Archive for agosto 2010

Caccia all’appartamento

agosto 19, 2010

Salve a tutti! Come ovvio, è ora di cercarsi un posto dove vivere dato che il mese di ospitalità della megaditta scadrà ai primi di Settembre.

Cercare casa a Oslo come ricorderete è stato uno strazio, coronato poi da un posto che di buono aveva solo la posizione. Lasciamo perdere ormai quello schifo di casa che avevo, ma ricordo per convenienza collettiva il modo in cui si trova una casa in Norvegia: si usa il portale delle meraviglie ovvero www.finn.no. Su Finn si trova di tutto, dagli appartamenti in affitto agli annunci di lavoro. Se avete qualcuno che sa il norvegese che vi aiuta a navigare nel sito, troverete molti annunci. A Oslo la rapidità con cui i posti decenti escono dal mercato è di circa 24 ore: se un posto è bello, ha un buon prezzo e non parlate il norvegese, frequentemente potete già scordarvelo. La dimensione tipica dei monolocali è di circa 25-40 mq, con infrequenti punte verso i 50. Aspettatevi di pagare tranquillamente 1000 euro al mese di affitto, anche se vivete in un periferico tugurio.

Vediamo un po’ invece come funziona qui a Montreal. C’è anche qui un sito web molto utilizzato che è kijiji (http://montreal.kijiji.ca per montreal, c’è anche per altre città del canada), oltre ovviamente all’onnipresente craiglist (http://www.craigslist.org), entrambe le soluzioni sono molto accessibili ma bisogna essere piuttosto fortunati. La chance di bidoni infatti, specie su craigslist, è piuttosto elevata. Inoltre, se cercate un posto in centro è assai improbabile che l’annuncio sia messo su sistemi così “dozzinali” (ebbene sì, c’è la puzza sotto al naso certe volte).

Il modo migliore di trovare un posto dove vivere qui è invece usare un agente immobiliare. Ce ne sono tantissimi e la cosa più interessante è che i loro servizi sono gratuiti poichè vengono pagati dal padrone di casa quando la proprietà viene affittata. Il mio agente è un esuberantissimo amico del nostro amministratore qui in Canada. Frizzante come pochi è disposto a scorrazzare tutti quanti per la città in visita di questo o quell’appartamento. Fa il suo lavoro da venti anni e si vede, ha una disinvoltura notevole quando si tratta di esaminare le proprietà, scopre immediatamente falle e difetti ed ha un ottimo gusto.

Questo sistema mi sta permettendo di cercare casa con più relax rispetto a Oslo dove sostanzialmente l’aiuto che ho ricevuto è stato: “Segnalaci gli annunci che ti piacciono, telefoniamo per te e ti fissiamo le visite, poi vacci”, anche se c’è un piccolo importante dettaglio che voglio portare all’attenzione di tutti.

L’agente immobiliare è ottimo e gentilissimo, ma il sistema funziona così: la paga dell’agente immobiliare è tipicamente pari al primo mese di affitto. Ne consegue che il vostro agente immobiliare ha sì interesse a trovarvi una casa ma non ha alcun interesse ad abbassarvi l’affitto. Secondo la regolamentazione del Quebec (o forse del Canada, non ne sono sicuro), quando si vuole affittare un posto si firma una Impegnativa di Affitto (Promise to Lease) in cui si chiede al padrone di casa a che condizioni si vuole affittare un posto. C’è molto gioco al ribasso qui in città, perciò se per un posto vengono chiesti, per fare un esempio, 1000 $ di affitto, spesso si riesce a tirare il prezzo verso gli 800-900 a seconda del quartiere.

Il vostro agente con grande probabilità vi scoraggerà dal trattare troppo sul prezzo ma ecco un ottimo suggerimento che ho ricevuto ieri: dite all’agente che siete disposti a fare il cosidetto match del prezzo. In altre parole, dato che il primo mese dell’affitto è dato all’agente, dite all’agente che se vi fa ottenere un affitto più basso, gli pagherete la differenza tra lo sconto e l’affitto inizialmente richiesto dal padrone di casa. E’ un ottimo modo per usare bene i propri soldi :).

Per dare un po’ di riferimenti rispetto a Oslo, qui il tipico monolocale comincia dai 40 mq e va verso i 60 mq, con prezzi variabili tra i 1200 $ del centro e i 700 $ delle periferie più scomode.

Saluti di oggi a Fra anche se me la deve pagare perchè non mi ha detto che c’era Felicia Day a Montreal :D.

