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Norvegia e Canada a confronto: Seconda Parte

ottobre 29, 2013

Salve a tutti,

Mi sono arrivate davvero tante domande in seguito al popolare articolo di confronto tra Norvegia e Canada, perciò ne scrivo un altro in cui tratterò dei temi che non ho affrontato la volta scorsa.

Questa volta il formato dell’articolo sarà differente in quanto voglio rispondere a domande specifiche ricevute da voi lettori. Ho deciso di condensare infatti le richieste di chiarimenti in generiche domande che spero permettano di ben identificare le informazioni che alcuni stavano cercando.

Prima di cominciare ripeto, come farò ad infinitum, la solita introduzione. Tutto quello che leggete è frutto di esperienze personali che come tali sono totalmente soggettive. Non c’è alcuna pretesa o garanzia di essere precisi ed esatti in tutte le affermazioni, così come non c’è alcuna volontà di diffondere un qualche generico Sacro Verbo. Se siete in un momento della vostra vita in cui siete alla ricerca di una nuova terra in cui vivere, vi incoraggio a farvi una vostra opinione: non prendete per oro colato la prima sciocchezza (e qui ne troverete tante, come noto) che leggete su un blog.

Detto questo, via alle domande!

Domanda: Come funziona il sistema dei monopoli?

Risposta: Sia in Norvegia che in Canada l’alcool è sotto controllo statale, anche se in maniera piuttosto diversa. Per quanto riguarda la Norvegia, l’alcool è sottoposto a tasse molto ingenti come disincentivo verso l’alcolismo, problema sociale di cui gli stati scandinavi soffrono particolarmente. Al supermercato potrete trovare una varietà di alcolici a bassissima gradazione (circa 3%), ma se volete qualcosa di più forte dovrete andare ai monopoli di stato, ovvero il Vinmonopolet (in Svezia giusto per riferimento si chiama Systembolaget invece). Lì potrete, a prezzi estremi, comprare alcool di qualità da ogni ragionevole parte del mondo. Gustare del buon vino è un passatempo estremamente caro in Norvegia, motivo per cui sono prodotte in grandi quantità le “ice beer”. No, non si tratta di gustose birre artigianali che hanno il ghiaccio come componente o che lo usano come parte del processo di produzione: sono birre scadenti per stessa ammissione di chi le produce ma che vanno gustate estremamente fredde (ghiacciate, appunto) per annullare il sapore e sbronzarsi comunque. Su tutti gli alcolici si paga il vuoto a rendere (il famoso Pant di cui ho già parlato) e in genere vale la pena riscuoterlo.

In Canada invece l’alcool è regolamentato ma non tanto quanto in Norvegia, tuttavia premetto che conosco con precisione solo la situazione del Québec. Non sono al corrente di come funzioni nelle altre province. Al supermercato potrete trovare una selezione di alcolici dai prezzi accettabili ad eccezione della birra che è sempre particolarmente economica, almeno per quanto riguarda le marche commerciali. Se volete una selezione più ampia e dei prezzi migliori dovrete invece recarvi al SAQ, i monopoli canadesi, dove troverete spesso ciò che cercavate ma a un prezzo direttamente proporzionale alla quantità di alcool. Il vuoto a rendere è talvolta incluso ma essendo il reso di soli cinque centesimi per pezzo, non vale assolutamente la pena tenere da parte i vuoti.

Domanda: Come si socializza?

Ho ricevuto molte domande sulla sfera sociale quotidiana e proverò a rispondere meglio che posso. La premessa sulla soggettività di tutto ciò che scrivo è estremamente importante in questo caso, non posso certo dirvi io come vivere la vostra vita.

