Archive for the ‘Canada’ Category

Avvisi ai naviganti

febbraio 8, 2014

Salve a tutti,

Oggi parliamo di qualcosa di sottilmente ridicolo che risulterà familiare a chiunque viva qui in America del Nord venendo dall’Europa. Ci tengo a sottolineare il “sottilmente” perché è un aspetto che spesso non si nota, ma quando ci si sofferma per un solo momento sull’assurdità della questione, non si può fare altro che ridere.

Condivido con voi questa assurdità semplicemente raccontandovi come mi è venuto in mente di scrivere questo articolo. Tutto sarà più chiaro molto presto.

Ieri mattina nonostante un brutto raffreddore decido di andare comunque in ufficio. Attraverso quindi la strada, entro nella stazione del metro e, assai seccato, resto imbottigliato in mezzo a una mandria di guardie giurate che stanno trasportando delle scatole probabilmente piene di documenti. Se fossero dei valori non li porterebbero in giro così. Bloccato sulla scala mobile come sono, non posso fare altro che notare i dettagli di questi contenitori.

Sono grigi, hanno un coperchio in cima sigillato su due lati, sono legate con una corda elastica al carrello portapacchi della guardia giurata, esibiscono su un lato le avvertenze. Nulla di strano, potremmo pensare. Ma… aspetta un momento… le avvertenze? Ma di che avvertenze c’è bisogno su una scatola di plastica?

Magari il contenuto è tossico, esplosivo o altrimenti pericoloso? No. Forse mi sono sbagliato ed è una etichetta che riguarda il destinatario? Macché.  Potrebbe essere l’etichetta di servizio della compagnia che si occupa della sicurezza? Neanche.

Ebbene, si tratta di avvertenze contro l’utilizzo improprio della scatola. “Attenzione, non costituisce un gradino. Non esercitare peso non distribuito sulla scatola. Attenzione, non può essere usato come mezzo di natazione.”

Benvenuti nel magico mondo degli avvisi assolutamente strampalati pressofusi sugli oggetti qui in America. Spesso agli amici canadesi sento dire che sono avvertenze per proteggere gli americani dalla propria stupidità, ma credo che una teoria più realistica sia quella secondo la quale gli americani hanno la denuncia per danni facile perciò le compagnie che producono oggetti preferiscono ripararsi scrivendo enormi avvertenze, anche le più balzane. Se ci fosse un’alluvione voi svuotereste un porta documenti per usarlo come barca?

L’avvertenza in assoluto più semplice da vedere è quella sui bicchieri di carta usati per il caffè: “Attenzione, potrebbe contenere bevande calde.”. Geniale! Il sistema dei bicchieri per il caffè tra l’altro è un esempio di standardizzazione ingegneristica di cui solo Starbucks potrebbe essere capace. Il Bicchiere per antonomasia è di due tipi: trasparente e non trasparente. Se è trasparente, non conterrà mai e poi mai bevande calde (è infatti privo dell’avviso!). Se non è trasparente, potrebbe contenere bevande calde ed è quindi dotato dell’apposita dicitura.

A questi possiamo aggiungere altri avvisi bizzarri su oggetti di uso quotidiano, come ad esempio:

“Non è un medicinale” – Scritto sulla versione locale della pastiglia per il mal di gola Benagol

“Non previene la gravidanza” – Scritto su praticamente qualsiasi profilattico

“Spingere per aprire” – Scritto su qualsiasi porta monodirezionale

“Questa confezione contiene abbastanza medicine da danneggiare seriamente un bambino” – Scritto su tutte le confezioni di medicinali. L’avvertenza “tenere lontano dai bambini” spesso manca.

Non so se si nota, ma in generale la tipologia di questi avvisi è sempre del tipo “non è <q.c.>”. Il fatto che siano scritti così avvalora la mia ipotesi dell’americano dalla denuncia facile. Se fossero infatti avvisi scritti “contro la stupidità”, ammettendo pure per assurdo che una cosa del genere sia legale o ci sia qualcuno pagato per inventarsi qualcosa del genere, non dovrebbero richiedere una inferenza per essere tradotti. Se leggi infatti “non è un gradino”, devi pensare al fatto che può essere usato per salirci sopra. Se l’avviso fosse stato scritto semplicemente per evitare incidenti, probabilmente ci sarebbe inciso sopra qualcosa di più sensato come “non camminarci sopra”.

Al contrario, c’è scritto proprio “questo oggetto non è una certa cosa”. Nell’ordinamento giuridico americano esiste una interessante “deformazione” di un concetto che abbiamo anche noi in Italia, l’alia pro alio. Per spiegare in termini semplicissimi, un contratto di vendita affetto da questo vizio “rifila” al compratore un oggetto al posto di un altro. Traducendo dal Latino quindi, si tratta proprio di una cosa al posto di un’altra cosa. Negli Stati Uniti questo ragionamento lo si porta all’estremo. Se un oggetto può essere usato per molteplici utilizzi (“purpose”), a meno che non ci sia un avviso che scarica la responsabilità del venditore verso quegli utilizzi “addizionali”, il compratore è legittimato a utilizzare il bene acquistato in qualsiasi modo. Ne consegue quindi che se qualcuno si fa male utilizzando un oggetto in maniera poco usuale, quest’ultimo può denunciare il venditore poiché gli ha venduto una scatola di plastica su cui non c’era scritto il divieto di usarla come gradino!

Ecco quindi che possiamo spiegare facilmente tutte quelle strane garanzie americane che pressoché universalmente recitano: “Questo oggetto non ha alcuna garanzia implicita o esplicita per un particolare utilizzo”. Questa misteriosa frase non è altro che il modo comune di evitare eventuali denunce per danni.

Che dire, solo Obelix può commentare correttamente la situazione: S.P.Q.A.. Sono Pazzi Questi Americani!

Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte

ottobre 29, 2013

Salve a tutti,

Mi sono arrivate davvero tante domande in seguito al popolare articolo di confronto tra Norvegia e Canada, perciò ne scrivo un altro in cui tratterò dei temi che non ho affrontato la volta scorsa.

Questa volta il formato dell’articolo sarà differente in quanto voglio rispondere a domande specifiche ricevute da voi lettori. Ho deciso di condensare infatti le richieste di chiarimenti in generiche domande che spero permettano di ben identificare le informazioni che alcuni stavano cercando.

Prima di cominciare ripeto, come farò ad infinitum, la solita introduzione. Tutto quello che leggete è frutto di esperienze personali che come tali sono totalmente soggettive. Non c’è alcuna pretesa o garanzia di essere precisi ed esatti in tutte le affermazioni, così come non c’è alcuna volontà di diffondere un qualche generico Sacro Verbo. Se siete in un momento della vostra vita in cui siete alla ricerca di una nuova terra in cui vivere, vi incoraggio a farvi una vostra opinione: non prendete per oro colato la prima sciocchezza (e qui ne troverete tante, come noto) che leggete su un blog.

Detto questo, via alle domande!

Domanda: Come funziona il sistema dei monopoli?

Risposta: Sia in Norvegia che in Canada l’alcool è sotto controllo statale, anche se in maniera piuttosto diversa. Per quanto riguarda la Norvegia, l’alcool è sottoposto a tasse molto ingenti come disincentivo verso l’alcolismo, problema sociale di cui gli stati scandinavi soffrono particolarmente. Al supermercato potrete trovare una varietà di alcolici a bassissima gradazione (circa 3%), ma se volete qualcosa di più forte dovrete andare ai monopoli di stato, ovvero il Vinmonopolet (in Svezia giusto per riferimento si chiama Systembolaget invece). Lì potrete, a prezzi estremi, comprare alcool di qualità da ogni ragionevole parte del mondo. Gustare del buon vino è un passatempo estremamente caro in Norvegia, motivo per cui sono prodotte in grandi quantità le “ice beer”. No, non si tratta di gustose birre artigianali che hanno il ghiaccio come componente o che lo usano come parte del processo di produzione: sono birre scadenti per stessa ammissione di chi le produce ma che vanno gustate estremamente fredde (ghiacciate, appunto) per annullare il sapore e sbronzarsi comunque. Su tutti gli alcolici si paga il vuoto a rendere (il famoso Pant di cui ho già parlato) e in genere vale la pena riscuoterlo.

In Canada invece l’alcool è regolamentato ma non tanto quanto in Norvegia, tuttavia premetto che conosco con precisione solo la situazione del Québec. Non sono al corrente di come funzioni nelle altre province. Al supermercato potrete trovare una selezione di alcolici dai prezzi accettabili ad eccezione della birra che è sempre particolarmente economica, almeno per quanto riguarda le marche commerciali. Se volete una selezione più ampia e dei prezzi migliori dovrete invece recarvi al SAQ, i monopoli canadesi, dove troverete spesso ciò che cercavate ma a un prezzo direttamente proporzionale alla quantità di alcool. Il vuoto a rendere è talvolta incluso ma essendo il reso di soli cinque centesimi per pezzo, non vale assolutamente la pena tenere da parte i vuoti.

Domanda: Come si socializza?

Ho ricevuto molte domande sulla sfera sociale quotidiana e proverò a rispondere meglio che posso. La premessa sulla soggettività di tutto ciò che scrivo è estremamente importante in questo caso, non posso certo dirvi io come vivere la vostra vita.

In Norvegia per quanto ho visto uno dei modi migliori di socializzare consiste nel partecipare a una bevuta collettiva in un qualsiasi bar o pub della città in cui vi trovate. I norvegesi sono cortesi e riservati, non amano in generale lanciarsi in rischiose e imbarazzanti avventure sociali… tranne quando bevono. Qualche drink infatti scioglierà anche il norvegese più adamantino e loro, conoscendo questa caratteristica, si trovano a proprio agio proprio in questi frangenti. Offrite qualche drink in un locale e vi riempirete di amici. In questo tipo di esperienza è fortemente raccomandato o girare con qualcuno che parla norvegese o preferibilmente parlarlo, perchè se non lo fate la vostra capacità di inserirvi nel tessuto sociale sarà molto limitata.

