Archive for the ‘Norvegia’ Category

Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte

ottobre 29, 2013

Salve a tutti,

Mi sono arrivate davvero tante domande in seguito al popolare articolo di confronto tra Norvegia e Canada, perciò ne scrivo un altro in cui tratterò dei temi che non ho affrontato la volta scorsa.

Questa volta il formato dell’articolo sarà differente in quanto voglio rispondere a domande specifiche ricevute da voi lettori. Ho deciso di condensare infatti le richieste di chiarimenti in generiche domande che spero permettano di ben identificare le informazioni che alcuni stavano cercando.

Prima di cominciare ripeto, come farò ad infinitum, la solita introduzione. Tutto quello che leggete è frutto di esperienze personali che come tali sono totalmente soggettive. Non c’è alcuna pretesa o garanzia di essere precisi ed esatti in tutte le affermazioni, così come non c’è alcuna volontà di diffondere un qualche generico Sacro Verbo. Se siete in un momento della vostra vita in cui siete alla ricerca di una nuova terra in cui vivere, vi incoraggio a farvi una vostra opinione: non prendete per oro colato la prima sciocchezza (e qui ne troverete tante, come noto) che leggete su un blog.

Detto questo, via alle domande!

Domanda: Come funziona il sistema dei monopoli?

Risposta: Sia in Norvegia che in Canada l’alcool è sotto controllo statale, anche se in maniera piuttosto diversa. Per quanto riguarda la Norvegia, l’alcool è sottoposto a tasse molto ingenti come disincentivo verso l’alcolismo, problema sociale di cui gli stati scandinavi soffrono particolarmente. Al supermercato potrete trovare una varietà di alcolici a bassissima gradazione (circa 3%), ma se volete qualcosa di più forte dovrete andare ai monopoli di stato, ovvero il Vinmonopolet (in Svezia giusto per riferimento si chiama Systembolaget invece). Lì potrete, a prezzi estremi, comprare alcool di qualità da ogni ragionevole parte del mondo. Gustare del buon vino è un passatempo estremamente caro in Norvegia, motivo per cui sono prodotte in grandi quantità le “ice beer”. No, non si tratta di gustose birre artigianali che hanno il ghiaccio come componente o che lo usano come parte del processo di produzione: sono birre scadenti per stessa ammissione di chi le produce ma che vanno gustate estremamente fredde (ghiacciate, appunto) per annullare il sapore e sbronzarsi comunque. Su tutti gli alcolici si paga il vuoto a rendere (il famoso Pant di cui ho già parlato) e in genere vale la pena riscuoterlo.

In Canada invece l’alcool è regolamentato ma non tanto quanto in Norvegia, tuttavia premetto che conosco con precisione solo la situazione del Québec. Non sono al corrente di come funzioni nelle altre province. Al supermercato potrete trovare una selezione di alcolici dai prezzi accettabili ad eccezione della birra che è sempre particolarmente economica, almeno per quanto riguarda le marche commerciali. Se volete una selezione più ampia e dei prezzi migliori dovrete invece recarvi al SAQ, i monopoli canadesi, dove troverete spesso ciò che cercavate ma a un prezzo direttamente proporzionale alla quantità di alcool. Il vuoto a rendere è talvolta incluso ma essendo il reso di soli cinque centesimi per pezzo, non vale assolutamente la pena tenere da parte i vuoti.

Domanda: Come si socializza?

Ho ricevuto molte domande sulla sfera sociale quotidiana e proverò a rispondere meglio che posso. La premessa sulla soggettività di tutto ciò che scrivo è estremamente importante in questo caso, non posso certo dirvi io come vivere la vostra vita.

In Norvegia per quanto ho visto uno dei modi migliori di socializzare consiste nel partecipare a una bevuta collettiva in un qualsiasi bar o pub della città in cui vi trovate. I norvegesi sono cortesi e riservati, non amano in generale lanciarsi in rischiose e imbarazzanti avventure sociali… tranne quando bevono. Qualche drink infatti scioglierà anche il norvegese più adamantino e loro, conoscendo questa caratteristica, si trovano a proprio agio proprio in questi frangenti. Offrite qualche drink in un locale e vi riempirete di amici. In questo tipo di esperienza è fortemente raccomandato o girare con qualcuno che parla norvegese o preferibilmente parlarlo, perchè se non lo fate la vostra capacità di inserirvi nel tessuto sociale sarà molto limitata.

Il Canada è molto più complicato, perchè è un pot pourri di razze e tradizioni. In aggiunta a questo, siamo in Nord America dove occasioni mondane come grandi feste pubbliche (sia in parchi che in locali) sono assai comuni e sono usate per socializzare. Perfino andare allo stadio è in realtà una scusa per conoscere persone, complice anche la enorme quantità di pause durante l’evento sportivo. Differentemente quindi dalla Norvegia dove, con fortissima banalizzazione, si potrebbe quasi dire che pagare un drink a qualcuno ti dà una buona chance di farci due chiacchiere, in Canada la situazione è talmente variegata da richiedere una operazione di categorizzazione che probabilmente non sarebbe neanche utile. Preferisco riassumere invece in maniera molto più semplice: in Canada avrete la possibilità di partecipare a una grande varietà di occasioni in cui socializzare fa parte dell’intento. Ne consegue che una maggiore esposizione a questi eventi (siano essi concerti, bar, feste, parchi, stadi, ristoranti, club, teatri) vi favorirà statisticamente.

Domanda: E’ facile trovare un partner?

Altra domanda frequente sulla sfera sociale riguarda i partner. Per rispondere tocca fare alcune generalizzazioni alquanto brutali, non me ne vogliate.

Per come la vedo io, il “problema” principale che avrete in Norvegia è quello della lingua. Se non parlate norvegese, dovrete trovare una persona che sia disposta ad avere una relazione in un’altra lingua, diciamo in inglese. Non c’è nulla di sbagliato o problematico in questo, ma vi troverete di fronte a una restrizione del campo dei partner probabili. E’ vero che praticamente tutti i norvegesi parlano inglese ma non tutti sono entusiasti di parlarlo sempre: voi vorreste parlare una lingua straniera a casa vostra? Ci tengo a precisare che conosco tante coppie miste ma le storie felici hanno invariabilmente visto “l’altro” imparare il norvegese e trasferirsi in Norvegia. Se questo non fa per voi, prevedo complicazioni.

In Canada invece non avrete tanto il problema della lingua (forse in Québec un po’) quanto quello della mutabilità dei rapporti. In Nord America in generale, ancora eseguendo una generalizzazione probabilmente grossolana, i rapporti sono spesso meno duraturi, pensate ad esempio alla normalità con cui parlano di divorzi e separazioni. Unitamente alla moltiplicazioni delle occasioni sociali di cui sopra e alla diversità culturale non vi sarà probabilmente difficile trovare un partner, la vostra sfida sarà piuttosto di mantenerlo. Quello è un problema che dipende solo da voi e dalla vostra personale storia. Aggiungo una nota per i più timidi, in Nord America sono molto diffusi i sistemi online (sia a pagamento che gratuitamente) che permettono di trovare partner con poco sforzo. Vi iscrivete al sito, mettete qualche foto, scrivete qualcosa di interessante nel vostro profilo e potrete entrare in contatto con persone che potenzialmente vi piacciono. E’ una sorta di agenzia matrimoniale fai-da-te ibridata con Facebook. Non ho esperienza diretta ma conosco qualche storia finita bene quindi immagino che il metodo possa funzionare.

Domanda: Come funziona il sistema canadese di incentivi all’immigrazione per specifiche professioni?

Questa domanda è legata solo al Canada per il semplice fatto che non conosco gli incentivi norvegesi. E’ possibile che esistano ma non ne so assolutamente nulla, quindi su questo vi posso fornire solo una risposta parziale.

Così come gli Stati Uniti, il Canada ogni anno si propone un tetto riguardante il numero dei migranti. Premettendo che il Québec ha il diritto di regolarmentare la propria immigrazione secondo criteri decisi esclusivamente a livello provinciale, in generale ogni parte del Canada può accogliere alcune migliaia di migranti ogni anno. In questo limite tipicamente non figurano i visti di ricongiungimento familiare, ma senz’altro quelli professionali. Esiste un gigantesco catalogo federale delle professioni, spesso pieno di definizioni antiquate o bizzarre che rende la categorizzazione spesso complicata o imprecisa (per intenderci, all’ingresso del Canada mi hanno chiesto se sapevo il Simula… un linguaggio inventato nel 1967 e non più usato, forse perchè l’hanno inventato in Norvegia? Mah!). Il catalogo viene utilizzato per incasellarvi in una specifica professione sotto la quale farete richiesta di accesso al visto. Ogni anno, quando vengono determinati i limiti, vengono anche determinati i bisogni nazionali in termini di categoria professionale ed è qui che potreste avere il vostro colpo di fortuna.

Quando fate richiesta di visto per lavorare infatti, il vostro profilo attraverserà una fase di analisi del mercato del lavoro da parte dell’ufficio immigrazione. Questa procedura è fastidiosa e lenta, in pratica il Canada vuole accertarsi che qualcuno abbia effettivamente bisogno di voi o che vi voglia assumere. E’ una tiritera che richiede un sacco di sciocchi documenti come prove originali della vostra laurea (la pergamena! il certificato per qualche motivo “non è sufficientemente credibile”) e lettere di lodi sperticate da parte del vostro datore di lavoro.

Oppure… il vostro profilo fa parte di una delle categorie professionali nella lista dei bisogni nazionali. In tal caso, non c’è nessun bisogno di verificare niente, la procedura sarà molto più spedita. Dovrete solo battervi con le decine di migliaia di altri potenziali migranti che hanno avuto la vostra stessa idea. Buona fortuna!

Domanda: Non sono più particolarmente giovane ma vorrei cambiare vita. Che chance ho?

Domanda difficilissima. In Italia siamo abituati a una strana parabola evolutiva dal punto di vista professionale in cui i più anziani evolvono sempre di più e guadagnano sempre più soldi. Ebbene, nel resto del mondo, non funziona così. In pressochè tutto il resto dell’universo, intorno ai cinquant’anni i guadagni cominciano a calare per il semplice fatto che non si può essere degli stacanovisti tutta la vita. Questo probabilmente vuol dire che noi ci godiamo la vita molto più di altre culture, ma è comunque una concezione diversa del lavoro.

Detto questo, in Norvegia ci sono enormi strutture sociali che si assicurano che tutti abbiano un adeguato sostentamento per la vita. In generale gli stipendi si trovano in una fascia alquanto ristretta: chi guadagna “poco” e chi guadagna “tanto” sono separati da pochi soldi. Un amministratore delegato guadagna dalle quattro alle cinque volte di un giovane laureato a stipendio minimo. Ne consegue che ricominciare una vita in Norvegia permette di sfruttare (in senso buono, per carità) questi meccanismi di copertura sociale e di condurre una buona vita.

In Canada invece siamo in Nord America, la terra delle opportunità e parimenti dell’ognuno fa per sè. Il Canada è meglio degli Stati Uniti da questo punto di vista, ma non aspettatevi un supporto in stile norvegese. Certo, se avete alle vostre spalle una grande esperienza che ha valore, potrete trovare un posto faraonico che vi permetterà di vivere agiatamente. Ma se questo non succede e vi aspettate di sopravvivere con il supporto statale, è davvero meglio rimanere dove siete. Giusto per dare un riferimento, l’amministratore delegato di cui sopra guadagna tranquillamente dalle otto alle quindici volte del giovane a stipendio minimo.

Domanda: Com’è il clima per gli artisti?

Bella domanda. Premetto che non sono un artista e non frequento artisti, parlo solo per percezione personale.

Nell’intera scandinavia prosperano designer e architetti, tipicamente fautori di linee semplici ed eleganti. Se questo è il vostro settore, probabilmente c’è posto per voi. Ci sono anche tante scuole di design in cui aumentare il proprio talento.

In Canada è più difficile identificare con precisione cosa è disponibile, perciò non saprei dare indicazioni specifiche. Qui a Montreal c’è una forte scena indie perciò credo che ci siano tante occasioni per i piccoli musicisti. Non so quanto siano buone dal punto di vista economico, ma di certo esistono.