In Norvegia per quanto ho visto uno dei modi migliori di socializzare consiste nel partecipare a una bevuta collettiva in un qualsiasi bar o pub della città in cui vi trovate. I norvegesi sono cortesi e riservati, non amano in generale lanciarsi in rischiose e imbarazzanti avventure sociali… tranne quando bevono. Qualche drink infatti scioglierà anche il norvegese più adamantino e loro, conoscendo questa caratteristica, si trovano a proprio agio proprio in questi frangenti. Offrite qualche drink in un locale e vi riempirete di amici. In questo tipo di esperienza è fortemente raccomandato o girare con qualcuno che parla norvegese o preferibilmente parlarlo, perchè se non lo fate la vostra capacità di inserirvi nel tessuto sociale sarà molto limitata.

Il Canada è molto più complicato, perchè è un pot pourri di razze e tradizioni. In aggiunta a questo, siamo in Nord America dove occasioni mondane come grandi feste pubbliche (sia in parchi che in locali) sono assai comuni e sono usate per socializzare. Perfino andare allo stadio è in realtà una scusa per conoscere persone, complice anche la enorme quantità di pause durante l’evento sportivo. Differentemente quindi dalla Norvegia dove, con fortissima banalizzazione, si potrebbe quasi dire che pagare un drink a qualcuno ti dà una buona chance di farci due chiacchiere, in Canada la situazione è talmente variegata da richiedere una operazione di categorizzazione che probabilmente non sarebbe neanche utile. Preferisco riassumere invece in maniera molto più semplice: in Canada avrete la possibilità di partecipare a una grande varietà di occasioni in cui socializzare fa parte dell’intento. Ne consegue che una maggiore esposizione a questi eventi (siano essi concerti, bar, feste, parchi, stadi, ristoranti, club, teatri) vi favorirà statisticamente.

Domanda: E’ facile trovare un partner?

Altra domanda frequente sulla sfera sociale riguarda i partner. Per rispondere tocca fare alcune generalizzazioni alquanto brutali, non me ne vogliate.

Per come la vedo io, il “problema” principale che avrete in Norvegia è quello della lingua. Se non parlate norvegese, dovrete trovare una persona che sia disposta ad avere una relazione in un’altra lingua, diciamo in inglese. Non c’è nulla di sbagliato o problematico in questo, ma vi troverete di fronte a una restrizione del campo dei partner probabili. E’ vero che praticamente tutti i norvegesi parlano inglese ma non tutti sono entusiasti di parlarlo sempre: voi vorreste parlare una lingua straniera a casa vostra? Ci tengo a precisare che conosco tante coppie miste ma le storie felici hanno invariabilmente visto “l’altro” imparare il norvegese e trasferirsi in Norvegia. Se questo non fa per voi, prevedo complicazioni.

In Canada invece non avrete tanto il problema della lingua (forse in Québec un po’) quanto quello della mutabilità dei rapporti. In Nord America in generale, ancora eseguendo una generalizzazione probabilmente grossolana, i rapporti sono spesso meno duraturi, pensate ad esempio alla normalità con cui parlano di divorzi e separazioni. Unitamente alla moltiplicazioni delle occasioni sociali di cui sopra e alla diversità culturale non vi sarà probabilmente difficile trovare un partner, la vostra sfida sarà piuttosto di mantenerlo. Quello è un problema che dipende solo da voi e dalla vostra personale storia. Aggiungo una nota per i più timidi, in Nord America sono molto diffusi i sistemi online (sia a pagamento che gratuitamente) che permettono di trovare partner con poco sforzo. Vi iscrivete al sito, mettete qualche foto, scrivete qualcosa di interessante nel vostro profilo e potrete entrare in contatto con persone che potenzialmente vi piacciono. E’ una sorta di agenzia matrimoniale fai-da-te ibridata con Facebook. Non ho esperienza diretta ma conosco qualche storia finita bene quindi immagino che il metodo possa funzionare.

Domanda: Come funziona il sistema canadese di incentivi all’immigrazione per specifiche professioni?

Questa domanda è legata solo al Canada per il semplice fatto che non conosco gli incentivi norvegesi. E’ possibile che esistano ma non ne so assolutamente nulla, quindi su questo vi posso fornire solo una risposta parziale.

