Welcome to Canada!

Salve a tutti!

Eccomi qui, finalmente scrivo di nuovo dopo un po’ di tempo di ferie e di frustrante attesa dovuta a problemi di burocrazia.

Andiamo con ordine, tanto per condividere con voi quanto è difficile cambiare continente. A fine Maggio ho lasciato la Norvegia. Mentre la mia compagnia faceva partire le procedure per il permesso di lavoro canadese, sono andato in vacanza (v. il post sulla allegra Polonia). Mi avevano dato ampissime assicurazioni del tipo “non ti preoccupare assolutamente a fine giugno avrai tutto così parti direttamente per il Canada”.

Ovviamente a fine Giugno ancora non è pronto nulla. A quanto pare infatti, in una forma di ingerenza governativa che trovo assurda ma che posso comprendere in una certa ottica di rifiuto totale dei migranti, l’ufficio immigrazione del Quebec aveva rifiutato i miei incartamenti poichè da un lato non riuscivano a inquadrare il mio CV all’interno delle categorie lavorative sancite dalla liste governative, dall’altro perchè ritenevano che io non fossi qualificato per l’offerta di lavoro ricevuta.

L’assurdità è doppia, non solo non capisci il mio CV, ma ti permetti anche di interferire con le operazioni di una società privata che si sente dire da un ufficio governativo che “sarebbe meglio assumere un canadese”. Mi ricordo a proposito di queste curiosità burocratiche la divertente conversazione con la nostra assistente dell’ufficio personale:

“C’è un problema con le carte, dicono che non riescono a inquadrare la categoria professionale.”

“Hm… okay, quindi?”

“Quindi devo praticamente dettagliare tutto quello che c’è scritto nel tuo CV con ulteriori spiegazioni per far capire che l’offerta di lavoro è stata data alla persona adeguata.”

“Va bene… quindi mi stai dicendo che in pratica non capiscono quello che c’è scritto sul mio CV?”

“In pratica, si”

Il risultato di questi ostacoli burocratici è stato che il quattro agosto ho finalmente ottenuto i biglietti aerei con il Certificato di Accettazione del Quebec (CAQ) necessario per richiedere un permesso di lavoro. Fortunatamente gran parte del personale della compagnia era in ferie perciò poco male (e confesso che farsi un mese di ferie in più non fa certo schifo, anche se col continuo patema di dover partire da un giorno all’altro), tuttavia provo un certo ribrezzo a pensare che un qualche burocrate può privarti di una persona che ti serve per un tempo indeterminato poichè non è capace di capire che cosa questa persona fa.

Fa poi pensare il forte double standard che adottano qui: sia Canada che Stati Uniti sono paesi nati grazie ai migranti (gli autoctoni sono stati comodamente sterminati in nome della libertà e della democrazia, come ci insegna il documentario del National Geographic che chiunque vada a Mount Rushmore può vedere) ma hanno leggi sull’immigrazione severe fino all’ottusità. Io stesso non sono per l’immigrazione selvaggia, servono delle regole e più chiare sono meglio è, tuttavia i permessi di lavoro forse potrebbero beneficiare di una burocratizzazione minore, mettiamola così.

Il quattro agosto quindi comincia questa avventura canadese, ovviamente nella migliore delle tradizioni la combinazione di voli è allucinante: Bologna – Bruxelles – Philadelphia – Montreal.

Alle quattro del mattino sveglia e arrivo in aeroporto. La mia frizzante assistente a Montreal non mi ha fornito il codice di prenotazione (non glielo hanno fornito) quindi non sono riuscito a fare il check-in online. Mi presento al banco e arriva la prima cattiva notizia. Il bagaglio può essere spedito fino a Montreal, il biglietto invece me lo danno solo fino a Bruxelles. Quando arrivo lì devo uscire completamente dall’area imbarchi, andare al check-in della US Airways e rientrare. Bella palla…

Il viaggio a Bruxelles va benissimo, fortunatamente sono in Flex+, la “mezza-prima” della Brussels Airlines, perciò mi servono una bella colazione e ampi drink, tutti compresi nel prezzo (cosa che nota bene non succede nella Flex normale, state attenti se viaggiate Economy con la Brussels). Arriviamo in perfetto orario, afferro il mio pesantissimo bagaglio a mano (13+ Kg per intenderci), esco dall’area imbarchi e trovo il banco US Airways. Fortunatamente la fila è poca, devo dire che già la vedevo male, avevo un tempo di coincidenza di appena due ore e spiccioli.