Domanda: Questa è una domanda bonus. Come sono le ragazze?

Questa me l’hanno fatta in tanti, la regina di tutte le domande banali, mi viene chiesto costantemente in praticamente qualsiasi salsa da amici, parenti e sconosciuti. E va bene, rispondiamo pure :).

In Norvegia c’è una netta predominanza di bionde dato che la varietà genetica è alla fin fine limitata. C’è un certo look uniforme scandinavo che ho notato in altri post, perciò se siete un fan delle biondone alla Brigitte Nielsen, non dovrete cercare molto. Fate attenzione perchè in Norvegia ho notato di frequente quello che chiamo l'”Effetto Britannico”, ovvero adolescenti conturbanti che si trasformano in ciccione imbarazzanti appena compiono la maggiore età. E’ l’alimentazione che rovina le persone!

Il Canada è un paese di immigrati e quindi c’è molta più varietà, sia in termini razziali che culturali. C’è una forte componente asiatica agli estremi (Montreal e Vancouver entrambe hanno un centro città fortemente cinese) con una omogeneità maggiore verso i caucasici in mezzo al Paese. Con così tanto rimescolamento è difficile trovare un archetipo che ben rappresenti il Canada, ma ci sono certamente alcuni aspetti “tipicamente quebecois” che valgono indipendentemente dall’aspetto individuale come l’abbronzatura quasi ossessiva (al punto che il governo provinciale vuole regolamentare l’accesso ai centri estetici per i minori), i tatuaggi (comunissimi), i piercing (anch’essi) e la palestra. E’ un modo di decorarsi, suppongo, che rende Montreal una città alquanto superficiale. La cosa che mi sorprende sempre è la frequenza con cui questa superficialità venga rilevata dai locali. Il discorsino su quanto sia “immorale” questa città è talmente trito e ritrito che ha lo stesso valore di una affermazione profonda come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Domanda: Per la verità io volevo solo sapere quali sono le più *****.

Non ve l’aspettavate la risposta filosofica eh? Ebbene, considerato che la bellezza è del tutto soggettiva, non credo di poter rispondere. O vuoi sapere quali sono i miei personali gusti? 🙂

E’ tutto per oggi, i saluti di oggi vanno a mia madre che ha pubblicato un nuovo libro. Congratulazioni vivissime!!!

Norvegia e Canada a confronto

aprile 6, 2013

Salve a tutti,

Oggi vi propongo un confronto tra Norvegia e Canada che spero aiuti i tanti che mi scrivono chiedendo quale sia “meglio” dei due Paesi.

Innanzitutto faccio una premessa già fatta decine di altre volte ma che ripeto onde evitare sciocche polemiche. Tutto quello che troverete qui è frutto di esperienze del tutto personali e quindi non è altro che una opinione personale. Quando leggerete questo confronto potrebbero quindi esserci inesattezze o la situazione potrebbe essere cambiata da quando l’ho descritta io.

Come ho risposto a tanti che mi hanno fatto domande su questo argomento, non posso di certo essere io a decidere che cosa sia meglio per la vostra situazione specifica. Informatevi, guardatevi attorno, formate una vostra opinione: un blog non potrà certo sostituirsi al vostro personale giudizio.

Prima di cominciare, un’altra premessa sulle modalità di utilizzo della tabellina. Per ogni categoria troverete una spiegazione di quali sono i pro e i contro per ogni Paese e le condizioni secondo cui assegnare un punto a uno dei due Paesi. Alla fine del confronto avrete un punteggio che spero possa aiutarvi a capire cosa fa per voi tra i due.

A proposito, l’ordine delle categorie è del tutto arbitrario.

Clima: Parità assoluta da questo punto di vista: sono entrambi paesi freddi. Il Canada è tendenzialmente più umido a causa delle vaste foreste che ricoprono lo scudo canadese e che arricchiscono di acqua i venti, tuttavia la facilità con cui i venti si muovono causa una variabilità del tempo che spesso è benefica in inverno (una tempesta di neve verrà spesso spinta via nel giro di qualche ora). Primavera, estate e autunno sono belle stagioni ma durano abbastanza poco. La Norvegia ha un freddo più secco e a livello di temperatura è in media leggermente più mite del Canada (ci si attesta più spesso attorno ai -25 che ai -35, in città, anche se in realtà questo dipende, per entrambi i paesi, dalla città in questione), tuttavia soffre in maniera importante della variabilità della luce durante il giorno. Poichè il 99% della popolazione del Canada si trova entro cento chilometri dal confine statunitense, il che significa trovarsi più o meno all’altezza di Parigi, il problema della variabilità del giorno in Canada si sente molto meno. Anche in Norvegia, belle stagioni in primavera, estate ed autunno, ma la durata è breve. Segnate quindi un punto per il Canada se l’umido non è un problema. Segnate un punto per la Norvegia se la variabilità della quantità di luce non è un problema.

Sicurezza: Sia il Canada che la Norvegia sono posti molto tranquilli, ma in maniera differente. La Norvegia è in generale assai sicura indipendentemente da dove ti trovi (onestamente, non pensate a pazzi furiosi come Breivik, perchè quelli sono casi assurdi che possono capitare ovunque e non c’entrano nulla con la sicurezza del paese). Una cosa che ho spesso rilevato è l’assenza di visibilità della Polizia: in Norvegia non vedrete poliziotti da tutte le parti, in Canada al contrario sono una vista del tutto quotidiana. Il Canada per gli standard nordamericani è molto sicuro anche nelle grandi metropoli (Montreal, Toronto, Vancouver), tuttavia in ognuna di queste ci sono i soliti uno-due quartieri in cui “è meglio non andare”. Vancouver in particolare può essere un po’ tentacolare. Inoltre, ricordate che in generale la polizia nordamericana è più “brusca” di quella europea. Segnate un punto per la Norvegia se vi piacciono società tranquille in cui la polizia non si farà quasi mai viva (perchè non ce n’è bisogno). Segnate un punto per il Canada se preferite che le forze dell’ordine siano più visibili.

Trovare un lavoro: Qui entra in gioco il fattore linguistico, tuttavia senz’altro entrambi i Paesi hanno bisogno di più lavoratori. In Canada ogni anno vengono pubblicate liste di “lavori fortemente ricercati” e ci sono uffici governativi appositi per aiutare gli immigrati a trovare lavoro. Sono procedure abbastanza burocratiche ma che in generale funzionano piuttosto bene. Ovviamente come per tutti i programmi governativi di supporto, spesso non c’è limite a dove ti possono mandare quindi è più che possibile finire nei gelidi Territori del Nord-Ovest o in altri posti sperduti. Di positivo c’è però che ci sono molti programmi di apprendistato che ti permettono di imparare un mestiere sul campo e contemporaneamente immigrare in Canada. In Norvegia le cose sono più semplici per quanto riguarda le procedure ma più complicate per quando riguarda la facilità di accesso al lavoro per la semplice barriera linguistica. Se non parlate norvegese (decisamente meno comune dell’inglese o del francese utili in Canada) le vostre possibilità di trovare un lavoro saranno alquanto limitate a meno che non siate altamente specializzati. Al contrario del Canada, tuttavia, se siete italiani non avrete alcun problema di immigrazione. Segnate quindi un punto per la Norvegia se parlate norvegese (il tasso di disoccupazione è molto basso, quindi trovare un lavoro parlando la lingua sarà facile) oppure se avete un alto livello di specializzazione, specie nei settori tecnici. Segnate invece un punto per il Canada se un po’ di burocrazia non vi spaventa e se cercare un lavoro per voi comprende anche la possibilità di apprendere un mestiere sul campo.

Lingua: In Norvegia si parla norvegese (in due varietà, abbastanza simili, ma comunque differenti) in tutti i contesti, anche se un buon sistema di educazione garantisce che pressochè tutta la popolazione conosca anche l’inglese con una ottima uniformità di livello e competenza linguistica. Non avrete problemi a usare l’inglese in ambito professionale mentre apprendete il norvegese, ma non parlare la lingua locale vi renderà la vita potenzialmente difficile negli ambienti sociali dove ovviamente gli autoctoni preferiscono parlare la loro lingua e non una straniera. In Canada ufficialmente si parlano due lingue (situazione complessissima questa, che merita un intero post a parte): l’inglese e il francese. Il francese è utile solo in Québec e in New Brunswick (unica provincia ufficialmente bilingue), in tutto il resto del Canada si parla l’inglese canadese che è simile all’americano con alcune influenze britanniche. Segnate un punto il Canada se parlate (o volete imparare a parlare) inglese e volete andare in una provincia anglofona o a Montreal (che è informalmente bilingue), idem per il francese se volete andare in una provincia francofona. Segnate un punto per la Norvegia se parlate il norvegese o se non avete problemi a imparare una lingua che vi sarà utile esclusivamente in Norvegia.

Burocrazia: Il Canada ha tre livelli governativi con cui avrete a che fare costantemente: la città in cui vivete, la provincia e il governo federale. La prima busserà alla vostra porta per le tasse locali ma dovrete avere a che fare con questo aspetto principalmente se siete proprietari di un immobile. Se siete in affitto vi capiterà di rado di dovervi relazionare con l’amministrazione locale. La provincia e il governo federale si faranno vivi ogni anno per la dichiarazione dei redditi che va presentata disgiunta nonostante entrambe abbiano la stessa scadenza e siano piuttosto simili. Le guide per la compilazione della dichiarazione dei redditi sono disponibili fin da Gennaio (la scadenza è a fine Aprile) e sono intrise di riferimenti, codici, eccezioni e locuzioni ambigue o di difficile interpretazione (fate come fanno tutti, date 50 $ a qualche commercialista che vi faccia le tasse, o prendetevi un weekend di relax per compilare i moduli). Le procedure di immigrazione sono semplici ma hanno tempi decisamente lunghi, ci vogliono tra le quattro e le otto settimane per un permesso di lavoro con annessa residenza e svariati mesi per avere la residenza permanente. In Norvegia la situazione è totalmente differente, il principio che regna è quello del silenzio-assenso e la vostra vita burocratica nella stragrande maggioranza dei casi sarà alquanto rilassante. I moduli delle tasse vi verranno inviati precompilati dal governo ogni anno e se decidete di non guardarli neanche verranno automaticamente gestiti: se vi devono dei soldi ve li verseranno sul conto, se dovete dei soldi ve li preleveranno forzatamente. Le procedure di immigrazione sono semplici e consistono in poco più che recarsi in un ufficio e firmare qualche modulo. Come italiani, dopo qualche mese in Norvegia con un lavoro vi arriverà una conferma di residenza permanente. Segnate un punto per la Norvegia se volete avere a che fare il meno possibile con gli uffici pubblici e se quando dovrete averci a che fare potrete quasi sempre utilizzare Internet. Segnate un punto per il Canada se la burocrazia non vi spaventa e/o avete un problema morale con uno Stato che ha la possibilità di accedere a qualsiasi vostro bene nel Paese.

Cibo: Sia il Canada che la Norvegia devono importare gran parte delle verdure perchè non hanno possibilità di produrle in loco, quindi il sapore di certi alimenti non è mai granchè (il pomodoro medio in entrambi i paesi sa di ottima e gustosa acqua). Le cospicue tasse di importazione norvegesi fanno sì però che questi prodotti siano anche piuttosto cari, al contrario del Canada ove in generale il prezzo di generi alimentari è estremamente basso, in stile americano. La Norvegia ha una propria tradizione alimentare basata sul pesce e sulla pecora, di origine sostanzialmente povera e dai sapori principalmente salati. I dolci sono di ispirazione germanica e quindi basati principalmente sul marzapane e la cioccolata. Il Canada è un paese di immigrati e quindi è difficile parlare di una vera e propria tradizione alimentare “locale”, il cibo che si trova è tutto frutto di rielaborazioni locali di piatti provenienti da altre parti del mondo, ne consegue che la varietà di cibo è potenzialmente enorme, nonostante la disponibilità sia del tutto dipendente da dove vi trovate. Segnate un punto per la Norvegia se il cibo è solo qualche cosa che vi mettete in bocca, segnatene uno per il Canada se avere a disposizione una varietà di cibi diversi per voi è importante.