Il Canada è molto più complicato, perchè è un pot pourri di razze e tradizioni. In aggiunta a questo, siamo in Nord America dove occasioni mondane come grandi feste pubbliche (sia in parchi che in locali) sono assai comuni e sono usate per socializzare. Perfino andare allo stadio è in realtà una scusa per conoscere persone, complice anche la enorme quantità di pause durante l’evento sportivo. Differentemente quindi dalla Norvegia dove, con fortissima banalizzazione, si potrebbe quasi dire che pagare un drink a qualcuno ti dà una buona chance di farci due chiacchiere, in Canada la situazione è talmente variegata da richiedere una operazione di categorizzazione che probabilmente non sarebbe neanche utile. Preferisco riassumere invece in maniera molto più semplice: in Canada avrete la possibilità di partecipare a una grande varietà di occasioni in cui socializzare fa parte dell’intento. Ne consegue che una maggiore esposizione a questi eventi (siano essi concerti, bar, feste, parchi, stadi, ristoranti, club, teatri) vi favorirà statisticamente.

Domanda: E’ facile trovare un partner?

Altra domanda frequente sulla sfera sociale riguarda i partner. Per rispondere tocca fare alcune generalizzazioni alquanto brutali, non me ne vogliate.

Per come la vedo io, il “problema” principale che avrete in Norvegia è quello della lingua. Se non parlate norvegese, dovrete trovare una persona che sia disposta ad avere una relazione in un’altra lingua, diciamo in inglese. Non c’è nulla di sbagliato o problematico in questo, ma vi troverete di fronte a una restrizione del campo dei partner probabili. E’ vero che praticamente tutti i norvegesi parlano inglese ma non tutti sono entusiasti di parlarlo sempre: voi vorreste parlare una lingua straniera a casa vostra? Ci tengo a precisare che conosco tante coppie miste ma le storie felici hanno invariabilmente visto “l’altro” imparare il norvegese e trasferirsi in Norvegia. Se questo non fa per voi, prevedo complicazioni.

In Canada invece non avrete tanto il problema della lingua (forse in Québec un po’) quanto quello della mutabilità dei rapporti. In Nord America in generale, ancora eseguendo una generalizzazione probabilmente grossolana, i rapporti sono spesso meno duraturi, pensate ad esempio alla normalità con cui parlano di divorzi e separazioni. Unitamente alla moltiplicazioni delle occasioni sociali di cui sopra e alla diversità culturale non vi sarà probabilmente difficile trovare un partner, la vostra sfida sarà piuttosto di mantenerlo. Quello è un problema che dipende solo da voi e dalla vostra personale storia. Aggiungo una nota per i più timidi, in Nord America sono molto diffusi i sistemi online (sia a pagamento che gratuitamente) che permettono di trovare partner con poco sforzo. Vi iscrivete al sito, mettete qualche foto, scrivete qualcosa di interessante nel vostro profilo e potrete entrare in contatto con persone che potenzialmente vi piacciono. E’ una sorta di agenzia matrimoniale fai-da-te ibridata con Facebook. Non ho esperienza diretta ma conosco qualche storia finita bene quindi immagino che il metodo possa funzionare.

Domanda: Come funziona il sistema canadese di incentivi all’immigrazione per specifiche professioni?

Questa domanda è legata solo al Canada per il semplice fatto che non conosco gli incentivi norvegesi. E’ possibile che esistano ma non ne so assolutamente nulla, quindi su questo vi posso fornire solo una risposta parziale.

Così come gli Stati Uniti, il Canada ogni anno si propone un tetto riguardante il numero dei migranti. Premettendo che il Québec ha il diritto di regolarmentare la propria immigrazione secondo criteri decisi esclusivamente a livello provinciale, in generale ogni parte del Canada può accogliere alcune migliaia di migranti ogni anno. In questo limite tipicamente non figurano i visti di ricongiungimento familiare, ma senz’altro quelli professionali. Esiste un gigantesco catalogo federale delle professioni, spesso pieno di definizioni antiquate o bizzarre che rende la categorizzazione spesso complicata o imprecisa (per intenderci, all’ingresso del Canada mi hanno chiesto se sapevo il Simula… un linguaggio inventato nel 1967 e non più usato, forse perchè l’hanno inventato in Norvegia? Mah!). Il catalogo viene utilizzato per incasellarvi in una specifica professione sotto la quale farete richiesta di accesso al visto. Ogni anno, quando vengono determinati i limiti, vengono anche determinati i bisogni nazionali in termini di categoria professionale ed è qui che potreste avere il vostro colpo di fortuna.

Quando fate richiesta di visto per lavorare infatti, il vostro profilo attraverserà una fase di analisi del mercato del lavoro da parte dell’ufficio immigrazione. Questa procedura è fastidiosa e lenta, in pratica il Canada vuole accertarsi che qualcuno abbia effettivamente bisogno di voi o che vi voglia assumere. E’ una tiritera che richiede un sacco di sciocchi documenti come prove originali della vostra laurea (la pergamena! il certificato per qualche motivo “non è sufficientemente credibile”) e lettere di lodi sperticate da parte del vostro datore di lavoro.

Oppure… il vostro profilo fa parte di una delle categorie professionali nella lista dei bisogni nazionali. In tal caso, non c’è nessun bisogno di verificare niente, la procedura sarà molto più spedita. Dovrete solo battervi con le decine di migliaia di altri potenziali migranti che hanno avuto la vostra stessa idea. Buona fortuna!

Domanda: Non sono più particolarmente giovane ma vorrei cambiare vita. Che chance ho?

Domanda difficilissima. In Italia siamo abituati a una strana parabola evolutiva dal punto di vista professionale in cui i più anziani evolvono sempre di più e guadagnano sempre più soldi. Ebbene, nel resto del mondo, non funziona così. In pressochè tutto il resto dell’universo, intorno ai cinquant’anni i guadagni cominciano a calare per il semplice fatto che non si può essere degli stacanovisti tutta la vita. Questo probabilmente vuol dire che noi ci godiamo la vita molto più di altre culture, ma è comunque una concezione diversa del lavoro.

Detto questo, in Norvegia ci sono enormi strutture sociali che si assicurano che tutti abbiano un adeguato sostentamento per la vita. In generale gli stipendi si trovano in una fascia alquanto ristretta: chi guadagna “poco” e chi guadagna “tanto” sono separati da pochi soldi. Un amministratore delegato guadagna dalle quattro alle cinque volte di un giovane laureato a stipendio minimo. Ne consegue che ricominciare una vita in Norvegia permette di sfruttare (in senso buono, per carità) questi meccanismi di copertura sociale e di condurre una buona vita.

In Canada invece siamo in Nord America, la terra delle opportunità e parimenti dell’ognuno fa per sè. Il Canada è meglio degli Stati Uniti da questo punto di vista, ma non aspettatevi un supporto in stile norvegese. Certo, se avete alle vostre spalle una grande esperienza che ha valore, potrete trovare un posto faraonico che vi permetterà di vivere agiatamente. Ma se questo non succede e vi aspettate di sopravvivere con il supporto statale, è davvero meglio rimanere dove siete. Giusto per dare un riferimento, l’amministratore delegato di cui sopra guadagna tranquillamente dalle otto alle quindici volte del giovane a stipendio minimo.

Domanda: Com’è il clima per gli artisti?

Bella domanda. Premetto che non sono un artista e non frequento artisti, parlo solo per percezione personale.

Nell’intera scandinavia prosperano designer e architetti, tipicamente fautori di linee semplici ed eleganti. Se questo è il vostro settore, probabilmente c’è posto per voi. Ci sono anche tante scuole di design in cui aumentare il proprio talento.

In Canada è più difficile identificare con precisione cosa è disponibile, perciò non saprei dare indicazioni specifiche. Qui a Montreal c’è una forte scena indie perciò credo che ci siano tante occasioni per i piccoli musicisti. Non so quanto siano buone dal punto di vista economico, ma di certo esistono.

Domanda: Questa è una domanda bonus. Come sono le ragazze?

Questa me l’hanno fatta in tanti, la regina di tutte le domande banali, mi viene chiesto costantemente in praticamente qualsiasi salsa da amici, parenti e sconosciuti. E va bene, rispondiamo pure :).

In Norvegia c’è una netta predominanza di bionde dato che la varietà genetica è alla fin fine limitata. C’è un certo look uniforme scandinavo che ho notato in altri post, perciò se siete un fan delle biondone alla Brigitte Nielsen, non dovrete cercare molto. Fate attenzione perchè in Norvegia ho notato di frequente quello che chiamo l'”Effetto Britannico”, ovvero adolescenti conturbanti che si trasformano in ciccione imbarazzanti appena compiono la maggiore età. E’ l’alimentazione che rovina le persone!

Il Canada è un paese di immigrati e quindi c’è molta più varietà, sia in termini razziali che culturali. C’è una forte componente asiatica agli estremi (Montreal e Vancouver entrambe hanno un centro città fortemente cinese) con una omogeneità maggiore verso i caucasici in mezzo al Paese. Con così tanto rimescolamento è difficile trovare un archetipo che ben rappresenti il Canada, ma ci sono certamente alcuni aspetti “tipicamente quebecois” che valgono indipendentemente dall’aspetto individuale come l’abbronzatura quasi ossessiva (al punto che il governo provinciale vuole regolamentare l’accesso ai centri estetici per i minori), i tatuaggi (comunissimi), i piercing (anch’essi) e la palestra. E’ un modo di decorarsi, suppongo, che rende Montreal una città alquanto superficiale. La cosa che mi sorprende sempre è la frequenza con cui questa superficialità venga rilevata dai locali. Il discorsino su quanto sia “immorale” questa città è talmente trito e ritrito che ha lo stesso valore di una affermazione profonda come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Domanda: Per la verità io volevo solo sapere quali sono le più *****.

Non ve l’aspettavate la risposta filosofica eh? Ebbene, considerato che la bellezza è del tutto soggettiva, non credo di poter rispondere. O vuoi sapere quali sono i miei personali gusti? 🙂

E’ tutto per oggi, i saluti di oggi vanno a mia madre che ha pubblicato un nuovo libro. Congratulazioni vivissime!!!

Lo chiamavano Zibù

luglio 25, 2013

Salve a tutti!

Oggi condivido con voi qualcosa di incredibilmente banale ma che mi ha colpito per un semplice motivo: ormai pensavo di capirlo, il quebecois!