Così come gli Stati Uniti, il Canada ogni anno si propone un tetto riguardante il numero dei migranti. Premettendo che il Québec ha il diritto di regolarmentare la propria immigrazione secondo criteri decisi esclusivamente a livello provinciale, in generale ogni parte del Canada può accogliere alcune migliaia di migranti ogni anno. In questo limite tipicamente non figurano i visti di ricongiungimento familiare, ma senz’altro quelli professionali. Esiste un gigantesco catalogo federale delle professioni, spesso pieno di definizioni antiquate o bizzarre che rende la categorizzazione spesso complicata o imprecisa (per intenderci, all’ingresso del Canada mi hanno chiesto se sapevo il Simula… un linguaggio inventato nel 1967 e non più usato, forse perchè l’hanno inventato in Norvegia? Mah!). Il catalogo viene utilizzato per incasellarvi in una specifica professione sotto la quale farete richiesta di accesso al visto. Ogni anno, quando vengono determinati i limiti, vengono anche determinati i bisogni nazionali in termini di categoria professionale ed è qui che potreste avere il vostro colpo di fortuna.

Quando fate richiesta di visto per lavorare infatti, il vostro profilo attraverserà una fase di analisi del mercato del lavoro da parte dell’ufficio immigrazione. Questa procedura è fastidiosa e lenta, in pratica il Canada vuole accertarsi che qualcuno abbia effettivamente bisogno di voi o che vi voglia assumere. E’ una tiritera che richiede un sacco di sciocchi documenti come prove originali della vostra laurea (la pergamena! il certificato per qualche motivo “non è sufficientemente credibile”) e lettere di lodi sperticate da parte del vostro datore di lavoro.

Oppure… il vostro profilo fa parte di una delle categorie professionali nella lista dei bisogni nazionali. In tal caso, non c’è nessun bisogno di verificare niente, la procedura sarà molto più spedita. Dovrete solo battervi con le decine di migliaia di altri potenziali migranti che hanno avuto la vostra stessa idea. Buona fortuna!

Domanda: Non sono più particolarmente giovane ma vorrei cambiare vita. Che chance ho?

Domanda difficilissima. In Italia siamo abituati a una strana parabola evolutiva dal punto di vista professionale in cui i più anziani evolvono sempre di più e guadagnano sempre più soldi. Ebbene, nel resto del mondo, non funziona così. In pressochè tutto il resto dell’universo, intorno ai cinquant’anni i guadagni cominciano a calare per il semplice fatto che non si può essere degli stacanovisti tutta la vita. Questo probabilmente vuol dire che noi ci godiamo la vita molto più di altre culture, ma è comunque una concezione diversa del lavoro.

Detto questo, in Norvegia ci sono enormi strutture sociali che si assicurano che tutti abbiano un adeguato sostentamento per la vita. In generale gli stipendi si trovano in una fascia alquanto ristretta: chi guadagna “poco” e chi guadagna “tanto” sono separati da pochi soldi. Un amministratore delegato guadagna dalle quattro alle cinque volte di un giovane laureato a stipendio minimo. Ne consegue che ricominciare una vita in Norvegia permette di sfruttare (in senso buono, per carità) questi meccanismi di copertura sociale e di condurre una buona vita.

In Canada invece siamo in Nord America, la terra delle opportunità e parimenti dell’ognuno fa per sè. Il Canada è meglio degli Stati Uniti da questo punto di vista, ma non aspettatevi un supporto in stile norvegese. Certo, se avete alle vostre spalle una grande esperienza che ha valore, potrete trovare un posto faraonico che vi permetterà di vivere agiatamente. Ma se questo non succede e vi aspettate di sopravvivere con il supporto statale, è davvero meglio rimanere dove siete. Giusto per dare un riferimento, l’amministratore delegato di cui sopra guadagna tranquillamente dalle otto alle quindici volte del giovane a stipendio minimo.

Domanda: Com’è il clima per gli artisti?

Bella domanda. Premetto che non sono un artista e non frequento artisti, parlo solo per percezione personale.