Costruirsi un futuro: L’aspetto pensionistico e degli investimenti è molto diverso nei due Paesi, partiamo dalla pensione. La Norvegia, come l’italia, prevede che ogni stipendiato versi automaticamente una certa quantità di denaro nel fondo statale di previdenza sociale. Il fondo norvegese è notoriamente il più ricco dell’intero pianeta con un distacco immenso rispetto al secondo (qualcuno mi corregga, ma ricordo distacchi mostruosi, come 40% più ricco del secondo in classifica). Il carico fiscale viene mantenuto molto alto, nonostante il Paese non ne abbia strettamente bisogno per ammissione stessa della classe politica, per garantire ai norvegesi un futuro decoroso e senza preoccupazioni. Sono anche disponibili ovviamente fondi privati di integrazione nel caso in cui si voglia quel “qualcosa in più”. In Canada l’atteggiamento è completamente diverso. La tua pensione è composta da tre contributi diversi, quello federale, quello provinciale e il tuo personale. I primi due, pagati dalle tue tasse, non ammonteranno altro che a un misero 40% della tua pensione. Lo Stato ti bombarda ogni anno durante la stagione delle tasse per ricordarti di questo aspetto della vita che dovrai gestirti in maniera del tutto autonoma per fare sì che quel 60% di pensione che manca esista quando vai in pensione. Il modo in cui questo viene attuato consiste nel permettere a ogni persona di mettere da parte ogni anno una certa quantità di denaro in un fondo speciale pienamente controllato dal contribuente. Passando invece agli investimenti, sia il Canada che la Norvegia sono paesi in cui investire il denaro conviene perchè le rendite sono buone, anche se le tasse sugli introiti finanziari sono leggermente più alte in Norvegia. La Norvegia dichiaratamente investe “solo” in attività che si conformano all’etica statale (quindi preferiscono fonti rinnovabili o attività a basso impatto ecologico), tuttavia questo aspetto è assai chiacchierato in quanto ci sono polemiche sulla effettiva fattualità di questo proposito. Il Canada è molto più spregiudicato e in puro stile americano investe dove gli conviene, col risultato che ad esempio alcuni dei grandi fondi canadesi fanno parte del grande club degli speculatori mondiali che giocano sulle obbligazioni di stato dei paesi in difficoltà della zona Euro. Segnate un punto per la Norvegia se vi fidate della gestione statale dei fondi, oppure non volete avere a che fare con la complessa problematica dei fondi previdenziali, oppure è importante sapere che i vostri soldi siano usati potenzialmente per “buone cause”. Segnate un punto per il Canada se invece volete gestire personalmente i vostri soldi, oppure se vi interessa solo guadagnare senza preoccuparvi delle conseguenze etiche dei vostri investimenti.

Acquistare una casa: Al contrario degli altri investimenti, i mutui sono piuttosto simili nei due Paesi, almeno a livello di risultato finale. Nonostante infatti le regole sui mutui siano alquanto diverse, un fatto base resta: gli interessi sono molto bassi. Tutt’altro discorso invece per quanto riguarda l’acquisto di una casa, i due sistemi sono completamente diversi. In Canada il mercato è estremamente dinamico, gli immobili vengono venduti anche nel giro di un giorno dal momento dell’immissione sul mercato e c’è una flessibilità pressochè illimitata nelle transazioni. In Norvegia il mercato degli immobili usa un sistema ad asta abbastanza complicato (nonchè unico al mondo) che prevede offerte al buio ed è influenzato da lobby di investimenti che possono interferire col vostro acquisto. Segnate un punto per il Canada se vi sentite a vostro agio in un mercato molto libero in cui dovrete agire molto in fretta e prendere decisioni rapide per riuscire a comprare la casa dei vostri sogni. Segnate invece un punto per la Norvegia se volete un ritmo più pacato e non vi crea problemi dovervi cercare un altro immobile perchè qualcuno vi ha “soffiato” un affare.

Natura: Da questo punto di vista Norvegia e Canada sono piuttosto simili. Sono Paesi nordici quindi foreste, montagne, fiumi e laghi fanno parte del paesaggio quotidiano. La Norvegia è più montuosa quindi se vi piace sciare sarà in generale molto più facile trovare un posto vicino a dove vivete per praticare questo sport. Le foreste norvegesi sono primariamente di conifere aghiformi, mentre in canada sono assai comuni anche altri tipi di albero come l’acero. I fiumi norvegesi sono in generale meno inquinati di quelli canadesi (anche se ovviamente questo dipende dall’area in cui vi trovate), ma il paesaggio canadese è più variabile semplicemente in quanto più vasto. Segnate un punto per la Norvegia se preferite un territorio più compatto in cui la distanza tra i vari punti di interesse è relativamente piccola (ricordate che la Norvegia è molto lunga). Segnate un punto per il Canada se preferite paesaggi vasti con territori enormi ancora incontaminati.

Politica: Il Canada è uno stato federale quindi bisogna distinguere molto bene tra governo federale e provinciale. Come in molti paesi occidentali, gli scandali politici sono relativamente frequenti e specie a Toronto e Montreal spesso riguardano collusioni con la mafia italiana trapiantata in Canada oppure episodi di corruzione. Lo stato federale, spesso di impostazione conservatrice a causa di come votano le province (l’unica sempre progressista è sistematicamente il Québec), è tipicamente protagonista di forte critica da parte dell’opposizione per le scelte in contrasto con la tradizione canadese come gli interventi militari al fianco degli Stati Uniti o la mancata ratificazione di trattati internazionali sull’impatto ambientale. La Norvegia è una monarchia costituzionale in cui il Re è solo una figura rappresentativa dello Stato. Per l’intero dopoguerra la Norvegia è stata governata da partiti progressisti che hanno contribuito a creare la moderna impostazione socialista scandinava basata principalmente su una equilibrata distribuzione dei servizi sociali. La frequenza degli scandali è piuttosto limitata. Segnate un punto per il Canada se essere in un Paese che è frequentemente in linea con le scelte politiche americane non vi crea dei problemi oppure se vi piace essere spesso in mezzo a vivaci confronti politici. Segnate un punto per la Norvegia se invece preferite un’atmosfera politica tranquilla e che riserva poche sorprese, oppure se non volete davvero interessarvi degli aspetti politici locali.

Ambiente sociale: La Norvegia ha una forte impronta culturale di carattere uniforme: la “norvegesità” esiste ed è un atteggiamento che ogni immigrato deve padroneggiare. Una conseguenza positiva di questo aspetto è ovviamente che c’è un forte livello di omogeneità sociale (dovuto anche ai servizi sociali che si assicurano una vita decorosa per tutti o quasi), d’altro canto però c’è anche un intrinseco rifiuto di tutto ciò che non è “norvegese”. In altre parole, o vi conformate alla società locale, o non vi sentirete benaccolti. Il Canada ha invece un approccio leggermente diverso, è un paese di immigrati quindi ognuno contribuisce alla società locale con il proprio retaggio culturale e quasi qualsiasi contributo è benaccetto. Ci sono alcune parti del Canada, come il Québec e in generale le province marittime dell’est, in cui si vivono scontri culturali non indifferenti con il resto del Paese, ma come immigrati non è qualcosa che potrete mai comprendere o che potrete mai sentire come profondamente vostro. Segnate un punto per la Norvegia se per voi l’uniformità e l’armonia culturale sono importanti oppure se volete lasciarvi alle spalle tutto per diventare norvegesi. Segnate un punto per il Canada se per voi mantenere le vostre radici è qualcosa di importante.

Educazione: Il Canada ha un sistema educativo di impostazione americana, quindi tendenzialmente pragmatico e orientato più all’insegnare il “saper fare” che il “perchè”, quindi fino al livello della scuola superiore può lasciare alquanto a desiderare. A livello universitario tuttavia ci sono diverse eccellenze in molti campi, perciò le cose migliorano nelle fasce più alte dell’istruzione. Un aspetto positivo di un sistema educativo molto pragmatico è che si può trovare un’occupazione adeguata per tutti i livelli di istruzione ricevuti, essendo assenti forme di educazione “non professionalmente formative” come i licei nostrani. La Norvegia ha un approccio più classicamente nordeuropeo e quindi cerca di portare gli studenti verso una laurea, triennale o specialistica che sia. A causa di un approccio culturale che tende alla omogeneizzazione e che scoraggia di fatto l’eccellenza in favore invece di un generale “giusto medio” (ovvero meglio che tutti siano piuttosto bravi che avere un paio di molto bravi e dieci casi senza speranza), le scuole in generale funzionano ma è difficile trovare punte di eccellenza. Segnate un punto per la Norvegia se non volete dovervi preoccupare troppo di quale scuola scegliere avendo la garanzia che anche una scelta a caso non sarà troppo male. Segnate un punto per il Canada se volete scegliere (e pagare proporzionatamente) la qualità dell’istruzione ricevuta.

Sanità: Sia in Canada che in Norvegia la sanità è pubblica e accessibile a tutti a prezzi modici. In entrambi i Paesi bisogna essere detentori di una tessera di assicurazione sanitaria statale che va semplicemente richiesta (la procedura è la stessa in entrambi i Paesi, ci si presenta a un ufficio e si firma un modulo). In entrambi i Paesi dovrete recarvi personalmente dal medico quando starete male e dovrete probabilmente fare la fila quando entrerete in una clinica qualsiasi. Ancora parimenti, a vostro carico saranno le spese dentistiche e oculistiche, anche se spesso in entrambi i Paesi, se avete un lavoro, avrete una assicurazione privata che copre parzialmente i costi. Non ricordo quale sia la regola in Norvegia, ma in Canada se avete un impiego a tempo pieno è obbligatorio che il datore di lavoro vi fornisca una assicurazione sanitaria integrativa (anche per motivi fiscali). Segnate un punto per la Norvegia o per il Canada a seconda della disponibilità specifica di trattamenti o farmaci che sapete con certezza essere disponibili solo in uno dei due Paesi. Altrimenti sostanzialmente sono equivalenti.

Ebbene, queste sono le categorie che mi sono venute in mente. Se ce ne sono altre, contattatemi e magari scriverò un’altro articolo del genere. Se questo post vi è stato utile o se avete fatto i vostri conti, lasciatemi un commento col vostro punteggio finale, sarebbe davvero interessante!

Saluti di oggi a mia sorella che finalmente è riuscita a rifare i bagni di casa :D.

Chiudiamo il 2011

gennaio 2, 2012

Salve a tutti!

E’ stata una fine d’anno piuttosto intensa, perciò recupero un po’ col classico post riassuntivo.

Sono in Italia dal 18 dicembre per qualche giorno di vacanza, motivo per cui non ho speso più di tanto tempo al PC. Il rientro è stato piacevole, sono riuscito a volare con l’Airbus A380 della gloriosa Air France provocando l’invidia di CarMas e riuscendo finalmente a provare l’ebbrezza di questo gigantesco aeroplano. L’esperienza è magnifica, l’aereo è silenziosissimo nonostante le quattro gigantesche turbine.

Mi sono reso conto della enormità del velivolo quando siamo atterrati a Parigi, scendendo dalla passerella ho potuto vedere uno dei motori: sembrava ben più alto di me! Non solo, il fatto che l’aereoporto ci avesse assegnato un’area di stazionamento periferica faceva risaltare ancora di più la grandezza dell’A380, tutti gli altri aerei parcheggiati erano degli A310 o simili: era come essere un bambino in mezzo a un campo pieno di formiche.

Parlando di Parigi, ho constatato con piacere che si sono dotati di una grande quantità di personale aeroportuale multilingua: sono finiti i tempi del francese a oltranza, addirittura ho trovato molto personale disponibile a parlarmi direttamente in italiano. Non ne ho bisogno ora che parlo bene anche il francese, ma l’ho trovato molto soddisfacente.