Tutto comincia due settimane fa quando comincio a lavorare nel mio nuovo team. Ebbene si, non lavoro più con assassini, acrobati, lanciatori di coltelli e spingitori di cavalieri, bensì con hacker impazziti, il grande fratello e i telefoni intelligenti più furbi del mondo. Spero che abbiate capito di che titolo si tratti, perchè non è rilevante per la storiella odierna.

Arrivo nel nuovo team di venerdi pomeriggio e per evitare di scioccare il gruppo presentando un nuovo misterioso manager di cui nessuno sa nulla e che senz’altro è un pazzo scatenato, mi faccio silenziosamente spiegare chi sono i vari membri.

Rimango impressionato dalla varietà della squadra e dalla grandissima passione di questi programmatori che credono profondamente in quello che fanno e che dimostrano con grande dedizione di voler fare un ottimo lavoro. Ci tengo a precisare che, una volta tanto, non c’è alcuna ironia in quello che dico: sono rimasto davvero sbalordito dalla tempra di queste persone.

La squadra è piuttosto variegata, abbiamo alcune combinazioni assolutamente classiche della industry come Britannico + Occhiaie + Puzza di piedi oppure Ammerigano + Bodybuilder + Nonc’èproblema, ma ci distinguiamo per la presenza di una combo incredibilmente rara, qualcosa che ha dell’incredibile: Donna + Cinese + Ottimo Inglese + Programmatore. Si tratta di una creatura rarissima, pressochè leggendaria, alla pari di Italiano + Politico + Onesto + Competente.

Meravigliato da cotanta magnificenza, decido quindi di farmi spiegare dal manager di turno quali sono i nomi di questi straordinari individui. Cominciamo quindi ad aggirarci tra le scrivanie bisbigliando per non disturbare nessuno, raggiungendo prima di tutti il bodybuilder ‘mmerigano: il mitico Gargiulo (i nomi come al solito, sono tutti inventati di sana pianta). Simpatico, dall’aspetto massiccio, come tutti i ‘mmerigani per lui niente è un problema, un po’ di ottimismo e olio di gomito risolvono qualsiasi problema.

Accanto a lui siede un signore francese dall’aspetto distinto, una sorta di clone del commissario Montalbano che però non parla in dialetto. Al contrario parla un francese incredibilmente standard e poichè finirà per sedermi accanto, sarà meglio non irritarlo. Scoprirò più tardi che, come me, è un grandissimo fan del comico marocchino, naturalizzato francese, Gad Elmaleh. Se non lo conoscete e parlate francese, cercatelo su YouTube e fatevi quattro risate.

Subito di seguito si trova la programmatrice cinese Mimì, di città impronunciabile (qualcosa che suona tipo Chiuniuioniauiananug nella provincia di Guinguonuaaaauong). E’ particolarmente minuta quindi quando si mette accanto a Gargiulo l’effetto è abbastanza comico. Lui è enorme, lei è uno scricciolo. Se lui si sbaglia, le si potrebbe sedere sopra senza accorgersene.

L’uomo che segue si rivelerà l’eroe del gruppo, colui che può risolvere qualsiasi problema ma che lavora una quantità di tempo del tutto malsana: il mitico Franchino. Franchino non solo ci può portare in un posto eccezionale che conosce solo lui, ma ci grazia anche coi suoi effulvi caseari: è talmente bravo che lo graziamo volentieri.

Per ultimo, abbiamo l’eccezionale programmatore francese che dà il nome al post di oggi. Eccezionalmente infatti oggi violerò la regola sulla trasposizione arbitraria dei nomi, per far capire la mia confusione è necessario riprodurre esattamente ciò che è successo.

“Chi è lui?”

“Lui si occupa di <una serie di feature particolarmente interessanti>, è francese”

“Okay, quindi primariamente francofono, non c’è problema, come si chiama?”

“Si chiama Zibù.”

“…eh?”

“Si, Zibù.”

“Ma che razza di nome è Zibù?”

Ho cercato di interpretare questo nome secondo qualsiasi bizarra fonetica mi venisse in mente a quel momento ma vi giuro, questo fantasioso nome mi risultava del tutto misterioso.

“Zibù… Zibù… Ma è francese?”

“Si si, è francese”

“Ma che razza di nome è?!”

“Mah non lo so, qua non si usa molto, è un nome da francesi.”

A questo punto mi sono cominciati a venire gli orrendi dubbi. Il manager con cui stavo parlando viene da vicino Montreal e di conseguenza parla la sua versione speciale del francese. Vuoi vedere che “Zibù” non si chiama PROPRIO così?

Ormai era la fine della giornata quindi non sono riuscito a vedere la lista dei componenti per iscritto, ma lunedi mi presento al team e con un pretesto chiedo a tutti quanti il proprio nome nuovamente. Finalmente potrò rivelare il mistero di questo nome che mi ha fatto scervellare tutto il weekend!

“Ciao, tu sei…?”

“Piacere, io sono Thibauld.” (quindi: “Tibò”)

Avete presente quando vivete quei momenti di rivelazione praticamente mistica in cui qualcosa di assolutamente oscuro e imperscrutabile vi risulta improvvisamente chiaro e limpido come l’acqua? Il nirvana della conoscenza si spiegava di fronte ai miei occhi in tutta la sua lucentezza.

Ma come si fa a passare da “Tibò” a “Zibù” dico io?! Stupidi accenti…

Saluti di oggi a Nexnova per il suo compleanno :D.

Mi spiace, lei non abita più qui

luglio 2, 2013

Salve a tutti!

Oggi condivido con voi una stupidaggine burocratica che mi è capitata proprio questa settimana. Spero che sia utile agli altri migranti per evitare di trovarsi nella stessa (ridicola) situazione.

Sono finalmente diventato residente permanente del Canada, quindi in questi giorni sto sbrigando tutte le pratiche burocratiche associate con tale situazione. Per informazione generale, è necessario ottenere un nuovo numero di assicurazione sociale (il SIN, si ottiene presso un qualsiasi centro Service Canada) che non cominci per nove (sono quelli temporanei), una nuova tessera dell’assicurazione sanitaria (presso l’ufficio RAMQ più vicino) e dovrete notificare al vostro datore di lavoro il nuovo SIN. Nulla di particolarmente complicato.

Mi reco quindi Giovedi presso Service Canada per il nuovo SIN. Mi sento alquanto diligente, ho portato con me la lettera di conferma della residenza permanente e il mio certificato di selezione del Québec… peccato che non abbia il passaporto, necessario per l’emissione del SIN permanente! Torno quindi a casa (per fortuna abito vicinissimo… meraviglie della casa in centro), prendo il passaporto, torno di nuovo a Service Canada e senza troppi indugi mi emettono un codice fiscale nuovo di zecca e del tutto permanente.

Questa è stata piuttosto facile!

Venerdi mattina è dunque il momento di rinnovare l’assicurazione sanitaria. Piove in maniera torrenziale ma per fortuna l’ufficio della RAMQ è letteralmente dall’altra parte della strada, quindi spero di non bagnarmi troppo.

Nulla da fare, nonostante il mio robustissimo ombrello Samsonite, arrivo nell’ufficio con i pantaloni veramente fradici. La sensazione di fastidio è davvero enorme e considerato che alla RAMQ tipicamente bisogna fare code di un’ora e passa, non sono contentissimo. Sentendomi però ulteriormente diligente rispetto a Giovedi, ho portato anche il passaporto, e questo mi conforta.

Allo sportello dell’accoglienza della RAMQ (dove, tra parentesi, trovare qualcuno che ti serva in inglese richiede una dose enorme di fortuna, non che mi serva ma lo dico per riferimento) non mi dicono veramente granchè. Io mi presento dicendo che sono diventato residente permanente e che non so se, avendo già rinnovato l’assicurazione sanitaria due mesi fa durante il rinnovo del visto, devo rinnovarla nuovamente. Il panzone baffuto che mi “accoglie” bofonchia qualcosa e mi da un biglietto per lo sportello Prolongation, ovvero proroga.

Mah… evidentemente bisognerà chiedere il rinnovo.

Attendo pazientemente e già prefiguro di dovermi fare un’ora nella deprimente sala d’attesa stile anni ’80 della RAMQ. I pantaloni bagnati mi danno già fastidio e il fatto di non avere capito esattamente che cosa devo fare mi irrita ulteriormente.

Ma ecco che la buona stella mi sorride! Dopo soli due minuti, l’ufficio proroghe è libero! Evviva! Tra cinque minuti sarò a casa e potrò cambiarmi!

Vado dunque allo sportello e spiego la mia situazione. L’impiegato comprende perfettamente e quindi comincia a redarre tutti i documenti necessari per l’assicurazione sanitaria: effettivamente è necessario rinnovarla. Poco male, vorrà dire che dovrò sborsare di nuovo quei fastidiosi dieci dollari per la foto digitale che ti fanno in loco (ridicolo, vero?), già pagati due mesi fa.

I documenti sono pronti, quindi bisogna soltanto verificare alcune formalità. Ecco come sono andate le cose…

“Bene, ha qui la lettera di conferma della residenza permanente?”

“Certamente, eccola qui.”

“Il passaporto, per favore.”

“Eccolo, guardi che il visto è sepolto in mezzo ad altri mille visti di ingresso del Canada e degli Stati Uniti, è quello lì.”

“Ah bene grazie. Mi serve anche il suo CSQ.”

“Oh… si dovrei avercelo… Si, ce l’ho, è qui.”

“Ottimo. Bene è tutto in ordine.”

“Quindi devo solo rifare la foto?”

“Certo. E presentare una prova di residenza.”

A questo punto l’ho guardato di traverso. Ma come sarebbe a dire una prova di residenza???

“Non ho capito scusi, la conferma di residenza permanente me l’avete mandata a quell’indirizzo… non vale?”

“No, la prova di residenza è una bolletta recente della luce, del gas, della tv, del telefono, veda un po’ lei.”

“…ma come? E i documenti canadesi che già ho, che mi avete mandato a QUESTO indirizzo non valgono???”

“Eh no, perchè lei adesso è residente permanente, quindi le prove da residente temporaneo non valgono.”