Nell’intera scandinavia prosperano designer e architetti, tipicamente fautori di linee semplici ed eleganti. Se questo è il vostro settore, probabilmente c’è posto per voi. Ci sono anche tante scuole di design in cui aumentare il proprio talento.

In Canada è più difficile identificare con precisione cosa è disponibile, perciò non saprei dare indicazioni specifiche. Qui a Montreal c’è una forte scena indie perciò credo che ci siano tante occasioni per i piccoli musicisti. Non so quanto siano buone dal punto di vista economico, ma di certo esistono.

Domanda: Questa è una domanda bonus. Come sono le ragazze?

Questa me l’hanno fatta in tanti, la regina di tutte le domande banali, mi viene chiesto costantemente in praticamente qualsiasi salsa da amici, parenti e sconosciuti. E va bene, rispondiamo pure :).

In Norvegia c’è una netta predominanza di bionde dato che la varietà genetica è alla fin fine limitata. C’è un certo look uniforme scandinavo che ho notato in altri post, perciò se siete un fan delle biondone alla Brigitte Nielsen, non dovrete cercare molto. Fate attenzione perchè in Norvegia ho notato di frequente quello che chiamo l'”Effetto Britannico”, ovvero adolescenti conturbanti che si trasformano in ciccione imbarazzanti appena compiono la maggiore età. E’ l’alimentazione che rovina le persone!

Il Canada è un paese di immigrati e quindi c’è molta più varietà, sia in termini razziali che culturali. C’è una forte componente asiatica agli estremi (Montreal e Vancouver entrambe hanno un centro città fortemente cinese) con una omogeneità maggiore verso i caucasici in mezzo al Paese. Con così tanto rimescolamento è difficile trovare un archetipo che ben rappresenti il Canada, ma ci sono certamente alcuni aspetti “tipicamente quebecois” che valgono indipendentemente dall’aspetto individuale come l’abbronzatura quasi ossessiva (al punto che il governo provinciale vuole regolamentare l’accesso ai centri estetici per i minori), i tatuaggi (comunissimi), i piercing (anch’essi) e la palestra. E’ un modo di decorarsi, suppongo, che rende Montreal una città alquanto superficiale. La cosa che mi sorprende sempre è la frequenza con cui questa superficialità venga rilevata dai locali. Il discorsino su quanto sia “immorale” questa città è talmente trito e ritrito che ha lo stesso valore di una affermazione profonda come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Domanda: Per la verità io volevo solo sapere quali sono le più *****.

Non ve l’aspettavate la risposta filosofica eh? Ebbene, considerato che la bellezza è del tutto soggettiva, non credo di poter rispondere. O vuoi sapere quali sono i miei personali gusti? 🙂

E’ tutto per oggi, i saluti di oggi vanno a mia madre che ha pubblicato un nuovo libro. Congratulazioni vivissime!!!

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Chiudiamo il 2011

gennaio 2, 2012

Salve a tutti!

E’ stata una fine d’anno piuttosto intensa, perciò recupero un po’ col classico post riassuntivo.

Sono in Italia dal 18 dicembre per qualche giorno di vacanza, motivo per cui non ho speso più di tanto tempo al PC. Il rientro è stato piacevole, sono riuscito a volare con l’Airbus A380 della gloriosa Air France provocando l’invidia di CarMas e riuscendo finalmente a provare l’ebbrezza di questo gigantesco aeroplano. L’esperienza è magnifica, l’aereo è silenziosissimo nonostante le quattro gigantesche turbine.

Mi sono reso conto della enormità del velivolo quando siamo atterrati a Parigi, scendendo dalla passerella ho potuto vedere uno dei motori: sembrava ben più alto di me! Non solo, il fatto che l’aereoporto ci avesse assegnato un’area di stazionamento periferica faceva risaltare ancora di più la grandezza dell’A380, tutti gli altri aerei parcheggiati erano degli A310 o simili: era come essere un bambino in mezzo a un campo pieno di formiche.