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Burocrazia aceroidale

agosto 16, 2010

Salve a tutti!

E’ passata la prima settimana qui in Canada, sono successe un po’ di cose ma vorrei innanzitutto parlare un po’ delle prime operazioni burocratiche necessarie per sistemarsi qui. Come è successo ad Oslo, il primo giorno dopo l’arrivo mi hanno portato a registrarmi presso i vari uffici governativi.

Ricordo brevemente come funziona in Norvegia: il neo-arrivato va al centro servizi per gli immigrati (che mi dicono ora essersi trasferito verso l’Opera, prima era a Toyen vicino al museo Munch) e in un unico ufficio richiede il permesso di residenza alla polizia, il codice fiscale e la cartella delle tasse. Il tempo richiesto a seconda delle varie esperienze è tra i 30 minuti e le 2 ore. Non è necessario cambiare ufficio e da quel momento in poi tutte le comunicazioni e i cambiamenti possono essere eseguiti online tramite strumenti come www.minside.no (“My Page”).

Vediamo un po’ come va in Canada invece. Innanzitutto, il permesso di residenza. Questo è emesso dalla polizia di frontiera che svolge tutte le pratiche al momento dell’ingresso in Canada. Ne consegue che se siete già sul suolo canadese con un visto NON turistico, non dovete fare più niente quantomeno fino al successivo rinnovo del permesso (è consigliato di cominciare le pratiche in anticipo). In questo caso quindi, direi che la Canada e la Norvegia sono approssimativamente in parità, le procedure sono semplici in entrambi i paesi. Il rinnovo è più facile in Norvegia, ma solo per i cittadini UE.

Veniamo alle questioni fiscali. In Canada non c’è il codice fiscale come lo conosciamo noi, c’è invece il numero dell’assicurazione sociale statale, ovvero il SIN. Immagino non volessero chiamarlo come qello americano che si chiama invece SSN, ma la sostanza è quella. Il SIN lo si ottiene andando in un grande ufficione, si prende un numero e si aspetta di essere ricevuti in una cabina privata, molto intima, in cui uno dei tanti solerti impiegati ti spiega che per nessuna ragione al mondo, mai e in nessun caso, bisogna dare il proprio SIN a qualcuno.

“Non c’è la foto sulla tessera che ha il tuo SIN”, mi spiega la signora con cui ho parlato io, “quindi chiunque abbia il tuo numero può usarlo.”

Chiediamoci quindi, come può essere usato il SIN altrui? Ebbene, il SIN non va dato assolutamente a nessuno tranne alle banche per l’accesso al credito (dai mutui alle carte di credito) e allo stato per l’apertura di società. Ne consegue che se qualcuno ti frega il SIN sostanzialmente può fare un po’ di nefandezze che poi risulteranno sulla TUA storia creditizia. Una prospettiva piuttosto poco piacevole, devo dire.

Per ottenere il SIN ci sono voluti circa 15 minuti, il più è stato arrivare all’ufficio, in pieno centro a Montreal. Ci siamo andati a piedi perchè l’ufficio è molto in centro, ma dopo il viaggio faticosissimo non è stata proprio una passeggiata. Poco male comunque.

Ottenuto il SIN, il solerte neoarrivato si reca quindi all’ufficio della direzione regionale sanitaria, un ufficio triste e marrone, pieno di bugigattoli bassissimi, come tanti cubetti, in cui annoiati impiegati non fanno altro che pratiche sanitarie tutto il giorno. Non dev’essere un bel lavoro.

Aspetto pazientemente il mio turno e scopro che ci vorranno circa tre mesi affinchè mi venga effettivamente erogata la copertura sanitaria a cui ho diritto come residente del Quebec! La mia assistente mi spiega che è una cosa abbastanza normale e che quindi la compagnia mi coprirà con una assicurazione privata finchè quella statale non mi copre. Comodo! Il collega americano che è con me otterrà l’assicurazione in soli due mesi a causa di alcuni accordi tra gli USA e il Canada che gli facilitano le cose.

Fatta la pratica per l’assicurazione sanitaria, mi scattano una foto (che bisogna obbligatoriamente farsi fare per otto dollari, non c’è modo di portare le proprie, che io pur avevo!) e mi mandano a casa.

Tempo totale SIN + assicurazione sanitaria: circa 2 ore e mezza, gran parte del tempo dovuto a trasferimenti per la città e al fatto che eravamo in due a dover fare le pratiche. Senz’altro più scomodo della Norvegia, ma parliamo di minuzie.

