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Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte

ottobre 29, 2013

Salve a tutti,

Mi sono arrivate davvero tante domande in seguito al popolare articolo di confronto tra Norvegia e Canada, perciò ne scrivo un altro in cui tratterò dei temi che non ho affrontato la volta scorsa.

Questa volta il formato dell’articolo sarà differente in quanto voglio rispondere a domande specifiche ricevute da voi lettori. Ho deciso di condensare infatti le richieste di chiarimenti in generiche domande che spero permettano di ben identificare le informazioni che alcuni stavano cercando.

Prima di cominciare ripeto, come farò ad infinitum, la solita introduzione. Tutto quello che leggete è frutto di esperienze personali che come tali sono totalmente soggettive. Non c’è alcuna pretesa o garanzia di essere precisi ed esatti in tutte le affermazioni, così come non c’è alcuna volontà di diffondere un qualche generico Sacro Verbo. Se siete in un momento della vostra vita in cui siete alla ricerca di una nuova terra in cui vivere, vi incoraggio a farvi una vostra opinione: non prendete per oro colato la prima sciocchezza (e qui ne troverete tante, come noto) che leggete su un blog.

Detto questo, via alle domande!

Domanda: Come funziona il sistema dei monopoli?

Risposta: Sia in Norvegia che in Canada l’alcool è sotto controllo statale, anche se in maniera piuttosto diversa. Per quanto riguarda la Norvegia, l’alcool è sottoposto a tasse molto ingenti come disincentivo verso l’alcolismo, problema sociale di cui gli stati scandinavi soffrono particolarmente. Al supermercato potrete trovare una varietà di alcolici a bassissima gradazione (circa 3%), ma se volete qualcosa di più forte dovrete andare ai monopoli di stato, ovvero il Vinmonopolet (in Svezia giusto per riferimento si chiama Systembolaget invece). Lì potrete, a prezzi estremi, comprare alcool di qualità da ogni ragionevole parte del mondo. Gustare del buon vino è un passatempo estremamente caro in Norvegia, motivo per cui sono prodotte in grandi quantità le “ice beer”. No, non si tratta di gustose birre artigianali che hanno il ghiaccio come componente o che lo usano come parte del processo di produzione: sono birre scadenti per stessa ammissione di chi le produce ma che vanno gustate estremamente fredde (ghiacciate, appunto) per annullare il sapore e sbronzarsi comunque. Su tutti gli alcolici si paga il vuoto a rendere (il famoso Pant di cui ho già parlato) e in genere vale la pena riscuoterlo.

In Canada invece l’alcool è regolamentato ma non tanto quanto in Norvegia, tuttavia premetto che conosco con precisione solo la situazione del Québec. Non sono al corrente di come funzioni nelle altre province. Al supermercato potrete trovare una selezione di alcolici dai prezzi accettabili ad eccezione della birra che è sempre particolarmente economica, almeno per quanto riguarda le marche commerciali. Se volete una selezione più ampia e dei prezzi migliori dovrete invece recarvi al SAQ, i monopoli canadesi, dove troverete spesso ciò che cercavate ma a un prezzo direttamente proporzionale alla quantità di alcool. Il vuoto a rendere è talvolta incluso ma essendo il reso di soli cinque centesimi per pezzo, non vale assolutamente la pena tenere da parte i vuoti.

Domanda: Come si socializza?

Ho ricevuto molte domande sulla sfera sociale quotidiana e proverò a rispondere meglio che posso. La premessa sulla soggettività di tutto ciò che scrivo è estremamente importante in questo caso, non posso certo dirvi io come vivere la vostra vita.

In Norvegia per quanto ho visto uno dei modi migliori di socializzare consiste nel partecipare a una bevuta collettiva in un qualsiasi bar o pub della città in cui vi trovate. I norvegesi sono cortesi e riservati, non amano in generale lanciarsi in rischiose e imbarazzanti avventure sociali… tranne quando bevono. Qualche drink infatti scioglierà anche il norvegese più adamantino e loro, conoscendo questa caratteristica, si trovano a proprio agio proprio in questi frangenti. Offrite qualche drink in un locale e vi riempirete di amici. In questo tipo di esperienza è fortemente raccomandato o girare con qualcuno che parla norvegese o preferibilmente parlarlo, perchè se non lo fate la vostra capacità di inserirvi nel tessuto sociale sarà molto limitata.