Parlando di Parigi, ho constatato con piacere che si sono dotati di una grande quantità di personale aeroportuale multilingua: sono finiti i tempi del francese a oltranza, addirittura ho trovato molto personale disponibile a parlarmi direttamente in italiano. Non ne ho bisogno ora che parlo bene anche il francese, ma l’ho trovato molto soddisfacente.

Una parola anche sull’unico evento straziante di questo rientro natalizio. Sul volo per Bologna sedevano due famigliole campane (credo napoletane, dall’accento). In una, la mamma aveva completamente perso il senno, era convinta che avessero caricato sull’aereo il passeggino sbagliato: lo raccontava a tutti, strepitando in maniera angosciante. Io avevo un sonno incredibile, non sono riuscito a provare compassione per questo dramma.

L’altra mi sedeva accanto: madre, figlia e i due figli della figlia. Il pargolo, che chiameremo Sigismondo per essere sicuri che non sia il nome corretto, aveva un simpatico vizio: l’iperattività. Visto il sistema di numerazione dei posti, ha cominciato a declamare l’alfabeto italiano svariate volte di seguito, illustrando alla madre tutta la sua perizia linguistica. La madre devo dire è stata piuttosto solerte nel far tacere il piccolo Sigismondo, ma questo è stato il momento migliore:

“A B C D E F G H I L M N …”

Ninja si gira e guarda il bambino.

“…o pi qu…”

*Silenzio*

Un bambino intelligente, alla fin fine. Bravo Sigismondo.

Parliamo un po’ di novità internazionali, sono sicuro che abbiate seguito la crisi gravissima che affligge la Norvegia: manca il burro. In uno dei paesi più noti al mondo per la gastronomia infatti, si è diffusa una dieta di cui ammetto non conoscere granchè se non la necessità di consumare ingenti quantità di burro. Sono abbastanza stupito che esista una dieta del genere, ma d’altra parte di creduloni è pieno il mondo, quindi alla fin fine mi rendo conto che è uno stupore da sopravvalutazione dell’intelligenza.

Tralasciando i motivi per cui questa dieta esista, ha avuto una conseguenza precisa: l’esaurimento delle scorte di burro norvegesi. Prima di partire per l’Italia mi hanno raccontato deliziosi annedoti su questo problema che la Norvegia sta vivendo: estoni che provano a portare burro di contrabbando e vengono fermati al confine, inutili ingiunzioni governative alla Tine (la più grande industria di latticini norvegese) per “risolvere il problema” escludendo a prescindere la possibilità di rilassare le rigidissime tasse sull’importazione, le altrettanto inutili lamentele della Tine che supplica di poter semplicemente importare qualcosa dall’estero a prezzi decenti per un mese o due mentre si risolve la situazione.

Una situazione davvero esilarante che mi conferma come Norvegia e cucina possano stare nella stessa frase come legalità e S.B., evviva!

Cambiando argomento del tutto per parlare finalmente di qualcosa di interessante, faccio qualche accenno sul movimento Occupons Montreal che ha animato la città per due o tre mesi, come da richiesta del buon Cesare. Non mi dilungo troppo sul movimento Occupy Wall Street e i vari We Are The 99%, sono sicuro che sappiate cosa sono e se non lo sapete Google è pronto ad aiutarvi.

Senza quindi dilungarmi troppo su questi movimenti, mi limito a dire che sono forme di protesta attiva ma pacifica contro il sistema capitalistico controllato dai pochi potenti della finanza. So che suona ipercomunista ma non lo è necessariamente, è un movimento con molte anime, ci sono chiaramente correnti comuniste così come ci sono correnti post-liberiste/capitaliste. Non volendo trasformare questo post in una dissertazione di carattere politico, invito gli interessati a chiedere a Google di parlarvi di tutte queste cose.