“Quindi… mi faccia capire bene… allora, io sono residente in Canada da tre anni, e vi ho già dato un indirizzo che voi avete qui nel dossier da tempo.”

“Si…”

“Che è perfettamente valido se sono residente temporaneo, però nel momento in cui sono residente permanente allora no, non vale più, e volete una bolletta della luce???”

“Esatto! Vedo che ha capito!”

Di fronte alla regola più balzana che mi sia mai trovato ad affrontare, provo ad aggirarla in maniera intelligente. Il problema che ho è che io non ho neanche una bolletta cartacea, qua arriva tutto in digitale! E questi cari signori, vogliono vedere il pezzo di carta! Comincio quindi a frugare nel telefono, ma anche lì ci sono problemi…

“Una versione digitale di una bolletta va bene?”

“Si, certo.”

“Benissimo, gliela posso inoltrare via email, la stampa e siamo a posto?”

“No, non gliela posso stampare io. Le faccio firmare una dichiarazione giurata in cui lei afferma di abitare a quell’indirizzo e lei poi ci manda un fax con la bolletta.”

Mi stava cascando una mascella, ma come un fax! Un fax! Nel 2013! Ma esistono ancora i fax? Chi li manda? Dove? A chi? Mi stava venendo da ridere per l’idiozia della situazione. E non è neanche finita qui!

Un barlume di speranza arriva quando finalmente scopro che come prova di residenza va bene anche la fattura del comune di Montreal che ti chiede di pagare la tassa di proprietà sul tuo immobile. Mi viene inoltre comunicato che posso anche portare il documento di persona. Tutto questo è doppiamente ottimo perchè è l’unica bolletta cartacea che ho, evito così di dover trovare un modo di stampare la bolletta e di dover cercare un fax (sapete dove si trova un fax? in farmacia! Ovvio, no?).

Veniamo alla ciliegina sulla torta, la famosa dichiarazione giurata. Il cortese impiegato mi presenta un foglio in cui sostanzialmente giuro assolutamente di abitare dove tutti e due sappiamo perfettamente che io abito. Non ho ovviamente alcun problema a firmare una cosa del genere, ma non posso farlo. E perchè no?

“No no, la deve leggere.”

“Ma la sto leggendo, ora la firmo.”

“Non ha capito. La deve leggere ad alta voce, se no non vale.”

A questo punto mi aspetto soltanto che mi chiedano il lasciapassare A38 di Asterix, perchè più ridicola di così la situazione non può diventare. Leggo quindi ad alta voce la dichiarazione giurata in francese e finalmente ottengo il plico necessario per il rinnovo dell’assicurazione.

Che fatica!

Procedo quindi a farmi la foto, attraverso di nuovo la strada infradiciandomi completamente, salgo a casa, prendo la fattura del comune, riattraverso la strada bagnandomi da capo a piedi, riconsegno il plico firmato appena dieci minuti prima e lo consegno allo stupito impiegato che così commenta: “Ma come, ha aperto il dossier solo dieci minuti fa ed è già qui?!”.

Ma mannaggia a voi, va!

Saluti di oggi alla cortese RAMQ e alle sue bellissime regole del piffero. Saluti più seriosi al Campione del Mondo Domanico, che ieri è giustamente convolato a nozze con Emiglia :). Tanti auguri, mi sarebbe piaciuto essere lì con voi!

Quella maledetta cassetta delle lettere

giugno 25, 2013

Salve a tutti!

Mi sono appena reso conto che l’ultima volta che ho scritto qualcosa è stato due mesi fa: un po’ troppo, perfino per i miei letargici standard.

Le motivazioni di questo ritardo sono molteplici, ma credo che di fondo abbia ragione mio cugino che, incontrato qualche giorno fa a San Francisco, ha analizzato la situazione in maniera pressochè infallibile. Quando ero in Norvegia, questo paese strano, bizzarro, quasi esotico (nonostante di esotico non abbia assolutamente nulla a parte gli indiani in centro a Oslo), ero costantemente esposto a stranezze e stupidaggini di ogni tipo. Il Canada è un paese molto più normale, più ordinario, sostanzialmente noioso per il blog professionista che sa bene che nessuno di voi cari lettori è benchè minimamente interessato a cosa ho mangiato oggi a colazione o a quanto mi fa incavolare il vicino del secondo piano perchè parcheggia la macchina di fronte al mio vialetto.

Ovviamente, non ho alcun vicino che mi fa incavolare, nè ho un vialetto, quindi non preoccupatevi, non comincerò a scrivere di più per parlare di baggianate quotidiane. Al contrario, credo che tornerò alle mie radici, concentrandomi su quegli aspetti del quotidiano che ai nostri occhi sono del tutto assurdi o inaspettati.

Senza perderci in ulteriori giri di parole quindi, oggi condivido con voi qualcosa che mi è successo qualche giorno fa. Quando è avvenuto l’evento in realtà mi sono segnato un appunto mentale di scrivere una pagina del blog su questo, ma ovviamente me ne sono scordato. Poco male!

All’inizio di giugno mi è arrivata la fattura dell’assicurazione domestica. Come sapete ho comprato casa e giusto per evitare qualsiasi tipo di spiacevole incidente l’ho assicurata con un contratto del tutto standard, niente di straordinario. L’assicurazione costa pochissimo quindi l’accordo che ho preso con l’ente è quello di pagare la cifra intera annuale e finirla lì, senza tanti problemi.

E’ una soluzione bellissima, anche se realizzata con tutta la modernità che contraddistingue i servizi finanziari canadesi. Ricevo infatti una bellissima lettera contenente un’altrettanto stupenda busta preaffrancata in cui inserire un assegno intestato alla compagnia assicurativa.

…Un assegno! Da inviare in busta?!

Ebbene si! Qui amano ancora gli assegni (e le banche amano riempirti di blocchetti da cento assegni, pare sia un ambitissimo benefit), così tanto che i grandi enti hanno interi uffici di “assegnisti”, ovvero dei tizi che aprono le buste contenenti assegni ricevute dalla compagnia e verificano importo e intestazione. Un lavoro importantissimo ed estremamente qualificato di cui si sente grande bisogno di questi tempi!

Scrivo quindi l’assegno e lo infilo nella busta, gentilmente preaffrancata, quindi pronta per la spedizione. A parte lo shock che subisco ogni volta che devo compilare un assegno per qualcosa, tipicamente bilanciato dal piacere di scrivere con una penna su un oggetto fisico (avete presente quando girate pagina su un blocco note e la carta resiste, ma non troppo, alla pressione della vostra penna? grande soddisfazione, quella), il pagamento è finalmente pronto, infilo tutto nella busta e… un momento.

Adesso ho questa bella busta. Devo imbucarla! Ora che ci penso, se qualcuno mi chiedesse dov’è la buca delle lettere più vicina, non ne avrei davvero la più pallida idea. Bel problema. Decido di imbucarla il mattino seguente andando in ufficio, ci sarà di sicuro(TM) una cassetta delle lettere per strada, no?

Vago quindi come un’anima in pena per il centro di Montreal, andando verso la fermata dell’autobus. Noto con sollievo molteplici parallelepipedi grigi con il simbolo di Poste Canada / Canada Post. Mi avvicino speranzoso, volendo sbarazzarmi rapidamente di questa incombenza.

Niente da fare. Sono dei puri monoliti grigi di metallo. Avranno pure il simbolo delle poste, ma non hanno alcuna apertura… davanti, dietro, a destra, a sinistra, non c’è verso! Ma che razza di oggetti sono?! Mistero!

Arrivo infine alla fermata dell’autobus, è ora di andare in ufficio. Assai seccato, mi metto in tasca la busta con dentro l’assegno. Sarebbe davvero fastidioso perderla e vorrei veramente sbarazzarmene, mi viene l’ansia anche solo a pensare di averla ancora sul groppone.

L’autobus mi lascia nel quartiere di Mile End, dove si trova l’ufficio in cui lavoro adesso. Anche qui ogni centinaio di metri si trovano quelle stupide scatole di latta delle poste, ovviamente senza alcuna apertura. Alcune hanno una maniglia che ovviamente, se tirata, non causa l’apertura di alcunchè. Comincio davvero a perdere la pazienza e a prefigurarmi una giornata intera di paranoia proteggendo la stupida lettera da un furto che non avverrà mai.

Già mi struggo per questo moderno patema quando finalmente, in tutta la sua gloria scintillante, all’angolo di due stradine del tutto anonime, di fronte a una panetteria, la vedo: la familiare (ma poi perchè? l’avrò vista forse due volte) forma di una cassetta delle lettere, tutta grigia, con il suo bello sportellino per l’inserimento della corrispondenza.

Osanna! Evviva! Sia gioia in tutto il regno! Che il maledetto pezzo di carta sia testè inviato al destinatario!

E’ incredibile. Siamo diventati così digitali che perfino la posta ormai sta scomparendo. Sull’impatto del digitale leggevo qualche giorno fa un articolo, mi pare sul Corriere, che illustrava le teorie di qualcuno sostenenti che Internet ha distrutto centinaia di migliaia di posti lavoro e ha creato una sorta di “fossa delle competenze”. A causa della informatizzazione, molte operazioni anticamente complesse sono ora facili e possono quindi essere assegnate a persone con un basso livello di specializzazione. Al contrario, la creazione di sistemi informatizzati altamente efficienti richiede competenze molto profonde.

Chi è in mezzo quindi, esattamente che cosa fa?

Saluti di oggi alla valanga di commentatori che hanno contribuito recentemente al blog e alle tante persone che mi hanno chiesto “ma quando posti?”. La risposta è sempre la stessa, “quando ho tempo”. Per puro caso, in questi giorni ne ho moltissimo.

Norvegia e Canada a confronto

aprile 6, 2013

Salve a tutti,

Oggi vi propongo un confronto tra Norvegia e Canada che spero aiuti i tanti che mi scrivono chiedendo quale sia “meglio” dei due Paesi.

Innanzitutto faccio una premessa già fatta decine di altre volte ma che ripeto onde evitare sciocche polemiche. Tutto quello che troverete qui è frutto di esperienze del tutto personali e quindi non è altro che una opinione personale. Quando leggerete questo confronto potrebbero quindi esserci inesattezze o la situazione potrebbe essere cambiata da quando l’ho descritta io.