Mentre sono in fila alla US Airways, primo problemino burocratico, siccome mi sto imbarcando per gli USA ma il mio bagaglio risulta in transito verso Montreal, il simpatico controllore dei passaporti non capisce nè dove risiedo nè esattamente perchè sono in fila. Devo spiegargli quindi tutto il pasticcio dei biglietti e il fatto che dove risiedo al momento non lo so neanche io perchè mi sto trasferendo in Canada. Il simpatico inserviente discute dieci minuti col suo superiore (mi dice solo un meccanico “Devo fare rapporto”) dopodichè mi approva il viaggio. Chissà cosa c’era di così scandaloso.

Il volo per gli USA lo faccio su un Boeing 757 della US Airways, accompagnato dalla fedele Settimana Enigmistica. L’aereo non è proprio modernissimo ma è spazioso e al banco della US Airways sono stati molto gentili e mi hanno dato pure l’Exit Row, perciò il viaggio è stato comodMA NEANCHE PER SOGNO. L’aria condizionata era sparata a temperature *allucinanti*, faceva un freddo glaciale e c’erano spifferi da tutte la parti, una cosa indecente. Fortunatamente avevo con me un cappellino, perciò tra quello, la copertina e il cuscino in dotazione sono riuscito a proteggermi la testa a sufficienza da non scendere dall’aereo con una otite allucinante.

Momenti veramente divertenti durante l’imbarco, salgo tra i primi grazie al posto sull’Exit Row. L’aereo è quasi pieno e il posto accanto a me è vuoto. “Che pacchia”, penso… finchè non si presenta un tizio alto probabilmente due metri, giamaicano, forse un giocatore di basket, non saprei dire. Si è infilato nel posto accanto al mio, lui stava *strettissimo* e ovviamente tra gambe e braccia sconfinava da tutte la parti.

Lì confesso che l’ho vista brutta, otto ore con l’aria condizionata al massimo e un gigante accanto non mi sembravano proprio una bella prospettiva di viaggio. Fortunatamente l’aereo si riempie completamente eccetto per un posto che permette al gigante di trovarsi un posto più comodo e a me di viaggiare con nessuno accanto.

Dopo più di otto ore di viaggio devo passare tutte le procedure di immigrazione americane (sempre trasportando il pesantissimo bagaglio a mano) e quelle per la dogana, devo recuperare la mia valigia da un nastro e infilarla in quello accanto (sensatissimo questo passo), attraversarmi tutto l’aeroporto di Philadelphia a piedi e imbarcarmi finalmente per Montreal.

Il viaggio per Montreal è breve, giusto un’ora, ma appena arrivato devo avere a che fare con altra burocrazia: la dogana canadese. Il modulo non supporta in alcun modo l’opzione “mi sto trasferendo qui”, perciò ne compilo due, uno da “tizio italiano che arriva in canada” e uno da residente in Canada. Ovviamente sono sbagliati entrambi, l’ufficiale della dogana perde la pazienza dopo circa venti secondi perciò mi prende quello da italiano, lo marca tutto con degli enormi “zero zero zero zero” e mi manda all’ufficio immigrazione, liquidandomi con un “Tanto non ha niente da dichiarare”.

All’ufficio immigrazione mi ferma all’ingresso una poliziotta che vuole la mia “tessera”. Mi chiedo che tessera voglia, con grande spregio mi spiega “il modulo doganale, no?”. Certo, ovvio, che sciocco, come ho fatto a non pensarci.