Il Canada è molto più complicato, perchè è un pot pourri di razze e tradizioni. In aggiunta a questo, siamo in Nord America dove occasioni mondane come grandi feste pubbliche (sia in parchi che in locali) sono assai comuni e sono usate per socializzare. Perfino andare allo stadio è in realtà una scusa per conoscere persone, complice anche la enorme quantità di pause durante l’evento sportivo. Differentemente quindi dalla Norvegia dove, con fortissima banalizzazione, si potrebbe quasi dire che pagare un drink a qualcuno ti dà una buona chance di farci due chiacchiere, in Canada la situazione è talmente variegata da richiedere una operazione di categorizzazione che probabilmente non sarebbe neanche utile. Preferisco riassumere invece in maniera molto più semplice: in Canada avrete la possibilità di partecipare a una grande varietà di occasioni in cui socializzare fa parte dell’intento. Ne consegue che una maggiore esposizione a questi eventi (siano essi concerti, bar, feste, parchi, stadi, ristoranti, club, teatri) vi favorirà statisticamente.

Domanda: E’ facile trovare un partner?

Altra domanda frequente sulla sfera sociale riguarda i partner. Per rispondere tocca fare alcune generalizzazioni alquanto brutali, non me ne vogliate.

Per come la vedo io, il “problema” principale che avrete in Norvegia è quello della lingua. Se non parlate norvegese, dovrete trovare una persona che sia disposta ad avere una relazione in un’altra lingua, diciamo in inglese. Non c’è nulla di sbagliato o problematico in questo, ma vi troverete di fronte a una restrizione del campo dei partner probabili. E’ vero che praticamente tutti i norvegesi parlano inglese ma non tutti sono entusiasti di parlarlo sempre: voi vorreste parlare una lingua straniera a casa vostra? Ci tengo a precisare che conosco tante coppie miste ma le storie felici hanno invariabilmente visto “l’altro” imparare il norvegese e trasferirsi in Norvegia. Se questo non fa per voi, prevedo complicazioni.

In Canada invece non avrete tanto il problema della lingua (forse in Québec un po’) quanto quello della mutabilità dei rapporti. In Nord America in generale, ancora eseguendo una generalizzazione probabilmente grossolana, i rapporti sono spesso meno duraturi, pensate ad esempio alla normalità con cui parlano di divorzi e separazioni. Unitamente alla moltiplicazioni delle occasioni sociali di cui sopra e alla diversità culturale non vi sarà probabilmente difficile trovare un partner, la vostra sfida sarà piuttosto di mantenerlo. Quello è un problema che dipende solo da voi e dalla vostra personale storia. Aggiungo una nota per i più timidi, in Nord America sono molto diffusi i sistemi online (sia a pagamento che gratuitamente) che permettono di trovare partner con poco sforzo. Vi iscrivete al sito, mettete qualche foto, scrivete qualcosa di interessante nel vostro profilo e potrete entrare in contatto con persone che potenzialmente vi piacciono. E’ una sorta di agenzia matrimoniale fai-da-te ibridata con Facebook. Non ho esperienza diretta ma conosco qualche storia finita bene quindi immagino che il metodo possa funzionare.

Domanda: Come funziona il sistema canadese di incentivi all’immigrazione per specifiche professioni?

Questa domanda è legata solo al Canada per il semplice fatto che non conosco gli incentivi norvegesi. E’ possibile che esistano ma non ne so assolutamente nulla, quindi su questo vi posso fornire solo una risposta parziale.