Come ho risposto a tanti che mi hanno fatto domande su questo argomento, non posso di certo essere io a decidere che cosa sia meglio per la vostra situazione specifica. Informatevi, guardatevi attorno, formate una vostra opinione: un blog non potrà certo sostituirsi al vostro personale giudizio.

Prima di cominciare, un’altra premessa sulle modalità di utilizzo della tabellina. Per ogni categoria troverete una spiegazione di quali sono i pro e i contro per ogni Paese e le condizioni secondo cui assegnare un punto a uno dei due Paesi. Alla fine del confronto avrete un punteggio che spero possa aiutarvi a capire cosa fa per voi tra i due.

A proposito, l’ordine delle categorie è del tutto arbitrario.

Clima: Parità assoluta da questo punto di vista: sono entrambi paesi freddi. Il Canada è tendenzialmente più umido a causa delle vaste foreste che ricoprono lo scudo canadese e che arricchiscono di acqua i venti, tuttavia la facilità con cui i venti si muovono causa una variabilità del tempo che spesso è benefica in inverno (una tempesta di neve verrà spesso spinta via nel giro di qualche ora). Primavera, estate e autunno sono belle stagioni ma durano abbastanza poco. La Norvegia ha un freddo più secco e a livello di temperatura è in media leggermente più mite del Canada (ci si attesta più spesso attorno ai -25 che ai -35, in città, anche se in realtà questo dipende, per entrambi i paesi, dalla città in questione), tuttavia soffre in maniera importante della variabilità della luce durante il giorno. Poichè il 99% della popolazione del Canada si trova entro cento chilometri dal confine statunitense, il che significa trovarsi più o meno all’altezza di Parigi, il problema della variabilità del giorno in Canada si sente molto meno. Anche in Norvegia, belle stagioni in primavera, estate ed autunno, ma la durata è breve. Segnate quindi un punto per il Canada se l’umido non è un problema. Segnate un punto per la Norvegia se la variabilità della quantità di luce non è un problema.

Sicurezza: Sia il Canada che la Norvegia sono posti molto tranquilli, ma in maniera differente. La Norvegia è in generale assai sicura indipendentemente da dove ti trovi (onestamente, non pensate a pazzi furiosi come Breivik, perchè quelli sono casi assurdi che possono capitare ovunque e non c’entrano nulla con la sicurezza del paese). Una cosa che ho spesso rilevato è l’assenza di visibilità della Polizia: in Norvegia non vedrete poliziotti da tutte le parti, in Canada al contrario sono una vista del tutto quotidiana. Il Canada per gli standard nordamericani è molto sicuro anche nelle grandi metropoli (Montreal, Toronto, Vancouver), tuttavia in ognuna di queste ci sono i soliti uno-due quartieri in cui “è meglio non andare”. Vancouver in particolare può essere un po’ tentacolare. Inoltre, ricordate che in generale la polizia nordamericana è più “brusca” di quella europea. Segnate un punto per la Norvegia se vi piacciono società tranquille in cui la polizia non si farà quasi mai viva (perchè non ce n’è bisogno). Segnate un punto per il Canada se preferite che le forze dell’ordine siano più visibili.

Trovare un lavoro: Qui entra in gioco il fattore linguistico, tuttavia senz’altro entrambi i Paesi hanno bisogno di più lavoratori. In Canada ogni anno vengono pubblicate liste di “lavori fortemente ricercati” e ci sono uffici governativi appositi per aiutare gli immigrati a trovare lavoro. Sono procedure abbastanza burocratiche ma che in generale funzionano piuttosto bene. Ovviamente come per tutti i programmi governativi di supporto, spesso non c’è limite a dove ti possono mandare quindi è più che possibile finire nei gelidi Territori del Nord-Ovest o in altri posti sperduti. Di positivo c’è però che ci sono molti programmi di apprendistato che ti permettono di imparare un mestiere sul campo e contemporaneamente immigrare in Canada. In Norvegia le cose sono più semplici per quanto riguarda le procedure ma più complicate per quando riguarda la facilità di accesso al lavoro per la semplice barriera linguistica. Se non parlate norvegese (decisamente meno comune dell’inglese o del francese utili in Canada) le vostre possibilità di trovare un lavoro saranno alquanto limitate a meno che non siate altamente specializzati. Al contrario del Canada, tuttavia, se siete italiani non avrete alcun problema di immigrazione. Segnate quindi un punto per la Norvegia se parlate norvegese (il tasso di disoccupazione è molto basso, quindi trovare un lavoro parlando la lingua sarà facile) oppure se avete un alto livello di specializzazione, specie nei settori tecnici. Segnate invece un punto per il Canada se un po’ di burocrazia non vi spaventa e se cercare un lavoro per voi comprende anche la possibilità di apprendere un mestiere sul campo.

Lingua: In Norvegia si parla norvegese (in due varietà, abbastanza simili, ma comunque differenti) in tutti i contesti, anche se un buon sistema di educazione garantisce che pressochè tutta la popolazione conosca anche l’inglese con una ottima uniformità di livello e competenza linguistica. Non avrete problemi a usare l’inglese in ambito professionale mentre apprendete il norvegese, ma non parlare la lingua locale vi renderà la vita potenzialmente difficile negli ambienti sociali dove ovviamente gli autoctoni preferiscono parlare la loro lingua e non una straniera. In Canada ufficialmente si parlano due lingue (situazione complessissima questa, che merita un intero post a parte): l’inglese e il francese. Il francese è utile solo in Québec e in New Brunswick (unica provincia ufficialmente bilingue), in tutto il resto del Canada si parla l’inglese canadese che è simile all’americano con alcune influenze britanniche. Segnate un punto il Canada se parlate (o volete imparare a parlare) inglese e volete andare in una provincia anglofona o a Montreal (che è informalmente bilingue), idem per il francese se volete andare in una provincia francofona. Segnate un punto per la Norvegia se parlate il norvegese o se non avete problemi a imparare una lingua che vi sarà utile esclusivamente in Norvegia.

Burocrazia: Il Canada ha tre livelli governativi con cui avrete a che fare costantemente: la città in cui vivete, la provincia e il governo federale. La prima busserà alla vostra porta per le tasse locali ma dovrete avere a che fare con questo aspetto principalmente se siete proprietari di un immobile. Se siete in affitto vi capiterà di rado di dovervi relazionare con l’amministrazione locale. La provincia e il governo federale si faranno vivi ogni anno per la dichiarazione dei redditi che va presentata disgiunta nonostante entrambe abbiano la stessa scadenza e siano piuttosto simili. Le guide per la compilazione della dichiarazione dei redditi sono disponibili fin da Gennaio (la scadenza è a fine Aprile) e sono intrise di riferimenti, codici, eccezioni e locuzioni ambigue o di difficile interpretazione (fate come fanno tutti, date 50 $ a qualche commercialista che vi faccia le tasse, o prendetevi un weekend di relax per compilare i moduli). Le procedure di immigrazione sono semplici ma hanno tempi decisamente lunghi, ci vogliono tra le quattro e le otto settimane per un permesso di lavoro con annessa residenza e svariati mesi per avere la residenza permanente. In Norvegia la situazione è totalmente differente, il principio che regna è quello del silenzio-assenso e la vostra vita burocratica nella stragrande maggioranza dei casi sarà alquanto rilassante. I moduli delle tasse vi verranno inviati precompilati dal governo ogni anno e se decidete di non guardarli neanche verranno automaticamente gestiti: se vi devono dei soldi ve li verseranno sul conto, se dovete dei soldi ve li preleveranno forzatamente. Le procedure di immigrazione sono semplici e consistono in poco più che recarsi in un ufficio e firmare qualche modulo. Come italiani, dopo qualche mese in Norvegia con un lavoro vi arriverà una conferma di residenza permanente. Segnate un punto per la Norvegia se volete avere a che fare il meno possibile con gli uffici pubblici e se quando dovrete averci a che fare potrete quasi sempre utilizzare Internet. Segnate un punto per il Canada se la burocrazia non vi spaventa e/o avete un problema morale con uno Stato che ha la possibilità di accedere a qualsiasi vostro bene nel Paese.

Cibo: Sia il Canada che la Norvegia devono importare gran parte delle verdure perchè non hanno possibilità di produrle in loco, quindi il sapore di certi alimenti non è mai granchè (il pomodoro medio in entrambi i paesi sa di ottima e gustosa acqua). Le cospicue tasse di importazione norvegesi fanno sì però che questi prodotti siano anche piuttosto cari, al contrario del Canada ove in generale il prezzo di generi alimentari è estremamente basso, in stile americano. La Norvegia ha una propria tradizione alimentare basata sul pesce e sulla pecora, di origine sostanzialmente povera e dai sapori principalmente salati. I dolci sono di ispirazione germanica e quindi basati principalmente sul marzapane e la cioccolata. Il Canada è un paese di immigrati e quindi è difficile parlare di una vera e propria tradizione alimentare “locale”, il cibo che si trova è tutto frutto di rielaborazioni locali di piatti provenienti da altre parti del mondo, ne consegue che la varietà di cibo è potenzialmente enorme, nonostante la disponibilità sia del tutto dipendente da dove vi trovate. Segnate un punto per la Norvegia se il cibo è solo qualche cosa che vi mettete in bocca, segnatene uno per il Canada se avere a disposizione una varietà di cibi diversi per voi è importante.