Occupons Montreal è la manifestazione locale di questo movimento. Dopo avere aperto un accampamento in Square Victoria, una prestigiosa e importante piazza del centro dove hanno sede le torri delle banche più importanti, il movimento si è caratterizzato immediatamente per la sua forte impronta pacifica. Le giornate si sono susseguite nella più grande tranquillità mentre i manifestanti piantavano tende e istituivano cucine all’aperto di pubblico accesso. Nessuna arma permessa sul campo, nessuna rissa, nessuna violenza di alcun genere.

L’accampamento è andato avanti per intere settimane tra letture di poesie da parte di poeti locali a comizi publici, tra notti dubstep a danze tribali: una piccola cittadina nella città, festosa, popolare e rustica.

Contrariamente ad altre città del Canada che hanno reagito in maniera molto più vigorosa (compresa Quebec City), il municipio di Montreal sceglie una strada morbida: “Montreal è una città accogliente. A nessuno verrà impedito il diritto di manifestare. L’unica richiesta che abbiamo è il mantenimento delle condizioni di sicurezza nonchè di quelle igienico-sanitarie.”. Una richiesta che trovo ragionevole.

Vengono quindi inviati i poliziotti sul luogo (BEN due): i Conciliatori. I Conciliatori sono figure speciali della polizia che hanno il compito di mediare i piccoli conflitti che possono emergere in una città, sono scelti tra i poliziotti che hanno maggiori capacità sociali e permettono di evitare tanti piccoli reati nonchè tante cause civili: perchè impelagarsi in cause e stress quando con un po’ di buon senso si può arrivare a un accordo? E’ una figura davvero interessante.

I Conciliatori non trovano niente di particolare nell’accampamento, una delle tende è pericolante e la fanno smontare, ma lì finisce tutto. Sopraggiungono anche i pompieri per assicurarsi che ci siano bagni chimici funzionanti e che non ci siano pericoli di incendio, anche qui nulla di particolare.

I problemi cominciano ad arrivare alla fine di Ottobre: l’accoglienza della cittadella attira molti senzadimora della città. Nulla di male in questo, ma molti degli attratti sono personaggi noti alle forze dell’ordine per avere seri problemi mentali. Dopo l’aggressione di una giovane coppia all’interno dell’accampamento, il sindaco comincia a preoccuparsi delle condizioni in cui si trova la piazza e richiede l’istituzione di un servizio di sicurezza.

Nonostante tra gli obiettivi di Occupons Montreal ci fosse l’assenza di un servizio di sicurezza “perchè non dovrebbe essercene bisogno”, i manifestanti ottemperano realizzando che nel campo non si trovano solo loro ma personaggi che possono essere o diventare pericolosi.

A Novembre comincia a fare freddo, i manifestanti annunciano di voler passare l’inverno a Square Victoria e il municipio si dichiara estremamente preoccupato: come faranno a sopravvivere al freddo? A Montreal non si scherza, ci sono circa 35 tempeste di neve l’anno e il peso di tanta neve schiaccia facilmente qualsiasi tenda.

La risposta dei manifestanti non si fa attendere, cominciano a costruire casette di legno sgangherate per ripararsi dal freddo. L’idea è intelligente ma segna purtroppo l’inizio della fine. E’ illegale infatti edificare in mezzo a una piazza pubblica, inoltre anche volendo essere flessibili, quattro casette sgangherate circondate da materiale elettrico nascondono insidie di ogni tipo tra crolli, incendi e infortuni.

Comincia il braccio di ferro con il municipio che intima in maniera categorica che vengano smantellate tutte le strutture rischiose. Dopo quasi due settimane di tira e molla, viste le condizioni del campo ormai pieno di personaggi con problemi di sanità mentale, il movimento riconosce di avere avuto una ottima possibilità di rendersi visibile e accetta quindi di smantellare il campo: non passeranno l’inverno in piazza ma continueranno le proprie iniziative sparsi per la città, online e nei locali.