Una parola anche sull’unico evento straziante di questo rientro natalizio. Sul volo per Bologna sedevano due famigliole campane (credo napoletane, dall’accento). In una, la mamma aveva completamente perso il senno, era convinta che avessero caricato sull’aereo il passeggino sbagliato: lo raccontava a tutti, strepitando in maniera angosciante. Io avevo un sonno incredibile, non sono riuscito a provare compassione per questo dramma.

L’altra mi sedeva accanto: madre, figlia e i due figli della figlia. Il pargolo, che chiameremo Sigismondo per essere sicuri che non sia il nome corretto, aveva un simpatico vizio: l’iperattività. Visto il sistema di numerazione dei posti, ha cominciato a declamare l’alfabeto italiano svariate volte di seguito, illustrando alla madre tutta la sua perizia linguistica. La madre devo dire è stata piuttosto solerte nel far tacere il piccolo Sigismondo, ma questo è stato il momento migliore:

“A B C D E F G H I L M N …”

Ninja si gira e guarda il bambino.

“…o pi qu…”

*Silenzio*

Un bambino intelligente, alla fin fine. Bravo Sigismondo.

Parliamo un po’ di novità internazionali, sono sicuro che abbiate seguito la crisi gravissima che affligge la Norvegia: manca il burro. In uno dei paesi più noti al mondo per la gastronomia infatti, si è diffusa una dieta di cui ammetto non conoscere granchè se non la necessità di consumare ingenti quantità di burro. Sono abbastanza stupito che esista una dieta del genere, ma d’altra parte di creduloni è pieno il mondo, quindi alla fin fine mi rendo conto che è uno stupore da sopravvalutazione dell’intelligenza.

Tralasciando i motivi per cui questa dieta esista, ha avuto una conseguenza precisa: l’esaurimento delle scorte di burro norvegesi. Prima di partire per l’Italia mi hanno raccontato deliziosi annedoti su questo problema che la Norvegia sta vivendo: estoni che provano a portare burro di contrabbando e vengono fermati al confine, inutili ingiunzioni governative alla Tine (la più grande industria di latticini norvegese) per “risolvere il problema” escludendo a prescindere la possibilità di rilassare le rigidissime tasse sull’importazione, le altrettanto inutili lamentele della Tine che supplica di poter semplicemente importare qualcosa dall’estero a prezzi decenti per un mese o due mentre si risolve la situazione.

Una situazione davvero esilarante che mi conferma come Norvegia e cucina possano stare nella stessa frase come legalità e S.B., evviva!

Cambiando argomento del tutto per parlare finalmente di qualcosa di interessante, faccio qualche accenno sul movimento Occupons Montreal che ha animato la città per due o tre mesi, come da richiesta del buon Cesare. Non mi dilungo troppo sul movimento Occupy Wall Street e i vari We Are The 99%, sono sicuro che sappiate cosa sono e se non lo sapete Google è pronto ad aiutarvi.

Senza quindi dilungarmi troppo su questi movimenti, mi limito a dire che sono forme di protesta attiva ma pacifica contro il sistema capitalistico controllato dai pochi potenti della finanza. So che suona ipercomunista ma non lo è necessariamente, è un movimento con molte anime, ci sono chiaramente correnti comuniste così come ci sono correnti post-liberiste/capitaliste. Non volendo trasformare questo post in una dissertazione di carattere politico, invito gli interessati a chiedere a Google di parlarvi di tutte queste cose.

Occupons Montreal è la manifestazione locale di questo movimento. Dopo avere aperto un accampamento in Square Victoria, una prestigiosa e importante piazza del centro dove hanno sede le torri delle banche più importanti, il movimento si è caratterizzato immediatamente per la sua forte impronta pacifica. Le giornate si sono susseguite nella più grande tranquillità mentre i manifestanti piantavano tende e istituivano cucine all’aperto di pubblico accesso. Nessuna arma permessa sul campo, nessuna rissa, nessuna violenza di alcun genere.

L’accampamento è andato avanti per intere settimane tra letture di poesie da parte di poeti locali a comizi publici, tra notti dubstep a danze tribali: una piccola cittadina nella città, festosa, popolare e rustica.

Contrariamente ad altre città del Canada che hanno reagito in maniera molto più vigorosa (compresa Quebec City), il municipio di Montreal sceglie una strada morbida: “Montreal è una città accogliente. A nessuno verrà impedito il diritto di manifestare. L’unica richiesta che abbiamo è il mantenimento delle condizioni di sicurezza nonchè di quelle igienico-sanitarie.”. Una richiesta che trovo ragionevole.

Vengono quindi inviati i poliziotti sul luogo (BEN due): i Conciliatori. I Conciliatori sono figure speciali della polizia che hanno il compito di mediare i piccoli conflitti che possono emergere in una città, sono scelti tra i poliziotti che hanno maggiori capacità sociali e permettono di evitare tanti piccoli reati nonchè tante cause civili: perchè impelagarsi in cause e stress quando con un po’ di buon senso si può arrivare a un accordo? E’ una figura davvero interessante.

I Conciliatori non trovano niente di particolare nell’accampamento, una delle tende è pericolante e la fanno smontare, ma lì finisce tutto. Sopraggiungono anche i pompieri per assicurarsi che ci siano bagni chimici funzionanti e che non ci siano pericoli di incendio, anche qui nulla di particolare.

I problemi cominciano ad arrivare alla fine di Ottobre: l’accoglienza della cittadella attira molti senzadimora della città. Nulla di male in questo, ma molti degli attratti sono personaggi noti alle forze dell’ordine per avere seri problemi mentali. Dopo l’aggressione di una giovane coppia all’interno dell’accampamento, il sindaco comincia a preoccuparsi delle condizioni in cui si trova la piazza e richiede l’istituzione di un servizio di sicurezza.

Nonostante tra gli obiettivi di Occupons Montreal ci fosse l’assenza di un servizio di sicurezza “perchè non dovrebbe essercene bisogno”, i manifestanti ottemperano realizzando che nel campo non si trovano solo loro ma personaggi che possono essere o diventare pericolosi.

A Novembre comincia a fare freddo, i manifestanti annunciano di voler passare l’inverno a Square Victoria e il municipio si dichiara estremamente preoccupato: come faranno a sopravvivere al freddo? A Montreal non si scherza, ci sono circa 35 tempeste di neve l’anno e il peso di tanta neve schiaccia facilmente qualsiasi tenda.

La risposta dei manifestanti non si fa attendere, cominciano a costruire casette di legno sgangherate per ripararsi dal freddo. L’idea è intelligente ma segna purtroppo l’inizio della fine. E’ illegale infatti edificare in mezzo a una piazza pubblica, inoltre anche volendo essere flessibili, quattro casette sgangherate circondate da materiale elettrico nascondono insidie di ogni tipo tra crolli, incendi e infortuni.

Comincia il braccio di ferro con il municipio che intima in maniera categorica che vengano smantellate tutte le strutture rischiose. Dopo quasi due settimane di tira e molla, viste le condizioni del campo ormai pieno di personaggi con problemi di sanità mentale, il movimento riconosce di avere avuto una ottima possibilità di rendersi visibile e accetta quindi di smantellare il campo: non passeranno l’inverno in piazza ma continueranno le proprie iniziative sparsi per la città, online e nei locali.

Tornando a casa una sera quindi vedo manifestanti e pompieri che con calma e civiltà smontano le strutture della piazza. Di poliziotti non si vede l’ombra, l’atmosfera è tranquilla, i netturbini sono qui e lì che spazzano, raccolgono i rifiuti e puliscono.

Forse il finale è stato brusco, ma ho trovato tutto l’approccio molto civile. Occupons Montreal è durata circa tre mesi pacifici e assolutamente civili.

E’ tutto per oggi, tornerò a Montreal il 3 gennaio, pronto a un altro anno di avventure.

I saluti di oggi in ordine sparso: CarMas (la sfiga di capodanno è dietro l’angolo), la Contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, Jimme la vipera & il Gov. Marley, Kru & Il, Ido Gi (noto intenditore di dolci ugandesi) & Noa, Frau enui & Max, Candycane (welcome home) & Cry, Maxime le Supreme, Rusk, Andrè & Niq e ovviamente, Mimistofele, Flaust, Fanz e tutto il Team.

Pensioni canadesi

luglio 26, 2011

Salve a tutti,

Accantonando per un momento la tragedia di Oslo con tutto ciò che ne conseguirà (state tranquilli, aspettatevi miei commenti), oggi condivido con voi un aspetto interessante della vita canadese, ovvero l’aspetto pensionistico.

Ho vissuto per circa tre anni in Norvegia, dove una parte delle tasse che ho pagato sono andate a costituire un fondo previdenziale al momento gestito dallo Stato norvegese. Il sistema è trasparente e non dissimile dal nostro italiano, se non fosse che la Norvegia ha il fondo di previdenza sociale statale più grande e fruttifero del mondo, con un distacco di qualcosa come “migliore del 40% rispetto al secondo”. Non ricordo francamente le cifre esatte, ma mi pare ci fosse questo tipo di mostruosa distanza.

Non importa, oggi parliamo del Canada. Dopo avere pagato le tasse per la prima volta (ovvero a Marzo), si riceve dall’ufficio delle tasse federale la propria soglia di contribuzione TFSA e RRSP. Vediamo che cosa sono e come si usano.

Il TFSA è lo strumento più semplice. La sigla sta per Tax Free Savings Account, ovvero conto di risparmio esentasse. Tipicamente nel TFSA si mettono soldi su cui si vogliono compiere investimenti. Tutte le rendite finanziare ottenute da soldi investiti in un TFSA sono completamente esenti dalle tasse. E’ fondamentale rispettare fino all’ultimo cent il contributo fatto al TFSA: se si sfora infatti la soglia indicata sulla propria cedola fiscale, si pagano regolarmente le tasse su tutti i soldi che tracimano e in più si paga una maggiorazione.

Attenzione, è fondamentale capire che il meccanismo di limite è legato al contributo fatto al TFSA. Mi spiego meglio con un esempio, tanto per capirci.

C’è tutta una serie di conti da fare, ma diciamo che tipicamente se siete appena arrivati in Canada, vi permetteranno di aprire un TFSA con un tetto di 5,000 CAD. Mettete da parte qualcosa e decidete di mettere 2,000 CAD nel TFSA. Benissimo, potete contribuire altri 3,000 CAD al TFSA per quell’anno.

Fin qui è tutto molto semplice, ma ecco l’inghippo. Poichè il limite è imposto sul contributo e non sul valore del TFSA, le seguenti due situazioni sono molto diverse e possono portare a spiacevolissime sorprese.

Caso A: Decidete di mettere altri 3,000 CAD sul TFSA. Il vostro contributo totale per quell’anno raggiunge così i 5,000 CAD, siete nel tetto e quindi è tutto in regola.

Caso B: Quei 2,000 CAD che avete messo nel TFSA adesso vi servono perciò li tirate fuori. Nessun problema, si può senza onere. Tuttavia stoltamente pensate bene di versarne altri 5,000 per “pareggiare” il TFSA al suo limite. Errore letale! In questo scenario al fisco risulterà che prima avete versato 2,000 CAD sul TFSA e POI altri 5,000, per un totale di 7,000 CAD che superano la soglia! In questo caso vi aspetta una amara sorpresa in termini di stangata fiscale. Non è severissima, ma non pagarla è meglio.

Il TFSA si usa come un portafoglio titoli italiano in genere, dato che tutti i soldi che ci si guadagnano sopra, non vi verranno tassati.

Veniamo all’RRSP, ovvero Registered Retirement Savings Plan (Piano di risparmio previdenziale registrato). Anche l’RRSP ha una soglia contributiva annuale che vi viene indicata nella cedola fiscale, tuttavia rispetto al TFSA presenta una fondamentale differenza.