Costruirsi un futuro: L’aspetto pensionistico e degli investimenti è molto diverso nei due Paesi, partiamo dalla pensione. La Norvegia, come l’italia, prevede che ogni stipendiato versi automaticamente una certa quantità di denaro nel fondo statale di previdenza sociale. Il fondo norvegese è notoriamente il più ricco dell’intero pianeta con un distacco immenso rispetto al secondo (qualcuno mi corregga, ma ricordo distacchi mostruosi, come 40% più ricco del secondo in classifica). Il carico fiscale viene mantenuto molto alto, nonostante il Paese non ne abbia strettamente bisogno per ammissione stessa della classe politica, per garantire ai norvegesi un futuro decoroso e senza preoccupazioni. Sono anche disponibili ovviamente fondi privati di integrazione nel caso in cui si voglia quel “qualcosa in più”. In Canada l’atteggiamento è completamente diverso. La tua pensione è composta da tre contributi diversi, quello federale, quello provinciale e il tuo personale. I primi due, pagati dalle tue tasse, non ammonteranno altro che a un misero 40% della tua pensione. Lo Stato ti bombarda ogni anno durante la stagione delle tasse per ricordarti di questo aspetto della vita che dovrai gestirti in maniera del tutto autonoma per fare sì che quel 60% di pensione che manca esista quando vai in pensione. Il modo in cui questo viene attuato consiste nel permettere a ogni persona di mettere da parte ogni anno una certa quantità di denaro in un fondo speciale pienamente controllato dal contribuente. Passando invece agli investimenti, sia il Canada che la Norvegia sono paesi in cui investire il denaro conviene perchè le rendite sono buone, anche se le tasse sugli introiti finanziari sono leggermente più alte in Norvegia. La Norvegia dichiaratamente investe “solo” in attività che si conformano all’etica statale (quindi preferiscono fonti rinnovabili o attività a basso impatto ecologico), tuttavia questo aspetto è assai chiacchierato in quanto ci sono polemiche sulla effettiva fattualità di questo proposito. Il Canada è molto più spregiudicato e in puro stile americano investe dove gli conviene, col risultato che ad esempio alcuni dei grandi fondi canadesi fanno parte del grande club degli speculatori mondiali che giocano sulle obbligazioni di stato dei paesi in difficoltà della zona Euro. Segnate un punto per la Norvegia se vi fidate della gestione statale dei fondi, oppure non volete avere a che fare con la complessa problematica dei fondi previdenziali, oppure è importante sapere che i vostri soldi siano usati potenzialmente per “buone cause”. Segnate un punto per il Canada se invece volete gestire personalmente i vostri soldi, oppure se vi interessa solo guadagnare senza preoccuparvi delle conseguenze etiche dei vostri investimenti.

Acquistare una casa: Al contrario degli altri investimenti, i mutui sono piuttosto simili nei due Paesi, almeno a livello di risultato finale. Nonostante infatti le regole sui mutui siano alquanto diverse, un fatto base resta: gli interessi sono molto bassi. Tutt’altro discorso invece per quanto riguarda l’acquisto di una casa, i due sistemi sono completamente diversi. In Canada il mercato è estremamente dinamico, gli immobili vengono venduti anche nel giro di un giorno dal momento dell’immissione sul mercato e c’è una flessibilità pressochè illimitata nelle transazioni. In Norvegia il mercato degli immobili usa un sistema ad asta abbastanza complicato (nonchè unico al mondo) che prevede offerte al buio ed è influenzato da lobby di investimenti che possono interferire col vostro acquisto. Segnate un punto per il Canada se vi sentite a vostro agio in un mercato molto libero in cui dovrete agire molto in fretta e prendere decisioni rapide per riuscire a comprare la casa dei vostri sogni. Segnate invece un punto per la Norvegia se volete un ritmo più pacato e non vi crea problemi dovervi cercare un altro immobile perchè qualcuno vi ha “soffiato” un affare.

Natura: Da questo punto di vista Norvegia e Canada sono piuttosto simili. Sono Paesi nordici quindi foreste, montagne, fiumi e laghi fanno parte del paesaggio quotidiano. La Norvegia è più montuosa quindi se vi piace sciare sarà in generale molto più facile trovare un posto vicino a dove vivete per praticare questo sport. Le foreste norvegesi sono primariamente di conifere aghiformi, mentre in canada sono assai comuni anche altri tipi di albero come l’acero. I fiumi norvegesi sono in generale meno inquinati di quelli canadesi (anche se ovviamente questo dipende dall’area in cui vi trovate), ma il paesaggio canadese è più variabile semplicemente in quanto più vasto. Segnate un punto per la Norvegia se preferite un territorio più compatto in cui la distanza tra i vari punti di interesse è relativamente piccola (ricordate che la Norvegia è molto lunga). Segnate un punto per il Canada se preferite paesaggi vasti con territori enormi ancora incontaminati.

Politica: Il Canada è uno stato federale quindi bisogna distinguere molto bene tra governo federale e provinciale. Come in molti paesi occidentali, gli scandali politici sono relativamente frequenti e specie a Toronto e Montreal spesso riguardano collusioni con la mafia italiana trapiantata in Canada oppure episodi di corruzione. Lo stato federale, spesso di impostazione conservatrice a causa di come votano le province (l’unica sempre progressista è sistematicamente il Québec), è tipicamente protagonista di forte critica da parte dell’opposizione per le scelte in contrasto con la tradizione canadese come gli interventi militari al fianco degli Stati Uniti o la mancata ratificazione di trattati internazionali sull’impatto ambientale. La Norvegia è una monarchia costituzionale in cui il Re è solo una figura rappresentativa dello Stato. Per l’intero dopoguerra la Norvegia è stata governata da partiti progressisti che hanno contribuito a creare la moderna impostazione socialista scandinava basata principalmente su una equilibrata distribuzione dei servizi sociali. La frequenza degli scandali è piuttosto limitata. Segnate un punto per il Canada se essere in un Paese che è frequentemente in linea con le scelte politiche americane non vi crea dei problemi oppure se vi piace essere spesso in mezzo a vivaci confronti politici. Segnate un punto per la Norvegia se invece preferite un’atmosfera politica tranquilla e che riserva poche sorprese, oppure se non volete davvero interessarvi degli aspetti politici locali.

Ambiente sociale: La Norvegia ha una forte impronta culturale di carattere uniforme: la “norvegesità” esiste ed è un atteggiamento che ogni immigrato deve padroneggiare. Una conseguenza positiva di questo aspetto è ovviamente che c’è un forte livello di omogeneità sociale (dovuto anche ai servizi sociali che si assicurano una vita decorosa per tutti o quasi), d’altro canto però c’è anche un intrinseco rifiuto di tutto ciò che non è “norvegese”. In altre parole, o vi conformate alla società locale, o non vi sentirete benaccolti. Il Canada ha invece un approccio leggermente diverso, è un paese di immigrati quindi ognuno contribuisce alla società locale con il proprio retaggio culturale e quasi qualsiasi contributo è benaccetto. Ci sono alcune parti del Canada, come il Québec e in generale le province marittime dell’est, in cui si vivono scontri culturali non indifferenti con il resto del Paese, ma come immigrati non è qualcosa che potrete mai comprendere o che potrete mai sentire come profondamente vostro. Segnate un punto per la Norvegia se per voi l’uniformità e l’armonia culturale sono importanti oppure se volete lasciarvi alle spalle tutto per diventare norvegesi. Segnate un punto per il Canada se per voi mantenere le vostre radici è qualcosa di importante.

Educazione: Il Canada ha un sistema educativo di impostazione americana, quindi tendenzialmente pragmatico e orientato più all’insegnare il “saper fare” che il “perchè”, quindi fino al livello della scuola superiore può lasciare alquanto a desiderare. A livello universitario tuttavia ci sono diverse eccellenze in molti campi, perciò le cose migliorano nelle fasce più alte dell’istruzione. Un aspetto positivo di un sistema educativo molto pragmatico è che si può trovare un’occupazione adeguata per tutti i livelli di istruzione ricevuti, essendo assenti forme di educazione “non professionalmente formative” come i licei nostrani. La Norvegia ha un approccio più classicamente nordeuropeo e quindi cerca di portare gli studenti verso una laurea, triennale o specialistica che sia. A causa di un approccio culturale che tende alla omogeneizzazione e che scoraggia di fatto l’eccellenza in favore invece di un generale “giusto medio” (ovvero meglio che tutti siano piuttosto bravi che avere un paio di molto bravi e dieci casi senza speranza), le scuole in generale funzionano ma è difficile trovare punte di eccellenza. Segnate un punto per la Norvegia se non volete dovervi preoccupare troppo di quale scuola scegliere avendo la garanzia che anche una scelta a caso non sarà troppo male. Segnate un punto per il Canada se volete scegliere (e pagare proporzionatamente) la qualità dell’istruzione ricevuta.

Sanità: Sia in Canada che in Norvegia la sanità è pubblica e accessibile a tutti a prezzi modici. In entrambi i Paesi bisogna essere detentori di una tessera di assicurazione sanitaria statale che va semplicemente richiesta (la procedura è la stessa in entrambi i Paesi, ci si presenta a un ufficio e si firma un modulo). In entrambi i Paesi dovrete recarvi personalmente dal medico quando starete male e dovrete probabilmente fare la fila quando entrerete in una clinica qualsiasi. Ancora parimenti, a vostro carico saranno le spese dentistiche e oculistiche, anche se spesso in entrambi i Paesi, se avete un lavoro, avrete una assicurazione privata che copre parzialmente i costi. Non ricordo quale sia la regola in Norvegia, ma in Canada se avete un impiego a tempo pieno è obbligatorio che il datore di lavoro vi fornisca una assicurazione sanitaria integrativa (anche per motivi fiscali). Segnate un punto per la Norvegia o per il Canada a seconda della disponibilità specifica di trattamenti o farmaci che sapete con certezza essere disponibili solo in uno dei due Paesi. Altrimenti sostanzialmente sono equivalenti.

Ebbene, queste sono le categorie che mi sono venute in mente. Se ce ne sono altre, contattatemi e magari scriverò un’altro articolo del genere. Se questo post vi è stato utile o se avete fatto i vostri conti, lasciatemi un commento col vostro punteggio finale, sarebbe davvero interessante!

Saluti di oggi a mia sorella che finalmente è riuscita a rifare i bagni di casa :D.

Di assassini, visti e tasse municipali

febbraio 24, 2013

Salve a tutti!

Sfruttando la febbre che mi ha improvvidamente colpito riesco finalmente a trovare un po’ di tempo per scrivere qualcosa sul blog. Certo, non posso dire che restare a casa con trentotto e mezzo di febbre sia una bella cosa, ma mentre sono in convalescenza almeno trovo un momento per fare cose a cui ingiustamente dò meno importanza come questo spazio che invece continua a darmi tante soddisfazioni. Mi scrivete infatti in molti chiedendo varie cose, cerco di rispondere a tutti quanto meno nel limite del possibile. Al momento credo di avere risposto a tutte le domande che ho ricevuto, se siete ancora in attesa, per favore rimandate la vostra richiesta, devo averla smarrita o più facilmente è finita in qualche filtro anti-spam (occasionalmente capita).