Le spiego che sono all’ufficio immigrazione perchè ho diritto a un visto o un permesso di residenza, non so bene neanche io, ma che ho un CAQ. Questa, con un tono tra lo sgarbato e lo sprezzante mi chiede dove sia quindi la mia lettera d’invito dell’ambasciata del Canada. Non avendo assolutamente niente del genere, mi indica una fila di circa dieci persone e con un tono da scaricatore di porto mi dice “Allora se non hai la lettera, vai in queeeeella fila e aspetta”. Che simpatica.

Devo fare circa un’ora di fila, ci sono cinque ufficiali che lavorano all’ufficio immigrazioni, uno è molto veloce, una è molto lenta, gli altri tre non si capisce cosa facciano, guardano dei monitor. Sono sicuro che stessero lavorando ma l’apparenza era davvero tutt’altra, tant’è vero che tra noi che aspettavamo c’era un certo nervosismo. Mi stava già venendo l’ansia pensando a ulteriori casini burocratici, specie dopo il trattamento ricevuto all’ingresso dell’ufficio.

Riesco finalmente a parlare con qualcuno e fortunatamente tutta la procedura è facile, le carte effettivamente erano già state tutte preparate, perciò ho dovuto solo rispondere a qualche sciocca domanda di preparazione tecnica. Il momento è stato veramente ridicolo, questa poliziotta ovviamente non aveva assolutamente idea di che cosa stava leggendo e le risposte ad alcune delle domande erano vecchie di 10-15 anni (risate per ingegneri: “Che tipo di macchine usate?”, tra le risposte figurano cose tipo il DEC Alpha che è fuori mercato credo da 10 anni ormai). La stupidità del quiz mi ha ridato il buonumore e dopo avere pagato i 150 $ richiesti per l’ottenimento del permesso di lavoro, esco finalmente dall’ufficio immigrazioni con il passaporto in regola.

Scendo nell’area bagagli e scopro con piacere che i simpatici assistenti della US Airways mi hanno già preso la valigia e messa da parte al banco assistenza, ovviamente sotto controllo dall’omino US Airways che tra l’altro mi permette anche di fare una telefonata dato che il mio cellulare TIM non mi permette di effettuare chiamate in Canada.

Recupero la valigia, esco dall’aeroporto e prendo un Taxi, sono esausto dopo un trasferimento totale che ormai sta durando da più di venti ore. Il tassista è un energumeno gigantesco, ma nonostante questo gli chiedo maliziosamente quanti soldi ci vorranno per arrivare a Montreal centro. La domanda è maliziosa perchè il tassametro è spento e io già mi vedevo discutere con un tassista buzzurro.

Invece no! Come effettivamente conferma lo sticker sul vetro, il trasferimento dall’aeroporto al centro città costa 38 CAD, quota fissa, più mancia. Sulla mancia fingo ignoranza totale, anche se ovviamente mi sono già ampiamente informato, ai tassisti si lascia più o meno il 10-15% a seconda della soddisfazione. Il buzzurro effettivamente conferma questa quotazione e si lancia verso Montreal velocemente ma senza essere spericolato.

Facciamo due chiacchiere e scopro che il buzzurro è alla fin fine un bonaccione simpatico, il fatto che sembri un bodybuilder inferocito è solo una questione di apparenze. Decido quindi di essere generoso, perciò quando arrivo al mio residence gli dò l’unica banconota che sono riuscito a trovare, un pezzo singolo da cento, e gli chiedo 56 CAD di resto. Sei dollari su trentotto di corsa sono una mancia generosa e lui mi ringrazia, cercando il resto. Fa un po’ di pasticci coi soldi ma non li trova, risolvendo la questione in un modo che eleva il Karma di entrambi:

“Senti, non fa niente, non trovo il resto, volevi darmi una mancia e ci hai provato, ti ridò sessanta e siamo a posto così.”

Mi ha scaricato le valigie, ci siamo stretti la mano e sono arrivato finalmente nella hall del residence dove alloggio per ora.