Mentre la caratteristica del TFSA è che tutto ciò che succede dentro il TFSA è esentasse, l’RRSP ha la interessante proprietà di abbassare il vostro imponibile lordo ogni anno in cui vi versiate un contributo. Se quindi siete ad esempio un giovane laureato che trova un lavoro per 30,000 CAD all’anno e la vostra soglia RRSP è 2,500 CAD (realistica, anche qui ci sono dei conti da fare, ma scelgo numeri semplici), nell’anno successivo il vostro reddito imponibile sarà 30,000 – 2,500 = 27,500 CAD. Ne consegue quindi che ogni anno in cui contribuite al vostro RRSP, andrete a pagare meno tasse, perchè il vostro imponibile sarà più basso oppure, specie se siete dipendenti, riceverete un sostanzioso rimborso fiscale a causa della differenza tra imponibile lordo e imponibile effettivo post-RRSP.

La proprietà dell’RRSP funziona anche al contrario. Non c’è alcun limite alle operazioni di prelievo dall’RRSP, tuttavia quando lo si fa, si va ad aumentare il proprio imponibile lordo nello stesso modo in cui lo si era diminuito quando si compivano i versamenti, col risultato che estrarre soldi dall’RRSP vi fa pagare più tasse nell’anno in cui lo fate.

Qual è la logica dietro tutto questo? E’ semplice. Più soldi guadagni, più il tuo margine di contribuzione all’RRSP è alto. Il Canada ti dice chiaramente che circa il 60% della tua pensione deve venire da piani per il futuro che ti sei fatto tu grazie al tuo RRSP. Fintantochè sei giovane, probabilmente guadagnerai abbastanza e quindi potrai fare contributi forti all’RRSP. Inoltre, potendo vincolare l’RRSP per molto tempo, avrà probabilmente una buona crescita. Di fatto, sono soldi bloccati.

Quando sarai più anziano, magari non avrai più un reddito a un certo punto, o magari succede una emergenza e ti ritrovi senza lavoro. A quel punto il tuo imponibile lordo sarà più basso di quando guadagnavi molto e quindi improvvisamente ti conviene estrarre soldi dall’RRSP perchè le tasse che paghi sui soldi che prendi sono minori di quelle che avresti pagato quando guadagnavi di più.

Insomma, alla fin fine il Canada ti dà molti strumenti “fai da te”. Se sai investire probabilmente sono ottimi. Se non lo sai fare, sei alla mercè di banche e investitori. Devo ancora decidere se mi piace oppure no, finora mi piace il fatto che so perfettamente, sempre e in qualsiasi momento, a quanto ho diritto e quanto è mio. Se qualcuno mi chiedesse quanto ho sul mio fondo INPS non credo che saprei rispondere.

Saluti di oggi a Big D per essere sempre di grande compagnia.

Oslopocalypse

luglio 23, 2011

Salve a tutti,

Se non sapete di che cosa parliamo oggi, vuol dire che non avete visto le novità delle ultime ventiquattro ore. Riassumo per gli struzzi e chi vive vuori dal mondo: ieri intorno alle tre del pomeriggio è esploso un ordigno nel pieno centro di Oslo, causando sette morti e decine di feriti. Un paio di ore più tardi un sedicente poliziotto si reca all’isola Utoya, dove è in corso un raduno estivo dei giovani del partito cristiano-democratico, aprendo il fuoco in maniera indiscriminata. Più di novanta i morti. Tutto senza contare i feriti gravissimi che potrebbero peggiorare.

Quando ho ricevuto queste notizie era una mattina davvero tranquillissima qui a Montreal, la calura estiva era piuttosto soffocante perciò eravamo tutti asserragliati in ufficio dove un buon impianto di aria condizionata permette di mantenere delle condizioni particolarmente comfortevoli. L’amministratore del database, il sempre simpatico e alla mano Franchino (nome al solito posticcio, chi segue il blog lo sa), mi chiama per avere una discussione tecnica, ma per prima cosa su Skype mi manda un link a un blog che parla dell’esplosione di una bomba a Oslo.

Mi affretto a controllare subito che cosa dicono i quotidiani norvegesi, come VG e Aftenposten. Nonostante non parli granchè il norvegese, lo leggo abbastanza decentemente e comunque c’è sempre la possibilità di chiedere a Google. Le prime informazioni sono alquanto confuse, come normale. L’aggiornamento è frequente per circa mezz’ora, poi le redazioni dei principali quotidiani vengono evacuate perchè sono in pieno centro proprio nella zona dell’esplosione, perciò il flusso rallenta molto. Fortunatamente il servizio nazionale, la NRK, segue da vicino tutto quello che succede e ci tiene informati.

L’atmosfera in ufficio è veramente cupa, gran parte del personale è in vacanza, ma ci sono molti norvegesi ancora qui e loro di certo non sprizzano felicità.

Non proseguo con la cronaca dei fatti perchè ci sono decine di siti di news che vi possono dettagliare per filo e per segno tutta la cronologia degli eventi. Mi voglio soffermare invece su un aspetto differente, ovvero l’identificazione della matrice dell’atto.

Subito dopo l’esplosione, molti opinionisti norvegesi si sono lanciati immediatamente nelle teorie qaediste, associando l’attentato principalmente a due eventi specifici: la ripubblicazione delle famose vignette danesi su Aftenposten e il decreto di espulsione che andrà a colpire Mullah Krekar, un mullah curdo accusato di avere provato a sbarazzarsi fisicamente dei propri avversari politici.

A causa di questa prima valutazione, anche se devo dire che la polizia correttamente non è si assolutamente lasciata prendere da facili allarmismi, molte news internazionali hanno cominciato a parlare di attentato di matrice islamica, teorizzando motivi per cui la Norvegia potrebbe essere stata un bersaglio. Avviene addirittura un fatto che io trovo personalmente davvero interessante, sul forum online di un gruppo islamico fondamentalista compare un “proclama” che si attribuisce la responsabilità dell’attentato. Lo stesso messaggio resta sul forum solo pochi minuti, viene cancellato poco dopo e sostituito da un altro comunicato in cui si denuncia la totale estraneità al fatto. Questa per quanto mi riguarda è un forte indicatore del fatto che questi proclami spesso “ci marcino sopra”. Succede un putiferio? “Associamoci dicendo che siamo stati noi, così ci temeranno di più!” Questo è terrorismo, signori.

La verità “fortunatamente” verrà a galla alcune ore dopo. Il pazzo criminale che ha compiuto il massacro, lo stesso falso poliziotto che ha ucciso più di novanta giovani, è probabilmente tal Anders Behrin Breivik, un fondamentalista cristiano anti-islamico (per sua stessa definizione).

Lo choc è fortissimo, incredibile, non possiamo dare la colpa a qualche disgraziato medio-orientale che ci sta antipatico!

Personalmente la prima cosa che mi sono chiesto quando tutto questo è successo è se tutto questo caos fosse causato da fonti interne o esterne. L’opinione degli esperti norvegesi sembrava propendere cautamente per la fonte esterna finchè non si è arrivati all’arresto di Breivik che ha di fatto semplificato il tutto: estremismo di destra.

Ora che il massacratore ha ammesso le sue colpe i giornali stanno sviscerando la sua vita in ogni modo possibile, scoprendo così che fa parte di una loggia massonica, che è uno che sbarca il lunario grazie alla previdenza sociale norvegese, che ha una fattoria a centocinquanta chilometri da oslo dove con sei tonnellate di diserbante ha confezionato ordigni esplosivi, che fa parte degli ambienti di destra estrema radicale, che ama la musica classica e i videogiochi, che…

…Ehi, aspetta.

…Ama la musica classica e i videogiochi, in particolare World of Warcraft e Call of Duty. Spero, davvero, con tutto il mio cuore, che non andremo a rivivere le atmosfere forcaiole degli anni Novanta causate dai delitti efferati avvenuti in Germania ad opera di giovani squilibrati “che giocano a CounterStrike”. Al-Qaeda uccide cento persone? Gli arabi sono terroristi. Un pazzo criminale a cui piacciono i videogiochi uccide cento persone? I videogiocatori sono potenzialmente degli squilibrati mentali. L’errore di generalizzazione è esattamente identico, con forse l’unica differenza che quando dici “gli arabi” ti riferisci a un ceppo razziale e quindi “facile da identificare”, motivo per cui l’equazione mentale risulta ancora più semplice.

Mi auguro davvero che la società collettivamente sia maturata almeno un po’, rifuggendo quindi da facili e pericolose uguaglianze che provocano uno scontro culturale dannoso e nefasto.

Un plauso alla capacità di reazione eccezionale della Norvegia che ha dato prova di sapere gestire una emergenza in maniera fulminea, efficiente, precisa. Un saluto affettuoso a tutti gli amici, norvegesi e non, colpiti da questo dramma.

Residenza Canadese VS Residenza Norvegese

marzo 17, 2011

Salve a tutti, oggi parliamo di una questione molto pratica, specie in vista dei recentissimi cambiamenti legislativi qui in Canada, ovvero come ottenere la residenza permanente canadese.

Cominciamo con alcuni concetti generali. Una persona in possesso di un permesso di lavoro e che lavora in Canada è considerata _fiscalmente_ residente in Canada, ma _anagraficamente_ temporaneamente residente in Canada. In tutto il resto di questo post mi riferirò esclusivamente alla residenza in senso anagrafico, poichè le questioni fiscali sono completamente differenti e più semplici (vivi in Canada più di 180 giorni l’anno? Okay, sei fiscalmente residente, paghi le tasse qui, fine).

Grazie a un recente cambiamento legislativo (che credo sia passato ieri, parliamo di una cosa davvero recentissima), tutti i permessi lavorativi di residenza temporanea possono essere rinnovati una volta sola e per un totale massimo di quattro anni. Per fare un esempio pratico, io ho un permesso di lavoro triennale (abbastanza raro, tipicamente viene concesso solo quello annuale): quando scadrà posso rinnovarlo, ma lo posso fare una volta soltanto (anche se cambio società per cui lavoro!) e al massimo posso rimanere in Canada in qualità di residente temporaneo quattro ulteriori anni.

Se alla fine del periodo di residenza temporanea non si è in possesso di un certificato di residenza permanente, faccio notare che si viene espulsi dal Paese. Non solo, viene fatto divieto di residenza in Canada per lo stesso tempo per cui si è rimasti qui, quindi nel mio esempio se alla fine dei miei ipotetici sette anni non sono un residente permanente, devo lasciare il Canada per sette anni. Posso venirci come turista, ma non per lavorarci o viverci.

Vediamo dunque come si ottiene la residenza permanente. Innanzitutto, è un processo su due livelli: provinciale e federale. La provincia in cui intendi risiedere deve sostanzialmente segnalare allo stato federale che “ti vuole come residente”. Grazie a una legge speciale, il Quèbec ha regole completamente diverse da quelle di tutte le altre province in materia di immigrazione e notevolmente più fiscali. Mentre infatti al di fuori del Quèbec se si soddisfano certi semplici requisiti si procede direttamente alla fase federale, in Quèbec la questione è molto, molto più complicata.

La prima fase infatti richiede l’ottenimento del CSQ (Certificato di Selezione del Quèbec) che è il documento che dice appunto che il Quèbec vi vuole come residente. Attenzione, non confondetelo con il CAQ (Certificato di Accettazione del Quèbec) che è invece il certificato che attesta che il Quèbec vi vuole come lavoratore. La differenza è enorme: il CSQ vi porta ad avere la residenza permanente, il CAQ vi porta ad avere la residenza temporanea e il permesso di lavoro. Sul CAQ sono fiscali così così, sul CSQ vi faranno le pulci su qualsiasi cosa.

L’ottenimento del CSQ non è banale, ci sono per chi lavora qui in Quèbec sostanzialmente due modi, il sistema a punti e il PEQ (programme de l’experience quebecoise).

Il sistema a punti è veramente banale: c’è una griglia che associa a ogni vostra caratteristica (età, composizione familiare, presenza di parenti in Canada, educazione, lavoro, conoscenza delle lingue e così via) un punteggio. Se totalizzate, a livello di nucleo familiare (ovverosia tutte le persone che fanno richiesta insieme a voi), più di 55 punti, aspettate 6-12 mesi e otterrete il vostro CSQ nella cassetta della posta. Sembra semplice, ma è tipicamente un rompicapo burocratico gigantesco. Bisogna presentare certificati di laurea totalmente tradotti, certificati di stato civile, lettere di conferma d’impiego scritte sulla carta intestata di ogni società per la quale abbiate lavorato, diplomi scolastici, in taluni casi perfino referenze di credito. Se non totalizzate 55 punti, il Quèbec può decidere di intervistarvi (vi verrà fissato un appuntamento) per valutare il vostro Adattamento, un correttivo di 0-6 punti che verrà aggiunto al vostro totale. Mi dicono i ben informati che se quando si va a fare il colloquio si ha un lavoro stabile, tipicamente 2-3 punti ti vengono assegnati senza troppe domande. Ottenere il CSQ tramite il sistema a punti costa 395$.