Gli amici più cari mi chiedono che fine abbia fatto: a questa domanda rispondo in maniera molto breve perchè non mi è concesso parlarne diffusamente. Posso dire che ora lavoro per Ubisoft e sono assegnato ad Assassin’s Creed: Initiates, l’URL è http://www.acinitiates.com/ e quello è praticamente tutto quello che vi posso dire in merito. Senza entrare nei dettagli invece, posso dire che il nuovo progetto è molto entusiasmante e sono in un buon team, quindi sono particolarmente soddisfatto, anche perchè sono stato accolto da manifestazioni di grande stima che mi hanno fatto in tutta onestà grande piacere.

Parliamo invece di un po’ di procedure utili per gli immigrati qui in Canada, perchè oggi posso condividere con voi un paio di interessanti informazioni riguardanti il rinnovo del permesso di lavoro. Nel bollettino operazionale 420 del 1° giugno 2012, è stata approvata una norma che prevede per tutti i residenti temporanei del Québec il rinnovo automatico del permesso di lavoro sotto opportune condizioni. Non c’è più quindi da attendere tra le quattro e le otto settimane per il rinnovo del permesso, è sufficiente presentarsi alla frontiera!

Per usufruire di questa eccezionale opportunità, bisogna avere effettuato richiesta di residenza permanente depositata a livello federale, il che equivale ad essere in possesso di un Certificato di Selezione del Québec (il famoso CSQ di cui già si è parlato). Ovviamente bisogna anche avere un lavoro o avere una offerta di lavoro da un nuovo datore. Se queste condizioni sono soddisfatte, per il rinnovo, senza fare alcuna pratica, è sufficiente presentarsi a un qualsiasi punto di ingresso del Québec presentando:

  •  Il proprio CSQ, quello marcato “per il richiedente”. Quello per il governo lo avrete già mandato al governo federale per la richiesta di residenza permanente.
  • Copia della email ricevuta dal CIO (Central Intake Office) di Ottawa, Sydney o qualsiasi altro ufficio federale in cui stiano smistando la vostra richiesta di residenza. La parte importante è l’UCI (Unique Client Identifier) che identifica la vostra pratica.
  • Lettera firmata da voi e dalla società, in originale, che indichi durata dell’impiego offerto (con esplicitamente scritto subordinata all’ottenimento del rinnovo del permesso), stipendio annuale, titolo con cui venite assunti, esatte mansioni (ben descritte) e motivazione dell’assunzione (tipicamente una tiritera precotta che scrivono tutti che fa grossomodo così: “abbiamo cercato per lungo tempo nel mercato canadese una figura di questo tipo ma non l’abbiamo trovata, ci siamo quindi rivolti al mercato internazionale. Abbiamo trovato il Sig. Magagnazzi che è perfetto per noi perchè conosce sia il Sofronismo Austroungarico del sedicesimo secolo che la Macchina di Kajustrerfraun che utilizziamo quotidianamente nella nostra società.”). Equivalentemente questa lettera può essere “spezzata” in due in una comunissima lettera di offerta di impiego e un’altra di “presentazione” per l’ufficiale dell’immigrazione in cui si chiede il rinnovo del permesso di lavoro. La sostanza non cambia.
  • I soliti centocinquanta dollari, perchè nonostante con questo sistema ci si metta dieci minuti, i soldi ve li chiedono lo stesso.

Personalmente ho approfittato di due settimane libere tra la fine del vecchio lavoro e l’inizio del nuovo per rientrare in Italia qualche giorno. Al ritorno, nonostante un viaggio allucinante infarcito di odiosi ragazzini finlandesi con cui stava per scattare la rissa a bordo, sono passato per l’ufficio immigrazione dell’aeroporto e in pochi minuti ho rinnovato il permesso. Ricordate che l’ufficio immigrazione dell’aeroporto è disponibile solo per chi arriva, quindi se non dovete prendere l’aereo fatevi un giro in Vermont (da Montreal centro è mezz’ora o poco più). Quando tornate, rinnovate il tutto.

Collegato al rinnovo del visto è quello di tutti i documenti collegati. La prima volta che vi hanno fatto il permesso di lavoro, vi avranno anche accompagnato a prendere un Social Insurance Number (SIN, il “codice fiscale” canadese, che va tenuto segreto) e una tessera dell’assicurazione sanitaria nazionale. Ebbene, è opportuno rinnovare tali documenti ora che avete un visto rinnovato, poichè entrambi avranno la data di scadenza del vostro vecchio permesso. Il SIN, contrariamente a quanto succede ai residenti permanenti e ai cittadini, va infatti rinnovato: i vostri amici canadesi si chiederanno perchè dovete andare a svolgere questa noiosa pratica, per loro infatti è una cosa che si fa una volta sola nella vita (a meno di furti d’identità). L’assicurazione sanitaria invece la rinnovano tutti anche se al momento non ricordo quale sia il periodo normale, forse cinque anni.

Ultimo argomento di oggi prima di lasciarvi, anche perchè il mal di testa incombe: si apre la stagione delle tasse! Il momento del triste dell’anno è alle porte, centinaia di dollari che se ne vanno in tasse e imposte varie. E’ davvero brutto, apri la cassetta della posta e dentro ci trovi prima questa bella busta azzurra dell’agenzia delle entrate del Québec. Poi passa qualche giorno e te ne arriva un’altra marrone con il simbolo della città di Montreal e come mittente “SERVIZI FISCALI”. Qualche giorno ancora e te ne arriva una bianca dell’ufficio delle imposte federale. Un bel trio!

Alcune note sparse sulle tasse, così per aiutare un po’ tutti:

  • Se avete un partner, anche in common law (ovvero in convivenza), e/o avete figli o anziani a carico, cominciate a pagare le tasse da una soglia minima più alta. Per intenderci, se siete da soli e non avete diritto ad alcun credito, cominciate a pagare le tasse da circa 14,000 dollari l’anno. Se invece avete diritto ai crediti addizionali, potreste cominciare anche dai 28,000. Fa una bella differenza. Faccio notare che il partner deve essere disoccupato per poter essere usato come credito fiscale, al contrario di figli e anziani a carico che devono semplicemente vivere con voi in maniera dimostrabile.
  • Se siete proprietari di un immobile, la tassa di proprietà vi arriva con una fattura unica ma fate attenzione, la prima metà scade il primo marzo, la seconda il primo maggio. Non dovete pagare tutto in un saldo unico.
  • La vostra banca e qualsiasi ente presso cui abbiate prodotto reddito vi manderà alcuni moduli T (T2, T3, T4, T5, ce ne sono molti, hanno ruoli diversi). Non gettateli assolutamente perchè vi serviranno per il conteggio delle tasse. Gettarli via e ignorarli farà di voi degli evasori fiscali nonchè delle sanguisughe. Inoltre qua gli evasori li prendono, quindi fossi in voi non lo farei.
  • Spero abbiate tenuto da parte tutte le ricevute dei trasporti pubblici. Ogni anno una percentuale di quelle ricevute può essere detratta dalle tasse. Quest’anno credo che sia il 21% del totale speso.
  • Se avete contribuito al vostro RRSP (fondo pensione), tutti i soldi versati andranno ad abbassare il vostro imponibile di quest’anno. Se avete soldi in più, è assolutamente prioritario massimizzare questo fondo, non solo per avere un futuro, ma per usufruire di forti sconti fiscali.
  • Non ricordo in che quantità (si vede che ho qualcuno che mi fa le tasse?) ma potete detrarre anche le ricevute per l’acquisto di farmaci da banco. Conservatele!
  • E’ necessario conservare la documentazione fiscale per sei anni. Oltre i sei anni qualsiasi rivalsa, vostra o governativa, decade.

Okay, il mal di testa avanza, non sto ancora molto bene quindi finisco i miei sproloqui di oggi salutando la gentile responsabile della sicurezza a bordo KLM che ha preso i nomi di questa masnada di teste di minc*a finlandesi per fare richiesta di blacklist.

Anno nuovo, vita nuova

gennaio 16, 2013

Salve a tutti!

Innanzitutto buon anno, auguro a tutti uno straordinario 2013, sperando che ci porti meno brutte notizie del 2012.

Come forse qualcuno avrà visto dalle conferenze stampa, la compagnia per cui lavoro ha annunciato una grande ristrutturazione aziendale, gergo corporativo ormai tristemente noto come equivalente a “licenziamenti di massa”. Non voglio addentrarmi particolarmente nell’argomento ma mi limito a citare ciò che è disponibile pubblicamente, ovvero che il team di sviluppo principale della compagnia verrà spostato a Raleigh, in Carolina del Nord (USA). A me è stato offerto di trasferirmi in questa bucolica parte degli Stati Uniti e io ho rifiutato. Ho comprato casa qui a Montreal, in pieno centro, figuriamoci se mi trasferisco ancora più lontano da casa in uno staterello in cui la game industry non è neanche molto presente.

Lascio quindi la megaditta per imbarcarmi in una nuova impresa tutta da determinare: sto facendo colloqui, sono sicuro che avrò nuove interessanti esperienze da scrivere tra poco. Sono stati sei anni interessanti e pieni di eventi che mi hanno portato al rilascio di tre interi prodotti. E’ un vero peccato non poter continuare questa esperienza con le persone con cui ho lavorato tutto questo tempo, ma è il momento di guardare al futuro e di non essere nostalgici.

Mi ritrovo in questo momento in una situazione piuttosto delicata per quanto riguarda l’immigrazione qui in Canada, posso discutere di queste regole più diffusamente in un altro post.

Sono immigrato qui in Canada con un permesso di residenza temporaneo legato al mio contratto di lavoro. Dopo avere lavorato per un anno qui in Quebec ho presentato una richiesta di residenza permanente che, realisticamente, dovrebbe completarsi positivamente all’incirca a Luglio. Il problema che ho in questo momento è che essendo un lavoratore qualificato ho ottenuto un permesso triennale che scade a Maggio 2013. Poichè è necessario avere un permesso di residenza valido per tutta la durata del processo di residenza permanente, devo accertarmi di ottenere un rinnovo prima che il vecchio scada o rischio di avere problemi in futuro. Ci tengo a sottolineare che è un rischio piuttosto paranoide, per qualche motivo le persone che finiscono nei pasticci per queste scadenze vengono sempre da “certi paesi” e non da altri, ma a me piace essere sempre in regola, perciò sono un po’ in ansia.