Così come gli Stati Uniti, il Canada ogni anno si propone un tetto riguardante il numero dei migranti. Premettendo che il Québec ha il diritto di regolarmentare la propria immigrazione secondo criteri decisi esclusivamente a livello provinciale, in generale ogni parte del Canada può accogliere alcune migliaia di migranti ogni anno. In questo limite tipicamente non figurano i visti di ricongiungimento familiare, ma senz’altro quelli professionali. Esiste un gigantesco catalogo federale delle professioni, spesso pieno di definizioni antiquate o bizzarre che rende la categorizzazione spesso complicata o imprecisa (per intenderci, all’ingresso del Canada mi hanno chiesto se sapevo il Simula… un linguaggio inventato nel 1967 e non più usato, forse perchè l’hanno inventato in Norvegia? Mah!). Il catalogo viene utilizzato per incasellarvi in una specifica professione sotto la quale farete richiesta di accesso al visto. Ogni anno, quando vengono determinati i limiti, vengono anche determinati i bisogni nazionali in termini di categoria professionale ed è qui che potreste avere il vostro colpo di fortuna.

Quando fate richiesta di visto per lavorare infatti, il vostro profilo attraverserà una fase di analisi del mercato del lavoro da parte dell’ufficio immigrazione. Questa procedura è fastidiosa e lenta, in pratica il Canada vuole accertarsi che qualcuno abbia effettivamente bisogno di voi o che vi voglia assumere. E’ una tiritera che richiede un sacco di sciocchi documenti come prove originali della vostra laurea (la pergamena! il certificato per qualche motivo “non è sufficientemente credibile”) e lettere di lodi sperticate da parte del vostro datore di lavoro.

Oppure… il vostro profilo fa parte di una delle categorie professionali nella lista dei bisogni nazionali. In tal caso, non c’è nessun bisogno di verificare niente, la procedura sarà molto più spedita. Dovrete solo battervi con le decine di migliaia di altri potenziali migranti che hanno avuto la vostra stessa idea. Buona fortuna!

Domanda: Non sono più particolarmente giovane ma vorrei cambiare vita. Che chance ho?

Domanda difficilissima. In Italia siamo abituati a una strana parabola evolutiva dal punto di vista professionale in cui i più anziani evolvono sempre di più e guadagnano sempre più soldi. Ebbene, nel resto del mondo, non funziona così. In pressochè tutto il resto dell’universo, intorno ai cinquant’anni i guadagni cominciano a calare per il semplice fatto che non si può essere degli stacanovisti tutta la vita. Questo probabilmente vuol dire che noi ci godiamo la vita molto più di altre culture, ma è comunque una concezione diversa del lavoro.

Detto questo, in Norvegia ci sono enormi strutture sociali che si assicurano che tutti abbiano un adeguato sostentamento per la vita. In generale gli stipendi si trovano in una fascia alquanto ristretta: chi guadagna “poco” e chi guadagna “tanto” sono separati da pochi soldi. Un amministratore delegato guadagna dalle quattro alle cinque volte di un giovane laureato a stipendio minimo. Ne consegue che ricominciare una vita in Norvegia permette di sfruttare (in senso buono, per carità) questi meccanismi di copertura sociale e di condurre una buona vita.

In Canada invece siamo in Nord America, la terra delle opportunità e parimenti dell’ognuno fa per sè. Il Canada è meglio degli Stati Uniti da questo punto di vista, ma non aspettatevi un supporto in stile norvegese. Certo, se avete alle vostre spalle una grande esperienza che ha valore, potrete trovare un posto faraonico che vi permetterà di vivere agiatamente. Ma se questo non succede e vi aspettate di sopravvivere con il supporto statale, è davvero meglio rimanere dove siete. Giusto per dare un riferimento, l’amministratore delegato di cui sopra guadagna tranquillamente dalle otto alle quindici volte del giovane a stipendio minimo.

Domanda: Com’è il clima per gli artisti?

Bella domanda. Premetto che non sono un artista e non frequento artisti, parlo solo per percezione personale.

Nell’intera scandinavia prosperano designer e architetti, tipicamente fautori di linee semplici ed eleganti. Se questo è il vostro settore, probabilmente c’è posto per voi. Ci sono anche tante scuole di design in cui aumentare il proprio talento.