Questi primi due giorni sono passati essenzialmente a recuperare il jetlag (primo giorno, drammatica sveglia alle 3 del mattino), sbrigare pratiche burocratiche e fare piccoli acquisti di base. La prima impressione della città è che nonostante il tempo sia *molto* variabile (in un giorno può essere afoso, nebbioso, piovoso e sereno), si stia bene. La gente è amichevole e nonostante sia Quebec, non ho incontrato una singola persona che parlasse esclusivamente francese. Le persone con cui hai a che fare sono tutte estremamente servizievoli, dato che qui è fondamentale essere gentili col cliente, fa parte della cultura locale.

Welcome to Canada, insomma 🙂

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12 Risposte to “Welcome to Canada!”

  1. gattosolitario Says:

    Alla faccia del viaggio…buon Canada!

  2. Contessina Says:

    U_____U Ieri, parlando con mio padre, mi ero lanciata in un ottimistico: “Questa volta è + facile andarlo a trovare, ci vorranno 10 ore di volo e via: ora ci vado!
    Mi sento scoraggiata !!!
    Però mi ispiraaaaaaaa!!!”

  3. Nib Says:

    Meno male che hai scritto l’ultimo paragrafo… il Canada è sempre stato tra le mie mete “prima o poi” e fino a lì me l’avevi smontato…
    Quando ti hanno chiesto LA TESSERA alla dogana potevi dargli una delle RamezzoCard, quella ti apre tutte le porte 😀
    Comunque guarda il lato positivo, ora che sei lì gli americani faranno un sacco di barzellette su di te, “blame Canada”! 🙂

  4. rosanna Says:

    Ciao, è tanto che non ti scrivo e non so se ti ricordi di me. Sono quella signora che con il marito si vuole trasferire in Norvegia, meglio se ad Oslo. Apprendo che ti sei trasferito in Canada e attraverso il tuo diario ho ricordato le difficoltà narratomi da mio figlio quando, per motivi di lavoro, è dovuto andare per 2 mesi a Los Angeles. Apprendo che sei nel mondo dei video giochi, anche mio figlio Fabio da circa 8 anni lavora alle traduzioni e doppiaggio di video giochi. Sua è la saga del Signore degli anelli. E’ un programmatore ma l’arte del doppiaggio e quella recitativa unita alla sua grande padronanza nella lingua inglese, gli hanno fatto lasciare il suo lavoro di programmatore. Io ora sono9 ad Oslo e aspetto mio marito per l’11 con lui passerò una settimana. Torneremo in Italia il 18 e cominceremo ad aggiustare la nostra villetta per metterla in vendita e tornare in Norvegia per acquistare una piccola casa per noi due e vivere lontani dall’Italia che non amiamo più. Ai nostri amici sembri8amo pazzi, ricordiamo un film uscito l’anno scorso, il finale è tragico ma noi avremo un altro finale! Ciaao caro, buona fortuna!!

  5. Belldandy Says:

    …. Ed il mio Nettuno?

    Vado a recuperare la Jappa, arriva tra due ore (e guardacaso in autostrada c’e’ un troiaio e devo fare la litoranea…)

    Buona permanenza in Canada. Facci sapere se il castoro e’ buono da mangiare… ;D

    Dandamez

  6. Daphnae Says:

    Wow! Che storia 😀 In bocca al lupo!!! 🙂

  7. Fra' Says:

    Mi ricorda persicolosamente il mio arrivo a Vancouver.
    Avevo giusto 15 kg. in piu’ di valigia ed un ritardo di 5 ore con uno scalo a Londra non previsto (con conseguente check-in). Una volta arrivata ho aspettato circa due ore per avere il visto, il personale preferiva chiaccherare e ridersela piuttosto che avorare.
    Come dargli torto.
    Nonostante tutto il clima e’ diverso, si sta bene.
    Almeno per ora.
    Io aspetto sempre una visita eh!

  8. Roberto Ferrario Says:

    Ho un quesito da porti. Vorrei trasferirmi in Norvegia. Malgrado il tuo sconsiglio. Considerando il costo della vita norvegese a quanto deve ammontare la busta paga per poter godere di uno stile senza eccessi, di ogni tipo, e senza mancanze? In sintesi quanto bisogna prendere per viverci? Scusami non centra niente. Non so a chi altro chiederlo.
    Grazie in anticipo per la risposta.

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