Il giorno successivo mi hanno portato alla Royal Bank of Canada per l’apertura di un conto in banca. Il mio simpatico agente è italo canadese (di terza generazione, quindi non spiccica mezza parola) e mi spiega un po’ come funzionano le cose qui in Canada. Nonostante abbia passato alla fine più di due ore in banca perchè tutto sommato a me andare in banca piace e quindi mi viene la chiacchiera, l’apertura vera e propria del conto è stata molto rapida. Anche qui come in Norvegia non esistono i costi di gestione del conto e l’apertura è del tutto gratuita (altro che concessione governativa italiana). E’ ovviamente disponibile un sito internet per l’e-banking completamente in inglese, ma d’altra parte la RBC opera a livello canadese e americano, non può permettersi di avere il sito monolingua in francese.

Purtroppo, differentemente da quanto succede in Norvegia, in Canada non fanno le carte VISA ad addebito diretto, ovvero carte che possono essere usate indifferentemente su Internet (perchè sono comunque VISA) e nei negozi ma che si comportano come il PagoBancomat (che appunto addebita direttamente la spesa). Questa per me è una cosa eccezionale del sistema bancario norvegese e mi mancherà.

Per l’emissione di una carta di credito è necessaria una lettera di referenze dalla propria banca, poichè l’unica storia creditizia ammessa in canada è quella canadese o americana. Se non l’avete, è necessaria una lettera di referenze in cui la banca attesta che siete un buon cliente da tot anni.

Andiamo un po’ a concludere. In un paio di giorni ho sistemato tutte le impellenze burocratiche, ho una assicurazione sanitaria, ho l’equivalente del nostro codice fiscale (anche se ha usi diversi), ho il permesso di lavoro e di residenza e ho un conto in banca con tanto di Bancomat. In Norvegia c’è voluto lo stesso tempo, anche se ho dovuto girare di meno (Oslo è anche più piccola) e le procedure sono più snelle, anche perchè molte sono smaltibili online.

Per ora, la burocrazia vichinga vince su quella aceroidale di un discreto margine :).

Saluti di oggi ad Aya e ai deliziosi J-DOG che come tutti sappiamo sono il cibo nazionale del Giappone!

Frode!

agosto 9, 2010

Salve a tutti!

Questo mi è successo durante le vacanze in Italia ma ne parlo adesso che ho qualche minuto per scrivere. Come sa bene chi mi segue su Facebook, a fine giugno mi sono accorto di una frode sulla mia carta di credito norvegese. Essendo in Italia, normalmente non utilizzo le mie carte bancarie norvegesi, di conseguenza non controllo granchè l’internet banking.

Mai errore più grave, per circa venti giorni qualcuno ha usato la mia carta di credito…

…ma fortunatamente questo tipo è un cretino!

Ebbene si, questo furbissimo furfante ha pensato bene di fare acquisti online su siti ampiamente tracciati. E non solo, ha comprato biglietti dello stadio per il Tottenham. Perchè è una idiozia? Semplice, in inghilterra a causa delle normative anti-hooligan, per ritirare i biglietti è necessario esibire i documenti, perciò una semplice telefonata allo stadio mi ha permesso di far bloccare tutti i dati dell’allegro criminale.

Appena ho capito che mi avevano frodato la carta comunque, ho telefonato alla DNBNor, la mia banca norvegese, tramite l’utile SkypeOut. Ovviamente mentre parlavo con l’assistenza (gentilissimi devo dire) ho finito il credito Skype e non accorgendomi che Skype aveva vecchie informazioni sulla mia carta di credito italiana ho perfino telefonato alla mia banca italiana lamentando che la carta non funzionava online. Ovviamente cinque minuti dopo, più lucidamente, ho controllato le impostazioni ed ecco che la carta per magia funziona!

Ho ritelefonato alla DNBNor e un simpatico bancario mi ha guidato attraverso il modulo elettronico di denuncia, un sistema veramente molto bello e semplice da usare… ma tutto in norvegese. Ci ho messo circa 50 minuti a riempirlo, perchè sfortuna vuole che tutti i menu fossero stati cambiati il giorno prima e ovviamente nè io (che uso l’internet banking in inglese e questi menu non ce li ha proprio) nè lui eravamo familiari col nuovo sistema. Grandi risate quando gli ho dovuto leggere in norvegese i menu per capire che cosa volevano dire, mi sono anche preso una soddisfazione perchè ha capito tutto, segno che la mia pronuncia non fa più così schifo :).