Se come nel mio caso di punti ne avete 54 (ebbene si, ho proprio 54 punti), parlate francese e avete lavorato in Quèbec per un anno, il sistema a punti lo lasciate ai burocrati e prendete la gioiosa strada del PEQ. Invece della marea di scartoffie tradotte che vi chiedono per il percorso normale, per il PEQ vi chiedono di mostrare un certificato che attesti la vostra capacità di _parlare_ (attenzione, parlare soltanto!) un francese di livello intermedio, una lettera del vostro datore di lavoro che accerti la vostra professionalità e il vostrato status di lavoratore e 395 $. Tempo 3-4 settimane ricevete il vostro simpatico certificato e i burocrati li mandate tutti a quel paese.

Per la certificazione del francese si può fare in molti modi. Se avete un titolo di studio ottenuto in un paese francofono, potete presentare il certificato del titolo. Se avete una certificazione del Ministero dell’Educazione francese (il DALF/DELF per intenderci), siete a posto se siete DALF A3 o superiori. Se non avete un bel nulla ma parlate un francese anche modesto ma sufficiente dovete affrontare il TEFaQ, una versione ristretta del TEF ovvero il test internazionale di conoscenza del francese come seconda lingua. Il TEFaQ è una prova che dura circa due ore, la prima parte consiste in un test a risposta multipla di comprensione orale, la seconda in una serie di piccole scenette giocate con un esaminatore per valutare la vostra capacità di espressione. La valutazione del TEFaQ va da 0 a 12, per poter ottenere il PEQ dovete essere al livello minimo dell’Intermediaire, ovvero 4. E’ davvero poca cosa, è un obiettivo decisamente raggiungibile anche per chi il francese non lo parla particolarmente bene. Ci sono tre università qui a Montreal che organizzano il test e le prove sono frequentissime, una ogni circa venti giorni. Il costo del TEFaQ è di circa 200 $.

Ottenuto il CSQ nel modo che preferite, si passa alla fase di valutazione federale in cui bisogna presentare certificati del casellario giudiziario (ovviamente tutti tradotti) per tutti i paesi in cui avete vissuto più di sei mesi da quando avete diciotto anni, nonchè un certificato medico (che costa circa 200 $) da fare in un centro convenzionato. Questa è una fase in cui sostanzialmente bisogna solo avere pazienza, tuttavia i passi finali sono sconvolgenti.

Innanzitutto, il “sistema” prevede che tu il visto di residenza permanente lo chieda al di fuori del Canada. La tua situazione di residente temporaneo è speciale. Quindi anche se tu stai facendo richiesta già vivendo in Canada, la tua parte federale viene tipicamente processata al Consolato Generale del Canada di Buffalo, stato di New York, Stati Uniti. Già qui, ci si può rendere conto di che razza di bestia infame sia la burocrazia.

Non finisce qui. Ammesso che tutto vada bene, il Canada ti scrive e ti dice che è “pronto a darti il visto”. Tu devi quindi SPEDIRE IL TUO PASSAPORTO a Buffalo (o dove ti viene detto) che ti verrà rispedito indietro con una busta (ovviamente a tuo carico) dopo circa due settimane. Veramente terrificante.

E non è ancora tutto! Una volta ricevuto (probabilmente) indietro il tuo passaporto grazie a questo affidabilissimo sistema, non siete ancora residenti permanenti, dovete ottenere la carta di residenza permanente, poichè il visto di residenza permanente non è sufficiente. Se vivete in Canada dovete quindi andare alla più vicina frontiera canadese, uscire dal Canada, rientrare, farvi fermare alla frontiera e farvi emettere la carta di residenza permanente. So che state ridendo o che siete completamente sbigottiti di fronte a questo sistema eccezionale ma purtroppo funziona proprio così.

Vediamo un po’ come funziona invece la residenza in Norvegia.

Quando arrivate in Norvegia, vi registrate al registro nazionale e ottenete un codice fiscale individuale derivato dalla vostra data di nascita. Se siete europei, dopo un anno di lavoro in Norvegia ottenete il rinnovo triennale della residenza e dopo quello, se lo volete, la residenza permanente. E no, non dovete guidare fino alla Svezia per ottenere ciò, vi basta andare alla più vicina stazione di Polizia. Non conosco le regole per i non europei, ma a quanto mi risulta l’unica differenza è che è necessario avere un visto valido per tutto il tempo in cui si resta in Norvegia fintantochè non si ottiene la residenza permanente (negli stessi tempi degli europei, semplicemente questi ultimi saltano il visto). Mi pare, ripeto mi pare, che se non siete europei ora ci sia anche il requisito di avere seguito 300 ore di corso di norvegese negli ultimi tre anni, ma non ci posso giurare.

Una leggerissima differenza di complessità comunque c’è. 😀

Saluti di oggi a me stesso che ho bisogno di un po’ di fortuna.

La straordinaria valanga di recupero

gennaio 25, 2011

Salve a tutti!

E’ un po’ che non scrivo, lo ammetto. Come dissi fin dall’inizio del blog, non ho mai sentito la vocazione di blogger, tant’è vero che aggiorno piuttosto raramente. Mi interesso di altre cose quando ho un po’ di tempo libero, perciò aggiornare questo sito non è la mia prima preoccupazione.

Dato che è da un po’ che non ci sentiamo, il post di oggi lo presento in pillole, ovvero una collezione di piccoli pezzi lapidari. Spero di non scordarmi niente di rilevante!

Tutto qui quello che hai? – In questi giorni a Montreal stiamo vivendo i momenti più freddi dell’anno, giusto oggi era -22 a cui si aggiungeva il simpatico venticello dalla Baia di Hudson. Questa brezzolina profumata scende direttamente dal Polo Nord e attraversa i mari più freddi del mondo, umidificando per benino Montreal e benedicendoci con un cortese Chill Factor che porta la temperatura percepita a -39°C. Ebbene, oggi sono uscito per andare a fare un po’ di spesa e vi dirò che tutto sommato un pochino di freddo l’ho sentito. Nonostante questo però, ero stato avvisato di questo freddo mortale qui a Montreal, unacosacheunacosachetudicifreddomainrealtàtisistaccanolebraccia. Ebbene, dopo tre anni in Norvegia, non è che Montreal mi stia sconvolgendo più di tanto. Sono anche organizzati molto meglio, non arriva in ritardo tutto per quattro mesi perchè c’è la neve. E qui nevica pressochè tutti i giorni, non dieci volte come a Oslo.

La mutua canadese – Sto passando dei brutti momenti, sono malato da più di due settimane. No, non è influenza, non voglio entrare in dettagli. Prima che qualcuno si preoccupi, sto guarendo, nulla di grave, solo doloroso. Avendo bisogno di medicinali non da banco, mi tocca sperimentare per la prima volta la mutua canadese. Forte della mia tessera dell’assicurazione sanitaria (emessa proprio dalla Direzione dell’Assicurazione Sanitaria del Quebec), mi presento quindi alla clinica. Le cliniche convenzionate con la provincia sono tutte “walk-in”, ovvero aprono a una certa ora, ci si mette in fila e a un certo punto si viene chiamati. Tutto ciò che devi fare è fornire la tua tessera e la visita ti viene assegnata. Nota per i dormiglioni: se non vi presentate all’orario di apertura, è molto difficile che siano rimasti spazi vuoti quella mattina e vi toccherà tornare il giorno dopo. Nota per i furbacchioni invece: la tessera dell’assicurazione sanitaria, completamente pagata dal Quebec qui, è un diritto di tutti i residenti (temporanei e permanenti) del Quebec, tuttavia per evitare turismo sanitario ti viene emessa solo alcuni mesi dopo l’ingresso in Canada. Nel mio caso ne ho fatto richiesta i primi di agosto, ma mi è arrivata a metà novembre. Prima sei completamente da solo, o paghi, o hai una assicurazione che ti copre. Infine, nota per i lavoratori: se non sei disoccupato, la tessera dell’assicurazione statale non copre i costi dei medicinali. Nel caso in cui tu sia disoccupato, è necessario chiamare l’1-800-561-9749 e richiedere l’attivazione del servizio, cosa che richiede circa due-tre giorni. Se avete bisogno delle medicine proprio quel giorno, non vi preoccupate, pagatele e quando avete la copertura assicurativa statale potete tornare in farmacia e ottenere immediatamente il rimborso. Se invece avete una assicurazione privata, tenete da parte le ricevute e mandate una richiesta di rimborso.

Bunga Bunga – Eh si, la pillola politica ve la sorbite. S.B. sta riducendo il nostro povero paese a un teatrino ridicolo. In parlamento invece che di parlare della crisi economica si parla delle prostitute di S.B. La Marcegaglia giustamente (e lapalissianamente, mi si lasci dire) osserva: “L’operato di questo governo è insufficiente da sei mesi a questa parte.”. Ovvio, perchè l’ossessione di S.B. sono i comunisti che complottano per farlo fuori. Poichè la sua forza politica è costituita semplicemente da lui medesimo, se l’attenzione del neoduce è rivolta solo a difendersi (ma non sul serio, a parole, perchè la difesa che io sappia la porti in tribunale, non in TV), i gerarchi non sanno che pesci pigliare e non combinano niente. Apprezzo fino a un certo punto Fini e gli esprimo cordiale simpatia: non sono delle sue idee politiche, ma sono con lui al 100% sulla necessità assoluta, superiore a ogni esigenza di parte, di avere una classe politica integerrima, onesta, fiera del nostro Paese e che sia capace di fare politica e non di cincischiare in corbellerie. S.B. ha dimostrato ampiamente di non essere un politico degno di tal titolo, è stato capace finora solo di agevolare la propria fuga dalla giustizia. Non dico questo con spirito forcaiolo, sono sicuro che ci sarà almeno qualche capo di imputazione su cui sia innocente. Magari perfino tutti. Ma questo suo rifiuto totale, assoluto, irrevocabile, di avere un contraddittorio nelle sedi appropriate è sintomatico di ciò che ha creato: la mentalità dell’italietta da quattro soldi, in cui tutti sono più furbi del prossimo… finchè non bisogna fare i conti col proprio operato. Mi trovo incredibilmente daccordo con quanto detto oggi (a questo punto ieri per voi in Italia) dal Card. Bagnasco: l’Italia è in un momento di grandissima confusione morale, dato che la classe politica è completamente incapace di imporsi come buon modello di decoro e decenza. Gente, vi siete fatti dare degli inutili da Bagnasco, rendetevi conto.

La serie Need for Speed – Mentre ero a casa malato mi sono visto tutta la serie Need for Speed. Primo film (3/5): carino. Secondo film(2/5): una sorta di parodia bislacca del primo, con l’aggiunta di personaggi politically correct talmente stereotipati che non ci si crede. Terzo film(2/5): è ambientato a Tokyo quindi dovrebbe piacermi… e invece è una schifezza. La trama non ha senso, nessuno. Si salva solo per la scena finale che non vi rovino. Quarto film (3/5): è carino, è forse l’unico vero e proprio sequel del primo. Dopo avere visto questa serie posso presentare in esclusiva il Generatore Casuale di Sceneggiature per Need for Speed:

1. Un tizio è bravo a guidare, però ha problemi con la giustizia.

2. La giustizia gli offre di riscattarsi, infiltrandosi in qualche banda di disgraziati che fa street racing.

3. Il tizio si infiltra ma si innamora sistematicamente della tipa del capo dei cattivoni.

4. Il duello finale lo si regalerà a suon di gare insensate.

Per quanto riguarda la regia è necessario che ogni quattro scene, ce ne sia una in cui si inquadrano solo pedali e attori dallo sguardo serissimo che passano dalla seconda alla terza. Assumetemi!