Tornando a casa una sera quindi vedo manifestanti e pompieri che con calma e civiltà smontano le strutture della piazza. Di poliziotti non si vede l’ombra, l’atmosfera è tranquilla, i netturbini sono qui e lì che spazzano, raccolgono i rifiuti e puliscono.

Forse il finale è stato brusco, ma ho trovato tutto l’approccio molto civile. Occupons Montreal è durata circa tre mesi pacifici e assolutamente civili.

E’ tutto per oggi, tornerò a Montreal il 3 gennaio, pronto a un altro anno di avventure.

I saluti di oggi in ordine sparso: CarMas (la sfiga di capodanno è dietro l’angolo), la Contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, Jimme la vipera & il Gov. Marley, Kru & Il, Ido Gi (noto intenditore di dolci ugandesi) & Noa, Frau enui & Max, Candycane (welcome home) & Cry, Maxime le Supreme, Rusk, Andrè & Niq e ovviamente, Mimistofele, Flaust, Fanz e tutto il Team.

Il grande trucco della mensa

dicembre 7, 2007

Ovvero come indurre il lavoratore a lavorare non tanto, di più.

Sono arrivato in Norvegia lunedi 3, di sera. Quindi ho cominciato a lavorare il 4, martedi. Oggi è giovedi, quindi ho già lavorato tre giorni. Il mio marcatempo, aggiornato stasera, segna 30.1 ore di lavoro effettivo. Il marcatempo non è automatico, lo aggiorniamo noi su base fiduciaria e vi posso garantire che sono estremamente scrupoloso in tutti i registri che tengo.

Ora, come si spiega che un tizio appena arrivato si è già fatto 3 giorni da 10 ore al giorno? Ma è semplice. Gli amici norvegesi sfruttano il Potere dello Scrocco, un potere che reconditamente si nasconde in ognuno di noi.

Se arrivi in ufficio tra le 8 e le 9, la colazione è a carico dell’azienda. Una pasta alla vaniglia e un bel caffè non te li leva nessuno. E ci sono anche delle cose più strane certe volte. Questo ancora non lo posso fare perchè non ho un badge funzionante, ne ho uno da Guest.

Dalle 10.30 alle 15 la mensa è aperta per il pranzo. Il badge dell’ufficio è una tessera a credito come una normale chiavetta per mensa. La cosa interessante è che su tutto quello che prendiamo in mensa paghiamo esclusivamente l’equivalente norvegese dell’IVA, non paghiamo il prezzo intero del prodotto. Il risultato è che puoi pranzare con circa 20-40 corone al massimo, ovvero 3-6 euro.

Ma fin qui tutto sarebbe piuttosto ordinario. E’ il momento di sfoderare la Carta dello Scrocco Lussuoso: la cena. Abbiamo un sito web interno che si chiama Food Orders. Abbiamo una serie di ristoranti take away di fiducia che ci portano la roba direttamente in ufficio, tutto quello che noi dipendenti dobbiamo fare è semplicemente inserire da che ristorante vogliamo il tal articolo di menu (tra l’altro tutti opportunamente numerati quindi la cosa è facilissima). Tutta la roba nella lista del cibo prima delle ore 16 viene ordinata alle 16 e arriva intorno alle 17. Tutto ciò che è in lista tra le 16 e le 17 viene ordinato alle 17 e quindi arriva alle 18 o peggio (causa traffico). Ovviamente tutto questo è a spese della società a patto che si rimanga in ufficio almeno 90 minuti di più del dovuto.

Risultato: siccome siamo in scadenza praticamente tutti, un po’ per lavorare, un po’ per mangiare gratis, stanno in ufficio a scroccarsi il pasto, col risultato che di fatto dal lunedi al venerdi vivi alle spalle dell’azienda, poi il weekend fai un po’ quello che ti pare :D.

La furberia è double-face. Tu mangi quello che ti pare a zero sforzo e spesa quasi nulla. Loro si beccano una legione di scrocconi che sta in ufficio un paio d’ore di più circa. Magari a fine giornata si è meno produttivi, ma comunque sei lì e qualcosa fai.

