostre spalle una grande esperienza che ha valore, potrete trovare un posto faraonico che vi permetterà di vivere agiatamente. Ma se questo non succede e vi aspettate di sopravvivere con il supporto statale, è davvero meglio rimanere dove siete. Giusto per dare un riferimento, l’amministratore delegato di cui sopra guadagna tranquillamente dalle otto alle quindici volte del giovane a stipendio minimo.

Domanda: Com’è il clima per gli artisti?

Bella domanda. Premetto che non sono un artista e non frequento artisti, parlo solo per percezione personale.

Nell’intera scandinavia prosperano designer e architetti, tipicamente fautori di linee semplici ed eleganti. Se questo è il vostro settore, probabilmente c’è posto per voi. Ci sono anche tante scuole di design in cui aumentare il proprio talento.

In Canada è più difficile identificare con precisione cosa è disponibile, perciò non saprei dare indicazioni specifiche. Qui a Montreal c’è una forte scena indie perciò credo che ci siano tante occasioni per i piccoli musicisti. Non so quanto siano buone dal punto di vista economico, ma di certo esistono.

Domanda: Questa è una domanda bonus. Come sono le ragazze?

Questa me l’hanno fatta in tanti, la regina di tutte le domande banali, mi viene chiesto costantemente in praticamente qualsiasi salsa da amici, parenti e sconosciuti. E va bene, rispondiamo pure :).

In Norvegia c’è una netta predominanza di bionde dato che la varietà genetica è alla fin fine limitata. C’è un certo look uniforme scandinavo che ho notato in altri post, perciò se siete un fan delle biondone alla Brigitte Nielsen, non dovrete cercare molto. Fate attenzione perchè in Norvegia ho notato di frequente quello che chiamo l'”Effetto Britannico”, ovvero adolescenti conturbanti che si trasformano in ciccione imbarazzanti appena compiono la maggiore età. E’ l’alimentazione che rovina le persone!

Il Canada è un paese di immigrati e quindi c’è molta più varietà, sia in termini razziali che culturali. C’è una forte componente asiatica agli estremi (Montreal e Vancouver entrambe hanno un centro città fortemente cinese) con una omogeneità maggiore verso i caucasici in mezzo al Paese. Con così tanto rimescolamento è difficile trovare un archetipo che ben rappresenti il Canada, ma ci sono certamente alcuni aspetti “tipicamente quebecois” che valgono indipendentemente dall’aspetto individuale come l’abbronzatura quasi ossessiva (al punto che il governo provinciale vuole regolamentare l’accesso ai centri estetici per i minori), i tatuaggi (comunissimi), i piercing (anch’essi) e la palestra. E’ un modo di decorarsi, suppongo, che rende Montreal una città alquanto superficiale. La cosa che mi sorprende sempre è la frequenza con cui questa superficialità venga rilevata dai locali. Il discorsino su quanto sia “immorale” questa città è talmente trito e ritrito che ha lo stesso valore di una affermazione profonda come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Domanda: Per la verità io volevo solo sapere quali sono le più *****.

Non ve l’aspettavate la risposta filosofica eh? Ebbene, considerato che la bellezza è del tutto soggettiva, non credo di poter rispondere. O vuoi sapere quali sono i miei personali gusti? 🙂

E’ tutto per oggi, i saluti di oggi vanno a mia madre che ha pubblicato un nuovo libro. Congratulazioni vivissime!!!

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22 Risposte to “Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte”

  1. bia Says:

    Bellissimo articolo! Norvegia e, soprattutto, Canada sono il mio sogno di vita da almeno 15 anni.
    Ti aggiungerei una domanda… che farà ridere, lo so. Io sono una giornalista/redattrice che, in pratica, è abile ed esperta nella lingua italiana. C’è secondo te qualche possibilità? Anche fosse solo di insegnamento? (avendo come seconda lingua l’inglese).

    • osloninja Says:

      Sia in Norvegia che in Scandinavia non sono poche le scuole, anche solo superiori, in cui si può imparare l’italiano, quindi in realtà se sei qualficata la possibilità, anche solo remota, esiste. In Canada lo trovo davvero improbabile. Per quanto riguarda il giornalismo puro, non conosco bene il settore perciò non so consigliarti. So che è un settore in cui non è facile farsi strada.

      • bia Says:

        No infatti, come giornalista assolutamente no. Forse andrebbe meglio come traduttrice o nella localizzazione. Mah. Grazie della risposta comunque!