Impacchettata la denuncia con l’aiuto del simpatico bancario dell’assistenza, mi hanno detto semplicemente di avere fiducia e aspettare. Caso vuole che proprio qualche giorno prima avessi letto un articolo sul nucleo antifrode della Guardia di Finanza in cui il capo del dipartimento sostanzialmente diceva che a parte in casi di crassa negligenza, le assicurazioni bancarie coprono tutti i danni. Sarà così anche in Norvegia?

Ebbene si! Dopo neanche tre giorni, mi è arrivata una mail in cui mi dicevano che questi erano i miei soldi e che il caso era chiuso. Mi piace questo sistema!

Saluti di oggi al mio omonimo Laurent. Domani, onomastico!

Welcome to Canada!

agosto 7, 2010

Salve a tutti!

Eccomi qui, finalmente scrivo di nuovo dopo un po’ di tempo di ferie e di frustrante attesa dovuta a problemi di burocrazia.

Andiamo con ordine, tanto per condividere con voi quanto è difficile cambiare continente. A fine Maggio ho lasciato la Norvegia. Mentre la mia compagnia faceva partire le procedure per il permesso di lavoro canadese, sono andato in vacanza (v. il post sulla allegra Polonia). Mi avevano dato ampissime assicurazioni del tipo “non ti preoccupare assolutamente a fine giugno avrai tutto così parti direttamente per il Canada”.

Ovviamente a fine Giugno ancora non è pronto nulla. A quanto pare infatti, in una forma di ingerenza governativa che trovo assurda ma che posso comprendere in una certa ottica di rifiuto totale dei migranti, l’ufficio immigrazione del Quebec aveva rifiutato i miei incartamenti poichè da un lato non riuscivano a inquadrare il mio CV all’interno delle categorie lavorative sancite dalla liste governative, dall’altro perchè ritenevano che io non fossi qualificato per l’offerta di lavoro ricevuta.

L’assurdità è doppia, non solo non capisci il mio CV, ma ti permetti anche di interferire con le operazioni di una società privata che si sente dire da un ufficio governativo che “sarebbe meglio assumere un canadese”. Mi ricordo a proposito di queste curiosità burocratiche la divertente conversazione con la nostra assistente dell’ufficio personale:

“C’è un problema con le carte, dicono che non riescono a inquadrare la categoria professionale.”

“Hm… okay, quindi?”

“Quindi devo praticamente dettagliare tutto quello che c’è scritto nel tuo CV con ulteriori spiegazioni per far capire che l’offerta di lavoro è stata data alla persona adeguata.”

“Va bene… quindi mi stai dicendo che in pratica non capiscono quello che c’è scritto sul mio CV?”

“In pratica, si”

Il risultato di questi ostacoli burocratici è stato che il quattro agosto ho finalmente ottenuto i biglietti aerei con il Certificato di Accettazione del Quebec (CAQ) necessario per richiedere un permesso di lavoro. Fortunatamente gran parte del personale della compagnia era in ferie perciò poco male (e confesso che farsi un mese di ferie in più non fa certo schifo, anche se col continuo patema di dover partire da un giorno all’altro), tuttavia provo un certo ribrezzo a pensare che un qualche burocrate può privarti di una persona che ti serve per un tempo indeterminato poichè non è capace di capire che cosa questa persona fa.

Fa poi pensare il forte double standard che adottano qui: sia Canada che Stati Uniti sono paesi nati grazie ai migranti (gli autoctoni sono stati comodamente sterminati in nome della libertà e della democrazia, come ci insegna il documentario del National Geographic che chiunque vada a Mount Rushmore può vedere) ma hanno leggi sull’immigrazione severe fino all’ottusità. Io stesso non sono per l’immigrazione selvaggia, servono delle regole e più chiare sono meglio è, tuttavia i permessi di lavoro forse potrebbero beneficiare di una burocratizzazione minore, mettiamola così.

Il quattro agosto quindi comincia questa avventura canadese, ovviamente nella migliore delle tradizioni la combinazione di voli è allucinante: Bologna – Bruxelles – Philadelphia – Montreal.