Citazione dedicata a Flavio e a Mimmo: “Ehhh ma tu non la conosci la Norveggia, che quelli stanno cenntanni avaanta!”.

Chiudo con i soliti ringraziamenti dato che mi vengono in mente man mano. Oggi ringrazio mio cugino di icsesimo grado Giovanni per avermi suggerito di usare WordPress per il blog, ha uno stile molto pulito che è una cosa che mi piace assai.

Comunicazione di servizio finale per tutti: I commenti non compaiono istantaneamente quando li postate, quindi non inserite mille volte lo stesso. Dopo un po’ compare.

Mezzanotte e quattordici, studio libero.

Benvenuti a Oslo!

dicembre 5, 2007

Salve a tutti!

 E’ un po’ tardi perciò non mi va di dilungarmi troppo su questo post iniziale del blog. Non voglio fare la solita cosa trita e ritrita con le presentazioni e tutto quanto. Il link di questo blog lo darò ad amici e conoscenti, quindi sapete già chi sono e cosa facevo in Italia. Magari vi interesserà sapere cosa ci faccio qui in Norvegia.

 Non sapevate che mi sono trasferito in Norvegia? Bè, vi sto scrivendo dalla mia camera (gigantesca) in un appartamento di servizio della FunCom, una società norvegese che produce software di intrattenimento telematico. In altre parole, noi (ormai posso dirlo, contratto di un anno firmato oggi) produciamo giochi online e specificamente mmorpg. Per chi non lo sapesse i mmorpg sono giochi che vengono venduti nell’edizione base a poco prezzo. Possono essere giocati solo online e con l’acquisto del gioco si ha diritto a un mese gratuito. Se vuoi giocare per più di un mese devi pagare una quota mensile. Chiaramente la quota mensile è forfettaria, quindi non conta un mese di gioco, ma uno solare.

Sembra la droga come ve la spiegavano alle medie vero? Lo spacciatore te la da gratis all’inizio poi ti chiede sempre di più. Ebbene, pur essendo molto meno dannoso della droga, un mmorpg può davvero assorbire della gente, ci sono già stati tanti casi patologici in giro per il mondo.

Vi chiedete se la mia coscienza si fa dei problemi? No, non se li sta facendo. Personalmente penso che i giochi, online o no, siano un passatempo che può impegnare fin quanto si vuole. Esistono persone che sono predisposte ai comportamenti compulsivi, non sono certo io ad averlo scoperto e non credo sia la mera esistenza dei mmorpg ad aumentarne il numero. E’ vero, i mmorpg forse sono un oggetto che induce compulsione facilmente accessibile, ma se contiamo che considerando i mmorpg più grandi del mondo stiamo prendendo un campione di circa 15 milioni di persone, secondo me i numeri degli squinternati (che per sola statistica in un campione del genere esistono per forza) restano comunque piccoli.

 Bene, smarcata la questione etica, passiamo a un po’ di rassicurazioni e ringraziamenti vari.

Innanzitutto vorrei salutare affettuosamente tutti gli amici (potrei farla la lista, solo che non la faccio perchè magari mi scordo di qualcuno e non sarebbe carino) che non ho potuto incontrare di persona prima di partire. Vorrei rassicurarvi subito, il 22 dicembre sarò di nuovo a casa per poi tornare a Oslo l’1 gennaio. Inoltre, sarò brevissimamente in italia intorno al 25 gennaio per alcuni impegni burocratici ma sono sicuro che un po’ di tempo per incontrarci si trova.

Ringrazio mio fratello Francisco F. e tutti i fratelli e le sorelle del Figarella Racing Team per il supporto dato durante il processo di assunzione. Ringrazio anche Jim, Maximov e la insospettabile Tati(a)na per avermi regalato l’hard disk portatile che stavo pianificando di comprarmi giusto il giorno precedente. Saluti salutosi anche alla Contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare: diciamo che non ci siamo visti per un difetto di comunicazione.

E’ mezzanotte, studio libero.