In Canada è più difficile identificare con precisione cosa è disponibile, perciò non saprei dare indicazioni specifiche. Qui a Montreal c’è una forte scena indie perciò credo che ci siano tante occasioni per i piccoli musicisti. Non so quanto siano buone dal punto di vista economico, ma di certo esistono.

Domanda: Questa è una domanda bonus. Come sono le ragazze?

Questa me l’hanno fatta in tanti, la regina di tutte le domande banali, mi viene chiesto costantemente in praticamente qualsiasi salsa da amici, parenti e sconosciuti. E va bene, rispondiamo pure :).

In Norvegia c’è una netta predominanza di bionde dato che la varietà genetica è alla fin fine limitata. C’è un certo look uniforme scandinavo che ho notato in altri post, perciò se siete un fan delle biondone alla Brigitte Nielsen, non dovrete cercare molto. Fate attenzione perchè in Norvegia ho notato di frequente quello che chiamo l'”Effetto Britannico”, ovvero adolescenti conturbanti che si trasformano in ciccione imbarazzanti appena compiono la maggiore età. E’ l’alimentazione che rovina le persone!

Il Canada è un paese di immigrati e quindi c’è molta più varietà, sia in termini razziali che culturali. C’è una forte componente asiatica agli estremi (Montreal e Vancouver entrambe hanno un centro città fortemente cinese) con una omogeneità maggiore verso i caucasici in mezzo al Paese. Con così tanto rimescolamento è difficile trovare un archetipo che ben rappresenti il Canada, ma ci sono certamente alcuni aspetti “tipicamente quebecois” che valgono indipendentemente dall’aspetto individuale come l’abbronzatura quasi ossessiva (al punto che il governo provinciale vuole regolamentare l’accesso ai centri estetici per i minori), i tatuaggi (comunissimi), i piercing (anch’essi) e la palestra. E’ un modo di decorarsi, suppongo, che rende Montreal una città alquanto superficiale. La cosa che mi sorprende sempre è la frequenza con cui questa superficialità venga rilevata dai locali. Il discorsino su quanto sia “immorale” questa città è talmente trito e ritrito che ha lo stesso valore di una affermazione profonda come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Domanda: Per la verità io volevo solo sapere quali sono le più *****.

Non ve l’aspettavate la risposta filosofica eh? Ebbene, considerato che la bellezza è del tutto soggettiva, non credo di poter rispondere. O vuoi sapere quali sono i miei personali gusti? 🙂

E’ tutto per oggi, i saluti di oggi vanno a mia madre che ha pubblicato un nuovo libro. Congratulazioni vivissime!!!

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This means WAR

gennaio 15, 2012

Salve a tutti,

Purtroppo ci risiamo, ancora vicini rompiscatole. Questa volta abbiamo delle teste di ******* che fumano marijuana tutti i santi i giorni. Due, tre, quattro volte al giorno. Purtroppo sono nell’appartamento a fianco però ogni giorno torno a casa e c’è un tanfo inverecondo ovunque nel mio monolocale.

Non me ne fregherebbe troppo, se non fosse che ormai sono allergico anche al fumo e continuamente aprire la finestra con -30 fuori non è una cosa facilissima.

Sono già stati cortesemente (sul serio) invitati dal sottoscritto a cambiare l’aria, ha parlato loro il portiere e il padrone di casa. Osservo le loro finestre spesso e quando le aprono, lo fanno di uno spiraglio, a conferma del fatto che non gliene frega nulla, sono solo un branco di imbecilli irrispettosi.

Ieri notte, raro caso di Sabato casalingo a causa di una cortese temperatura esterna di -30° C, all’una, mentre provavo a dormire ho avuto una bellissima reazione allergica perchè gli emeriti di cui sopra si sono prodigati nella loro tipica attività. Confesso che ho avuto paura per un momento perchè è stata brutta, mista poi alla furia è stato davvero un risveglio allucinante, tremavo.