Alle quattro del mattino sveglia e arrivo in aeroporto. La mia frizzante assistente a Montreal non mi ha fornito il codice di prenotazione (non glielo hanno fornito) quindi non sono riuscito a fare il check-in online. Mi presento al banco e arriva la prima cattiva notizia. Il bagaglio può essere spedito fino a Montreal, il biglietto invece me lo danno solo fino a Bruxelles. Quando arrivo lì devo uscire completamente dall’area imbarchi, andare al check-in della US Airways e rientrare. Bella palla…

Il viaggio a Bruxelles va benissimo, fortunatamente sono in Flex+, la “mezza-prima” della Brussels Airlines, perciò mi servono una bella colazione e ampi drink, tutti compresi nel prezzo (cosa che nota bene non succede nella Flex normale, state attenti se viaggiate Economy con la Brussels). Arriviamo in perfetto orario, afferro il mio pesantissimo bagaglio a mano (13+ Kg per intenderci), esco dall’area imbarchi e trovo il banco US Airways. Fortunatamente la fila è poca, devo dire che già la vedevo male, avevo un tempo di coincidenza di appena due ore e spiccioli.

Mentre sono in fila alla US Airways, primo problemino burocratico, siccome mi sto imbarcando per gli USA ma il mio bagaglio risulta in transito verso Montreal, il simpatico controllore dei passaporti non capisce nè dove risiedo nè esattamente perchè sono in fila. Devo spiegargli quindi tutto il pasticcio dei biglietti e il fatto che dove risiedo al momento non lo so neanche io perchè mi sto trasferendo in Canada. Il simpatico inserviente discute dieci minuti col suo superiore (mi dice solo un meccanico “Devo fare rapporto”) dopodichè mi approva il viaggio. Chissà cosa c’era di così scandaloso.

Il volo per gli USA lo faccio su un Boeing 757 della US Airways, accompagnato dalla fedele Settimana Enigmistica. L’aereo non è proprio modernissimo ma è spazioso e al banco della US Airways sono stati molto gentili e mi hanno dato pure l’Exit Row, perciò il viaggio è stato comodMA NEANCHE PER SOGNO. L’aria condizionata era sparata a temperature *allucinanti*, faceva un freddo glaciale e c’erano spifferi da tutte la parti, una cosa indecente. Fortunatamente avevo con me un cappellino, perciò tra quello, la copertina e il cuscino in dotazione sono riuscito a proteggermi la testa a sufficienza da non scendere dall’aereo con una otite allucinante.

Momenti veramente divertenti durante l’imbarco, salgo tra i primi grazie al posto sull’Exit Row. L’aereo è quasi pieno e il posto accanto a me è vuoto. “Che pacchia”, penso… finchè non si presenta un tizio alto probabilmente due metri, giamaicano, forse un giocatore di basket, non saprei dire. Si è infilato nel posto accanto al mio, lui stava *strettissimo* e ovviamente tra gambe e braccia sconfinava da tutte la parti.

Lì confesso che l’ho vista brutta, otto ore con l’aria condizionata al massimo e un gigante accanto non mi sembravano proprio una bella prospettiva di viaggio. Fortunatamente l’aereo si riempie completamente eccetto per un posto che permette al gigante di trovarsi un posto più comodo e a me di viaggiare con nessuno accanto.

Dopo più di otto ore di viaggio devo passare tutte le procedure di immigrazione americane (sempre trasportando il pesantissimo bagaglio a mano) e quelle per la dogana, devo recuperare la mia valigia da un nastro e infilarla in quello accanto (sensatissimo questo passo), attraversarmi tutto l’aeroporto di Philadelphia a piedi e imbarcarmi finalmente per Montreal.

Il viaggio per Montreal è breve, giusto un’ora, ma appena arrivato devo avere a che fare con altra burocrazia: la dogana canadese. Il modulo non supporta in alcun modo l’opzione “mi sto trasferendo qui”, perciò ne compilo due, uno da “tizio italiano che arriva in canada” e uno da residente in Canada. Ovviamente sono sbagliati entrambi, l’ufficiale della dogana perde la pazienza dopo circa venti secondi perciò mi prende quello da italiano, lo marca tutto con degli enormi “zero zero zero zero” e mi manda all’ufficio immigrazione, liquidandomi con un “Tanto non ha niente da dichiarare”.

All’ufficio immigrazione mi ferma all’ingresso una poliziotta che vuole la mia “tessera”. Mi chiedo che tessera voglia, con grande spregio mi spiega “il modulo doganale, no?”. Certo, ovvio, che sciocco, come ho fatto a non pensarci.