      • osloninja Says:

        Gran parte degli esperti di localizzazione che conosco (molti, dato il settore in cui lavoro) in realtà lavorano comodamente da casa propria :).

      • bia Says:

        In Italia dici? Be’ sì, cercavo (inutilmente) qualcosa che potrei fare anche lì. Inutile qui, inutile lì, inutililaequa. 🙂

      • osloninja Says:

        No, intendevo sia in Canada che in Norvegia. Nell’industria dell’intrattenimento gran parte dei prodotti viene tradotta in molteplici lingue, ma i traduttori sono tutti sparsi per il globo, tipicamente lavorano da casa, spesso nel proprio paese d’origine. Fanno tutti (o quasi) parte di agenzie a contratto.

      • bia Says:

        Sì, avevo capito, intendevo dire “a casa dall’Italia” per aziende estere. Lo so come funziona quel mercato, il mio problema è cercare di capire che cosa potrei fare io una volta emigrata, ecco.

      • osloninja Says:

        In Scandinavia in generale potresti insegnare l’italiano, è una lingua che per qualche motivo si insegna anche alle superiori (chissà perchè, onestamente non lo so). In Canada non lo so, forse come scrittore freelancer?

      • bia Says:

        Eh, il problema è appunto la lingua. Un conto è scrivere in italiano, un altro in lingua. Sono una tecnica della lingua italiana 😉
        Cmq grazie!

    • Daniele Says:

      In Svezia, tanto per fare un altro esempio, puoi provare con l’insegnamento dell’Italiano, ma solo in istituti privati`per corsi non ufficiali.
      Per insegnare nelle scuole o nelle università devi avere, oltre a titoli di studio e insegnamento riconosciuti, anche un’ottima conoscenza della lingua locale.
      Immagino che la Norvegia, viste le moltissime similitudini, non sia troppo diversa.

  2. Silvia Says:

    Ciao volevo chiederti delle cose, sono una ragazza di 20 anni fidanzata con un ragazzo di 22 anni e mamma di un bimbo di quasi 2 anni. Vorremmo con tutto il cuore cambiare vita, anzi provare ad averla, visto che in italia fanno di tutto per seppellirti prima del dovuto. Sto visitando siti, blog da giorni per cercare lavoro almeno al mio fidanzato ma non riesco a capire niente, dei lavori hanno bisogno di autorizzazione e altri no; non abbiamo un titolo di studio qualificato, siamo commercianti con poca esperienza, il mio fidanzato risulta disoccupato, quante possibilità abbiamo? Quali incentivi? il fatto che comunque siamo giovani ci aiutano a trovare lavoro? ci sono sussidi? Grazie a chi mi risponderà!!!

    • osloninja Says:

      Situazione complicata. Per quanto riguarda il Canada, persone giovani, anche con poca o nessuna esperienza, possono “facilmente” fare richiesta di immigrazione se parlano inglese o francese a un livello decente. Puoi trovare tutte le informazioni sul sito dell’ambasciata del Canada, ovvero qui:

      http://www.canadainternational.gc.ca/italy-italie/visas/index.aspx?lang=ita&menu_id=54

      Il momento è assai propizio perchè hanno aperto un centro di smistamento dei visti (VAC) a Roma quindi questo ti facilita molto le cose. Ti consiglio, se stai considerando il Canada, di contattare l’Ambasciata e chiedere suggerimento a loro. Credo che siano molto più qualificati di me nel darti una risposta.

  3. Gaspare Scaglione Says:

    Ciao, so che ti sembrerà strano ma più che domande volevo semplicemente ringraziarti per aver condiviso con tutti noi il tuo vissuto, sicuramente dà coraggio sapere che impegno e professionalità pagano, e mi è stato di grande ispirazione. Volevo infine farti i miei migliori auguri per il tuo futuro, chissà che un giorno non decida anch’io, da medico abilitato, di raggiungerti in quel posto stupendo che è il Canada…nel frattempo, attendiamo nuove curiosità e stranezze d’oltreoceano :p

    • osloninja Says:

      Il fatto di avere addirittura ispirato qualcuno mi rende davvero felice di avere aperto il blog. E’ un complimento bellissimo, ti ringrazio.

  4. Solvi Says:

    Che strano a leggere questi opinioni su i Norvegesi ..sono Norvegese ma vivo in Italia.