Basta, ho pensato, sono stanco di farmi mettere i piedi in testa da gentaglia irrispettosa. Le buone non hanno funzionato, non mi resta che chiamare la polizia.

All’una e quindici chiamo il 911, ero veramente nervoso, ho dovuto ripetere le cose circa tre volte ognuna, dall’indirizzo al nome. La signorina che mi ha risposto (in meno di un secondo!) è stata davvero molto disponibile e ha fatto di tutto per calmarmi.

“D’accordo signore, le mando una volante”. Rassicurante.

La polizia arriva dopo circa dieci minuti, mi aspettavo che suonasse il citofono, ma così non succede. In qualche modo riescono a entrare e li osservo dallo spioncino della porta. Sono in due, sono del corpo di intervento, hanno il giubbotto anti proiettile e le armi. Bussano con prepotenza alla porta, mi aspetto un diverbio.

Contrariamente a quanto mi aspettassi, non succede molto. La porta si apre, i poliziotti intimano in maniera perentoria di andare a fumare la loro m**** da un’altra parte e… finisce lì.

Già.

Non so bene cosa si siano detti ma dopo un trambusto di qualche minuto, la puzza è finita e ho sentito svariata gente andarsene. Forse c’era un party di teste di c****, chi lo sa. D’altra parte è noto, gli imbecilli si radunano sempre in gruppi omogenei.

Adesso è domenica, per ora è tutto tranquillo. Oggi ho da fare, ma domani segnalo questo branco di s****** al dipartimento di polizia locale qui dietro.

Saluti di oggi a quella buonanima della mia amica Sarah che mi ha tirato su nonostante fosse il cuore della notte e fosse a casa con la febbre.

Pensioni canadesi

luglio 26, 2011

Salve a tutti,

Accantonando per un momento la tragedia di Oslo con tutto ciò che ne conseguirà (state tranquilli, aspettatevi miei commenti), oggi condivido con voi un aspetto interessante della vita canadese, ovvero l’aspetto pensionistico.

Ho vissuto per circa tre anni in Norvegia, dove una parte delle tasse che ho pagato sono andate a costituire un fondo previdenziale al momento gestito dallo Stato norvegese. Il sistema è trasparente e non dissimile dal nostro italiano, se non fosse che la Norvegia ha il fondo di previdenza sociale statale più grande e fruttifero del mondo, con un distacco di qualcosa come “migliore del 40% rispetto al secondo”. Non ricordo francamente le cifre esatte, ma mi pare ci fosse questo tipo di mostruosa distanza.

Non importa, oggi parliamo del Canada. Dopo avere pagato le tasse per la prima volta (ovvero a Marzo), si riceve dall’ufficio delle tasse federale la propria soglia di contribuzione TFSA e RRSP. Vediamo che cosa sono e come si usano.

Il TFSA è lo strumento più semplice. La sigla sta per Tax Free Savings Account, ovvero conto di risparmio esentasse. Tipicamente nel TFSA si mettono soldi su cui si vogliono compiere investimenti. Tutte le rendite finanziare ottenute da soldi investiti in un TFSA sono completamente esenti dalle tasse. E’ fondamentale rispettare fino all’ultimo cent il contributo fatto al TFSA: se si sfora infatti la soglia indicata sulla propria cedola fiscale, si pagano regolarmente le tasse su tutti i soldi che tracimano e in più si paga una maggiorazione.

Attenzione, è fondamentale capire che il meccanismo di limite è legato al contributo fatto al TFSA. Mi spiego meglio con un esempio, tanto per capirci.

C’è tutta una serie di conti da fare, ma diciamo che tipicamente se siete appena arrivati in Canada, vi permetteranno di aprire un TFSA con un tetto di 5,000 CAD. Mettete da parte qualcosa e decidete di mettere 2,000 CAD nel TFSA. Benissimo, potete contribuire altri 3,000 CAD al TFSA per quell’anno.

Fin qui è tutto molto semplice, ma ecco l’inghippo. Poichè il limite è imposto sul contributo e non sul valore del TFSA, le seguenti due situazioni sono molto diverse e possono portare a spiacevolissime sorprese.