Le spiego che sono all’ufficio immigrazione perchè ho diritto a un visto o un permesso di residenza, non so bene neanche io, ma che ho un CAQ. Questa, con un tono tra lo sgarbato e lo sprezzante mi chiede dove sia quindi la mia lettera d’invito dell’ambasciata del Canada. Non avendo assolutamente niente del genere, mi indica una fila di circa dieci persone e con un tono da scaricatore di porto mi dice “Allora se non hai la lettera, vai in queeeeella fila e aspetta”. Che simpatica.

Devo fare circa un’ora di fila, ci sono cinque ufficiali che lavorano all’ufficio immigrazioni, uno è molto veloce, una è molto lenta, gli altri tre non si capisce cosa facciano, guardano dei monitor. Sono sicuro che stessero lavorando ma l’apparenza era davvero tutt’altra, tant’è vero che tra noi che aspettavamo c’era un certo nervosismo. Mi stava già venendo l’ansia pensando a ulteriori casini burocratici, specie dopo il trattamento ricevuto all’ingresso dell’ufficio.

Riesco finalmente a parlare con qualcuno e fortunatamente tutta la procedura è facile, le carte effettivamente erano già state tutte preparate, perciò ho dovuto solo rispondere a qualche sciocca domanda di preparazione tecnica. Il momento è stato veramente ridicolo, questa poliziotta ovviamente non aveva assolutamente idea di che cosa stava leggendo e le risposte ad alcune delle domande erano vecchie di 10-15 anni (risate per ingegneri: “Che tipo di macchine usate?”, tra le risposte figurano cose tipo il DEC Alpha che è fuori mercato credo da 10 anni ormai). La stupidità del quiz mi ha ridato il buonumore e dopo avere pagato i 150 $ richiesti per l’ottenimento del permesso di lavoro, esco finalmente dall’ufficio immigrazioni con il passaporto in regola.

Scendo nell’area bagagli e scopro con piacere che i simpatici assistenti della US Airways mi hanno già preso la valigia e messa da parte al banco assistenza, ovviamente sotto controllo dall’omino US Airways che tra l’altro mi permette anche di fare una telefonata dato che il mio cellulare TIM non mi permette di effettuare chiamate in Canada.

Recupero la valigia, esco dall’aeroporto e prendo un Taxi, sono esausto dopo un trasferimento totale che ormai sta durando da più di venti ore. Il tassista è un energumeno gigantesco, ma nonostante questo gli chiedo maliziosamente quanti soldi ci vorranno per arrivare a Montreal centro. La domanda è maliziosa perchè il tassametro è spento e io già mi vedevo discutere con un tassista buzzurro.

Invece no! Come effettivamente conferma lo sticker sul vetro, il trasferimento dall’aeroporto al centro città costa 38 CAD, quota fissa, più mancia. Sulla mancia fingo ignoranza totale, anche se ovviamente mi sono già ampiamente informato, ai tassisti si lascia più o meno il 10-15% a seconda della soddisfazione. Il buzzurro effettivamente conferma questa quotazione e si lancia verso Montreal velocemente ma senza essere spericolato.

Facciamo due chiacchiere e scopro che il buzzurro è alla fin fine un bonaccione simpatico, il fatto che sembri un bodybuilder inferocito è solo una questione di apparenze. Decido quindi di essere generoso, perciò quando arrivo al mio residence gli dò l’unica banconota che sono riuscito a trovare, un pezzo singolo da cento, e gli chiedo 56 CAD di resto. Sei dollari su trentotto di corsa sono una mancia generosa e lui mi ringrazia, cercando il resto. Fa un po’ di pasticci coi soldi ma non li trova, risolvendo la questione in un modo che eleva il Karma di entrambi:

“Senti, non fa niente, non trovo il resto, volevi darmi una mancia e ci hai provato, ti ridò sessanta e siamo a posto così.”

Mi ha scaricato le valigie, ci siamo stretti la mano e sono arrivato finalmente nella hall del residence dove alloggio per ora.

Questi primi due giorni sono passati essenzialmente a recuperare il jetlag (primo giorno, drammatica sveglia alle 3 del mattino), sbrigare pratiche burocratiche e fare piccoli acquisti di base. La prima impressione della città è che nonostante il tempo sia *molto* variabile (in un giorno può essere afoso, nebbioso, piovoso e sereno), si stia bene. La gente è amichevole e nonostante sia Quebec, non ho incontrato una singola persona che parlasse esclusivamente francese. Le persone con cui hai a che fare sono tutte estremamente servizievoli, dato che qui è fondamentale essere gentili col cliente, fa parte della cultura locale.

Welcome to Canada, insomma 🙂