Kick Ass (4/5) – Mentre ero malato ho visto anche Kick Ass, filmettino svagato ricavato da un fumetto, sullo stile di Scott Pilgrim vs The World, per intenderci. Un “geek” ama i fumetti di supereroi, talmente tanto da comprare una tuta da sub verde e andare in giro per la città a prendere a botte i criminali. Ovviamente il mondo è quello reale, quindi questo ragazzino non solo non ha la benchè minima chance di picchiare qualcuno, ma finisce frequentemente in ospedale a causa del suo zelo. I suoi giorni da supereroe sembrano finiti finchè non diventa popolare dopo un ennesimo violento intervento. Finisce così immischiato nella selvaggia vendetta di Big Daddy e Hit Girl, due “veri” supereroi che agiscono in città. La trama principale del film è piuttosto inguardabile, ma le scene d’azione con Hit Girl sono impagabili. Ah, a proposito, Hit Girl ha undici anni.

Al fuoco! Al fuoco! – Il giorno che mi sono ammalato non mi sono sentito tanto fortunato. Non solo ero veramente molto dolorante e avevo un gran mal di testa, ma nel cucinarmi una banalissima bistecca in padella è anche scattato l’assordante allarme antincendio dell’individuatore di fumo. Questo dispositivo bianco, piazzato a due metri e mezzo di altezza non era proprio a portata di mano e io è la prima volta che ne maneggiavo uno. Fortunatamente il senso dell’ingegnere ha prevalso sull’istintivo panico (e sul rumore assordante, mi stavano scoppiando le orecchie): armato del mio poderoso scopettone Swiffer sono riuscito a premere il pulsante che disattiva l’allarme. Fiu.

Fuori in due minuti – Qualche settimana fa ero fuori con una mia amica, stavamo facendo quattro chiacchiere, niente di che. E’ passata una sua amica a salutarla, sarà stata neanche un minuto. Dopo un minuto avevo l’occhio sinistro rosso infuocato. Dopo un altro minuto era già gonfio a metà. Mi piacciono le mie allergie, mi danno sempre un sacco di preavviso quando esplodono. Ci ho messo diciotto ore a riavere di nuovo degli occhi normali. La teoria che al momento mi sembra più probabile è che questa ragazza, magari quel giorno o quelli precedenti, sia stata in centro e si sia fatta un giro su uno dei tanti calessi trainati da cavalli che circolano. Erano anni che non avevo una reazione così violenta.

Future Film Festival 2011 – Carissimi, il FFF 2011 è proprio sotto Pasqua. Sto valutando accuratamente se rientrare per Pasqua, così da unirmi al resto degli Shogun per il Festival. La cosa mi tenta molto.

Charles de Gaulle – Sono rientrato a Natale con Air France, perciò ho fatto scalo allo Charles de Gaulle. E’ andato tutto bene e all’aeroporto parlavano tutti inglese. Sarà che ora parlo meglio il francese quindi credo che questo bendisponga i franconi, tuttavia sono rimasto veramente molto farevolmente impressionato dai miglioramenti. Continuate così!

E’ tutto per oggi. I saluti di oggi sono moltissimi, in ordine di apparizione diciamo: la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare che ci ha onorato della sua augusta presenza, Nik & Ila per capodanno, Stella (perchè effettivamente la conoscevo) e tutti gli altri intervenuti, il Figliolo Flavio (che l’ho visto proprio bene e in graziadimmimmo), Domantice (sempre sia lodato), tutto il clan SC.BO, Figarella Racing (è un peccato che non ci siamo visti Micheal però in realtà potrei venire giù io in Cali), Paolino & Rob (idem come Micheal, ma ad Abu Dhabi non ci vengo, spiacente) e tutta la truppa che ho visto a Natale.

Dedica speciale, per motivi che lui sa, a Ido Gi, noto sessuologo omeopata di Los Angeles sull’Adda.

Freschetto

dicembre 19, 2010

Salve a tutti!

Vi confesso che stavo per scrivere un bel post sulle ridicole vicende politiche italiane. Poi ho pensato: “ma vogliamo veramente vessare i lettori con la solita analisi politica?”. La risposta, per voi cari amici, è stata “No” e quindi oggi si parla di tutt’altro.

Nonostante astronomicamente non lo sia, qui a Montrèal è arrivato l’inverno. Nevica spesso e la temperatura si attesta tipicamente intorno al -5 di questi giorni, grado più, grado meno. Abbiamo avuto un paio di giorni sparsi di tormenta di neve vera e propria, ma nulla di preoccupante.

Si, vi starete chiedendo, “ma come sarebbe, una tormenta di neve, niente di preoccupante?”. E’ una domanda legittima, vediamo un po’ perchè non è stato un gran problema.

Le nevicate frequenti sono cominciate negli ultimi giorni di Novembre. Al momento, nevica, almeno una spolverata, praticamente tutti i giorni. Non appena ne cade più di qualche centimetro, i mezzi del comune di Montrèal si mobilitano e le strade principali vengono invase da poderosi bulldozer che spingono la neve al lato delle strade. Da quanto ho potuto vedere tendono a non spargere il sale (così come in Norvegia) ma al tempo stesso non coprono le strade di sassi (come invece capita in Norvegia). Piccole pale meccaniche monoposto e ad altezza uomo corrono per i marciapiedi e spostano la neve, creando camminatoi percorribili in tutte le strade di sufficiente importanza, creando quindi davvero pochi disagi.

Giusto per dare una misura, uscendo di casa alle otto del mattino, in centro, hai la garanzia di poter girare senza problemi. Se abiti più in periferia, fino alle nove o dieci potresti ancora avere dei disagi.

Come ci si rende facilmente conto, la neve non è decisamente un problema qui: sono organizzati e sanno come affrontarla. Ciò che può rendere l’inverno molto difficile è invece il vento. Non troppo di frequente spira infatti un bel venticello da nord-nord-ovest proveniente dalla Baia di Hudson, un golfo gelido che si trova a qualche centinaio di chilometri da Montreal. Per chi fosse a digiuno di geografia nordamericana, la principale caratteristica geografica del Canada è la sua ubicazione sullo “Scudo Canadese”. Si definisce geologicamente uno Scudo una superficie, tipicamente vasta, perfettamente stabile dal punto di vista tettonico. C’è un motivo per cui queste aree sono molto stabili: sono antichissime e sono quindi state erose da milioni di anni. Ovverosia, sono tipicamente piatte come una tavola.

Se quindi adesso prendete una cartina del Canada e identificate la Baia di Hudson (non vi potete sbagliare è quel grosso golfo che guarda verso nord, proprio in mezzo al paese), potrete vedere tutta l’area attorno al golfo: quello è lo Scudo Canadese.

Che cosa succede quindi quando aria gelida scende dal Polo Nord, sorvola acque gelate, attraversa una tundra piatta come una tavola o quasi e raggiunge l’incantevole Montrèal?

Ma è semplicissimo, che in città quando arriva il vento dalla Baia il Chill Factor si alza di moltissimo, facendoti percepire la temperatura tipicamente tra i dieci e i quindici gradi peggiore di quanto sia.

La neve dunque la possiamo spalare via, ma col vento come si fa? Certo, ci si copre, ma vi voglio vedere rimanere fuori col vento che soffia. Non è fortissimo ma può arrivare a circa cinquanta chilometri orari, che per un vento molto freddo è già piuttosto aggressivo. Gli approcci al problema del vento sono molti. Innanzitutto, le strutture esterne sono state costruite in maniera intelligente, cominciando dalle pensiline degli autobus. Nessuna delle pensiline infatti è completamente aperta verso nord e ha almeno una parte completamente protetta per ogni punto cardinale: in questo modo se soffia vento ci si può riparare lì dentro.

L’altro fattore di difesa contro il vento è il RESO (gioco di parole con Reseau, “viaggio” in francese), ovvero la mitologica città sotterranea di Montrèal. Questo comodissimo sistema permette ai pochi fortunati che vivono nel 20% di città coperto da questo sistema di ignorare bellamente il vento, dato che possono muoversi del tutto indisturbati al coperto. Il RESO è una rete di trentacinque chilometri di gallerie che intersecano edifici e stazioni della metropolitana. Si trova ogni tipo di servizio al suo interno, dal barbiere al ristorante di lusso, dalla gioielleria, al McDonald’s. Personalmente sono fortunato, abito a cinquanta metri dall’ingresso del RESO e ho una fermata della metropolitana di fronte all’ufficio. Inutile dire che non sto soffrendo particolarmente il freddo.

In generale quindi, grandi problemi finora non ne ho visti: i servizi funzionano anche con l’arrivo del freddo e non ho notato particolari ritardi nei servizi pubblici. A dire il vero, mi aspettavo che con l’arrivo del freddo tutto il mondo si riversasse sulle linee della metropolitana, causando ritardi, resse oceaniche e problemi di ogni tipo. Niente di tutto ciò, la metropolitana continua a funzionare in maniera normale e non ho osservato particolari ritardi nei servizi. Ho notato però che i colleghi che abitano in periferia tendono ad arrivare cinque-dieci minuti più in ritardo, quindi immagino che ci sia qualche quartiere servito peggio.

Vediamo un po’ come funziona ad Oslo. Tipicamente il freddo arriva a fine ottobre e il cielo si fa piuttosto uggioso (cosa che non succede qui a Montrèal, è spesso bello anche se fa freddo), con nevicate rare ma intense a Dicembre e a Gennaio. La prima settimana in cui arriva la neve a Oslo comincia l’apocalisse, vanno in crisi tutti i controlli dei treni e si accumulano ritardi su ritardi. Dopo i primi giorni di caos, la situazione si normalizza alquanto e i mezzi pubblici funzionano senza problemi, anche se i treni (veri e propri, non la metropolitana) continuano a ritardare finchè non finiscono le gelate (ovvero a fine Marzo, se non Aprile). Anche a Oslo sono molto solerti nel passaggio dei mezzi e alle sette del mattino quasi tutte le strade e i marciapiedi sono già puliti. Come già detto altre volte, invece del sale in Norvegia si sparge ghiaia che viene poi raccolta a Maggio quando si è sciolto tutto in modo da poterla usare l’anno successivo. Inoltre per tutti gli automobilisti vige un obbligo categorico (il cui non rispetto comporta una sanzione economicamente notevole) di montare gomme da neve prima di una data specifica: si riceve a casa una cartolina arancione che indica entro quando effettuare il cambio di pneumatici e, se ben ricordo, una lista di meccanici autorizzati al cambio.

Direi che è tutto sul freddo. Rientro in Italia per le feste questo martedi, perciò se non scrivo più, Buon Natale, Buon Anno e in generale Buone Feste, tanto per andare sul sicuro.

Il comodo e-banking

novembre 26, 2010

Salve a tutti,

Oggi parliamo un po’ di bollette canadesi. Un tipico straniero che vive qui a Montréal non avrà bisogno di chissà quali servizi, in generale diciamo linea telefonica, internet, televisione, elettricità e talvolta gas o riscaldamento, a seconda del tipo di abitazione.

Nonostante tutti questi servizi siano differenti e siano erogati da ditte diverse, una cosa li accomuna tutti: la gestione elettronica degli stessi è ridicola.

Perchè? Vediamolo insieme.

Cominciamo dal presupposto: qui vogliono raccontarsi una storiella divertente in cui amano riciclare. Riciclare, specie la carta, è facilissimo. Non è obbligatorio e i palazzi non mettono a disposizione tipicamente raccolte differenziate. Se vuoi fare la raccolta devi arrangiarti da solo (procurandoti, se non vuoi pagare, dei sacchi da andare a prendere in municipio) e devi lasciare sul marciapiede in giorni specifici entro le otto del mattino tutta la tua simpatica spazzatura categorizzata. Come potete immaginarvi camminando per le strade di sacchi blu (ovvero quelli contenenti materiale da riciclare) non se ne vede neanche uno, perciò come detto, si tratta di una bella favoletta che amano raccontarsi.