Caso A: Decidete di mettere altri 3,000 CAD sul TFSA. Il vostro contributo totale per quell’anno raggiunge così i 5,000 CAD, siete nel tetto e quindi è tutto in regola.

Caso B: Quei 2,000 CAD che avete messo nel TFSA adesso vi servono perciò li tirate fuori. Nessun problema, si può senza onere. Tuttavia stoltamente pensate bene di versarne altri 5,000 per “pareggiare” il TFSA al suo limite. Errore letale! In questo scenario al fisco risulterà che prima avete versato 2,000 CAD sul TFSA e POI altri 5,000, per un totale di 7,000 CAD che superano la soglia! In questo caso vi aspetta una amara sorpresa in termini di stangata fiscale. Non è severissima, ma non pagarla è meglio.

Il TFSA si usa come un portafoglio titoli italiano in genere, dato che tutti i soldi che ci si guadagnano sopra, non vi verranno tassati.

Veniamo all’RRSP, ovvero Registered Retirement Savings Plan (Piano di risparmio previdenziale registrato). Anche l’RRSP ha una soglia contributiva annuale che vi viene indicata nella cedola fiscale, tuttavia rispetto al TFSA presenta una fondamentale differenza.

Mentre la caratteristica del TFSA è che tutto ciò che succede dentro il TFSA è esentasse, l’RRSP ha la interessante proprietà di abbassare il vostro imponibile lordo ogni anno in cui vi versiate un contributo. Se quindi siete ad esempio un giovane laureato che trova un lavoro per 30,000 CAD all’anno e la vostra soglia RRSP è 2,500 CAD (realistica, anche qui ci sono dei conti da fare, ma scelgo numeri semplici), nell’anno successivo il vostro reddito imponibile sarà 30,000 – 2,500 = 27,500 CAD. Ne consegue quindi che ogni anno in cui contribuite al vostro RRSP, andrete a pagare meno tasse, perchè il vostro imponibile sarà più basso oppure, specie se siete dipendenti, riceverete un sostanzioso rimborso fiscale a causa della differenza tra imponibile lordo e imponibile effettivo post-RRSP.

La proprietà dell’RRSP funziona anche al contrario. Non c’è alcun limite alle operazioni di prelievo dall’RRSP, tuttavia quando lo si fa, si va ad aumentare il proprio imponibile lordo nello stesso modo in cui lo si era diminuito quando si compivano i versamenti, col risultato che estrarre soldi dall’RRSP vi fa pagare più tasse nell’anno in cui lo fate.

Qual è la logica dietro tutto questo? E’ semplice. Più soldi guadagni, più il tuo margine di contribuzione all’RRSP è alto. Il Canada ti dice chiaramente che circa il 60% della tua pensione deve venire da piani per il futuro che ti sei fatto tu grazie al tuo RRSP. Fintantochè sei giovane, probabilmente guadagnerai abbastanza e quindi potrai fare contributi forti all’RRSP. Inoltre, potendo vincolare l’RRSP per molto tempo, avrà probabilmente una buona crescita. Di fatto, sono soldi bloccati.

Quando sarai più anziano, magari non avrai più un reddito a un certo punto, o magari succede una emergenza e ti ritrovi senza lavoro. A quel punto il tuo imponibile lordo sarà più basso di quando guadagnavi molto e quindi improvvisamente ti conviene estrarre soldi dall’RRSP perchè le tasse che paghi sui soldi che prendi sono minori di quelle che avresti pagato quando guadagnavi di più.

Insomma, alla fin fine il Canada ti dà molti strumenti “fai da te”. Se sai investire probabilmente sono ottimi. Se non lo sai fare, sei alla mercè di banche e investitori. Devo ancora decidere se mi piace oppure no, finora mi piace il fatto che so perfettamente, sempre e in qualsiasi momento, a quanto ho diritto e quanto è mio. Se qualcuno mi chiedesse quanto ho sul mio fondo INPS non credo che saprei rispondere.

Saluti di oggi a Big D per essere sempre di grande compagnia.