  5. ettore Says:

    Ciao, è assurdo pensare che la domanda che mi tormenta da mesi è proprio questa; canada o norvegia/svezia? Proprio quest’ oggi girovagando su internet tra siti delle università canadesi e quelli governativi , tra master e dottorati, scaricando application e quant’ altro mi sono imbattuto per puro caso nel tuo blog. Come è stato già scritto sopra da parte di gaspare, vorrei anche’ io ringraziarti per aver condiviso con noi le tue esperienze, per esserti mostrato come un faro nell’ incertezza che una scelta del genere comporta. Io sono uno studente della facoltà di giurisprudenza di palermo, finalmente in procinto di raggiungere l agognato traguardo, ed intorno d agosto sarei pronto, armi e bagagli alla mano, a “toccare” con mano quella che spero diventi una realtà concreta. Sono decisamente infinite le incertezze e i dubbi che mi porto dentro, dovuti non soltanto al selettivo corso di studi da me scelto…sicuramente non mi ci vedo proprio a parlare una lingua assurda quale il norvegese in un aula di tribunale, considerando inoltre il tempo che potrei impiegare a parlarla correttamente forse potrei iniziare a praticare verso i 40anni…. la scelta verso cui sono maggiormente propenso è il canada, toronto….la verità è che volevo ringraziare veramente, non ho scritto perché mi servisse una vera e propria risposta da parte tua, non sono un tipo che si “prepara” poi tanto agli eventi, non è né arroganza o presunzione e forse neanche temerarietà ma probabilmente le cose voglio semplicemente viverle personalmente. inizialmente volevo una tua opinione sul mio possibile percorso giuridico, sulle abilitazioni, sulle possibilità di praticare la professione lì e i requisiti o semplicemente sulla scelta fra questi due splendidi paesi… probabilmente la verità è che la scelta l’ho già presa e dovevo soltanto rivederla tangibilmente attraverso queste parole…mi dispiace soltanto intasarti la chat del blog comunque sia qualsiasi consiglio tu voglia darmi verrà conservato preziosamente. Grazie e in bocca al lupo per tutto

    • osloninja Says:

      Ciao Ettore, ti ringrazio per i complimenti, senz’altro troppo generosi (un faro addirittura! eheh). Posso darti qualche informazione del tutto generale di cui potresti essere già al corrente. Il Canada è un paese di tradizione anglosassone e quindi usa il common law, contrariamente a quanto succede in Italia. Ne consegue che volendo praticare l’avvocatura qui in Canada, significa imparare sostanzialmente un sistema completamente diverso dal nostro. Qui in Québec (ma Toronto è in Ontario, quindi lì non vale) si trova poi una situazione quasi unica al mondo in cui le leggi federali seguono il common law ma quelle provinciali seguono il canon (e infatti in Québec ci sono esattamente come da noi c.c., c.p.c., c.p. e c.p.p.). Detto questo, per esercitare la professione di avvocato qui è necessario passare il bar exam, un esame di abilitazione non sempre facile (specie in Ontario) e fare tirocinio per almeno un anno presso un avvocato che abbia almeno cinque anni di esperienza. Oltre a questo, la certificazione per l’avvocatura è in realtà divisa in due professioni, il solicitor e il barrister. Non ti so spiegare la differenza tecnica specifica tra queste due professioni, però in generale il barrister è un avvocato “come lo intendiamo noi”, spesso specialista di una o più materie. Il solicitor invece si occupa di tecnicismi giuridici complessi, è quello che prepara gli appelli alle corti di grado superiore (qui non ci si può appellare a destra e a manca come si fa in Italia) e in generale è capace di redarre documenti giuridici complessi.

      Tirando un po’ le somme, buona fortuna, perchè mi sembra una strada tutta in salita, avendo una laurea in giurisprudenza estera.

  6. insonniamarina Says:

    Fa piacere leggere le esperienze di altri italiani in Canada. Certo il Quebec è una realtà a sé, la gente è molto più aperta rispetto alle altre province, ma forse non è il caso di generalizzare troppo. Sulla costa ovest la socializzazione è piuttosto ardua, prevale l’influsso anglosassone.

    • osloninja Says:

      Ho avuto esperienze del tutto positive anche sulla costa ovest, ma come al solito io parlo esclusivamente per esperienza personale e non ho modo di dare verità assolute :).

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