Cosa c’entra questo con le bollette? E’ presto detto: su ogni bolletta stampata su carta esiste un riquadro sgargiante e gigantesco che ti invita a passare al “paperless”, ovvero rinunciare al cartaceo per la bolletta elettronica.

“Fantastico!” – io penso ingenuamente – “Ci sarà un sistema come quello norvegese allora che renderà il pagamento delle bollette una cosa semplicissima e indolore!”.

Probabilmente state già ridendo, immaginando come andrà a finire… ne avete ogni diritto!

Mi arriva la prima bolletta della televisione, la società che la emette è la stessa che mi fornisce i servizi Internet, ma inspiegabilmente la fattura parla solo di TV. Che bizzarria! Non importa, paghiamola pure, vediamo un po’. All’interno della busta è presente un’altra busta nel caso in cui si voglia pagare via assegno spedito per posta, l’opzione più comune qui. E’ anche presente una cedola, altrettanto spedibile via posta, in cui scrivere in bella vista i propri dati della carta di credito per pagare con VISA o Mastercard. Questa soluzione mi sembra davvero eccezionale, credo proooprio che la adotterò. Infine, in righe piccole, in un angolino, c’è scritto genericamente che posso anche “pagare la bolletta tramite il sito e-banking della mia banca”.

Accipicchia, proprio quello che cercavo! Vado immediatamente sul sito web della Royal Bank of Canada, la mia banca, che ha ricevuto svariati premi come “e-banking migliore del Canada”. In bella vista nella pagina iniziale c’è un bel menu che si chiama “Paga Bollette”. Sembra proprio facile!  Clicco quindi sul link in bella vista e mi viene presentata la pagina che permette di eseguire i bonifici.

Hmmm. Ma io volevo pagare una bolletta! Dove li inserisco i dati della bolletta? Non trovando nulla che mi aiuti, per pura esclusione clicco su “Aggiungi destinatario pagamenti”. La pagina mi permette di ricercare una società da un non ben precisato indirizzario (che di sicuro io non ho compilato), tuttavia quando inserisco “VDN” ricevo effettivamente una ventina di risultati, tra cui VDN CABLE QUEBEC che mi sembra proprio la mia compagnia. La seleziono dunque e mi viene chiesto l’identificativo cliente che ovviamente non è scritto nella cedola staccabile con l’importo ma sulla lettera accompagnatoria della fattura. Inserito il numero cliente, vengo semplicemente rimbalzato alla schermata di inserimento bonifici, senza tanti complimenti. Alla faccia del feedback!

Assumendo di avere ormai ottenuto i dati corretti per il pagamento, vado direttamente a controllare il menu dei destinatari possibili e incredibilmente è comparsa VDN Cable! Wohoo! Eseguo quindi il pagamento, però si presenta un ennesimo problema. Sulla cedola del pagamento cartaceo, è scritto grande così di allegare assolutamente il numero della fattura per evitare ritardi nel processo dei pagamenti. Ovviamente, non c’è nessun campo dove inserire il numero della fattura, perciò mi accontento semplicemente di fare un bonifico dell’importo richiesto, sperando sia sufficiente (lo sarà).

Poco male, ho pensato, questa era giusto la prima bolletta, il resto sarà tutto più semplice.

Ovviamente no! Il giorno dopo mi arriva un’altra fattura della VDN, questa volta per Internet. Da bravo meticoloso controllo tutti i numeri e ovviamente il numero cliente è diverso. Ne consegue che la stessa società mi fattura servizi che sono aggregati con due fatture distinte intestate alla stessa persona ma con numeri cliente diversi! Ripeto quindi tutta la procedura della creazione del destinatario e pago anche questa fattura.

Incuriosito dalla stranezza del sistema, vado sul sito della VDN per registrarmi per la visualizzazione online delle bollette. Con mia grande delusione il sistema sembra completamente malfunzionante, ho eseguito la registrazione almeno tre volte: non ho ricevuto nessuna conferma. Complimenti: mi sembra che funzioni perfettamente!

Non finisce qui! Dopo qualche giorno ricevo anche la bolletta della luce di Hydro-Quebec. La fattura è ovviamente in un formato del tutto diverso, ma anche questa contiene un numero cliente e la simpatica cedola con l’importo. Avendo ormai capito questo bel sistema, inserisco i miei dati e pago la bolletta. Questa volta mi viene chiesto se voglio registrare la bolletta nel sistema automatico di gestione delle bollette elettroniche. Non mi interrogo troppo sul perchè la bolletta della luce possa usare questo sistema e internet no, accetto. Il sistema mi informa allegramente che ora sono passato al sistema paperless e che quindi tutte le bollette verranno recapitate al sistema di e-banking. Oh, eccezionale, proprio quello che volevo!

Mentre stavo mettendo via la bolletta però, mi incuriosisce uno sgargiante riquardo che mi invita a registrarmi per le bollette elettroniche tramite il sito di Hydro-Quebec. Non solo, mi raccomanda che tale metodo è assolutamente il migliore, perciò mi fiondo sul sito ed eseguo la registrazione che è sorprendentemente semplice. Scopro però che non c’è alcuna sincronizzazione tra i sistemi! Stando a Hydro-Quebec infatti le mie bollette sono ancora cartacee! Adesso ho impostato sia l’e-banking che Hydro-Quebec sulla modalità elettronica, sperando di non avere combinato danni.

Ovviamente, in nome del riciclaggio, ho ricevuto oggi una lettera cartacea che mi conferma che le mie bollette sono state passate alla modalità elettronica.

Per concludere, vediamo la bolletta del telefono. Uso come gestore Rogers e impostare la modalità paperless è stato molto semplice poichè le bollette vengono recapitate anche per via elettronica. In compenso però non c’è stato verso di registrare Rogers nel sistema e-banking, quindi pago attraverso il sito Rogers.

Ricapitolando: se voglio pagare internet, uso i bonifici. Se voglio pagare la TV, che è pur erogata dalla stessa società, devo pagare tramite bonifico stando attento al codice cliente (il nome della società è lo stesso!). Se voglio pagare il telefono, devo andare sul sito della società telefonica. Se voglio pagare l’elettricità, non mi è ancora chiaro, so solo che non riceverò più alcun cartaceo.

Un sistema semplicissimo!

Vediamo un po’ come funziona in Norvegia. Intanto, tutte le fatture, per qualsiasi servizio, vengono stampate su un modulo unificato, di colore giallo, che identifica chiaramente i due numeri importanti, il KID e l’importo. Il KID è un numero lunghissimo. Con il KID ci si può recare sul sito della propria banca di fiducia e compilare un bonifico che viene automaticamente riempito con tutte le informazioni sul destinatario. Con il KID si può anche registrare il destinatario, anche questo automaticamente, nel sistema di recapito elettronico delle bollette, centralizzando completamente tutte le proprie fatture. Facile, no?

Nessun saluto oggi, ma una equazione dal grande libro degli Arcana.

(F+ – F-) > 0 se e solo se (F+ * K) > 0 | K > 0

L’economia delle mance

ottobre 3, 2010

Salve a tutti,

Oggi ne approfitto per parlare un po’ di un aspetto caratteristico del nord america, ovvero l’economia basata sulle mance. Partiamo dal principio di base che crea la differenza tra l’Europa occidentale e l’America settentrionale: le professioni che emettono un servizio vengono pagate in maniera molto diversa, inoltre in tutti i costi non è mai incluso il servizio (il “coperto” insomma, ma qui non si parla solo di ristoranti).

Ne consegue che una persona che lavora in un ristorante, che fa il facchino, che vi fa le pulizie a casa, tanto per fare degli esempi miscellanei, percepisce un compenso di base alquanto basse che per forza di cose deve essere “integrato” dalle mance. I sostenitori, tipicamente americani, di questo modello di servizio dicono che l’economia basata sulle mance è ottima perchè causa elevati livelli di servizio: se non lavori bene non riceverai una buona mancia, creando una sorta di selezione naturale tra chi sa fare e chi no. Questo tipo di approccio è per noi europei piuttosto allucinante, va ben oltre il meritocratico, sconfinando nel vero e proprio ricatto verso il malcapitato di turno che non solo fa un lavoro probabilmente poco entusiasmante, ma è anche alla mercè della tua generosità per portare a casa la pagnotta.

Mi fermo qui sulle considerazioni filosofiche riguardo le mance, piuttosto vediamo un po’ che risvolti ha per il neoimmigrato.  Il primo scontro che si ha è con la differenza tra i prezzi dichiarati e quelli reali. La pressochè totalità delle merci e dei servizi viene elencata con prezzi al netto delle tasse, usando tutte le tecniche note sugli arrotondamenti psicologici, ecco quindi che abbiamo i vari florilegi di 9,99 $, 12,99 $ e simili. A questo prezzo, così semplice da leggere, vanno aggiunte le tasse federali e quelle regionali (che nel mio caso sono appunto quelle del Quebec) rendendo il prezzo del tutto incomprensibile e impredicibile, dato che l’addizione è progressiva: prima si aggiungono le tasse federali, poi a QUESTO totale si aggiungono quelle regionali. Non solo, se state comprando qualche cosa che richiede una mancia, la mancia va calcolata, in una misura del 10-15%, sul totale originale non tassato! Non è un errore ovviamente lasciare una mancia sul totale tassato, ma considerato che sono sempre quantità di soldi del tutto fluttuanti e vaporose, regalare dei soldi così tanto per farlo non mi sembra una cosa buona da fare.

Giusto per fare capire quanto sia strambo alla fine il sistema, sabato sono andato a bere una birra in un locale in cui sono già stato svariate volte. Prendo una birra grande come al solito e spendo 8,25 $ tasse incluse (è un locale caro ma ha musica dal vivo). Secondo le norme di cui sopra, 75 cent di mancia sarebbero senz’altro adeguati e infatti io tipicamente chiedo semplicemente “One back” (ovvero un solo dollaro di resto su una banconota da dieci), l’ho fatto sistematicamente per un mese. Ieri per qualche motivo, la cameriera mi ha fatto storie e mi ha detto che la mancia non era sufficiente e lei si aspettava un dollaro intero di mancia. Francamente di mettermi a fare questioni per un quarto di dollaro non ne avevo proprio voglia, perciò le ho lasciato questo benedetto dollaro, anche se i conti non mi tornavano per nulla.

E’ questo in ultimo che un po’ confonde e per quanto mi riguarda un po’ mi irrita. Se vuoi fare, mi si passi il termine, lo stronzo, puoi metterti a fare questioni con tutti e dare mance bassissime. Se invece sei uno che semplicemente si fa i fatti suoi, determinare ogni volta quale potrebbe essere una mancia inoffensiva e che non ti porti a una discussione col cameriere di turno è una seccatura mostruosa. Dato che tra l’altro ci sono anche i locali che si “aspettano” che tu lasci una mancia di un determinato valore, perchè non la aggiungono direttamente loro? Sarebbe molto più semplice leggere semplicemente un prezzo, invece di dover giocare al monopoli ogni volta. Ma qui sono abituati così, quindi adattiamoci e via.

Non ricordo se ne ho parlato, ma anche in Norvegia sta prendendo l’uso della mancia nei locali, come se i prezzi non fosserò già alti abbastanza. Trovo l’uso delle mance in Norvegia francamente ridicolo. Tralasciando il livello di servizio nei locali tipicamente non molto alto, un cameriere norvegese ha un regolarissimo stipendio che non richiede nessuna integrazione, non vedo quindi perchè pagare ancora di più un servizio che già stai pagando (a caro prezzo, tra l’altro). C’è di positivo che almeno non si aspettano di ricevere una mancia. Giusto per informazione, il tipico uso della mancia alla norvegese è l’arrotondamento al più vicino x50 o cifra tonda, andando un po’ a sensazione. Giusto per capirci, 317 verrebbe arrotondato facilmente a 340 o 350 e 1038 a 1100. Non c’è una regola precisa, fanno così per tenere i conti semplici.

Saluti di oggi a Noemi e al suo cane. Saluti affettuosi fintantochè tiene il cane a 200 metri da me. Saluti meno affettuosi se me lo porta vicino, ho un numero finito di antistaminici.