Vi terrò aggiornati su quello che succede :).

Saluti di oggi a tutto il clan [SC.BO] per il loro supporto e a mia sorella che finalmente si è comprata casa :D.

Investimenti immobiliari a Montreal – Parte Terza

dicembre 21, 2012

Salve a tutti,

In questi giorni sono rientrato in Italia per le feste ma poichè sono colpito dal jetlag in maniera veramente indegna, ne approfitto per completare il breve excursus su come fare investimenti immobiliari qui in Canada.

Abbiamo già parlato delle visite immobiliari, delle offerte e dei formalismi bancari. Oggi parleremo finalmente della finalizzazione dell’affare.

Innanzitutto una importante distinzione. Ciò che scrivo ha validità esclusivamente in Québec: il notaio infatti è una figura che non esiste nelle altre province del Canada. Non escludo che le regole nelle altre province siano simili, ma di certo non sono uguali, quindi non applicatele automaticamente a tutto il Paese!

Parliamo quindi del notaio. Come acquirenti, è d’uso che poichè le spese notarili saranno a nostro carico, saremo noi a scegliere il nostro notaio di fiducia. A carico del venditore invece saranno le spese riguardanti la mediazione immobiliare (che può oscillare, in totale, tra lo 0.5% e il 5% del valore dell’immobile, tipicamente è il 2-3%).

Su consiglio del mio sfavillante agente ho optato per una simpatica notaia di origine italiana che mi ha fatto anche un ottimo prezzo. Aspettatevi di spendere come minimo mille dollari di notaio, ma il prezzo esatto dipenderà completamente dal periodo dell’anno. Nonostante questo sembri piuttosto strano, è proprio così: la tariffa varia stagionalmente a seconda di quanto sono “occupati” i notai. Inoltre, a meno di non avere indicazioni precise, la variazione di prezzo tra i vari professionisti è piuttosto trascurabile.

Dal notaio, come acquirenti, ci si presenta con il libretto degli assegni e con l’importo totale del prezzo di acquisto consegnato come assegno certificato o assegno circolare. Spiegherò tra un attimo di che si tratta.

Come venditori invece, si porta il libretto degli assegni, tutte le copie delle chiavi ed eventuali documenti bancari per la contestuale estinzione del mutuo gravante sull’immobile nel caso in cui lo si voglia fare.

Vediamo con ordine che cosa sono tutti questi elementi. Il libretto degli assegni se lo devono portare tutti. Va pagato il notaio e soprattutto lo stesso farà i conti per determinare chi deve a chi quanto. Le tasse di proprietà degli immobili e le tasse scolastiche infatti vengono pagate a Marzo e a Giugno: ne consegue che a seconda del periodo dell’anno in cui si effettua l’acquisto ci si può trovare a dover rimborsare il venditore di una parte delle tasse versate. Sarà il notaio a occuparsi di questi conti presentandovi un prospetto completo di quanto già pagato e di quanti soldi sia necessario versare per equilibrare i conti.

Per il pagamento dell’immobile si possono usare due strumenti, l’assegno certificato e l’assegno circolare. L’assegno certificato è un assegno ordinario su cui la banca impone un timbro che ne certifica la disponibilità di fondi. E’ un mezzo utilizzato in genere da chi ha conti bancari VIP perchè è una operazione che in tal caso non ha costi. Il problema degli assegni certificati è che dopo un po’ di tempo scadono e quindi non sono usati spesso. L’assegno circolare è del tutto identico a quello che abbiamo in Italia: la banca stampa un proprio assegno, diverso da quelli ordinari, che vale quanto prestabilito. Questa operazione è meno costosa della certificazione dell’assegno (se non si ha un conto VIP) e non ha scadenza. Inoltre non ha alcun limite di importo (se vi fate di questi problemi, direi che non avete problemi di soldi, sono limiti molto alti).

Per ultimo, parliamo dell’estinzione contestuale del mutuo, un pericolo enorme che si può correre qui in Canada. In Italia siamo abituati al fatto che quando si ha un mutuo, si può andare in banca in qualsiasi momento e chiuderlo semplicemente versando quanto manca. In Canada NON è così. La stragrande maggioranza dei mutui infatti usa la cosiddetta formula “chiusa”, che ha più vincoli ma ha tassi di interesse molto vantaggiosi (diciamo tra il 3% e il 3,5%). La formula “aperta”, più cara (tassi dal 4,5% in su) è molto poco usata, alcune banche non la offrono neanche.

Nella formula chiusa, vengono dati strumenti per il pagamento accelerato del mutuo, ovvero la possibilità di pagare fino al doppio una qualsiasi rata (anche tutte!) e la possibilità, ogni anno, di pagare il 10% secco del capitale restante. In entrambi i casi tutti i soldi versati in più vanno a ridurre direttamente il debito, quindi tutte le formule addizionali vi portano a risparmiare un bel po’ sugli interessi da versare in futuro.

Se però si vuole estinguere il mutuo, c’è una clausoletta, apparentemente innocente, che cita più o meno così: “penalità per l’estinzione anticipata: 6 mesi”. Che cosa significa?

Significa che la cara banca vi permetterà ovviamente di darle dei soldi per chiudere il mutuo ma prima vi chiederà il pagamento, non solo di alcune penali amministrative, ma anche di 6 mesi di interesse calcolati sull’intero capitale restante. Nonostante i tassi di interesse qui siano alquanto civili, pensateci due volte prima di estinguere un mutuo pagando la penale, si arriva facilmente ad alcune decine di migliaia di dollari!

Una via d’uscita a questa potenziale bastonata c’è: se per caso state estinguendo il mutuo sulla proprietà per comprarne un’altra e non volete cambiare banca, tipicamente l’istituto sarà tranquillamente disposto a non penalizzarvi e “spostare” il mutuo sulla nuova proprietà.

Ora che sappiamo tutto, vediamo un po’ l’incontro col notaio. Non so come sia per voi, ma per me questo momento è sempre stato associato con gente seria, atmosfera formale, pacatezza, silenzio, meticolosa e pedissequa attenzione ai dettagli, penne stilografiche, carta bollata, timbri.

Ovviamente qui siamo in Québec e ci piace divertirci, quindi il notaio non è un momento lugubre. Gli affari si svolgono in non più di mezz’ora, col notaio che vi presentarà alcuni fogli stampati con tutti i prospetti e brevemente leggerà le parti salienti del contratto di vendita (tipicamente due paginette scarne). L’acquirente consegna gli assegni, il notaio li riceve per versarli sul suo conto di garanzia rigorosamente separato dal suo personale e il venditore vi consegna le chiavi.

Un paio di firme, una stretta di mano e finisce così, potete andare a festeggiare nella vostra nuova casa!

E’ stato facile? 🙂

Saluti di oggi a tutti gli amici lasciati a Montreal per la natale, a Cake per il Casse-Noisette, tutta SC.BO riunita e, inevitabilmente, i Fonzies <3.

Querulomania Tremens

giugno 25, 2012

Salve a tutti!

Oggi non posso esularmi dal commentare un trafiletto esilarante che ho letto sul giornale qualche giorno fa. Il tribunale di Montreal ha infatti identificato circa 100 persone come “querulomani” e in quanto tali, salvo determinate situazioni, il loro diritto di sporgere querela è ora subordinato dall’approvazione di una apposita commissione (si potrebbe aprire un capitolo a parte su questo argomento, ma non adesso).

In pratica, c’è un grupetto di signori che a causa di una inclinazione maniacale degna dell’etichetta psicopatologica di “querulomania” non fa altro che passare il proprio tempo a sporgere denunce a destra e a manca, abusando sostanzialmente del sistema giudiziario e utilizzandolo spesso solo per insignificanti, evanescenti e rigorosamente fallimentari vendette personali.

L’argomento purtroppo mi tocca da vicino, avendo subito gli effetti di uno psicopatico querulomane quando ancora ero in Italia. Un dramma straziante, tra l’altro durato qualche anno, che mi ha fatto davvero pensare “ma uno così, dovrebbe mantenerlo il diritto di denunciare a destra e a manca?”.

Ebbene, il Quebec presenta la sua risposta al problema dei querulomani dando la possibilità ai tribunali di “restringere” la sfera d’influenza del soggetto in questione. Se sei dichiarato querulomane, tutte le tue denunce devono essere preventivamente valutate da una apposita commissione di giudici che valuta, caso per caso, se ci sono gli estremi per un intervento legale oppure no. Prima che si urli allo scandalo dello stato oppressore che punisce i poveri cittadini, ci sono due importanti limitazioni all’operato della commissione.

Innanzitutto, l’ordine restrittivo non è mai globale, è tipicamente limitato o a una categoria (ad es. c’era un tizio che sistematicamente denunciava tutte le società di servizi pubblici di Montreal, contestando ogni bolletta, in tal caso le sue denunce per danni vengono vagliate) o a un bersaglio (c’era una signora che da quando ha perso il lavoro ha cominciato una battaglia legale enorme con l’ex datore di lavoro che l’ha pure risarcita… nonostante questo lei è ancora lì che denuncia). Secondo, la decisione non è mai finale ma può essere rivalutata e quindi annullata.

Ora, non credo di avere la lucidità per giudicare correttamente se questa sia una buona soluzione al problema dei querulomani oppure no. D’altra parte essendone stato vittima preferirei emotivamente il solito caravanserraglio di soluzioni forcaiole che si possono leggere riguardo a qualsiasi argomento, però in generale il modo in cui la situazione viene gestita qui non mi dispiace.

Funzionerebbe in Italia? Non lo so. So però che siamo molto litigiosi e abbiamo la denuncia facilissima (tipicamente per sciocchezze condominiali, guardate le statistiche). Cosa possiamo fare per migliorare?

Saluti di oggi alla Semprevalida Aaaa che se ne torna a Ottawa e purtroppo non la rivedremo mai più. Ciao ciao °°/.